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  • Sam 2732

    Cucù Panda o della Pace Famigliare

    Primo giorno di vacanza da scuola. Dopo un’estenuante mattinata di giochi distruttivi casalinghi, finalmente i Due Cicloni sono congelati davanti a “Cucù Panda 2” e io posso finalmente rilassarmi raccontandovi delle ultime avventure di famiglia.

    Il motivo principale per cui ho deciso di prendere parte al Mamma Blogger Club di Universal è la partecipazione al tanto atteso evento di “Kung Fu Panda 2”, roba che se non ce li avessi portati i miei figli minacciavano di chiamare i servizi sociali.

    Quindi, nel bel mezzo di un week-end pre-natalizio, con una cena per 15 in serata a casa mia e il marito fuori per lavoro tutto il giorno, non ho trovato meglio da fare che mettermi in tuta (era dai tempi delle medie) e portarci tutti al Quanta Village, dove già si era svolto il Mom Camp.

    Ne è valsa la pena! Questi sono gli eventi che tirano fuori l’adolescente in gita che c’è in me.

    La cosa è partita seriamente, con una bella presentazione e una squadra di alto livello a mostrarci cosa è esattamente il Kung Fu, al di là dei cartoni 3D. Il Maestro ci ha spiegato alcune cose. Per esempio, sapevate che per Kung Fu non si intende una specifica arte marziale, bensì la capacità di eseguire un compito o un lavoro grazie all’abilità acquisita nel tempo con un duro addestramento? I cinesi infatti usano il termine Wu Shu per dire “Arte della Guerra”, quindi noi potremmo dire più correttamente che pratichiamo il Wu Shu in modalità Kung Fu…oddio i puristi mi ammazzeranno?!

    Inoltre, le figure del KF che riprendono le movenze   di alcuni animali nascono dall’osservazione di come questi si muovono ed interagiscono spontaneamente nel loro ambito naturale. Date un’occhiata a questo sito, veramente interessante.

    Nel gruppo c’era anche un bambino molto agile. Il Maestro ci ha anche spiegato che il KF può essere praticato da persone di ogni età: i giovani punteranno più su figure acrobatiche, gli adulti sulla precisione del movimento.

    Fin qui le cose serie. Dopodiché ho partecipato alla lezione dimostrativa di Kung Fu e qui, nonostante il mio impegno, sono cominciate le risate da parte di quei genitori che vigliaccamente seguivano a bordo campo. Non dico chi sono perché tanto lo sanno!

    Ho tenuto duro con orgoglio riuscendo ad infilare una combinazione di mosse tigre-serpente-mantide, ma alla terza ripetizione sono andata in confusione totale! Avendo un cognato istruttore di arti marziali che me ne racconta sadicamente di tutti i colori, posso solo immaginare le grasse risate che si sarà fatto il Maestro a vedere queste mammette in versione agonistica…

    Comunque, per i figli questo e altro, soprattutto quando li ho visti entusiasti ed ipnotizzati dalla visione di “Kung Fu Panda 2” che non solo è un film tecnicamente splendido, ma denso di argomenti piuttosto sfidanti per le menti dei bambini: cosa è essere figlio e genitore, chi sono i mentori che incontriamo lungo la strada della vita, che a volte è proprio per amore che bisogna lasciar andare chi si ama. E poi c’è il Maestro Shifu che spiega come i risultati più difficili si ottengano solo con la pace interiore. Sembrano parole vuote e ripetitive? State a sentire.

    E’ lunedì notte. Fagio si è già svegliato due volte per i brutti sogni, non ne possiamo più. Cedo e mi sdraio nel suo letto, abbracciandomelo. Per due volte sto per addormentarmi al suo fianco e per due volte sul più bello mi dice “Mamma, sono sveglio”. Oh, no!!!

    Alla terza volta mi chiama ancora. Allora gli bisbiglio nell’orecchio:

    “Se non riesci a dormire sai cosa devi fare? Devi fare come Cucù Panda con la goccia: devi creare la pace interiore. Non pensare a niente, vedrai che ti addormenterai.”

    Bum, chiusi gli occhi.

    Visto?

    Please enter the url to a YouTube video.

