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    Figli ed educazione sessuale: no panic, take it easy!

    Avevo 6 anni ed ero in macchina con il papà. Sedevo dal lato del passeggero, ovviamente senza cintura, perché negli anni ’70 le cinture in macchina nemmeno esistevano.

    Mentre guidava, mio padre fumava. Perché negli anni ’70 fumare non era considerato scorretto o imbarazzante.

    Portavo le kickers con le stringhe, perché negli anni ’70 ce le avevano tutti i bambini. E sapevano anche allacciarsi le stringhe fin dall’asilo.

    Insomma, ero lì in macchina con il papà quando gli ho fatto LA domanda:

    ”Papà, come nascono i bambini?”

    “Chiedilo alla mamma.”

    Negli anni ’70 i papà erano autorizzati a rispondere così. Oggi? Non credo più.

    Di quel che mi ha detto la mamma quel giorno ricordo pochissimo, a parte che alla fine mi sono messa a ridere per l’imbarazzo e lei con me. Nessuno comunque mi ha mai parlato di cavoli e cicogne.

    Quando sono stata più grande, la mamma mi ha raccontato che mia nonna non le aveva spiegato niente e che quando era “diventata signorina” (si dice ancora così?), a soli 10 anni e mezzo, si era spaventata a morte. Ecco perché mia madre pensava che non dire niente e farsi fagocitare da uno stupido imbarazzo fosse particolarmente dannoso.

    Oggi noi siamo genitori moderni, liberati, consapevoli. Certo, certo…

    Ma sappiamo rispondere alla fatidica domanda senza congelarci?

    Per me è stato facile. Ho avuto due cesarei e la cicatrice aiuta a spiegare le cose in modo soft, quanto meno rende chiaro da dove esce ‘sto bambino. Sono sorpresa che i due non mi abbiano ancora chiesto come ci entri!

    Io alludo al fatto che per fare un figlio i genitori lo devono decidere insieme e che poi, volendosi bene, il bambino si fa. Ma non vedo in loro la curiosità che avevo io.

    La bambina, per quanto più piccola (5 anni), è ovviamente più sveglia. Mi permetto di spiegarle che il bambino ha una seconda via d’uscita.

    Non l’avessi mai fatto! Dopo un paio di giorni si mette a piangere  perché non vuole che capiti a lei, che è così piccola. Mah, forse avrei fatto meglio a glissare…

    Il maschio ha 7 anni, potrebbe anche chiedere di più, ma quando le spiegazioni si fanno più complesse parte subito per la tangente e inizia a parlare di Lego. Mmm, vedo già i tratti elusivi del maschio italico medio.

    Comunque.

    Io sono pronta. Prontissima. Se chiedono rispondo, farò il juke-box. Non dirò bugie o invenzioni, cercherò di dire cose che possano capire. Ma niente api e fiori, per favore. Anche perché, detto tra noi, io la storia delle api e dei fiori…non l’ho mai capita bene.

    Cioè, non ho capito cosa fa l’ape, dove mette quello che si porta dietro…spiegatemi! Io andavo a scuola dalle suore!

    E voi, siete mamme liberate o vestali del silenzio?

    Dai, esiste ancora qualche mamma che sorvola? Non ci credo! E i padri? Toc toc, c’è qualcuno all’ascolto? Mi raccontate?

    Se poi volete prepararvi guardatevi questa puntata di “Una Mamma Imperfetta”, così capite COME NON SI FA.

    (A proposito, lo sapete che è ricominciata la nuova serie di “Una Mamma Imperfetta” sul sito del Corriere tutti giorni alle 12.00, vero?)

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    P.S.: chi sono le mamme imperfette? Eccole qui!

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    I maledetti compiti e la passata di pomodoro

    Oggi un post per chi ha figli che odiano fare i compiti.

    Mamme, buttate il frustino e comprate il pomodoro!

    Adesso vi spiego tutto.

    Basta cliccare sul pomodoro. Lo sapete vero, che ho un rubrica radiofonica?

    Ecco, così potete ascoltare tutto dalla mia viva voce!

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    Poi fatemi sapere com’è andata, potreste anche provare il metodo su voi stesse.

    Chi lavora da casa sa benissimo a cosa mi riferisco: le interruzioni, la noia del lavoro in solitaria, quella voglia di aprire il frigo e vedere cosa c’è dentro, Facebook.

    E’ chiaro che nessun suggerimento potrà vincere contro idee confuse e mancanza di volontà, però…male che vada potreste dimagrire!

    Per saperne di più Pomodoro Technique

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    Diva e Donna con e senza un manuale.

    Prima di Nigella, di Csaba, di Antonella Clerici (e della mia amica Natalia Cattelani), ma anche prima di Tata Lucia, Enzo e Carla e “Cortesie per gli Ospiti”, insomma prima che i blog e la tv si scatenassero per offrirci consigli su come ricevere, cosa cucinare, come vestirci ed educare i bambini, c’era solo LEI.

    Lei chi?

    Ma Donna Letizia, ça va sans dire!

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    A casa di mia nonna non mancava mai in bella vista sul tavolino del salotto una copia di Gente, dove Donna Letizia per anni ha tenuto una rubrica in cui rispondeva a quesiti di bon ton delle lettrici. Ve la ricordate?

    In quegli anni (dai ’60 agli ’80) le donne andavano ancora in panico se rompevano un piatto del servizio buono, non immaginavano che un giorno si sarebbe potuto ringraziare per un invito a cena con un sms e che i bambini avrebbero avuto diritto di parola a tavola.

