jump to navigation

Vi racconto la mia crociera 17/01/2012

Posted by M di Ms in Società.
Tags: ,
19 comments

In questi giorni la nostra attenzione è calamitata dalla vicenda dell’incredibile naufragio della Costa Concordia e in rete si sprecano i commenti non solo sulla disgrazia ma anche su che genere di vacanza sia la crociera e che tipi strani siano i crocieristi.

Perciò mi è venuta voglia di raccontarvi la mia esperienza su una nave Costa, proprio un anno fa, a Capodanno.

Innanzitutto, perché una crociera?

Io e Marito non siamo abituati alle vacanze organizzate e abbiamo fatto molti viaggi esotici prima di avere figli.

Poi però succede che arrivano loro, sono ancora piccoli, la tua mobilità inizia a diventare molto limitata, tu mamma sei sempre lì a spignattare e sistemare le varie case-vacanze e ti viene un gran voglia di trattarti bene. Stare al caldo in inverno, per esempio, vedere delle belle spiagge, trovare tutto pronto, avere un pediatra sempre a disposizione, non fare per una volta le vacanze intelligenti, ma vivere il tuo cinepanettone. Scattano allora le varie opzioni esotiche e la crociera è quella più conveniente.

Non abbiamo certo pensato che in crociera avremmo visitato bene alcune località caraibiche, ma non si parla mica di città d’arte, per le quali sicuramente la formula da scegliere è un’altra.

Dunque, ci siamo lasciati vivere per una settimana ai Caraibi, con la sola preoccupazione di divertirci e non ingrassare troppo. Per i bambini la crociera è l’equivalente di Disneyland: le sale, gli ascensori megagalattici, il toboga, le piscine e la jacuzzi, lo spettacolo di ballerine e cantanti tutte le sere. Anche solo vivere sulla nave, in cabina, per loro è un’esperienza indimenticabile.

E noi adulti?

Quando ti trovi davanti alla Costa Mediterranea il primo sentimento è di ammirazione. Per chi l’ha progettata e costruita, per chi la muove e la fa vivere. E ti senti incredulo, ti chiedi come può stare a galla questa enormità.

Praticamente il 50% della crociera sta in questo: esplorare la nave, visitarne ogni anfratto accessibile, meravigliarsi degli allestimenti, anche dei più kitsch (ma con tutti i soldi che hanno speso dovevano proprio metterci queste statue orrende?), contare il numero delle piscine, delle palestre, delle sale giochi, dei ristoranti.

La prima giornata la trascorri cercando di ricordare la strada per tornare alla tua cabina senza perderti e a fissare al polso dei tuoi figli l’apposito braccialetto identificativo che dovrebbe restituirteli in caso di smarrimento. La tua sopravvivenza è anche legata all’immediata identificazione del Punto di Incontro, che è un ampio salone in cui ci si dà appuntamento per partire in gita. Di solito nell’attesa ci lasci il golfino che ti avrebbe salvato dall’aria condizionata. Troppo tardi, siamo già in pullman.

Subito scopri che in crociera più che un ospite sei una CARD. Questa non solo funge da documento identificativo (ti fotografano mentre stai ancora sulla passerella, a un metro dal metal detector), ma è lo strumento che ti consente di ESISTERE. Con la card apri la tua cabina, prenoti la gita, compri l’acqua minerale, giochi al casino, fai acquisti nelle boutique. Voi capite benissimo che la funzione della card è quella di farti spendere senza accorgertene; mi è giunta voce di ospiti insolventi trattenuti a fine crociera per uno stage in sala macchine :-D

Il resto del 50% delle emozioni da crociera è realisticamente composto da un 25% di attenzione per le località che si visitano ad ogni attracco e un 25% di smania per il CIBO. Ecco, lo scrivo a caratteri cubitali, così si capisce meglio perché dico che guardando la nave pensavo alla cacca.

Sì, mi immaginavo le enormi quantità di alimenti che 24 ore su 24 venivano prodotte nelle cucine del vascello per alimentare quasi forzosamente 3.500 ospiti. E quindi mi immaginavo 3.500 esofagi, intestini e sciacquoni tirati all’unisono per una settimana, lasciando nella scia della nave rifiuti organici poi divorati da pesci oversize.

Sulla nave ci sono tanti ristoranti, pizzerie, bar lato piscina. La cosa bella di stare in piscina è che si mangia e beve in continuazione senza mostrare continuamente il braccialetto di palline al barista, come si fa in ogni villaggio che si rispetti. Ciò ti dà l’illusione di vivere nel paese di bengodi. Quando finalmente sei sazio ti alzi e te ne vai perché ti accorgi che quelli che ti circondano non ti piacciono e ti sembrano tutti un po’ troppo rumorosi.

