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Vivere felici in 30 sotto lo stesso tetto, ricordarsi di aver avuto 14 anni e stringere una manina

Ho 14 anni, sono un fuscello alto e acerbo, porto la minigonna fucsia, le ballerine verdi e non mi trucco. E’ la prima sera che vado nella discoteca del paese di vacanza e sto ballando al centro della pista con due amici. A mezzanotte uscirò e mi verranno a prendere i genitori con la macchina.

Ad un certo punto mi giro e chi vedo alla mia destra? Mio padre e mia madre, all’epoca quarantenni, che ballano fingendo indifferenza.

Ma non potevano aspettarmi fuori?!!! Dovevano proprio entrare e farsi vedere da tutti i miei amici?!!! Che vergogna. Ma come si permettono di invadere i miei spazi, di mostrarsi spensierati in mia presenza, di farsi notare?

Oggi che ho io quarant’anni mi viene proprio da ridere! Erano giovani (per gli standard odierni) e a me sembravano due vecchi.

Era proprio questo che pensavo mentre mi scatenavo come una pazza insieme alle mie amiche, tutte mamme di adolescenti, durante la nostra vacanza di Pasqua in Spagna. Musica a manetta, le mamme che iniziano ad ancheggiare come baiadere (un marito si è pure permesso di definirci “tamarre anni ‘80”), le fronti madide di sudore, le coreografie sempre più sceme, le risate starnazzanti.

I figli, tutti seduti a bordo pista, attoniti. Qualcuno esce con aria imbarazzata, non sanno se ridere o vergognarsi, nel dubbio si stringono nelle felpe A&F e si danno di gomito. Ad un certo punto spunta un cellulare che riprende la scena, le ragazze sghignazzano apertamente e via, ci filmano senza pietà: siamo carne da YouTube!

Guardo le ragazze e mi fanno una tenerezza immensa. In loro rivedo me. E’ tutto più facile se i genitori fanno i matusa, si limitano alle loro attività stereotipate (non fare questo e quello, hai studiato?, tieni la mancia), di qui i giovani, di lì i vecchi.

I miei bambini sono piccoli. Però, ogni anno, quando a Pasqua ci chiudiamo in una villa isolata in 14 adulti e 17 figli (dai 3 ai 18 anni), sono improvvisamente catapultata nel mondo dell’adolescenza e la studio, cerco di capire e di prepararmi per quando sarà il mio turno. Eppure ho come l’impressione che a quell’età esista molta più libertà di comunicazione con i figli degli altri che con i propri, che desiderano staccarsi da noi.

Ho notato che i maschi sono più inclusivi con i piccoli. Forse restano più bambini e mantengono la capacità di giocare (alla loro età mi limitavo a snobbare i miei compagni dicendo che si atteggiavano a uomini ma erano dei bambinoni). Le ragazze invece, a 15/16 anni sono già donne, parlottano tra loro, hanno una marcia in più, sono intraprendenti, lo sguardo sveglio.

E la sera noi adulti ad allestire due immensi tavoli per la cena, dando la precedenza al tavolo dei “bambini”, che arrivano come cavallette su pastasciutte e porzioni giganti di carne alla griglia, urlando, cantando, chiamando “Mammaaaaaa, il formaggioooo!”, anche se portano il 47 di piede…e la mamma (una a caso, nella comune i ragazzi sono di tutti) che arriva e allunga quel che serve, pensando che magari è l’ultimo anno che il figlio viene in vacanza con i genitori e allora coccoliamocelo un po’, finché c’è.

Terminata la loro cena, può iniziare la nostra, molto più silenziosa, dove chiacchieriamo bevendo del buon vino senza chiederci dove sia finita l’allegra masnada. Non me lo chiedo neppure io: i miei figli si appiccicano ai grandi, nelle loro camere da letto, dove ascoltano i discorsi dei “grandi” (anche le parolacce!), assistono ad interminabili partite sull’ipad (vietato a casa nostra), inevitabilmente li ammirano e si affezionano.

Al mattino mi piace fare colazione prima degli altri, perché poi arrivano tutti e via con le tazze XXL di latte e Nesquik. Il giorno di Pasqua 17 pugni spiaccicano all’unisono 17 uova di cioccolato, aprono 17 sorprese e fanno ciao ciao all’obiettivo di altrettante macchine fotografiche.

A spasso per Barcellona siamo un gruppo simil-scolastico che si allunga paurosamente sulle ramblas. Dopo musei e cattedrali, i ragazzi invadono entusiasti i negozi di chincaglierie e qualcuno chiede e ottiene il via libera per girare da solo.

I miei piccoli corrono, ridono e ogni tanto si lamentano che hanno sete, ma sono bravi e camminano senza mai lamentarsi. Stringo forte la loro manina, a volte tirandoli per un braccio:

Attenti che il semaforo è ancora rosso.

Postilla tecnica

Quando racconto in giro che andiamo in vacanza in almeno 30 persone in un’unica enorme casa tutti strabuzzano gli occhi, perchè stare insieme ed organizzarsi potrebbe apparire una sfida troppo difficile.

Lo credo anch’io e il merito della riuscita di quest’impresa è tutto dei nostri amici, che non solo sanno organizzare molto bene ogni cosa, ma hanno anche una capacità di adattarsi alle situazioni e di rispettare le esigenze di tutti veramente fuori dal comune. In particolare abbiamo un paio di padri amanti della cucina…su larga scala, che non aspettano altro che passare le vacanze di Pasqua a cucinare su due turni e riempire il frigo di capretti interi, secchielli da 5 chili di Nutella, finocchione giganti, jamon serrani. Insomma no barbecue no party.

Se a qualcuno dei miei lettori interessasse approfondire il discorso case da 15 camere da letto, 10 bagni, 2 piscine, 2 ping pong, 2 bigliardini vi lascio il link della nostra ultima casa spagnola. Mi piacerebbe tanto organizzare una vacanza così con le mie amiche blogger, ma temo che ci sia qualche ostacolo di tipo culinario: o viene Natalia Cattelani a farci da mangiare o tutti a casa!

Storico dei post sulle vacanze di Pasqua

Villa Arzilla

Pasqua in kibbutz

Pasqua in kibbutz

Grazie allo stretto monitoraggio di Amico Pediatra, che era anche il capo cordata della vacanza pasquale, il piccolo Fagio ha smaltito la varicella permettendoci di passare almeno 3 giorni in Francia, così come originariamente programmato.

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