    Eppure, con tutti i difetti delle abitudini di quel tempo, esisteva un’idea condivisa di eleganza e buona educazione, il che era un bell’aiuto in società. Tutti sapevano cosa fosse giusto e sbagliato, prima di dimenticarselo e recitare a soggetto.

    Perché vi racconto questo?

    Perché mi è capitato tra le mani un cimelio di Donna Letizia, questo libro: “Il saper vivere”, ristampa del 1973 (originale 1960), Mondadori. Notate che oggi per noi “saper vivere” ha tutt’altro significato, questo potremmo definirlo semplicemente savoir faire.

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    Donna Letizia ne ha per tutti. Ascoltate questa, sui rapporti genitori-scuola e fate le vostre riflessioni.

    “Dei maestri si parla sempre con rispetto dinnanzi ai ragazzi…I genitori non copriranno di doni e gentilezze una maestra alla viglia degli esami…Se un insegnante (…) esprime un giudizio negativo circa le attitudini di un allievo, i genitori che lo ascoltano non se ne dimostreranno offesi o indispettiti…un pacato buonsenso prevalga sull’amor proprio paterno e materno.”

    Sul ricevere:

    “La padrona di casa ideale è quella che c’è senza esserci; che organizza tutto di dietro le quinte, sorridente, riposata, riposante…Quando riceve, la signora non cerca di brillare a scapito del marito. Se lui è timido, lo aiuta a fare bella figura. La vera signora non fuma per strada…veste con sobrietà. Sa che la parola “chic” è l’opposto della parola “provocante”.”

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    “I pasti principali hanno, in Italia, diverse denominazioni. A scanso di confusione noi diremo: prima colazione, (seconda) colazione, pranzo, cena (dopo mezzanotte)…Durante lo svolgimento del pranzo la padrona di casa non deve lasciar trasparire la minima apprensione.”

    “Il coltello non deve mai essere portato alla bocca…” Ecco, qui vorrei un minuto di silenzio.

    Sul vestire:

    “La signora elegante non si lascia mai incantare: i complimenti delle amiche, le lusinghe della sarta lasciano il tempo che trovano; lei crede solo ai suoi occhi…Se le occorre un consiglio si rivolge al marito…(i mariti) hanno in generale una giusta veduta d’insieme, si accorgono al primo colpo d’occhio se un abito sta bene o male, anche se non ne saprebbero dire il perché, e hanno soprattutto quel senso del ridicolo che manca assai spesso alle donne”.

    Non so a casa vostra, ma mia madre passava pomeriggi a fare sfilate casalinghe in cui mio padre promuoveva o bocciava i look, ma tanto il risultato era sempre lo stesso: litigavano.

    jackie kennedy 3“La vera signora non serve la Moda, chiede piuttosto la Moda di servir lei. Adatterà il modello al suo tipo, alla sua silhouette…Lei ha la fortuna di non dover regnare nei rotocalchi, ma nei salotti…La vera signora preferisce la qualità alla quantità…Sono gli accessori che denunciano prima di tutto l’eleganza della vera signora.”. Per Donna Letizia insomma, Zara, H&M, Benetton potrebbero chiudere domattina.

    Questa è la chicca sui tacchi:

    “Purtroppo credono di rimediare ergendosi su tacchi altissimi senza considerare che, mentre se ne avvantaggia la loro statura, ci scapita moltissimo il loro modo di camminare. Con l’abito elegante da pomeriggio o da sera, portino pure dei trampoli, ma se hanno un appuntamento al Parco si rassegnino a rimaner piccole: a che varrebbe l’apparenza da levriero se l’andatura poi è quella di un’anatra azzoppata?”

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    “Ripeto per concludere che i tacchi stonano con i pantaloni di qualsiasi genere, shorts compresi.” Oddio! Ma cosa direbbe Donna Letizia se oggi vedesse gli shorts con gli stivali ad agosto?!

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    Forse vi chiederete come mai sono in possesso di questo libro.

    Bene, l’ho trovato nella spazzatura.

    E forse non è un caso!

    D’accordo, Donna Letizia è stata la testimone di un mondo che non esiste più, ma in tutta sincerità – e forse anche invecchiando – non trovate che un po’ di bon ton, gusto nel vestire e nel ricevere gli amici non guasterebbero?

    A me è accaduto spesso di vestirmi peggio di quanto avrei desiderato per non sentirmi fuori posto. Non parlo di pomeriggi ai giardinetti o incontri domestici con gli amici (tra l’altro sono una persona molto sportiva), ma di serate a teatro, cene di lavoro, perfino matrimoni! Ma a voi non succede mai?

    E poi non avete l’impressione che nonostante tutto questo proliferare di programmi televisivi, tutorial, testimonial ricoperti da capo a piedi di brand costosissimi la “Gente” per strada sia sempre più distante da questi modelli? (mi sto censurando!)

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    C’è bisogno di un social network per minori?

    A quante di voi è mai successo di pensare:

    se ai tempi della mia adolescenza fossero esistiti i cellulari forse sarei stata meno timida e magari mi sarei risparmiata il supplizio di telefonare a casa di Tizio il sabato pomeriggio, passando dalla graticola di genitori e soprattutto sorelle maggiori sghignazzanti?

    Sì, perché il destinatario chissà perché non alzava mai la cornetta e prima di fare quel maledetto numero era tutto un contorcimento di budella. Poter mandare un sms, un whatsup o un commento su FB sarebbe stato molto più comodo! Ma ci pensate? I nostri figli non conosceranno mai i piccoli drammi della timidezza che si consumavano nelle nostre camerette, ma del resto nemmeno noi capiremo cosa voglia dire dichiararsi o lasciarsi su una bacheca FB, magari sotto gli occhi di tutti gli “amici”.

