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    Contro l’allergia agli acari della polvere ho provato il Dyson V6 Mattress

    AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2016: clicca qui per NUOVE OFFERTE ESCLUSIVE SU Dyson V8, Dyson 360 Eye, Pure Hot + Cool.

    Negli ultimi mesi questo post sul Dyson DC52 ha avuto un successo così grande da lasciarmi subissata da richieste di informazioni e sconto sui prodotti Dyson. Mi fa piacere, perché offrire a chi mi legge un vantaggio di qualsiasi natura è un modo per ringraziarlo di seguirmi con tutta questa attenzione.

    Quindi oggi eccomi a voi con questa nuova recensione prodotto e relativa offerta sconto. Parliamo di Dyson V6 Mattress, l’aspirapolvere ultimo nato di casa Dyson in tema di lotta agli acari.

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    Premessa: io pensavo che tra moglie e marito ci fosse al massimo qualche amante, invece pare che in ogni materasso vivano tranquillamente 2 milioni di acari della polvere. Vivono così bene in mezzo alla nostra umidità corporea e a quei nostri 28 gr. di cellule morte della pelle che perdiamo ogni mese… Questo spiega molte cose, tra cui strani e persistenti raffreddori di cui non capivo la causa.

    Ho provato per voi il Dyson Mattress V6 e questi secondo me questi sono i punti forti:

    è un prodotto specifico per l’aspirazione di materassi, cuscini, divani ed imbottiti in genere, di tutti i posti cioè dove gli acari sono di casa. Quindi è IL dispositivo che ci vuole per un allergico, adulto o bambino.

    funziona perché ha una capacità aspirante decisamente superiore ad altri elettrodomestici che hanno lo stessa funzione grazie alla tecnologia  a cicloni brevettata Dyson (qui una spiegazione del perché gli apparecchi a raggi UV e a vibrazione non sono realmente efficaci per rimuovere gli acari dai materassi). Il punto non è solo uccidere l’acaro, ma soprattutto rimuoverlo insieme alle sue feci: si parla di 20 escrementi allergenici al giorno per cad. acaro! E poi occorre rimuovere tutte le cellule di pelle morta, il loro nutrimento.

    è ben sigillato: le particelle sono raccolte nel serbatoio ed eventuali particelle più piccole, fino a 0,3 micron di grandezza, sono catturate da un filtro.

    – come molti prodotti Dyson è maneggevole e pluriaccessoriato. E’ anche senza fili, potete quindi usarlo dappertutto (anche sui sedili dell’auto per esempio) e si carica a muro in un’ora e mezza.

    Questo è il risultato dopo aver aspirato il mio letto, i guanciali e il divano.

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    Una cosa molto importante: lo svuotamento.

    Per un allergico può essere un problema, perché gli elementi allergizzanti così attentamente raccolti non devono spargersi per casa e riproporre il problema.

    Quindi Dyson suggersice lo svuotamento direttamente nel sacchetto, così come nella mia foto:

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    L’apertura del dispositivo è facile ed in effetti limita pericolose fuoriuscite. Resta comunque un’operazione che secondo me sarebbe meglio svolgere all’aperto, magari su un balcone, per evitare che qualche particella sfugga al nostro controllo.

    Se Dyson Mattress V6 vi interessa posso offrirvi il 35% di sconto sul prezzo acquistando tramite l’e-commerce Dyson.

    Cliccate qui per registrarvi ed averne diritto. Fate presto perchè ci sono sempre molte richieste!

    Attenzione: lo sconto vale anche su altri modelli Dyson, controllate al link indicato sopra!


    Photo Credit: Adam 999

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    Donne stereotipi e pubblicità: storia di un post che è servito a qualcosa

    Come ho scoperto che un mio vecchio post su donne stereotipi e pubblicità ha visto lungo con molto anticipo.

    Ho ripescato questo post del 2009, “Le donne non se la bevono”. Ero piuttosto irritata con un produttore di birra per un suo spot maschilista. In sintesi, la birra veniva rappresentata come una bevanda esclusivamente maschile e le donne fuori. Ma fuori veramente, nel senso che alla ragazza di uno dei protagonisti veniva sbattuta la porta in faccia per lasciarla in piedi sullo zerbino, mentre i ragazzi se la spassavano di fronte alle partite. Da brava cliente io mi ero arrabbiata e avevo iniziato a comprare un’altra marca di birra.

    (P.S. mi piace leggere questo vecchio post! Mi faccio tenerezza da sola. Mi sembra di incontrare un’amica che non vedevo da tanto tempo. E invece sono io, solo più ingenua ed entusiasta di avere – da pochi mesi – un blog con cui comunicare al mondo le mie idee.)

    Sono passati 6 anni, che nell’era web sono un secolo (oltre che per me, visto che da allora me ne sono successe di ogni). Ma questi 6 anni sono un secolo anche in pubblicità. Non credo proprio che nel 2015 uno spot sessista sul consumo di birra sarebbe accettato. Ormai per la gente è normale commentare su Facebook e condividere la propria disapprovazione quando una pubblicità non rispetta le donne o ne offenderebbe una parte (vedi la complessa questione LILT- Anna Tatangelo). Anche perchè le donne la birra la bevono e spesso.

