Tra il pippone filosofico e il buon senso della madre dei suoi figli

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Tra il pippone filosofico e il buon senso della madre dei suoi figli

La generosità si può insegnare?

Di questo si parlava con Nicoletta Carboni e Jolanda la scorsa settimana ad “Essere e Benessere” su Radio 24.

E’ una domanda che mi porto dentro da alcuni giorni e su cui mi succede di ritornare tra me e me, sia perchè sono direttamente coinvolta in episodi di vita quotidiana dei miei figli sia perchè di generosità “sociale” in giro mi sembra di vederne molto poca.

Intanto mi chiedo: ma da quando la generosità è un valore?

Mi viene da rispondere: da quando Gesù ha iniziato a predicare. Per carità, non pensate a un post filocattolico, infatti sono convinta che Gesù sia l’unico comunista superstite sulla faccia (del cielo) e della Terra!

Molti i messaggi nei Vangeli: porgi l’altra guancia ovvero elogio della non violenza, date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio giusto per restare nel campo della divisione dei poteri, i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi per ricordarci che nella vita abbassare la cresta può essere utile.

Non ho una visione cattolico praticante né della mia vita né di quella dei miei figli, ma sono convinta che anche il più laico degli italiani non possa non dirsi cattolico per la matrice culturale che ci accomuna tutti.

Fatto sta che possiamo negare la Chiesa e la religione, ma non il messaggio rivoluzionario dei Vangeli.

Dunque, diciamo che la generosità è un valore, ma un valore che può essere percepito in modo diverso, in funzione delle società e dell’epoca in cui si vive.

Mi guardo intorno e mi sembra di vedere una città popolata di stronzi.

Piccole violenze quotidiane, gesti di menefreghismo giustificati dalla apparente scarsa rilevanza degli stessi, relativismo morale, individualismo accompagnato dal vuoto di pensiero, coazione consumistica a ripetere. Non so se questo sia l’effetto che fa Milano su chi ci vive. Una volta – prima dei figli – forse ero lobotomizzata pure io.

Insomma, mi sembra che la generosità intesa come senso civico e saper stare al mondo oggi come oggi vada poco di moda.

Guardo mio figlio e mi intenerisco. E’ un bambino veramente generoso, ogni tanto rimango a bocca aperta per la meraviglia di vederlo dirimere piccoli contrasti tra bambini, cercare soluzioni per venire incontro ai capricci della sorella, offrire la sua merenda (!) agli altri.

Mi chiedo se ho fatto bene a tirarlo su così, forse troppo sensibile, così come si dimostra quando piange perchè un accordo non si trova e un bambino ha voluto prevaricarlo, perchè a volte soluzione non c’è ed esiste invece il rifiuto e va bene così perchè fa parte della vita.

Nonna Beat dice che un giorno conoscerà una Stronza che lo metterà sotto i piedi. Tralascio ogni commento sulle madri e le nonne dei figli maschi!

Che poi il concetto di generosità chiama con sé quello di spontaneità e responsabilità.

Non credo che faccia bene ai nostri figli l’altruismo inculcato come un dovere, è un moto che deve venire da sé, altrimenti li fa stare male per aderire ad una sensibilità che non è la loro. Ricordo che una volta Fagio pianse tutto il giorno all’asilo perchè inconsapevolmente non gli avevo permesso di esternare tutta la sua rabbia verso la sorellina che gli aveva rotto un gioco. Io ci rimasi di stucco, ma mi servì ad aprire gli occhi.

Quanto alla responsabilità, è chiaro che se ti do in prestito qualcosa di mio io e te dobbiamo ricordarci che esistono delle regole che giustificano il nostro scambio. Io bambino devo restare responsabile del mio oggetto, liberarmene ed appropriarmene in un rapporto che mi insegna a staccarmi dalle cose e a relazionarmi con gli altri.

Ma c’è una cosa che ho capito e me l’ha insegnata mio figlio: alla base di tutto c’è l’empatia.

Riuscire ad immedesimarsi nei panni degli altri è il presupposto della generosità.

Quindi, per rispondere alla domanda: no, la generosità non si insegna, ma si insegna l’empatia.