    Dico questo perchè qualche giorno fa ho ascoltato una puntata di Melog su Radio 24. Argomento interessante: secondo una ricerca effettuata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza l’amico del cuore non esisterebbe quasi più a vantaggio del gruppo degli amici e della rete dei contatti. Andatevela a leggere qui.

    Ora, nonostante i miei figli siano ancora piccoli, non posso fare a meno di portarmi avanti ed ascoltare con grande interesse tutto quello che si dice di internet, social network e relazioni personali.

    Confido nel fatto che quando i miei bambini diventeranno grandi il tempo avrà contribuito ad evolvere l’utilizzo dei social e che certi errori del presente si potranno in parte evitare. Di una cosa però sono sicura: non si torna indietro. Inutile pensare che i nostri figli possano restare fuori da queste cose, anzi, anche il mondo del lavoro è già ampiamente nella dimensione sociale. I ragazzi interagiranno sempre in modo diverso da quanto abbiamo fatto noi. Meglio accettarlo, capirlo e vigilare.

    Io e Marito stiamo facendo il possibile per inserire i bambini all’interno di un gruppo sportivo strutturato. Speriamo di riuscirci, ci sembra un modo per ancorare i ragazzi alla frequentazione fisica dei coetanei e  sottrarre tempo all’ozio (quello cattivo, del ciondolamento, padre di tutti i vizi). Cercheremo di essere all’altezza, con la collaborazione dei figli che sennò non si va da nessuna parte. E poi un bel segno della croce.

    Meditavo su questo quando sono stata raggiunta da due notizie.

    La prima: in California nel 2015 entrerà in vigore una legge che consentirà agli adolescenti di cancellare dal web i contenuti che potranno ritenere imbarazzanti, salvandoli così da un’eventuale gogna social, pericolosa anche per il loro futuro professionale. Quelle in pericolo perciò siamo noi mamme blogger: non siamo minorenni, dovremmo già sapere che certe cose non si scrivono su internet! 😉

    La seconda: è arrivata in Italia la versione beta di un social network per minorenni, Twigis. Di matrice israeliana, sarà lanciato in grande stile grazie alla partnership con RCS e al via libera di Moige, Polizia Postale e Telefono azzurro. Se ci date un’occhiata i Termini di Utilizzo e Privacy sembrano rispondere alle esigenze di sicurezza dei genitori: per esempio viene richiesto il loro consenso per l’iscrizione o l’acquisto di beni (presumo app). Nonostante le garanzie e l’esplicito utilizzo della censura dei contenuti giudicati non appropriati, non mi sembra che il sistema sia completamente a prova di intrusione. Eppure di per sè un tentativo di alternativa ragionata per i ragazzi potrebbe essere utile.

    Ma restano alcune domande:

    – Anche accettando che un ragazzino sia presente su un social network dedicato, abbiamo voglia che sia esposto a messaggi pubblicitari targettizzati? Oppure è impossibile evitarlo in qualsiasi contesto, quindi è inutile chiederselo?

    –        Lascereste che i vostri figli si iscrivessero a Twigis?

    –        Pensate che un social “pulito” incontri il loro interesse o invece che Facebook resti più attraente nel suo essere più svincolato dal controllo dei genitori?

    Fatemi sapere come la pensate, mi interessa moltissimo!

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    Cose che fanno le mamme quando escono la sera (e un invito)

    Credetemi.

    Io avrei voluto scrivere un post serio sul nuovo libro di Silvia Avallone, visto che mi hanno invitato al Corriere per la presentazione della sua ultima fatica “Marina Bellezza” e che Silvia di persona è una scrittrice appassionata e coinvolgente.

    Ma ieri in città succedevano troppe cose tutte insieme, per cui vi accontenterete di un post Jekyll e Hyde in cui per metà faccio la persona seria e per metà la spiritosa.

    Ci sono dei momenti in cui apprezzo veramente il fatto di vivere a Milano. Uno di questi è la possibilità di partecipare ad eventi e avere stimoli culturali, basta non impigrirsi.

    Come vi dicevo, ieri sera presentazione di “Marina Bellezza” alla presenza dell’autrice, che è stata molto disponibile a raccontare il suo libro e a rispondere alle domande dei blogger.

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    MB parla dei sogni di due ragazzi che vogliono costruirsi il futuro a dispetto della situazione apparentemente senza via d’uscita in cui si trova il nostro Paese. E’ un libro sull’andarsene ma anche sul restare in cerca di una fortuna che è più facile immaginare (ma anche trovare?) altrove piuttosto che a casa. E’ un libro sulla provincia, che parla anche di amore, quello dei nonni durante la guerra, quello che rappresenta l’unico punto fermo mentre il mondo cade giù.

    Detto ciò, secondo me i personaggi della Avallone sono sempre problematici, emblematici, giovani e terribilmente belli. Se leggerete il libro fatemi sapere cosa ne pensate.

    Dal canto mio, dopo aver letto “Acciaio” mi aspettavo di conoscere una donna un po’ più tormentata, invece è così determinata ma anche semplice e solare. Sì, proprio la classica espressione che usano certe ragazze della porta accanto, eppure lei appare proprio così.

    Comunque ieri sera c’era anche la Vogue Fashion Night Out, la notte bianca della moda a Milano (oggi infatti inizia la Fashion Week) e sono andata a spasso con la mia socia di mille avventure.

    Tutto bello e utile per l’economia, per carità, certo che certe scene a Brera sembravano tratte da un film dei Vanzina.

    Dentro il negozio c'è Belen. Fuori dentro il recinto ci sono i VIP che bevono. Fuori gli sfigati che li guardano e i taxi che non passano.

