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Non è il supermarket dell’amore 13/01/2012

Posted by M di Ms in Società.
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Oggi vi propongo un argomento delicato, perché si fa presto a dire “beneficenza”, ma secondo me non tutte le iniziative, pure se lodevoli, sono uguali. E non ne faccio una questione di soldi.

Mi ferma l’ennesima ragazza con la pettorina arancione. Sono di buonumore e mi lascio fermare, pentendomene quasi subito. La ragazza si esprime bene, ha uno sguardo intelligente, si impegna, si presenta molto meglio di altri suoi colleghi che mi è accaduto di incontrare.

Prende il fiato e quasi in apnea mi spiega il concetto di adozione a distanza, contributo mensile, costo di 80 centesimi al giorno, corrispondenza mensile tra l’adottato e l’adottante. Mi mostra la foto di una bellissima adolescente brasiliana, di famiglia numerosa ed indigente.

Aderisco? La facciamo questa bella adozione a distanza?

Ora.

Siamo in mezzo alla strada, nel traffico e nel casino. Ho un calo degli zuccheri. Già che ci siamo mentre la ragazza mi parla arriva un rom con la mano tesa e io mi innervosisco.

No, non la faccio l’adozione a distanza. E non perché io sia contraria.

E’ che non siamo al supermercato dell’adozione a distanza. Guardo la foto della ragazza: bella, sorridente, positiva. Le avranno detto di fare un bel sorriso così qualcuno “la compra”. Provo imbarazzo per lei e per me.

E’ che non penso siano decisioni che uno debba prendere tra lo shopping dei saldi e il pranzo. Non stiamo parlando di una donazione impersonale, un atto di beneficenza una tantum, un regalare abiti, soldi. Si tratta di regalare un pensiero costante, un pensiero di amore e solidarietà a questa ragazza sconosciuta.

Non è che l’interesse per lei mi arriva in cinque minuti di stop nel traffico di Milano, non funziona così.

Magari vorrei parlarne a mio marito, magari vorrei coinvolgere i miei figli, spiegare loro cos’è l’adozione a distanza, renderli partecipi affinché questo diventi un progetto nostro, di famiglia, educativo.

Magari preferisco adottare “in vicinanza” qualche famiglia o bambino italiano.

Magari a me l’adozione a distanza non interessa, mi impegna troppo. Faccio altro nei modi che ritengo io.

E invece la ragazza mi guarda in cagnesco, mi dice che sono la prima a risponderle così. Chi lo sa, magari sono l’unica che le ha dato retta.

E nel frattempo rifletto anche sulle nuove occupazioni dei nostri giovani, tra cui il “Fund raiser” che spicca per onnipresenza nelle nostre piazze. Penso a che lavoro frustante sia: fronteggiare l’indifferenza dei passanti e magari pure qualche sofista come me.