  • E’ un blog no frills

    Siccome mancano 5 giorni a Natale volevo solo dire che:

    – in questo blog non c’è la neve che scende

    – in questo blog non ci sono disegni fighi per bambini da downloadare

    – in questo blog non ci sono nemmeno foto particolarmente belle di Babbo Natale, renne, candele dai colori avvolgenti

    – in questo blog non ci sono ricette di Natale e foto di piatti meravigliosamente cucinati

    – in questo blog non ci sono consigli, raccomandazioni, tip&trics, découpage, cazzi buffi

    Questo post è ridotto all’osso e senza censure perchè non c’è tempo. Tra un quarto d’ora ho:

    – una recita dell’asilo (la seconda)

    – un rinfresco dell’asilo (il secondo)

    – una festa di compleanno

    – una cena di Natale

    E non ho ancora finito i regali.

  • Il mondo secondo noi

    Mentre la nostra Happy Family si rende via via conto di cosa significhi in concreto la manovra del nuovo governo di emergenza nazionale, vari sono i sentimenti che animano le nostre menti.

    La visione del mondo da parte dei nonni, in pensione da molti anni

    La visione del mondo da parte mia

    La visione del mondo da parte di Marito

    La visione del mondo da parte di mio figlio

    Un cacciatore di kiwi sa sempre vedere il lato positivo delle cose e rendere felici i suoi genitori!

  • La notte dei 100

    Sono le 20.30 di un venerdì di fine novembre a Milano. Appuntamento al PAC per una visita privata della mostra “PIXAR 25 Anni di Animazione” con altri 99 sconosciuti, tutti fedeli ascoltatori di Melog 2.0 , raccolti per cooptazione dal conduttore-guru Gianluca Nicoletti. Guru perché uno con una erre moscia così può condurre solo una trasmissione il cui titolo è il titolo di una sua vecchia trasmissione scritto al contrario. Guru perché è quel tipo intellettuale che seduce le donne con le sue doti affabulatorie.

    La serata è stata pianificata nei dettagli in un gruppo segreto su Facebook. Abituata come sono a leggere di figli, asili, scuole, mamme più o meno scoppiate, mi trovo immersa in appuntamenti per l’aperitivo, scelta del dress code per attirare lo sguardo del Guru, scambio posti auto con posti letto per chi viene da fuori Milano, velate allusioni. La fibrillazione cresce per i 99, tranne una, cioè io, che sono sì contenta, ma dopo il terzo Momcamp ho superato l’emozione del primo incontro reale post virtuale. E poi mi sento un po’ troppo sposata per la serata!

    All’arrivo infatti mi ricongiungo a due brave madri di famiglia in libera uscita e garrule cogliamo l’attimo.

    Metà dei partecipanti (in prevalenza donne) sbirciano la mostra cercando di non allontanarsi troppo da Nicoletti, il quale elabora una finta teoria femminista di sollevazione della donna dal gravame delle troppe responsabilità offrendosi simbolicamente di sollevare di peso – nonostante non sia proprio un marcantonio – alcune tra le fan più in carne. Evidentemente la donna robusta ha ancora degli estimatori.

    L’altra metà dei partecipanti invece è proprio lì per la mostra Pixar e passando tra le persone si possono ascoltare anche conversazioni interessanti sui contenuti (a parte quel padre di famiglia che cerca di convincere la moglie al telefono ad ospitare per la notte un ragazzo di Genova troppo simpatico e che forse perde il treno).

    Questo il contorno mondano, ma veniamo al succo.

    Questa non è una mostra per bambini piccoli, dove passare un pomeriggio. Non è nemmeno una  mostra per adulti se non si ha un minimo di interesse per la meccanica del cinema, i fumetti e il gesto artistico del creatore di personaggi. Veniteci se sinceramente avete voglia di scoprire l’artigianalità dei cartoni animati di animazione e soprattutto se avete voglia di spiegarla a vostro figlio. Beninteso, non è una mostra difficile, ma rischia di darvi poco se vi fermate in superficie.

    Dal mio punto di vista è stata illuminante su un aspetto: quella che noi consideriamo computer animation in realtà è il frutto finale di un percorso artigianale e manuale che solo al termine si concretizza in un’immagine video completa di effetti speciali.

    Vi faccio un esempio.

    Guardate la delizia di questa scheda tecnica di Hudson Hornet.

    Vi conquisterà anche uno zootropio di Toy Story veramente speciale. Ma non pubblico il video per non rovinarvi la sopresa!