    Dentro il negozio c’è Belen. Fuori dal negozio ma dentro il recinto ci sono i VIP che bevono. Fuori gli sfigati che li guardano e i taxi che non passano.

    In zona Duomo l’atmosfera era più popolare e le facce più normali.

    Non a caso io e Jolanda siamo andate da OVS alla serata con La Pina e Diego di Radio Deejay, chiedendo la loro benedizione per il prossimo #mammeasanremo. E’ sempre bellissimo leggere la perplessità negli occhi dei VIP che ancora non ci conoscono! Per fortuna sappiamo come rimediare. Guardatevi questo video così imparate cosa vuol dire avere faccia tosta 🙂

     

    Dopo esserci fatte grasse risate, eccoci in Corso Vittorio Emanuele. Forse più che passeggiatina, esperienza sociologico-comportamentale! State a vedere cosa è successo sotto al balcone di Enzo e Carla.

    La gente è strana, vero?

    A proposito, siete libere/liberi lunedì 23 settembre dalle 17 alle 20? Non è che vi piacerebbe partecipare ad una sfilata di moda in Via della Spiga, così per dire?

    Io vi aspetto per indossare insieme il Family Dress di NabaDo-Knit-Yourself. Qui tutte le info. Partecipate e tra vent’anni potrete dire:

    Io, quando sfilavo alla Fashion Week…”

     

  • Instagram Logo

    Ecco chi sa usare veramente #Instagram


    Instagram risolve problemi
    (come Mr. Wolf di Pulp Fiction).

    Se siete alle ricerca di un esempio per far capire ai vostri genitori settantenni a cosa servono veramente i social media, a parte rivedere i compagni delle elementari, o se vi interessa una buona pratica di servizio al cliente, ecco il caso che fa per voi.

    L’antefatto.

    Passeggio per Milano con i miei figli e la mia attenzione viene attratta da una vetrina di cornici artistiche. Entro a razzo per chiedere informazioni. Non faccio in tempo a dire buonasera che mia figlia tocca una mucca da collezione (avete presente la Cow Parade? ).

    Precisamente questa:

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    Non solo la tocca, ma scaraventa sotto un mobile il vitellino, il quale si rompe tutte le zampe.
    Merda.
    Il negoziante pretende un risarcimento, essendo una mucca da collezione.
    Merda. Sì, l’avevo già detto.

    Noblesse oblige. Mi offro di acquistare un prodotto da collezione irreparabilmente danneggiato. Chiedo uno sconto, che mi viene concesso: sono 65 Euro. Per una bambinata.

    Porto a casa madre e figlio, a cui incollo le zampe.

    Passa un mese. La colf spolvera con enfasi il manufatto e il risultato è che le zampe si staccano ancora.
    Avendo esaurite tutte le imprecazioni off line, passo ad Instagram, dove posto una foto ispirata ad una delle più belle canzoni di tutti i tempi, “Il vitello dai piedi di balsa” degli Elio , ma inserisco anche l’hashtag #cowparade. Lo faccio solo per motivi di tracciabilità, non penso all’azienda.

    Bene, il risultato è questo (clicca sulla foto per ingrandire).

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    Quelli della Cowparade se ne accorgono e subito mi scrivono per chiedere cosa sia successo. Immediatamente si offrono di spedirmi un nuovo vitellino, gratuitamente.

    Adesso madre e figlio si sono ricongiunti nel mio salotto, così:

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    La morale della storia qual è?

    – Se siete un cliente e avete un reclamo o una semplice domanda usate i social per comunicare. Una telefonata al call center esiste per voi e per l’azienda. Una foto su Instagram per il mondo.

    – Se siete un’azienda sappiate che i vostri clienti parlano di voi ovunque, anche con le immagini. Le mucche della Cowparade si odiano o si amano. E si amano ancora di più se dall’Olanda qualcuno si accorge che siete dispiaciuti per il vostro vitellino rotto. Pure se non conosce gli Elio e le Storie Tese!

    E voi?

    Sono l’unica che per una volta è riuscita ad ottenere un trattamento speciale da un’azienda utilizzando i social? C’è luce in fondo al tunnel?

     

  • Principe

    Quando viaggiare è una questione di palle

    Mai come quest’anno alcuni degli amici di Facebook si sono dati da fare per farmi conoscere le loro recensioni di hotel e ristoranti su Tripadvisor. Non ero molto interessata ai loro luoghi di vacanza, ma se lo dovessi essere in futuro andrò certamente a leggermele ed anzi, magari li contatterò personalmente.

    Questo per chiedervi oggi, a vacanze concluse: usate i social per farvi un’idea dell’albergo in cui alloggerete? Cercate gli hotel su Tripadvisor e Minube? Credete a quello che leggete?

    Io tendenzialmente sì, perché quando un hotel mi interessa leggo parecchie recensioni, tra positive e negative, e cerco di valutare tutti gli aspetti con un po’ di buon senso. Mi sembra di ricordare che tempo fa in un gruppo Facebook dedicato all’argomento alcune blogger avessero comunicato possibili frodi ordite da agenzie senza scrupoli per generare recensioni così entusiastiche da risultare sospette. Finora non mi sembra di essere inciampata in alcun imbroglio ed anzi, al termine di un soggiorno mi è accaduto di concordare con tanti altri viaggiatori sugli aspetti negativi di un servizio in camera.

    Ma cosa succede quando un viaggiatore scrive una recensione su Tripadvisor e l’albergatore non solo non la gradisce ma lo contatta direttamente per chiedere una spiegazione?