    Però, dopo tutto questo tempo, ho la conferma che l’opinione pubblica conta, che scrivere un post conta, che esprimere le proprie idee quando qualcosa ci mette a disagio conta. Perchè?

    ImmagineNei giorni scorsi sono stata invitata al Tempo delle Donne, una 3 giorni fantastica organizzata dal Corriere della Sera per parlare della vita delle donne insieme alle donne. Invitata da chi?

    Da Assobirra che si è ricordata di questo mio vecchio post (e che mi piace la birra) e mi ha informato che l’associazione nel frattempo ha capito di dover entrare nel Terzo millennio ed abbandonare i vecchi stereotipi. E che la donna in pubblicità non è una bionda in bottiglia da far afferrare a mani maschili per soddisfare una sete simbolicamente somigliante ad altro, bensì una consumatrice da rispettare e soprattutto con gusti propri da interpretare.

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    Ed infatti la campagna “Birra io t’adoro” ha vinto il premio nella categoria affissioni di Immagini Amiche, campagna dell’Unione Donne in Italia (UDI) e l’Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento Europeo, “per aver abbandonato il clichè che fin dagli anni ’60  identificava la birra con la donna”.

    Moderava l’incontro la giornalista Daniela Brancati, la prima donna direttore di TG nazionale in Italia (era il TG3 negli anni 90), che ha scritto diversi libri sull’immagine della donna in pubblicità, uno dal titolo molto eloquente: “La pubblicità è femmina ma il pubblicitario è maschio”. La Brancati ha detto molte cose interessanti. Per esempio che secondo lei gli spot pubblicitari con un tono di comunicazione corretto e non discriminatorio per le donne devono essere il più possibile popolari ed accessibili, proprio per parlare al maggior numero di persone ed avere effetti positivi.

    Testimonial di Assobirra è anche la mitica Tania Cagnotto, orgoglio nazionale e beer lover, che ci ha raccontato quanto le faccia piacere che i suoi successi sportivi le permettano di essere da esempio a molte ragazze più giovani ed incidere sull’immaginario collettivo delle nuove generazioni.

    Devo ammettere che a questo punto io sono stata incontenibile e ho tirato fuori la tifosa che è in me: l’ho ringraziata per averci resi così orgogliosi di essere italiani e soprattutto di avermi dato la possibilità di mostrare non solo a mia figlia, ma anche al figlio maschio, che le giovani donne sono sportive, determinate, vincenti, non solo delle sciocchine che pensano allo shopping come in certe pubblicità o telefilm.

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    E voi cosa ne pensate?

    Vi è successo di recente di vedere una pubblicità in cui la donna finalmente sia rappresentata al di fuori dei soliti stereotipi? Io sì, ma aspetto a dirvela! Voglio vedere se me la raccontate voi…

     

    Photo Credit: Patrick Marioné

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    Genitori digitali senza paura

    Alla Festa della Rete ho assistito ad un panel proprio interessante: Emma Tracanella e Luigina Foggetti hanno parlato di “10 Cose che un genitore moderno deve saper fare”. Mi sono piaciute perchè non hanno detto proprio le solite cose. Con lo spirito aperto delle professioniste digitali e la concretezza delle madri di figli nativi digitali sono uscite dal solito seminato del “problema della sicurezza” per focalizzarsi su: siamo realisti, loro sono su internet, noi pure, tiriamo fuori qualcosa di buono.

    Vi sintetizzo qui quello che ho capito io e sono spunti veramente pratici. Alla base di tutto restano però i patti chiari in famiglia, le regole condivise. E prima si inizia meglio è. Leggeteveli tutti!

    Darsi delle regole e usare qualche trucco:
    1. controllare sempre il codice PEGI (Pan European Game information), che indica a quale età è adatto quel particolare videogioco
    2. stabilire quanto tempo i ragazzi possono usare i videogiochi o guardare Youtube
    3. attivare il parental control, il software in grado di filtrare le pagine web navigabili secondo alcuni criteri pre-impostati
    4. mettere i ragazzi di guardare gli amati video di Yotube sulla tv, dopo averli scaricati da internet, in modo da capire cosa stanno guardando, collegando lo smartphone. Ecco come fare tramite Keepvid. Oppure semplicemente collegando la tv al wi-fi di casa.
    5. con i più piccoli: usare il trucchetto della batteria poco carica, così finisce la batteria e finisce il videogioco
    Condividere anche la vita on line:
    1. creando un gruppo di famiglia su WhatsApp
    2. creando una playlist su Youtube
    3. giochi e app da usare insieme (Per esempio noi usiamo molto Spotify)
    Salvare le foto! Come:
    1. usando Dropbox
    2. usando IFTTT per automatizzare tutto
    3. salvando su hard disk esterno (questo consiglio è mio)
    Insegnare la BASI della netiquette:
    1. Tutto può essere forwardato (testo, immagini, informazioni personali, screenshot)
    2. Non pubblicare mai nulla che non vorresti sapesse il tuo peggior nemico
    3. Non pubblicare foto che rendano riconoscibile la zona in cui vivi o vai a scuola
    4. Non geolocalizzare casa tua
    5. Leggi le regole di utilizzo dei social network
    6. Non prendere in giro gli altri
    7. Ogni tanto controlla cosa si dice di te
    8. Correggi i tuoi errori, anche se è passato del tempo (internet ricorda tutto)
    9. Puoi sempre cancellare un errore
    10. Chiedi aiuto se non sai come si fa qualcosa
    Costruire insieme, ovvero regole condivise per la convivenza in famiglia:
    1. No smartphone a tavola
    2. No smartphone di notte
    3. No smartphone se si attraversa la strada o in bici
    4. Disattivare le suonerie, per es. di WhatsApp, se disturbano (specie durante lo studio pomeridiano!)
    Dare l’esempio:

    i figli ti beccano subito se sei il primo a non rispettare le regole!

    Creare sul pc profili utente per ciascun figlio:

    protegge la privacy dei genitori ed è un bel gesto nei confronti dei ragazzi

    Editare Wikipedia:

    aprite un account Wikipedia a vostro figlio, così mettendolo in condizione di modificare qualsiasi informazione in essa contenuta. E’ il modo migliore per fargli capire che le fonti su internet vanno sempre verificate con senso critico e utilizzando altre fonti, non necessariamente su web. Proprio un’idea geniale, secondo me!

     

    Photo Credit: Danilo Urbina

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    I 10 consigli dei veterinari per scegliere un cucciolo di cane

    Si sa che gli animali da compagnia scaldano il cuore e scaldano la casa dei loro padroni, specie se sono bambini e single. I miei figli mi tormentano con la richiesta di un paio di gatti, animali che adoro, ma voi sapete che il problema della famiglia moderna è dove metto l’animale nel week-end, quindi soprassiedo.

    Però il desiderio di un cucciolo è grande, quindi con piacere condivido con voi quello che ho imparato all’incontro “Crescere con un pet”, organizzato da Mysocialpet, FattoreMamma e VETSforPETSOnlus, con la collaborazione di “A scuola di PetCare® di PURINA”.

    Quasi tutti i bambini vogliono il cagnolino, ma quali sono le regole per scegliere il cucciolo giusto e prendersene cura adeguatamente?

    1. Non esiste un’età giusta dei figli in cui accogliere un animale in casa, bensì un momento giusto per tutta la famiglia. Sappiamo benissimo che poi sono i genitori ad occuparsi del cucciolo e ad insegnare a farlo.
    2. Perciò prima di adottare un animale bisogna conoscere bene la specie e le sue esigenze. Per es. di alimentazione ed ambiente.
    3. Occorre identificare una razza con un carattere simile a quello della famiglia in modo da gestirlo al meglio, senza stress per nessuno.
    4. Bisogna rivolgersi ad allevamenti fidati, informarsi presso il veterinario. Se ci si indirizza ad un canile farsi consigliare dagli operatori.
    5. Non scegliere solo da una foto! Il rischio poi è la delusione e forse l’abbandono.
    6. Un cucciolo maleducato sarà un cane adulto insicuro e potenzialmente fastidioso sia per la sua stessa famiglia che per gli altri.
    7. Il segreto di un cane bene educato è un padrone che lo ascolta e lo capisce.
    8. Il genitore ha la responsabilità di educare l’animale e coinvolgere il bambino in base all’età. Per es. insegnando che un cane non è un peluche da abbracciare in continuazione e che non va distrubato durante i pasti.
    9. Lo sapevate già che il cane va iscritto all’anagrafe canina e deve essere dotato di chip, vero?
    10. Ed infine, ma non meno importante. Non aspettarsi che un pre-adolescente sia in grado di occuparsi autonomamente di un cucciolo, ha già troppi casini esistenziali per farlo. Mamme, abbiate pazienza, lo ameranno a modo loro.

    Che poi i benefici dello stretto contatto con un cucciolo si conoscono da tempo. Per esempio si sa che la cura di un animale domestico aiuta i bambini a sviluppare maggiore autonomia ed autostima. E poi per loro significa essere amati da qualcun altro che non siano solo i genitori, a capire che esistono esigenze diverse dalle proprie, ad alzare lo sguardo da se stessi sviluppando più empatia verso gli altri.

    Addirittura all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, nel reparto di Pediatria, è in corso il progetto “Ci vuole un amico” che consente ai bambini di godere della compagnia di cani e conigli. Vi sono evidenze scientifiche che la loro presenza durante il ricovero o gli esami tranquillizza notevolmente i piccoli pazienti e le loro famiglie.

    Se amate tanto gli animali da volerne parlare anche a scuola sappiate che da ben 11 anni Purina e Giunti Progetti Educativi organizzano in centinaia di scuole il progetto “A scuola di Petcare®. Andando sul sito è possibile aderire come singola classe. Forse potrete proporre anche quella di vostro figlio.

    P.S.: grazie ad IBL Banca che si è occupata dell’intrattenimento dei bambini!