    Riflettevo poi su come i cartoni Pixar siano in grado di appassionare giovani e adulti. Non si tratta solo della tecnica, ma anche della capacità di scrivere storie moderne, trascinanti, commoventi, credibili anche se incredibili. Non so voi, ma io davanti a “Toy Story 3” piango di nascosto dai miei bambini!

    E quindi il nuovo immaginario collettivo si ridisegna intorno al mondo Pixar, ma anche a Star Wars, Indiana Jones e Pirati dei Caraibi. Cappuccetto Rosso va a braccetto con Woody: questo racconteranno i nostri figli ai loro figli.

    Vi lascio con due immagini emblematiche.

    e

  • I’m a Barbie Girl

    Io ci ho provato. Lo giuro, mi sono impegnata, ho fatto il possibile.

    Ho messo in libreria “Dalla parte delle bambine”, “Ancora dalla parte delle bambine” e “Contro le donne nei secoli dei secoli”, pensando che un giorno mia figlia troverà di che leggere in biblioteca.

    Eppure non è servito a niente ed è sempre colpa sua. Di Lei.

    Bella, bionda, giovane, elegante, sempre perfetta, sorridente, vincente, positiva.

    Barbie.

    E’ arrivato a casa il cd di “Accademia delle Principesse”: rosa, con le figure grandi e quel logo “Barbie” che anche se una non sa leggere sa già cosa significa, lo riconosce, lo vuole, lo brama. Non avevamo ancora visto il film, ma Buddina girava per casa agguantando la custodia del dvd, studiandone ogni dettaglio esterno ed interno, annusandola.

    Poi la Visione.

    Credo che abbia capito la metà della trama, ma sono arrivati i messaggi che le interessano: Barbie è bellissima in un mondo di bellezza, con amiche belle. Indossa bei vestiti, dorme in un letto bellissimo e frequenta una scuola dove tutto è rosa, fucsia, dorato. Alla fine diventa la Principessa dell’Accademia e se anche per tutto il film ci spiegano che la vera nobiltà è quella dell’animo (quella di Beatrice di dantesca memoria, per intenderci), beh, la ragazza in questione però ci è nata principessa, solo che la Cattiva l’ha portata via dopo aver sterminato la sua famiglia.

    Comunque è una scuola moderna: tra le materie c’è “come bere il tè senza il risucchio”, “camminare con i libri in testa”, “balli di gruppo” per la quale ammetto una smaccata preferenza avendo frequentato anni or sono un corso di danze irlandesi e valzer figurato. E poi ogni studentessa ha una tutor. Non una laureata in psicopedagogia, ma una Trillie per adolescenti, il che per Buddy è stato veramente il massimo: l’evoluzione di Trillie in Barbie style, un orgasmo!

    Va riconosciuto agli autori del film un certo sforzo di aggiornamento: le ragazze si danno da fare, chi è cameriera, chi dj, chi giocatrice di calcio e si accenna alla povertà (trilocale vista ferrovia). Certo che le materie di studio e la vittoria finale battono sempre sul chiodo Bellezza Suprema.

    E qui dobbiamo essere oneste: le donne vogliono essere belle. Vogliono essere intelligenti, preparate, sensibili, non vogliono certo essere inchiodate ad uno stereotipo, ma chi più chi meno vuole anche essere bella.

    E il mito Barbie ti colpisce lì, sotto la cintola. Altrimenti non saremmo ancora qui a parlarne dopo tutti questi anni.

    Basta, sdoganata Barbie mi è toccato fare outing. Ho riesumato dalla cantina la mitica valigetta anni ’70 delle mie Barbie, e ho passato il tutto a Buddy, come in un’investitura da madre a figlia.

    Passano gli anni, ma alle bambine piace:

    –        più vestire compulsivamente le bambole che creare occasioni di gioco con le medesime

    –        possedere molte scarpine colorate, metterle, toglierle, spaccarle, perderle sotto il divano, piangere

    –        Ken è un accessorio facoltativo di cui non si sente un gran bisogno

    Ergo – beccatevi questa pillola di filosofia – Barbie è la metafora della Donna che dialoga con se stessa di fronte allo specchio, che si cambia dieci vestiti prima di trovare quello giusto, che pensa ai commenti delle amiche e non allo sguardo del maschio.

    Altrimenti non si spiegherebbero questi siti di collezionismo. Guardatene uno e poi cronometrate il tempo che ci passate cercando di riconoscere il modello della vostra infanzia.