    Questo è il mio caso.

    lettoTempo fa ho soggiornato in una città d’arte per un week-end romantico di coppia, regalo di amici. Siamo stati in un’antica dimora, nel centro storico, un posto veramente particolare, non il solito albergo. Come ogni palazzo antico aveva moltissimi pregi e qualche piccolo difetto. Per esempio non esisteva una sala per la colazione e bisognava andare in un locale delle vicinanze oppure in certi orari non c’era reception.

    Ho scritto perciò una recensione molto positiva, che senza dubbio invitava a frequentare questo posto, ma poi quando è stato il momento di indicare nel “numero di palle” il gradimento complessivo ne ho usate solo 3. Magari sono stata un po’ stretta, ma ho fatto la media.

    Dopo qualche giorno ricevo una telefonata: l’albergatore, veramente tanto perspicace da beccarmi su Tripadvisor anche se usavo uno pseudonimo, mi ha cazziata! All’inizio la telefonata mi è sembrata un’ottima cosa: il titolare di un’attività che fa attivamente del customer service e cerca di capire come migliorare. Il problema è che ha perso quasi subito la pazienza, accusandomi di inguaiarlo con i turisti americani, che non leggono l’italiano e guardano solo il numero delle palle. Come mi ero permessa di abbassargli la media delle palle?

    Insomma, la telefonata ha subito preso una piega assurda. Si aspettava forse che gli chiedessi scusa?! Più che customer service alla fine effetto boomerang.

    E poi c’è un altro aspetto, quello della privacy.

    Da un lato unire i profili Facebook e Tripadvisor può essere un’operazione utile, che rende più semplice scambiare consigli con gli amici. Ma dall’altro è poi veramente così necessario che tutti sappiano dove andiamo in vacanza, cosa ci piace e quanto spendiamo? Mah.

    Un amico che viaggia moltissimo per lavoro e non conosceva le mie abitudini turistico-internettiane mi esprimeva la sua perplessità: ma chi cavolo ha tempo e voglia per mettersi a scrivere recensioni su hotel, ristoranti etc.? Che cosa ne ricava in cambio?

    In effetti, c’è la solita vecchia soddisfazione del condividere soprattutto le esperienze negative, ma esiste anche un aspetto ludico e narcisista: ti racconto dove sono stato di bello e mi gratifica esserti d’aiuto.

    E voi come vi regolate? Vi piace condividere le vostre esperienze di viaggio oppure siete dei lettori silenti ma interessati?

    Occhio, a quello che scrivete,

    magari qualcuno potrebbe chiedervene conto!

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    #Parigi con i bambini. Come e quando.

    Visitare Parigi con due bambini di 5 e 7 anni è possibile?

    Dipende da cosa vuole fare la vostra famiglia. Se come noi siete già stati a Parigi diverse volte, visitando Louvre, Versailles e musei vari, e quindi il vostro desiderio è vivere l’atmosfera della città, anzi, godervela senza avere l’incubo di vedere tutto il visibile e “limitarvi” a respirare il romanticismo, la bellezza e la storia di Parigi, allora è tutto molto divertente.

    Ecco i miei consigli.

    1. Innanzitutto la scelta del periodo è fondamentale.

    Se da fidanzati o single lo shopping pre-natalizio a 10 gradi sottozero poteva anche avere senso, beh, ora no. Parigi con i bambini va visitata durante una stagione decente. Temevamo il caldo del fine luglio, invece il clima è stato piacevole e ventilato, con un acquazzone sporadico a stabilizzare la temperatura.

    2. Quale hotel?

    Normalmente le stanze d’albergo a Parigi sono piccole e non brillano per la perfetta igiene. A noi è andata bene con un hotel scelto su Booking, Le Derby Alma. Come famiglia vi consiglio di privilegiare il rapporto qualità/prezzo piuttosto che scendere in qualche albergo in cui stare male per quattro notti di fila (la sera dovrete riposare bene!). Sulla posizione dipende molto dal tipo di visite che vorrete fare, ma la vicinanza ad una metro è essenziale. La colazione in albergo 99 su 100 è una fregatura (specie per il costo): se non è compresa nel trattamento uscite e fatela in qualche bistrot parigino: non solo è romantico ma almeno il caffè non sarà della macchinetta. Se sceglierete di stare nel 7° arrondissement vi segnalo due indirizzi che ci hanno soddisfatto: il Café Roussillon, situato nei pressi di una zona pedonale carina, con una colazione ottima e abbondante e la Boulangerie Lapelosa, il regno del croissant burroso, una libidine!

    3. La app indispensabile.

    Per girare Parigi senza stropicciare cartine il must è la app gratuita Visit Paris by Metro, messa a disposizione dalla RATP. Downloadatela prima di partire, vi offrirà la visione totale della rete di collegamenti parigini (RER compresa), la carta di Parigi, informazioni sui principali monumenti e la possibilità di inserire indirizzo di partenza e arrivo per trovare i mezzi più comodi.

    4. Il famoso abbonamento alla metropolitana serve?

    Se non siete dei camminatori sì, altrimenti no. Dipende molto anche da come costruirete la vostra visita. Prima di raccontarvi cosa abbiamo fatto noi, vi dico che abbiamo comprato un carnet da 10 biglietti e non li abbiamo usati tutti.

    5. I nostri itinerari family-friendly

    Premessa: secondo noi, per conoscere una città la cosa migliore è camminare per le strade e seguire il flusso con occhio curioso. I mezzi pubblici servono se non vi piace/non potete camminare, fa freddo, siete in ritardo.
    Alla mattina ci piaceva svegliarci con calma, iniziare con un’abbondantissima prima colazione e via per tutto il giorno. Merenda alle 14.00, rientro in hotel ore 19.00, relax e cena fuori. Questo programma ci ha consentito di vedere moltissimo muovendoci a piedi. C’è da dire una cosa determinante: ovunque voi andiate troverete nelle vicinanze un parco o un giardinetto con giochi, sabbiera e fontanella. Ciò significa che i bambini possono riposare e svagarsi dopo aver camminato a lungo e resistere tutto il giorno in giro per la città.