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    (Photo credit: Ian D. Keating)

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    Crescere con un pet – evento gratuito per famiglie

    Mamme e papà di Milano, qual è il rapporto che i vostri figli hanno con gli animali da compagnia? Sempre positivo? I miei per esempio spesso hanno paura dei cani e non sanno bene come comportarsi con loro.

    Oppure da mesi i vostri pargoli vi stanno tormentando con la richiesta di un cucciolo e voi non sapete quale decisione prendere?

    Che voi abbiate un animale domestico o no, ho una proposta interessante per voi e i vostri bambini sabato 19 settembre.

    Presso il C.A.M. Ponte delle Gabelle (Via San Marco 45, Milano) si terrà un incontro patrocinato dal Comune di Milano Consiglio di Zona 1, “Crescere con un pet”, organizzata da Mysocialpet, FattoreMamma e VETSforPETSOnlus, con la collaborazione di “A scuola di PetCare®” di PURINA.

    E’ possibile partecipare all’incontro della mattina o a quello del pomeriggio, oppure a tutti e due.

    Tra gli esperti che la mattina a partire dalle 11.00 spiegheranno l’importanza della relazione bambino-animali, ci saranno tra gli altri il Professor Luca Bernardo, direttore del Reparto di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove è stata attivata l’iniziativa di pet therapy “Ci vuole un  amico”, e la dottoressa Emanuela Valena, specialista in clinica e patologia degli animali d’affezione e autrice del primop titolo della Collana Giunti-Musocialpet “Il mio amico Cane – Educazione”.

    Dalle 14.00 pomeriggio di festa con laboratorio educativo guidato da Manuela Michelazzi, veterinaria comportamentalista, che, accompagnata da due bellissimi cani adottati dai rifugi, dimostrerà ai bimbi il corretto approccio ad un cane e delle semplici regole base per stabilire un buon rapporto. A seguire laboratorio creativo, truccabimbi, merenda.

    A me il laboratorio educativo interessa molto, vista la scarsa confidenza dei miei figli con i cani, magari impareranno a gestire il proprio timore e a comportarsi con prudenza ma anche naturalezza.

    Qui il programma completo.

    Attenzione, per partecipare è necessario registrarsi qui.

    L’evento è realizzato in collaborazione con “A scuola di Petcare” di Purina, che alle 14 organizza il laboratorio per promuovere i benefici della relazione tra persone e animali da compagnia fin dai primi anni di vita, un viaggio nell’educazione dei bambini alla conoscenza, cura e rispetto dei pet, e di IBL Banca, che regalerà ai bambini le t-shirt con il famoso bassotto della propria campagna pubblicitaria (Rata Bassotta).

    Io parteciperò a questo evento con i miei figli, ma se vorrete seguirmi sui social mi troverete come @MdiMS, hashtag #crescereconunpet.

    Vi aspetto!

    Photo Credit: Dorli Photography

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    Amsterdam in houseboat con i bambini

    Se avete intenzione di visitare Amsterdam con i bambini dovete assolutamente soggiornare su una delle numerose houseboat ancorate lungo i canali della città. Un’esperienza unica per tutta la famiglia che vi permetterà di apprezzare uno stile di vita così divertente e diverso dal nostro.

    Esistono molti siti per effettuare la scelta, ma noi alla fine ci siamo affidati ad Airbnb e abbiamo trascorso alcuni giorni su questa barca del 1911, rimordernata fino ad avere wifi, tv al plasma e jacuzzi.

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    Alla fine la barca era più trasandata che nelle foto, ma abbiamo avuto la sensazione che in generale lo stile “rilassato” sia nelle corde degli olandesi, molto più che nelle nostre di italiani, e che un po’ dello charme della houseboat e delle abitazioni da cartolina che abbiamo fotografato lungo i canali sia in parte dovuto anche a questo.

    Per i bambini vivere su questa barca è stato uno spasso.

    L’abbiamo scelta perché aveva il timone (anche se finto) e la sera si divertivano a fingere di guidare.

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    Inoltre, dove una volta c’era il motore i proprietari hanno predisposto una cameretta per bambini con una porticina che si prestava a giochi fantasiosi…

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    E questo era il loro nido:

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    Mentre cucinavo avevo la fila fuori…dall’oblò in attesa di un assaggio…

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    …e qualcuno doveva provvedere.

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    La sera i ragazzi sfilavano sotto i nostri oblò per una gita notturna sull’acqua, ma senza fare troppo casino. Una bella atmosfera.

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    Quanto alle cose da visitare:

    – Amsterdam si gira facilmente a piedi e in quattro giorni avrete visto le attrazioni principali. Non immaginatevi un posto dove bambini di 7/8 anni possano circolare facilmente in bici: non abbiamo visto un singolo bambino olandese farlo (mentre ne abbiamo visti tanti di piccoli trasportati dai genitori su quelle bici fantastiche che hanno solo in Olanda). Il ciclista locale è veloce ed aggressivo, scampanella senza tanti complimenti e bambini esitanti in mezzo alla strada è meglio che non ce ne siano.

    – Amsterdam è una città d’atmosfera, la parte più divertente è perdersi per i canali, magari in pedalò.