    My Barbie Site – Barbie DollGiorgia Club – Barbie Colllector –Mondo Barbie

    Dunque, siamo partiti da “Accademia delle Principesse”, un film innocuo come una Barbie, nel senso che se non amate Barbie non fate vedere questo film a vostra figlia. Poi però resistete per davvero e non compratela nel negozio, perché altrimenti non vale!

    Concludo dicendo che svariati stereotipi di genere resistono, ad ognuno il suo. Voi per esempio cosa pensereste di un  marito che sul comodino ha questo libro?

  • Perché 2 euro per 10 leggi

    Viviamo tempi confusi, la politica oggi non è all’altezza di risolvere i problemi delle persone e il nostro paese si trova a subire un pericoloso vuoto di potere.

    No, non mi sono montata la testa, non sto facendo la brutta imitazione di Winston Churchill.

    E’ solo per dire che  il vuoto pneumatico di cui sopra deve renderci ancora più responsabili e metterci in movimento per capire in che modo noi direttamente possiamo impegnarci per realizzare il mondo che vogliamo.

    In più di un’occasione ho avuto modo di dire che le donne e le mamme in particolare devono diventare una lobby, togliendo da questo termine il senso negativo – quasi massonico – che gli viene sempre attribuito nella cultura italiana, per esprimere invece il concetto di “gruppo di pressione”.

    Che vuol dire avere la capacità di esprimere i propri bisogni con continuità e coerenza, perché, diciamocelo, se non lo facciamo noi non lo farà proprio nessuno. Non ci verrà regalata attenzione, né interesse concreto.

    Per dire, la risposta sociale al tanto invocato quoziente famigliare finora in Italia è stato il massiccio ricorso all’evasione fiscale. Vogliamo continuare così?

    Tutto è partito da una discussione su Twitter tra alcune donne (alcune le conosco di persona) a proposito di Della Valle, che come sapete ha comprato una pagina del Corriere per esprimere le proprie idee in merito alla situazione politica ed economica italiana. Sarebbe stato bello che anche le donne, quelle normali, quelle con gli stipendi inferiori ai 2000 euro, avessero potuto comprarsi una pagina del Corriere per proporre delle leggi in favore delle donne e delle famiglie.

    Perché una pagina di giornale? Per far uscire la protesta dalla Rete, per rendersi visibili ad una fetta di società avulsa da queste tematiche ed esercitare una forma di pressione nei confronti dei partiti. Già, i grandi assenti, sono loro i nostri interlocutori, tutti.

    Dicevamo, sarebbe stato bello…No, è possibile!

    Intanto, vorrei che chi mi legge potesse informarsi su queste proposte di legge, cosa possibile cliccando qui .

    Se avete voglia di fare qualcosa di concreto e non limitarvi a partecipare a discussioni interessanti ma che rischiano di rimanere confinate in Rete, potete prenotare una o più quote del progetto al costo di 2 euro (un cappuccio e brioche, suvvia) che pagherete quando sarà raggiunto l’importo totale del necessario.

    Mi sembra già di sentire le obiezioni, tra cui: perché una pagina di giornale per chiedere queste cose?

    Rispondo: e allora perché una manifestazione in piazza, un convegno in libreria, una lettera a un giornale?

    Che triste paese è una nazione, in cui i cittadini debbano ricorrere a questi mezzi per far sentire le proprie volontà. Sì certo, su questo niente da eccepire.

    Ma io personalmente sento la necessità di percorrere nuove strade per aggregarmi con altre persone e – indipendentemente dall’esito di questo progetto – creare attenzione e dibattito intorno a questi temi.

    Funziona così in democrazia, no?

    Se ne parla anche qui:

    La 27esima Ora, blog del Corriere della Sera

    blogger creativa

    a.r.p.a. raggiungimento parità

    la pillola ros(s)a di grimilde

    mammaeconomia

    ipaziaè(v)viva

    ifratelliKaramazov

    articolo37

    sabrinaarcarola

    trinytipat

    il club delle mamme 

    donneviola
    mammachetesta
    voglio credere nei mie sogni
    pensieridiStefania 
    pratiche sociali
    donne migranti
    chiaradinome
    mamarketing
    woman’s journal
    mestieredimamma
    luciaebasta
    mammadifretta
    pentapata
    dol’s magazine
    cuordicarciofo
    donneinritardo
    funkymamas
    mariangelacorradi
    volevochiamarlefrida
    allIwantisYou
    donneinritardo
    rosy battaglia
    UnaOpinione
    mom&woman onlus
    società usa e getta
    da Aìdo a Zapatero 
    lucia navone
    sentieri digitali
    girls geek dinners campania
    BabyTalk
    chidicedonna
    un altro genere di comunicazione
    diario di massimiliano

  • Uid 11d1a43e9cb 100 1004

    Si fa e si dice

    Sesso. Coniugale.