Il resto viene tutto da sé, fuori e dentro le mura di casa.

  1. Do minore
    Do minore10-20-2010

    Esatto, l’empatia sta alla base di tutto. Si insegna, l’empatia? O la si trasmette con la cura e la vicinanza che ci permettono di stabilire un legame esclusivo con i bambini, che così riescono a mettersi in sintonia con i sentimenti di chi si occupa di loro? Aggiungerei a quello che hai scritto, dall’esperienza dei comportamenti di Re e Sol, che un altro portato dell’empatia è un senso fortissimo della giustizia, che spinge i bambini a interessarsi di quello che succede agli altri e a intromettersi quando vedono commettere dei torti, per provare a difendere chi li subisce.

    PS sull’empatia potresti dare un’occhiata qui: http://impromptu2009.blogspot.com/2010/08/il-bambino-filosofo-amore-e-legge.html

    • M di Ms
      M di Ms10-21-2010

      E’ proprio quello che succede anche a noi con Fagio, che non solo è una pentola di fagioli borbottante contro la sporcizia per strada, ma si intromette anche negli affari degli altri bambini. Un po’ come suo padre, che con i tempi che corrono rischia sempre di incontrare qualche squilibrato…
      Comunque meglio così!

  2. Lanterna
    Lanterna10-21-2010

    Mia madre mi ha sempre rimproverato di essere egoista. Voleva insegnarmi un tipo di altruismo basato sul sacrificio, non sull’empatia.
    Ecco, io oggi ritengo di essere sanamente egoista, ma molto empatica. E questo mi aiuta a fare un lavoro dove spesso devi ascoltare i piccoli e grandi problemi degli altri (studenti e docenti) e fartene un po’ carico.
    Esempio: ieri una ragazza mi dice che era iscritta al primo anno di Medicina e ha dovuto mollare perché sua madre si è ammalata ed è morta di cancro. Un suo prof, vedendola brava, voleva cercare di farle fare due anni in uno. Ecco, anche se non fa parte dei miei compiti strettamente istituzionali, io per quella ragazza farò tutto ciò che posso, perché il suo dolore mi colpisce e non voglio che nient’altro di stupido vada a caricarsi sulle sue spalle. Non la conosco, l’ho sentita solo al telefono, ma cerco di immedesimarmi in lei.
    Se più gente facesse questo esercizio, staremmo tutti meglio. E no, non è un problema di Milano: gli stronzi sono equamente distribuiti su tutto il territorio mondiale.

    • Mamma Cattiva
      Mamma Cattiva10-21-2010

      Non è che noi due siamo sorelle?

    • M di Ms
      M di Ms10-21-2010

      In questo tuo post ho riconosciuto mia madre, che è esattamente come te: empatica (anche se non tantissimo) e sanamente egoista. Forse perchè ha avuto una madre (io una nonna) veramente vittimista. Di questa generosità proprio non sentiamo il bisogno, vero?

  3. itmom
    itmom10-21-2010

    credo molto nell’empatia che ti fa capire o almeno tentare di capire quello che prova un’altra persona.

    a me l’educazione cattolica ha ‘insegnato’ a essere generosa nel senso di rinunciare io a favore degli altri, stando male io come hai detto bene tu.

    non è giusto, ed è molto difficile riuscire a non trasmettere ai nostri figli questi retaggi di un’educazione fondata sul senso di colpa, che abbiamo ricevuto da suore, preti e genitori.

    empatia è una bella parola e un concetto che va unito insieme al rispetto per gli altri e per se stessi.

    • M di Ms
      M di Ms10-21-2010

      Il senso di colpa, il dramma alla base del sentire comune italiano!
      Non pensi? Certe volte alla base di non scelte anche politicamente rilevanti c’è sempre questa ipocrisia di fondo, per non parlare del rapporto tutto italico con il denaro, per cui se guadagno devo un po’ tenerlo nascosto, mentre gli anglosassoni sono orgogliosi dei propri stipendi.

      Quanto alla mia famiglia, ci stiamo per confrontare con la vendita natalizia di beneficienza che con il senso di colpa ha molto a che fare. Eppure trovo che sia sempre una cosa utile, altrimenti, pur in famiglie equilibrate, i nostri principini avrebbero ben poche occasioni per capire che esiste gente che non va in piscina, a inglese e in giocheria.