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    Si può dire che sia tutta un’enorme zona pedonale, ma se avete voglia di centro storico, nel senso di medievale, occhio: è il Red District. Anche se ci andate di giorno rischiate di dover dare spiegazioni ai figli. Vi potrebbe capitare di voler percorrere il caratteristico vicolo più stretto, 1 metro, e di infilarvi dentro per qualche decina di metri. Ecco, proprio a metà c’è l’ingresso di due bordelli con le ragazze che accolgono i clienti sulla porta. La fuga dal vicolo potrebbe non essere rapida come vorreste. Fate voi. (Per il discorso coffee shop cliccate qui.)

    – Meritano il Rijksmuseum e il Van Gogh Museum. Il Nemo, il museo delle scienze per bambini, è discreto ma non eccezionale. Tenetevelo se fuori piove e siete disperati. Naturalmente ci sono anche altri musei interessanti, ma forse più adatti agli adulti. Noi non abbiamo visitato ii Nederlands Scheepvaartmuseum, ma un’amica me ne ha detto un gran bene. Andare da Gassan per una visita veloce ed osservare il lavoro dei tornitori di diamanti può essere una buona idea.

    – la casa di Anna Frank. Dovete acquistare i biglietti in anticipo sul sito, altrimenti sarete destinati a code interminabili. Ma solo una parte dei biglietti è venduta online e trovarne di disponibili è difficilissimo. Inoltre se arrivano gruppi siete spacciati, passano prima loro. Per cui vi sottoporrete ad un’estenuante coda, che vi auguro non sia esposta alle peggiori intemperie come nel nostro caso. Dopo un’ora  e mezza di attesa nel bel mezzo di un tifone abbiamo mollato. Alla fine devo dire che sono quasi contenta di non aver visitato la casa di Anna Frank: forse è meglio sapere che esiste e che è di monito contro il ripetersi di certe tragedie. La lunga coda di turisti che mangiavano patatine fritte in attesa di poter entrare mi è sembrata quasi offensiva. Alla fine abbiamo parlato dell’Olocausto con i bambini e recitato una preghiera.

    I dintorni di Amsterdam:

    – Per quanto molto turistico, non potete non visitare Volendam, dove potrete osservare i famosi mulini a vento, tuttora funzionanti, oppure la pittoresca Marken. Ci si arriva agevolmente in treno da Amsterdam. Una giornata bucolica e rilassante.

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    – E’ interessante visitare in auto la grande diga sul Mare del Nord, la Afsluitdijk, un’opera di ingegneria incredibile, lunga 32 Km. Girando per l’Olanda più rurale si incontrano paesi ordinati, pianure popolate di mucche, le Frisone, canali, ponti e laghetti su cui molti si divertono ad andare in barca o wind-surf anche in condizioni meteorologiche impossibili per noi ma normali per loro. Ad Otterlo il Museo Kroller-Muller ospita un’ampia collezione di opere, tra cui numerosi Van Gogh. Inoltre è inserito in un parco naturale, De Hoge Veluwe, visitabile in bici e popolato da molti animali.

    – Consiglio vivamente Delft, la città natale di Vermeer e patria delle porcellane. Graziosa e raccolta, è un’Amsterdam in miniatura con un antico campanile da scalare che vi offrirà una vista emozionante.

    – La stagone dei tulipani va da metà marzo a metà maggio, per cui noi purtoppo non abbiamo potuto visitare il Keukenhof. Peccato!

    Un’ultima considerazione da turista: il meteo in Olanda è estremamente variabile, ma questa non è una novità. Questo può voler dire temperature di 15 gradi anche in luglio.

    Prima di effettuare il vostro viaggio fatevi un esame di coscienza e chiedetevi qual è il vostro grado medio di sfiga.

    Se basso tutto andrà bene, se medio le probabilità che becchiate la settimana più piovosa da 150 anni a questa parte sono molto elevate! 😀

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Amsterdam e coffee shop…con i bambini

    Amsterdam con i bambini, un viaggio in nord Europa dopo aver visitato negli anni precedenti Parigi e Londra.

    A breve pubblicherò un post con i nostri consigli di viaggio, ma prima, incalzata da recenti fatti di cronaca italiana, sento l’urgenza di raccontarvi alcuni effetti collaterali del nostro soggiorno olandese, a cui non avevo minimamente pensato.

    Essendo una famiglia con due bambini di 7 e 9 anni non siamo andati ad Amsterdam per visitare il quartiere a luci rosse o sballare nei coffee shop, però quest’ultimo aspetto non è qualcosa che puoi ignorare in una settimana di permanenza.

    Quando passeggi per la città ti imbatti facilmente nei coffee shop, in negozi specializzati in droghe leggere e sostanze allucinogene in generale e, anche se hai la fortuna di non respirare lo smog come in Italia, è vero che spesso l’aria è “pesante”.

    Chiaramente i figli ci hanno fatto delle domande e quindi abbiamo colto al balzo l’occasione di introdurre l’argomento droghe.