    Ne avevo già parlato a suo tempo.

    Alzi la mano chi non ha quell’amica che

    “Noi sesso bene, benissimo! Come la prima volta!”

    “Scusate le occhiaie ma stanotte lui non mi ha lasciato dormire…”

    “Il mio uomo ha un’aria da bravo ragazzo, in privato invece…”

    Però ad un’altra cena un’amica più sincera (o più stufa) delle altre mi ha detto: ”Tutti quelli che conosco e sono sposati da un po’ di anni non hanno più nessuna voglia di farlo”.

    Glom. Ecco, non è che pensando agli anni di matrimonio che mi aspettano mi alletta l’idea di finire così.

    Lo sappiamo, le 30/40enni dopo il terzo bicchiere di rosso indulgono facilmente in confidenze, a volte la sbronza è allegra, altre è triste. Sarà il vino, sarà la buona compagnia,  ma le tavolate di donne a un certo punto si scaldano. Alla scorsa cena di Natale ricordo che tra i regali che ci siamo scambiate c’erano: olio “da massaggio”, dado da gioco caratterizzato da facce con posizioni sessuali, tanga rosso, libro “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”.

    Mah, ho avuto come l’impressione che a una certa età il pensiero corra verso certi argomenti!

    Intanto, come dimostrano recenti studi, la libido femminile cresce con gli anni e in modo esponenziale durante la menopausa – così pare, ma non ho il coraggio di chiederlo a mia madre! Tra l’altro, considerando quello che mi diceva l’amica più rodata, vorrei sapere con chi!

    Poi, per le coppie con figli, vorrei dire piccoli ma forse è sufficiente conviventi, è questione di “quando”.

    I bambini nei primi anni di vita sono dotati di uno speciale sensore a raggi infrarossi capace di captare qualsiasi approccio nella coppia genitoriale e/o di guastare quei magic moments che ogni tanto si realizzano.

    Poi, crescendo, semplicemente esistono.

    Esistono nel dopopranzo, quando smettono di fare il pisolino o devono fare i compiti.

    Esistono nel dopocena, quando fanno i capricci per restare svegli e quando, finalmente sedati i figli, si addormentano i genitori, mano nella mano.

    Esistono a 18 anni, quando pure hanno la ragazza, ma dormono nella stanza a fianco e non bisogna fare rumore, come mi spiegava un’altra amica mia.

    Dopo tutte queste analisi e una lunga riflessione, ora ho capito qual è il segreto della coppia genitoriale per una felice intesa sessuale:

    – andare in albergo. Sì, ma in tempi di crisi economica forse è meglio risparmiare per il corso di inglese dei ragazzi. Quindi, potrebbe essere più consigliabile…

    -…andare in tenda. Sì, ma solo d’estate, altrimenti sai il freddo. Beh, allora per questo…

    -…c’è il box. Ma come ho fatto a non pensarci prima? Chiamiamo la baby-sitter e ci chiudiamo in macchina, nella privacy del nostro garage, dove la scomodità degli spazi ci regalerà una nuova verve! Sì, ma occhio a non accendere il motore…

    Voi avete elaborato altri piani diabolici? Condivideteli!

    Ed ora il solito coming out anonimo. Sono consentite anche più risposte.

  • Metti una sera a cena

      

    Qual é il fascino irresistibile che spinge

    la donna moderna e  urbanizzata

    verso il cibo etnico?

     Mi chiedevo questo mentre addentavo un enorme panino al  prosciutto prima di    recarmi in un ristorante giappo-mongolo del centro dove si sarebbe celebrata una  serata girls only con  le compagne del liceo. (S)fortunatamente Marito era in  ritardo  e io avrei potuto raggiungere il gruppo solo per il dopocena, motivo per cui  mi ristoravo in anticipo.