    Ecco alcuni esempi:

    ITINERARIO 1: Perlustrazione del quartiere circostante la Tour Eiffel, salita della stessa a piedi (vi permette di saltare una lunghissima coda), visita tranquilla con foto à go go, favolosa passeggiata sulla Senna che d’estate si trasforma in luogo di happening aperto a turisti e parigini. Che esperienza piacevole! Guardate il sito Les Berges (Gli argini) giusto per avere un’idea: installazioni, aree relax eco, spazi di gioco per bambini, la spiaggia con i secchielli (nessuno che se li porti via), serre galleggianti…ormai Paris Plage è un appuntamento che si ripete ogni anno. Approfitto del blog per ringraziare pubblicamente Les Berges che mi hanno permesso di DORMIRE (!!!) su una sdraio mentre i miei figli giocavano.

    sabbia

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    doccia_sonora

    Per finire la giornata, arrivo ai giardini delle Tuileries, magnifici, su cui si affaccia il Louvre con annesse piramidi (e qui immaginatevi la curiosità dei bambini), e in cui d’estate è installato un luna park. La serata si conclude con salamelle e kebab, un giro sulla ruota panoramica (uau!) e passeggiata romantica in Place Vendôme dove un gruppo di ballerini di tango amatoriali si scatena a saracinesche abbassate.

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    ITINERARIO 2: Montmartre e Sacre-Coeur, il top del turistico. Dopo tanti anni lo posso dire: andateci per la splendida vista di Parigi e perché con i bambini il quartierino è divertente, ma la Chiesa è un luogo di simonia (inviterei Papa Francesco a farsi un giretto in zona candele) e i negozietti pittoreschi alla mia età non mi fanno più impressione. Però poi camminate da lì fino alle Galeries La Fayette, nel cui reparto gastronomia consiglio caldamente di soddisfare la vostra fame! Noi abbiamo mangiato greco, cinese e francese, senza dimenticare di farci spennare al reparto foie-gras (de gustibus).

    dolcetti

    – Poscia, dirigetevi a Les Halles, dove digerirete seduti di fronte al Beaubourg assistendo ad uno dei tanti spettacoli di strada.

    clown

    Voi mamme ad un certo punto ne approfitterete per girare da sole nelle varie boutique di zona, ricordandovi di quando giovani e garrule molestavate Pierre Cosso, pensavate che avreste sposato un francese charmant e vi dedicavate allo shopping selvaggio. Quando vi sarete riprese e tornate in famiglia, foto ricordo alla fontana lì accanto e via, prima al Hotel de Ville di fronte a cui il Comune ha pensato bene di piazzare 4 campi da beach volley (!), poi giretto dentro e fuori Notre Dame e infine rientro in albergo, percorrendo la Senna al tramonto.

    pallavolo

    ITINERARIO 3: mattina in bateau mouche o similari (evitare la versione cena notturna, perché prima dei 10 anni le teste cadono nel piatto). Grandi e piccini lo adorano. Potrete anche mostrare ai bambini le case-battello sull’acqua, così romantiche.

    casa_barca

    Scendete al Trocadero, foto opportunity e finalmente metro fino a Plâce des Vosges, una delle piazze più antiche e affascinanti di Parigi. Fantastico giretto a piedi in zona e già che ci siete attraversate la Senna andandovi a guardare almeno la facciata dell’Institut du Monde Arabe, con un complesso sistema di finestre ed illuminazione. Mica per niente, solo che così allungherete un po’ e finirete in Saint-Germain, che, per quanto turistico, va visitato per la sua ricca storia.

    ITINERARIO 4: con bambini piccoli abbiamo evitato accuratamente musei troppo pesanti (ci torneranno in gita scolastica), ma almeno uno andava visto, il Quai d’Orsay con la collezione dedicata agli Impressionisti. I nostri due, sebbene abituati ai musei d’arte, sono stati particolarmente molesti. Fate voi, è chiaro che il Louvre merita, è da decidere in che condizioni.
    Per rigenerarvi vi butterete ai Jardins du Luxembourg, che gioia per gli occhi! E poi potreste decidere di affittare le barchette telecomandate da far veleggiare sulla fontana!

    ITINERARIO 5: ci sono tre posti in cui mi sarebbe piaciuto portare i miei bambini, ma ho preferito privilegiare altri interessi. Ve li segnalo: il Jardin d’Acclimatation, che mi sembra un posto fantastico, forse un po’ fuori mano, e Le Jardin des Plantes. Certo, c’era anche Versailles con relativi giardini, ma se avessi insistito per andarci tutti e quattro mio marito avrebbe chiesto il divorzio. Hélas, sarà per un’altra volta.

    Riassumendo:

    – Parigi val sempre una messa
    – Con i bambini occhio al meteo.
    – Usate Tripadvisor e Booking. Funzionano.
    – Evitate i classici musei.
    – La grandeur francese esiste, ma abita solo nel centro di Parigi. (Sulla RER si può viaggiare anche a 40 gradi con i finestrini piombati, e in piedi. In centro comunque ci sono anche molti accattoni, ci si sente a casa.)
    – Per divertirvi basta poco: lasciate che la giornata fluisca da sé, non forzate troppo gli eventi, gli imprevisti potrebbero sorprendervi positivamente.

    arrampicata

  • 20130725 221536

    Cose da sapere prima di andare a #DisneylandParis

    castelloIl castello della Bella Addormentata.
    Topolino, Pippo, Paperino e tutti i personaggi dei cartoni Disney a grandezza umana.
    L’illusione di entrare in un film, che le fiabe siano vere.
    La libertà di essere bambini per un giorno senza dover sembrare a tutti i costi degli adulti ragionevoli. Vivere la gioia riflessa negli occhi dei nostri figli quando urlano il nome di un personaggio come se fosse vero.
    Questo è il motivo per cui almeno una volta nella vita si va a Disneyland, per viverne la magia.