    Leggevo questo post di Mamma Felice e sono d’accordo: più facilmente ci casca chi ha problemi di personalità, insicurezze, difficoltà esistenziali. Però il vero punto all’inizio è proprio che, nonostante quanto dicono gli adulti, la droga sembra una cosa bella, che ti fa stare bene. E probabilmente corrisponde al vero, finché ne durano gli effetti. Poi dopo…

    Guardate queste foto, che ho scattato ad Amsterdam:

    Compra i bulbi di tulipani per la nonna e lo starter kit per te…

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    Un’allucinazione cosmica? Hawaii Experience! Costa meno di un viaggio reale

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    Un lecca lecca con la foglia verde. Magari dentro è solo zucchero (la carie è peggio, no?)

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    Meno male che questo gelato è vegano…fiuuuu!

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    Sembrano sostanze assolutamente divertenti, innocue, che ti fanno ridere e sentire figo. Se invece sei contrario, queste vetrine rischiano di farti sentire un vecchio retrogrado ingessato nelle sue convinzioni superate: non fanno male, ti fanno sballare per un po’ e dopo torni come prima. Esattamente come una sbronza, no? Già.

    Insomma, le vetrine di Amsterdam mi hanno portata a fare un discorso sulle droghe ai miei figli che ritengo utile e che si può sintetizzare così:

    – lo spinello (o altro, ma spero di no) vi verrà offerto da un amico. Non da uno spacciatore con la faccia losca, ma da un ragazzo di cui vi fidate e che vorrà cementare la vostra amicizia nello sballo. Idem con l’alcol, ovviamente.

    – Chi per divertirsi ha bisogno di carburare con il binge drinking o la sostanza stupefacente è una persona che ha perso il gusto di divertirsi, ha problemi nel trovare il senso di quello che fa, si annoia di tutto. E’ una persona che desidera perdere il controllo di sè e confonde questo stato con il divertimento.

    La cosa più difficile al mondo è essere un adolescente fuori dal branco. Costa molta fatica dire di no a chi ti vuole uniformare, perché se sei diverso gli instilli dubbi sul suo stile di comportamento e rischi di spezzare l’unità del gruppo.

    – Se inizi con lo spinello ti sarà più facile provare altre droghe (ho detto più facile, non che dovrà necessariamente succedere).

    – Se sei triste parlane con qualcuno (magari i tuoi genitori o un amico) oppure vai a farti una corsa, una nuotata, una sudata di qualsiasi genere, ma non pensare di trovare soluzioni fuori da te.

    La sostanza dopante naturale è l’amore. Essere innamorati a tutte le età, ma soprattutto da giovani, è la più potente droga al mondo. Sì, ho letto da qualche parte che la fase forte durerebbe “solo” 3 anni, ma vuoi mettere? Molto di più di qualsiasi altra sostanza.

    Non possiamo isolare i nostri figli dai pericoli e credo che informarli dettagliatamente di ciò che ci preoccupa sia l’unica vera arma che possiamo usare subito.

    P.S.: a Milano è pieno di ragazzini dalle medie in su che fumano tranquillamente, magari anche ai giardinetti alle cinque del pomeriggio, come quelli che mi è capitato di vedere. Sarò superata, ma mi facevano tanta tristezza. Siccome si parla di liberalizzazioni, suggerirei di farsi un giro nei vari coffee shop olandesi in modo da testare le proprie reazioni di fronte a situazioni reali e non ipotetiche. Toccare con mano fa più impressione.

     

    Photo credit: Cannabis Culture

  • 2c Il Pollo E   Allevato A Terra

    Pollo, antibiotici, ormoni, batteria: cosa c’è di vero?

    Non so per voi, ma per me ultimamente fare la spesa sta diventando una cosa difficile. Ho dovuto imparare a leggere le etichette, a familiarizzare con il concetto di filiera, a sapere tutto sull’olio di palma (a proposito, qui un post dettagliato della nutrizionista Maria Chiara Bassi), a cercare il nome del produttore e verificare se è italiano.

    Insomma ho dovuto fare un salto di qualità come consumatrice, cosa che come madre sento molto dovendo dar da mangiare a quattro persone. Ho anche provato i supermercati biologici e capito che non sono economicamente sostenibili per la spesa grossa della settimana, anche se vi sono buoni prodotti o perlomeno mi fido che lo siano.

    Quando sono stata contattata da UNA Italia, l’associazione che rappresenta le aziende del comparto avicolo italiano, per presenziare ad una loro conferenza stampa non ho storto il naso come avrebbero potuto fare alcuni, perché ho subito pensato che se avevo delle domande su come si alleva e commercia pollo, tacchino e uova in Italia avrei potuto rivolgerle proprio a chi lo fa a livello industriale. Per me le aziende sono interlocutrici le cui affermazioni vanno lette e considerate con attenzione (mi appoggio anche all’amica nutrizionista di cui sopra) ma senza pregiudizi. Certo, per me sarebbe bello fare la spesa dal mio contadino di fiducia, ma abito a Milano e devo comprare tutto al super, quindi tanto vale informarsi.