    Una serata fuori a cena in un normale venerdì sera milanese che però mi ha fatto riflettere su alcune cose:

    – Sul tram che ho preso ero la più vecchia. Tutti ggiovani gaudenti in uscita, bellissime ragazze in tiro che mi hanno fatto pensare a come dovessi sembrare io alla loro età: la pelle luminosa, i capelli lunghi, lo stesso sguardo allegro e vacuo, la minigonna sulle carni sode…e io che mi sentivo un cesso!

    – Tutti a giochicchiare con lo smartphone. Ormai non siamo più capaci di stare con noi stessi, abbiamo l’ansia del controllo, guardare fuori dal finestrino è diventato noioso.

    – Mentre cammino verso il ristorante sono circondata da facce fresche e sorridenti di ragazzi, sembra che il venerdì sera in quella zona escano solo under 30. Inizio a sentirmi quasi fuori posto, a mettermi a mio agio ci pensa lo spacciatore sub-sahariano in attesa dei clienti e lo strafatto che vomita tra le macchine, ai quali non so dare un’età.

    – Entro al ristorante: tutti giovanissimi anche lì! Cavolo, ho 39 anni come faccio a sentirmi una matusa? Meno male che in fondo alla sala intravedo il tavolo delle amiche che si abbuffano di spaghetti di soia.

    – Come cambiano i tempi! Una delle mie amiche é venuta accompagnata dalla figlia a cui non sono state risparmiate domande sull’andamento scolastico, l’attività sportiva agonistica,  il rapporto con la sorella, le vacanze estive. Volevamo metterla a suo agio, ma forse avrebbe preferito il tavolo a fianco…

    – Studio statistico sul panel di 7 amiche: 2 divorziande con 2 figli, 2 sposate in seconde nozze (dei mariti), 2 single (1 modello pasionaria, 1 modello Sex&City), 1 fidanzata con uomo più giovane di 10 anni (complimenti!).

    – Argomenti toccati durante la serata:  come si fa a trovare un nuovo amore se hai due figli in età asilo, forse mettendoti con ex-fidanzato di amica single, da lui bis-mollata in favore di separata con figli, sarà stato perché così lei non gli chiede di sposarla; acidità di carattere di amico-che-non-batte-chiodo ormai avviato sul viale della zitellaggine; capelli e taglio nuovi di amica single Sex&City: pro e contro del rosso china style; turbe psichiatriche di mia figlia 3enne; scelta scuola elementare, suore o comunale; come sei dimagrita, no faccio sport per tonificare, ah, sì anche io devo trovare il tempo, tanto io mi sveglio alle 6 tutti i giorni anche a gennaio per allenarmi a fare la mezza maratona.

    – Sbigottimento quasi totale quando propongo di organizzare una mega festa per i nostri 40 anni. Affittiamo un posto all’aperto, balliamo fino all’alba, invitiamo un sacco di amici, festeggiamo insieme che sono 25 anni che ci conosciamo! Silenzio e facce nei piatti. Ma come?

    Festeggiate voi che io sono in crisi, questa data mi pesa, beh poi vi faccio sapere…         

     

    Ci salutiamo calorosamente, salgo nel taxi e guardo le luci della città.

    Torno a casa dai miei bellissimi bambini, da un marito che sicuramente mi aspetta sveglio per parlare un po’. Mi sento fortunata a coltivare questi sogni semplici: la festa di compleanno, che la piccola metta a posto il carattere difficile, continuare a frequentare amiche sincere.

    Mi sento giovane e piena di vita e molto più serena dei miei 20 anni.

    Ma ad un tratto mi percorre un brivido: oddio, settimana prossima altra cena con altre amiche.

    Noooo, hanno scelto l’hare krishna… 

  • Quantità o qualità?

     Domandona: quanta televisione fate vedere ai vostri figli?

    Io mi sento spesso inadeguata quando sento gli altri genitori dire:

    – noi non abbiamo la televisione, guardiamo solo i dvd nel computer.

    – noi abbiamo la tv a pagamento, ci sono cartoni bellissimi senza pubblicità

    – i miei la guardano giusto una mezzoretta e poi a nanna

    – tanto ai miei non piace, preferiscono i giochi creativi

    E io come mi regolo?

    Io penso che quando un bambino torna a casa alle sei, magari dopo essere stato fuori tutto il giorno e aver fatto anche uno sport, un po’ di relax televisivo si può concedere. Penso a quando ero single e tornavo a casa, desiderosa soltanto di spaparanzarmi sul divano e mandare il cervello in onda alfa facendo zapping.  Quindi,  in casi come questi un po’ di cartoni mi sembrano persino salutari.