    Per la nostra famiglia questa è stata la prima volta, l’età dei bambini (5 e 7 anni) era quella giusta per spalancare gli occhi dalla meraviglia e anche noi genitori ci siamo divertiti.

    Però a onor del vero ci sono varie cosette dietro al Sogno e ve le racconterò per aiutarvi a programmare il vostro viaggio:

    Disneyland è “the magic”, come non fanno che ripetervi ogni altoparlante e opuscolo presenti nel Parco, quindi dovete tornare bambini e abbandonarvi all’irrazionale. Lasciatevi andare all’orgia di musica, colori ed emozioni. Tutto, dagli allestimenti ai costumi, seppure punti a lasciarvi a bocca aperta, è studiato e pianificato nei minimi dettagli e trasuda professionalità american style.

    – EuroDisneyland è a Parigi, ma nel momento in cui varcate il cancello del villaggio siete a tutti gli effetti negli States. Ciò significa che ogni hotel è la riproduzione di abitazioni e ambienti USA, i menu sono iperproteici e propongono junk food per la gioia di grandi e piccini, ovunque negozi a marchio Disney offrono la possibilità di acquistare gadget, pupazzetti, magliette con Topolino e C..

    Vivere la magia Disney, quale che sia la vostra scelta, costa un botto. Non è tanto il prezzo del biglietto a fare la differenza, quanto il marketing-pensiero che anima tutta la vostra permanenza nella struttura. Voglio dire che qualsiasi cosa vogliate, potete averla, ma ha un costo. Non volete fare la coda ad un’attrazione particolarmente affollata? No problem, vi comprate il Fast Pass e tornate nello slot temporale indicato. Avete sete? 3 Euro di bottiglietta d’acqua non si negano a nessuno. Il pelouche meno caro 15 Euro e via dicendo. In sé sono costi anche accettabili, il vero punto è che siete all’interno di un sistema dove venite continuamente sollecitati a spendere per qualche cavolata che, se non state attenti, alla fine si traduce in un centone di extra al giorno.

    Ammetto che tutto ciò mi affascina. Questa capacità di esecuzione delle tecniche di vendita unite all’amore che tutti noi proviamo per il brand Disney ed alla sua forza, l’assoluta assenza di casualità nell’erogare i servizi da divertimentificio globale su larga scala, per migliaia di persone ogni giorno…sono encomiabili. Il fascino del lato oscuro della forza (qui parla la markettara che è in me).

    Quanto tempo restare a Disneyland Paris?

    Ciò premesso, per pianificare nel modo migliore la visita a EuroDisney dovete prima farvi un esame di coscienza: ci andate solo per i vostri figli o sotto sotto siete rimasti dei bambinoni che vogliono credere alla favole?
    Non è una domanda inutile, perché la risposta si traduce in due modi diversi di organizzare il viaggio.

    Se Disneyland è solo il sogno dei vostri bambini e voi fondamentalmente siete degli accompagnatori, vi suggerisco di dedicare al parco solo una giornata. Se proprio volete stare più tranquilli e visitare anche l’attiguo parco Walt Disney Studios, dormite una sola notte in uno degli hotel (varie le categorie) presenti all’interno del resort o nelle immediate vicinanze. Come ospiti di uno degli alberghi avrete il vantaggio di accedere al parco alle 8 del mattino, prima che sia aperto anche a chi viene da fuori.

    Se invece siete come me (strumentalizzo i miei figli per far vivere la bambinona che è in me), non potrete fare a meno di acquistare uno di quei pacchetti 2 notti/3 giorni ai due parchi per avere la possibilità di visitare tutto con calma, ripetendo le attrazioni più divertenti e purtoppo ammortizzando le inevitabili code.

    Quali sono gli alberghi migliori?

    Se leggete il mio blog immagino siate genitori e quindi vi consiglio di andare sul sito Disneylandparis.it e selezionare la sistemazione in base al vostro budget. Se invece foste una coppia di fidanzati giocherelloni, fate come la sottoscritta molti anni fa: cercatevi un hotel basic ed economico fuori dal villaggio e arrivateci in macchina.

    Quest’anno la nostra famigliuola ha optato per il Sequoia Lodge: centinaia di camere con doppio letto matrimoniale, pulite, funzionali, comodissime per visitare il Parco. E’ circondato dal verde e non immaginavo di trovarlo così piacevole. La piscina ha uno scivolo che piacerà molto ai vostri figli.

    Pensavate di essere a Disneyland e invece…

    Ecco, è la mattina del vostro primo giorno, siete eccitati come bambini, i vostri figli si sono svegliati alle 6 per essere già di fronte ai cancelli al momento dell’apertura, MA…
    Così come all’Autogrill potete andare alla cassa solo dopo aver visionato tutti i prosciutti in offerta, anche a Disneyland non potrete entrare prima di essere passati ed usciti dal Disney Village.
    Che all’inizio vi sembrerà pure un bel posto, pieno di ristoranti, bar, negozi colorati, musica, ma dopo la prima sera passata a cercare qualcosa di umano da mettere sotto i denti si rivelerà ai vostri occhi per quello che è: un mungitoio dove le mucche siete voi e si mangia pure male. Vi consiglio fortemente di andare dritti da Mcdonald’s dove servizio e rapporto qualità/prezzo non vi tradiranno. Tenete duro che in Francia si mangia bene, basta uscire dall’enclave USA ed è fatta.