    Alla conferenza stampa di lancio della campagna “6 verità sul pollo (che gli italiani ancora non sanno)” ho scoperto che molti dei miti sulle carni avicole sono falsi e per me è stato un sollievo. Non è bello fare la spesa pensando che ciò che compri non ti faccia bene e che tu non abbia altra scelta. Invece sono contenta di sapere che in Italia il sistema dei controlli veterinari è severo ed efficace (l’Italia ha il maggior numero di veterinari ASL di tutta Europa, più di 5000), per cui ho una ragione in più per guardare l’etichetta e comprare pollo italiano.

    Ho scoperto poi che ci sono diverse verità sul pollo che gli italiani non conoscono che si scontrano proprio con i “si dice” tipici. Vi linko qui sotto tutti i materiali ufficiali della conferenza stampa in modo che possiate farvi da soli un’idea:

    • Il pollo italiano non assume ormoni

    • Non cresce ad antibiotici
    • L’uso degli antibiotici segue un disciplinare molto stringente

    • Il pollo che mangiamo non cresce in batteria

    • Il 99% del pollo che mangiamo è made in Italy

    • Il pollo crudo non va lavato

    • Il pollo contiene ferro e proteine come la carne rossa.


    Scommetto che anche voi come me credevate ad alcune di queste false verità sul pollo.

    Se ne volete sapere di più potete visitare questo sito, accedere direttamente ai dati e visionare le interviste agli esperti (medici, nutrizionisti e veterinari).

    Questa esperienza diretta con UNA mi è stata utile, perchè sono un po’ stanca di subire informazioni sempre e solo allarmistiche, magari condivise sui social network senza una verifica diretta delle fonti. Preferisco ascoltare tutte le voci, comprese quelle ufficiali di un settore che è un’eccellenza italiana, dà da lavorare a migliaia di addetti ed è sottoposto alla normativa europea.

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    Se giochi con la matematica poi ti piace. #redooc

    Vi avevo raccontato che partecipare al TedxMilanoWomen era stata un’esperienza molto stimolante. Poi il tempo tiranno e l’altro blog di cui mi occupo (40 Spesi Bene) avevano assorbito le mie energie. Oggi finalmente ho il piacere di parlarvi di un progetto educativo presentato al Ted da Chiara Burberi, donna e manager veramente energica ed operativa, che mi ha proprio colpita.

    Si chiama Redooc (leggi ri-duc, cioè rieduchiamo in modo nuovo) ed è la prima piattaforma web italiana nata per far studiare, ripassare ed esercitare i ragazzi sulla Matematica delle Medie e delle Superiori. Ma attenzione, non è il solito sito-vetrina buttato lì, è una community di studio, qualcosa di nuovo per l’Italia.

    In breve: se tu la Matematica la tiri fuori dai libri e dalla vecchia didattica e la rendi pop, facile da capire, ponendo l’accento sulle competenze e non sulle nozioni; se la rendi giocabile online, con quiz di vario livello (specifici per classe ed argomento) e metti i ragazzi in competizione tra loro come in un videogioco, certo che viene la voglia di studiarla!

    Ecco, questo mi sembra veramente un bell’esempio di come gli adulti per una volta non cerchino di riempire la testa dei ragazzi di nozioni, ma, grazie alla Rete, li invitino ad interagire, a mettersi letteralmente in gioco e a migliorare i propri risultati scolastici cambiando la propria visione della Matematica.

    E’ interessante poi che il servizio sia rivolto anche ai professori per sostenerli in modo agile nel recupero dei ragazzi in difficoltà, anche se mi è stato detto che l’apertura verso un agente esterno di insegnamento è a macchia di leopardo.

    Di questo progetto apprezzo l’andare oltre la lamentela sterile. Si parla tanto di quanto siano scarsi i nostri ragazzi nelle materie scientifiche, di come sia importante amare la Matematica e non temerla per stupidi preconcetti: ecco, questo mi sembra un bel modo di affrontare il problema. Penso che se ai miei tempi fossero esistiti tutti questi siti e app forse avrei avuto voglia di studiare un po’ di più la Matematica, che ho sempre odiato, ricambiata, tanto da essere rimandata a settembre il primo anno di superiori.

    Cresciuta pensando di non essere “tagliata” per questa materia, ho preso ripetizioni per due anni: un vero supplizio, una noia tremenda andarci, studiare, fare gli esercizi. L’unico anno in cui ho preso 7 in pagella è stato quando abbiamo avuto il supplente, per me un risultatone. Poi con il ritorno della docente di ruolo sono tornata al 6. Ogni tanto mi chiedo se, con un maggiore interesse per le materie scientifiche, nella vita avrei fatto scelte diverse. Per questo penso che iniziative come Redooc vadano condivise tra i genitori, oltre a smetterla di dire ai figli che non sono “tagliati” per qualcosa, ovviamente.

    P.S.: a Chiara Burberi ho voluto chiedere perché ha mollato tutto per inventarsi Redooc e lei mi ha risposto: ”Per restituire alla società quanto ho ricevuto”. Quest’etica del lavoro non solo come profitto individuale ma come beneficio potenziale per tutti, specie i giovani, è rara. E mi piace molto.

  • Laureati

    “La ricreazione è finita” di Roger Abravanel. Guardiamo in faccia il problema.