      Resto cmq convinta che la generosità vera sia proprio parte del carattere (c’è o non c’è) e che il troppo stroppia. A me per es. a volte sembra di essere troppo disponibile tanto da diventare invadente. Non è che l’eccessiva generosità sia un po’ patologica? Come un bisogno eccessivo di essere accettati dagli altri…

  4. Mamma Cattiva
    Mamma Cattiva10-21-2010

    Bello Veronica. In questo periodo mi sto chiedendo come fare ad insegnarlo al Doc? Non so se è per via delle professione che fa, che se si mettesse nei panni degli altri probabilmente si toglierebbe la vita, ma con i suoi figli è un disastro. E quindi prima ancora di insegnarlo a loro vorrei capire come si fa con un adulto.
    Fagio è dolcissimo…

    • M di Ms
      M di Ms10-21-2010

      Muble muble…. Cosa vuoi dire esattamente?

      Io non conosco il Doc, ma a volte la nostra scarsa empatia di genitori deriva dal pretendere che i nostri figli facciano i bravi, come li vogliamo noi.

    • Mamma Cattiva
      Mamma Cattiva10-23-2010

      Hai chiuso dicendo che bisognerebbe insegnare l’empatia ai nostri figi affinché riesca loro di diventare generosi. Io invece mi sto chiedendo come fare ad insegnarlo al Doc che a mio avviso non ha questo dono. Forse per indole o per sopravvivere al suo mestiere (non è per niente semplice mettersi nei panni di un genitore di bambini seriamente malati) ma lui per primo con i suoi figli proprio non riesce a mettersi alla loro altezza ed è terribilmente instransigente. Questo mi fa temere che un genitore poco empatico non possa insegnare ciò che gli manca. Siamo sicuri quindi che l’empatia si insegni? Non è magari una sensibilità nostra, caratteriale?
      Mi sono spiegata? 😉

      • M di Ms
        M di Ms10-24-2010

        Sì sì, ho capito.
        Forse il suo problema è che è severo e un po’ rigido e non sa mettersi all’altezza di un bambino. Li tratta come piccoli adulti? Pretende troppo?
        Forse li vorrebbe già belli e finiti e non da far crescere! 🙂

        Ci lo sa, forse certi sentimenti dipendono dall’educazione che si è ricevuta in casa.

  5. giuliana
    giuliana10-21-2010

    tempo fa ebbi una lunga conversazione notturna con mamma cattiva e flavia a proposito della generosità. lo ammetto, mi sono lasciata prendere un po’ la mano, ma nella sostanza quello che cercavo di spiegare è che la generosità in sé non è necessariamente un valore, perché in qualche modo implica sempre una relazione squilibrata tra chi dà e chi riceve. creando, inoltre, l’implicita aspettativa di “essere ricambiati”. ed è il motivo per cui è un concetto che non amo.
    so che nella realtà le cose non sono così radicali, ma mettendola al negativo è più facile: uno scarso senso civico è in fondo la resa di chi non si aspetta di essere ricambiato, e dunque non ha motivo di essere generoso.
    l’empatia (parola abusata anche questa, ma molto di moda, e comunque vorrei cambiarla, non mi piace) è un’altra cosa. non ci sono rapporti pari o dispari, c’è solo il “mettersi nei panni”, in base al quale decidi cosa fare.
    ho fatto anch’io il pippone, ma insomma in sintesi sono d’accordo con te 🙂

    • M di Ms
      M di Ms10-21-2010

      Beh, un commento molto interessante perchè fa subito sorgere la domanda: ma secondo te allora un qualcosa che possa essere definito “valore” deve avere come presupposto l’uguaglianza tra due soggetti?

      Ovvio che dare per ricevere (riconoscenza, denaro, qualcosa) non è generosità e non lo prendiamo nemmeno in considerazione.
      Secondo me, se l’atto generoso viene spontaneo fa stare bene chi lo fa, non tanto per ragioni di filantropia evangelica, ma perchè nel nostro inconscio viviamo situazioni di dissonanza che dobbiamo eliminare.