    I must di Disneyland

    Gli appuntamenti della giornata sono la Parata con i carri dei personaggi alle 19.00 e lo show “son et lumière” al Castello della Bella Addormentata alle 23.00.
    Ho cercato di resistere e fare la cinica, ma quando tra tutti ho visto passare Mary Poppins che ha salutato ME…beh, mi sono venuti i brividi, che gina.
    Le attrazioni divertenti sono tante. Ai nostri bambini sono piaciute in particolare quella di Buzz Lightyear e nei Walt Disney Studios gli stuntmen in macchina.

    Lo shopping

    Come vi dicevo, è caro, ma ci starebbe se al giorno d’oggi non fosse possibile acquistare molti oggetti anche nello store Disney della nostra città. Quindi il consiglio è: selezionate. Noi siamo entusiasti della spada laser da Jedi personalizzata che ci siamo costruiti scegliendo ogni singolo pezzo. Cosa c’entra Star Wars con Disney? Non sapevate che Disney si è comprata il marchio dando vita a simpatiche commistioni?

    STARWARS

    Riassumendo:

    Disneyland: 9
    Walt Disney Studio: 7,5
    Disney Village: 4
    Sequoia Lodge: 8
    Per organizzare la vostra  vacanza: http://www.disneylandparis.it

     

     

     

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  • Mangiare troppo gelato e la guerra dei mondi

    E’ inutile. Quando arriva luglio e porto i figli nella casa di vacanza della nonna nel Paese di Lontano Lontano, l’inattività, il consumo forsennato di gelato, la piscina e i giochi dei bambini, ma soprattutto l’assidua frequentazione di pensionati giocatori di carte, mi tira fuori le solite considerazioni filosofiche.
    Ne avevo già parlato l’anno scorso (qui), quando mi descrivevo sola nel tentativo di scansare il meteorite che cercava di prenderci in pieno. Quest’anno invece pare che anche le generazioni che ci hanno preceduto si siano accorte che qualche problemino il nostro Bel Paese ce l’ha. Non per altro, è bastata l’IMU sulle seconde case nel Paese di Lontano Lontano per aprire gli occhi (o almeno uno dei due) a un po’ di gente.

    Insomma, ognuno di noi trae gioia e motivazione dagli affetti più cari, dalla salute, dagli interessi, dal lavoro (se c’è), però in Italia quando si apre il giornale la mattina verrebbe subito voglia di richiuderlo. Per fortuna qui chiuso il giornale si fa un tuffo in piscina e vada tutto come deve andare.

    Stasera, quando finalmente i miei figli sono andati a dormire dopo la visione di una puntata del mitico “Occhi di gatto” (ma ve lo ricordate? Che trama idiota, certo che gli spunti porno-lesbo-soft della cultura giapponese hanno ancora un enorme appeal sulle menti delle bambine di oggi), ho letto questo post di Andrea Stroppa e ho sperato che un giorno i miei figli siano svegli così.

    Per caso ne è uscita una conversazione con mia madre.

    – Mi spiace, ma la nostra generazione vi odia. – Le ho detto.
    – Avete avuto opportunità senza aver studiato, pensioni non commisurate al vostro reddito, un tempo facile in cui non serviva conoscere il mondo e bastava lanciare semi a caso per far crescere un baobab…

    Giustamente mia madre, come milioni di altre brave persone come lei, non capisce quale sia la sua colpa.
    Io le dico che a votare negli anni ci sono andati loro, che i politici incapaci di guardare al futuro se li sono scelti senza il minimo dubbio, che hanno vissuto – in buona fede – nel qui e ora.
    E lei mi dice l’ovvio: che la sua generazione era composta di gente onesta, lavoratrice e schiettamente ignorante, a sua volta figlia di ignoranti. La loro unica preoccupazione era arrivare a fine mese, il posto fisso, permettersi l’acquisto di una casa. Quando le condizioni economiche generali permettevano a questi desideri di realizzarsi, le persone potevano ritenersi soddisfatte e a questo si pensava.
    Mi dice che oggi noi siamo più istruiti, consapevoli, informati, che ci poniamo domande.

    E’ stato un dialogo sincero e francamente sono contenta anche solo per il fatto che finalmente si sia riusciti a parlare di certe cose senza offendersi, perché i nostri vecchi si offendono quando gli facciamo notare che ci hanno fottuto discretamente bene (pur non avendone avuto l’intenzione).

    I miei figli passano delle bellissime giornate, piene di sport, amici, attenzioni di mamma e nonna. A volte, la sera prima di addormentarci, io e Marito ci chiediamo cosa racconteremo loro di questi anni, di come ne saremo usciti, di come abbiamo lavorato per il loro futuro.

    Chiudo con una nota simpatica che vuole essere anche di ottimismo.
    Oggi mi è accaduto di ascoltare involontariamente una conversazione tra ragazzi undicenni che si stavano presentando l’uno all’altro.
    – Io sono appassionato di meccanica e scienze.
    – Anche io di scienze e ho appena studiato il principio di Archimede. Guarda, faccio questo tuffo e ti spiego cos’è.
    – Bello. Invece a me piace lavorare il legno. Il mio papà mi ha costruito un banchetto da lavoro, a casa.
    – Se vuoi, ti insegno il karate.

    Ecco, a me questi due sono piaciuti. E quando penso al futuro dell’Italia penso soprattutto ai ragazzi così.

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