    Ho appena finito di leggere La ricreazione è finita” di Roger Abravanel e Luca D’Agnese.

    E’ un libro che secondo me dovrebbero leggere tutti i genitori che si preoccupano del futuro scolastico e professionale dei propri figli. Anche se i miei bambini vanno ancora alle elementari la lettura quotidiana di dati negativi relativi all’occupazione e la fuga dei cervelli non mi fa certo stare tranquilla. Ecco perché ho letto questo libro con molto interesse.

    So che Abravanel non è molto amato da alcune categorie (professori universitari di atenei minori, insegnanti di scuola superiore e sindacati) per la sua interpretazione di certi dati relativi al rendimento di queste ultime. Per quanto mi riguarda il libro pone delle domande giuste, se poi le risposte non piacciono possiamo trovarne di nostre e andare a verificare personalmente i dati su:

    Alma Laurea e Eduscopiosito utilissimo per scegliere la scuola superiore.

    Il problema è: esiste un gap tra ciò che chiede il mondo del lavoro ad un neolaureato e le competenze che i giovani al primo impiego mediamente possiedono.

    I datori di lavoro cercano:

    • Etica del lavoro: capacità di lavorare con rigore ed autonomia per il piacere e la soddisfazione di farlo, senza il classico capo che soffia sul collo
    • Problem solving: c’è un problema e cerco di risolverlo. Questa attitudine si impara meglio in facoltà come Ingegneria, ecco uno dei perché del suo successo, oltre alla matematica.
    • Capacità di comunicare: a più livelli. Con colleghi, capi e sottoposti, ciò che è alla base del…
    • Team work: i geni incompresi non servono
    • Passione per ciò che si fa, anche fuori dal lavoro

    I datori di lavoro valutano negativamente:

    • Lauree anche eccellenti conseguite ampiamente fuori tempo massimo. Un 110 e lode ottenuto a 30 anni indica una propensione allo studio che non tiene conto delle tempistiche, a meno che si tratti di uno studente lavoratore.
    • L’assenza delle doti di cui sopra, che determinano la scelta almeno per il 70% dei casi.

    Da un’analisi delle carriere di ragazzi che “ce l’hanno fatta” si capisce che:

    • Hanno seguito le proprie convinzioni e non il fatalismo (non proseguendo professioni di famiglia o studiando nonostante condizioni economiche sfavorevoli)
    • Non hanno cercato alibi per non provarci (l’assenza di meritocrazia, le discriminazioni)
    • Si sono resi indipendenti dalla famiglia appena possibile
    • Hanno abbandonato le comodità accettando le difficoltà
    • Non hanno avuto paura di fallire (se ho paura di fallire ho paura di cambiare)
    • Hanno trovato la propria passione (spesso in ambienti diversi da quelli di nascita)
    • Hanno costruito una reputazione personale
    • Sono diventati cittadini del mondo

    E le famiglie?

    Secondo Abravanel dovrebbero scegliere la scuola con lo spirito del cliente e non basandosi sulla semplice vicinanza a casa. Dovrebbero consultare le statistiche relative alle performance degli studenti che escono dalle superiori (sia nelle fonti sopracitate sia sul sito della Fondazione Agnelli).

    Inoltre dovrebbero spingere i figli a trovarsi dei lavoretti estivi o a fare collaborazioni durante l’università. I neolaureati che non conoscono minimamente il mondo del lavoro sono visti maluccio.

    Posso confermare che quando feci i primi colloqui il fatto di aver collaborato con un’agenzia di marketing particolarmente innovativa durante gli anni dell’università mi fece sicuramente notare, ma ricordo anche la madre di quel mio amico che con aria schifata proclamava che finchè avesse studiato suo figlio non avrebbe mai lavorato (come se fosse un disonore).

    Certo, un problema che il libro elude e invece secondo me va affrontato è che il nanismo medio delle imprese italiane implica che a molti laureati venga offerto un lavoro da diplomato e che vi sia una differenza minima di salario tra queste due categorie. Da ciò secondo me non deriva solo uno spreco di risorse, ma anche la sensazione che non ci sia lavoro quando i dati dicono che invece mancano certe categorie di lavoratori. (a parte ancora la mancanza di cultura manageriale in molte PMI che non è appealing per molti brillanti neo laureati e professionisti in genere, ma non ricorriamo troppo a questa scusa sennò Abravanel ci boccia 🙂 )

    Ed infine possiamo discutere per ore su cosa sia la buona scuola. La questione non è scuola privata o pubblica, ma la scuola che prepara a fare domande, a lavorare in gruppo e comunicare. Le famose soft skill insomma.

    Chissà se sarò in grado di trovarne una per i miei figli? Certo, io ai tempi l’avevo trovata, almeno in parte: della mia prof. di Filosofia considerata pazza da alcuni colleghi e genitori avevo già parlato (La lezione della brutta bastarda).

    Guardo gli occhi intelligenti dei miei figli e mi chiedo se riuscirò ad offrire loro ciò che meritano, sia a scuola che fuori.

     

    Photo Credit: Luftphilla

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