    Io sono del genere film su dvd, ho paura di diventare teledipendente se mi abbono a qualche tv a pagamento.

    Per questo son ben felice che Jolanda mi abbia offerto di partecipare ad un programma di recensioni di film Universal per bambini. E questo per due motivi: 1) mi regalano un sacco di dvd 2) mi invitano a degli eventi a cui posso partecipare con i miei figli. A dire il vero se partecipo a questo progetto lo devo proprio a loro, che mi hanno OBBLIGATO: pare ci sarà un evento Cucù Panda 2 (sic).

    Immaginate due bambini che vedono arrivare in casa un grosso pacco con un pelouche gigante di un personaggio di Cattivissimo Me (non so il nome!) e un dvd: secondo voi saranno abbastanza contenti?

    L’altro giorno ci siamo rilassati guardando Hop, uno di quei film in cui le immagini dei cartoni si uniscono a riprese con attori dal vero. Dopo un primo attimo di spaesamento i bambini si sono abituati  e hanno seguito bene la trama.

    Calcolando che il tasso di successo di un cartone a casa nostra si misura in base al numero di domande nei giorni successivi, Hop è stato un buon successo: direi 4 ? in una scala di 5.

    Provate voi a spiegare a due bambini italiani che a Pasqua c’è un coniglietto che va in giro su una carrozza volante (ma quello non era Babbo Natale?) a portare le uova di cioccolata casa per casa. Provate voi a spiegare che certe palline di cioccolato sono saporite deiezioni. Provate voi a spiegare che un figaccione di 20 anni (giustamente alla Universal devono aver pensato alle mamme obbligate a vedersi lo stesso film 100 volte) vuole mettersi la tutina e fare il coniglietto pasquale…un twist della trama veramente imbarazzante.

    Il parere unanime è che il film vale per il bellissimo rendering della fabbrica del cioccolato, decisamente la fabbrica dei sogni di grandi e piccini.  Conclusione: un  film innocente, da vedere in famiglia oppure –  siamo onesti – di fronte a cui parcheggiare in tutta tranquillità i pargoli mentre si cucina nella stanza a fianco.

     E adesso via con il sondaggio!

  • Questo è il progresso, baby

    Oh, adesso  voglio proprio sapere la vostra opinione!

    Avete letto che al Liceo Classico Parini, uno tra i più prestigiosi di Milano, quello da cui sono usciti moltissimi intellettuali e giornalisti di fama, si è svolta una bellissima sfilata?

    Trattasi dell’ultima collezione della stilista Chiara Boni – donna – e abbastanza simpatica e liberal da non poter sembrare maschilista. L’evento – approvato dal 51% dei genitori (maggioranza risicata) – viene spiegato dal preside come una recita di inizio anno.

    Le ragazze, certo le più carine, le più magre, mica le sfigatone che all’intervallo restano in classe perchè non se le fila nessuno, si sono divertite a fare le modelle per una sera. Parterre di VIP, come alle sfilate vere. E “la location era bellissima”, dice la Boni.

    Il preside dice che ha dato il placet per svecchiare l’ambiente: “Questa iniziativa è un esempio della vita che va avanti, una proposta di riflessione sulla moda e sull’estetica”.

    Ma riflessione de che?

    Io vedo:

    – una stilista che sa creare la notizia e fare il marketing della sua nuova linea per giovani donne. Chapeau.

    – un Preside che chiede:”Per andare dove devo andare, dove devo andare?”

    – qualche genitore che avrà detto sì per far contenta la bella figliola che vuole giocare alla modella.

    Non voglio sembrare bacchettona, ma senza colpevolizzare le ragazze, per svecchiare un liceo prestigioso, sottolineo liceo – per di più pubblico – e non locale di tendenza, secondo voi occorre ospitare un evento commerciale mascherato da iniziativa culturale?

    Partecipare a qualche concorso europeo in campo scientifico-culturale no? Oppure inventarsi una start-up school per sviluppare progetti post-liceo?

    Ma sì, facciamoci del male, ripetiamo gli stereotipi: le belle e mute che sfilano e ammiccano, i maschi che suonano, i genitori orgogliosi.

    E poi una bella riflessione sull’anoressia, dai.

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