      Quanto al senso civico: io non credo che gli egoisti civici siano così perchè non si aspettano di essere ricambiati. Semplicemente se ne fregano degli altri. Non sono così evoluti! Al contrario chi ha senso civico si aspetta di essere trattato allo stesso modo. Qui entrano in gioco le due massime, molto simili all’apparenza e invece diverse: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te E fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te (Matteo). C’è una bella differenza!

      Quanto all’empatia, a volte c’è a volte no. Certamente le situazioni possono essere analizzate con immedesimazione ma poi le azioni possono essere egoiste. Per es. stamattina un tipo mi ha chiesto l’elemosina e io non gliel’ho data.

      • Lanterna
        Lanterna10-21-2010

        Io facevo una riflessione simile a quella di Giuliana (sul senso civico e sulla “generosità”) qui:
        http://luccioleelanterne.blogspot.com/2010/10/karma-e-superstizione.html
        Forse si potrebbe tradurre questo valore con magnanimità, nel senso latino del termine (e non con quella vena di paternalismo che l’essere magnanimo ha preso negli ultimi decenni).
        Se compi azioni buone e giuste perché hai un animo grande, non ti metti su un piano superiore rispetto a chi riceve beneficio dalla tua magnanimità. Ti comporti così perché è nella tua natura, punto.

  6. Mamma in 3D
    Mamma in 3D10-21-2010

    Arrivo dopo una serie di interessantissimi commenti a un post molto bello… e la prima cosa che mi viene da osservare è che non ci sono rimasti più vocaboli che riusciamo ad utilizzare senza sentirli contaminati dal retaggio culturale (cattolico o comunque tradizionalista). Sull’ormai abusato “empatia” siamo meno diffidenti probabilmente solo perché è di utilizzo più moderno…
    Rimane il fatto che, pur non sapendo come dircelo, mi sembra che siamo tutti d’accordo e che il centro sia quello richiamato sia da M di MS che da Giuliana: che il valore sia il “mettersi nei panni di”, l’avvicinarsi perché realmente “quello che succede a te potrebbe succedere a me”, perché davvero “siamo uguali” magari non nella situazione contingente ma nella nostra umanità. Questo vorrei che imparassero i miei figli, senza pensare per questo di togliere nulla all’importanza del merito e della responsabilità, solo ricordando loro che c’è un limite a quello che possiamo controllare e che le difficoltà possono essere meno dure se non le si affronta da soli.

  7. Rossana
    Rossana10-27-2010

    Ciao, io penso che la generosità, come l’empatia, come anche la buona educazione, non si insegnino ma innanzitutto si trasmettano. Con l’esempio, la vicinanza, i modi di fare, gli atteggiamenti di generosità empatia ecc che abbiamo innanzitutto noi con i nostri figli.
    Ed è anche vero che il contesto aiuta. Vivere in città popolate di stronzi, come dici tu, può portare “fuori strada” anche il figlio più beneducato. E di questo mi sono resa conto da quando mi sono trasferita a Londra. Magari qui sono stronzi dentro, chi lo sa, ma dall’esterno sono davvero tutti molto “polite”, ed è un po’ più bello così 🙂

  8. ettuar
    ettuar11-04-2010

    Continua così, così poi a tempo debito gli presentiamo Alice… qualche anno di differenza cosa vuoi che sia:-)

    a proposito, ti andrebbe di partecipare ad una staffetta dell’amicizia tra blog, io ti avrei passato il testimone:-) http://mimangiolallergia.wordpress.com/2010/11/04/cous-cous-senza-glutine-al-ragu-di-coniglio/

    • M di Ms
      M di Ms11-04-2010

      Se pò fa!

      Grazie della staffetta. Partecipo volentieri perchè in questo periodo mi vengono in mente solo post un po’ pessimisti (sai, la congiuntura nazionale ed internazionale…).

  9. Monica
    Monica11-06-2010

    beh se è per questo c’è anche la congiura dentro le quattro mura: figlia malata, marito viaggiatore… io reclusa… ;-( intanto ci si vede presto:-)

Cosa ne pensi?