Il secondo giorno sei giustamente precettato per l’esercitazione di sicurezza – ahimè di grande attualità. Consiste nell’obbedire alle istruzioni dell’altoparlante e capire dove si trova il tuo punto di raccolta. Tutti obbediscono con un misto di fastidio (uffa, andiamo in gita!) e curiosità scaramantica.

Ma soprattutto è il giorno in cui conosci LUI, colui che decide della tua vita in crociera. Non è il Capitano, bensì il Direttore di Crociera. Il nostro era un signore piacente ed estremamente distinto, dotato di un’energia ed un sorriso ammirevoli. Guardandolo non potevo evitare di chiedermi cosa gli passasse veramente per la testa mentre cercava di far sentire unici quei 3.500 turisti così uguali a quelli della settimana prima e della settimana dopo. La peculiarità del Direttore di Crociera è che dice tutto in 4 lingue con pronuncia perfetta, impiegando quindi 4 volte tanto per comunicare qualsiasi notizia. Il meglio di sé lo dà gestendo noi pecoroni all’imbarco e allo sbarco – perché anche questi momenti sono un po’ spettacolarizzati e quindi si svolgono nel grande teatro – e poi presentando gli show serali. Dopo cena puoi andare in uno dei numerosi bar, in discoteca oppure a teatro. C’è sempre uno spettacolo che ti aspetta, di norma uno veramente bello, per es. quello dell’illusionista, gli altri più di routine.

Meno male che non ho snobbato lo spettacolo più rétro di tutti, quello con la presentazione degli ufficiali dell’equipaggio (prete compreso!), che mi ha fatto sentire veramente babbiona tra i babbioni. Infatti, è stato solo così che ho visto in faccia la Commissaria di Bordo a cui poi, incontrandola per caso, ho potuto fare un bel reclamo. Ma questa è un’altra storia.

Finalmente cominciano le visite a terra. Lì dipende tutto dal paese in cui ti trovi. Se sei in Europa o in paesi in cui sai di poterti muovere in autonomia, è sempre meglio il fai da te. Le gite infatti sono costosissime e non sempre all’altezza. Io mi sono trovata anche da sola con bambini piccoli in luoghi poco ospitali e ho preferito appoggiarmi all’organizzazione finendo con lo spendere veramente troppo.

Il trucco per una crociera riuscita è quindi collegarsi al sito della compagnia con largo anticipo. Infatti da lì è possibile acquistare il viaggio con uno sconto maggiore, scegliere la cabina, prenotare le gite più richieste prima dell’imbarco oppure studiarsele bene per il successivo fai da te.

Ma quando ti abitui a tutto questo tourbillon e ti inserisci nella vita organizzata della crociera inizia un pensiero di sottofondo con domande a cui riuscirai a rispondere solo in parte.

La nostra cameriera cinese dove dorme? E a fine vacanza riuscirai forse ad intuire che dorme al tuo piano, in una cabina nascosta e senza finestre, proprio dietro quella che sembra una parete ma non lo è.

Chi sono tutte queste persone che lavorano sulla nave? Da dove vengono? Sono single o sposati? Hanno figli e quando li vedono? Quanto guadagnano? Amano la vita che fanno?

In linea di massima si capisce che quasi tutto il personale di contatto con i turisti è italiano e parla ovviamente molte lingue. I capocamerieri sono italiani di una certa età, i camerieri e i baristi sono filippini, anche le cameriere al piano sono asiatiche. Immagino che gestire questa massa di personale sia estremamente impegnativo.

Anche io come altri mi sono sentita vagamente a disagio di fronte agli addetti alle mansioni più umili, ma credo sia un falso problema. Penso che il lavoro in nave sia più serio e legale di tanti altri, spero in un trattamento equo. Del resto tutti i lavori sono necessari e hanno una loro dignità se svolti in quadro di rispetto dei diritti.

Oggi ci troviamo di fronte ad una nave affondata.

Consiglierei la crociera?

Certo che sì, oso sperare che ci siano capitani dotati di ben altra professionalità.

Penso che la crociera sia una vacanza adatta a persone poco avventurose, non in grado di gestire da sole un viaggio, desiderose di godere di tutti i comfort, anziani e famiglie su tutti. Personalmente non ho usato il mini club perché preferisco stare con i bambini, ma esiste anche questa possibilità. Per i genitori di adolescenti poi la nave è una manna: i ragazzi girano in gruppo, si divertono a tutte le ore, senza alcun pericolo.

La vacanza in crociera non è certo il modo migliore di conoscere un posto. E’ una sospensione dalla realtà in un mondo che non esiste, una bolla di sapone in cui voli per una settimana. Fino a pochi giorni fa avrei detto che questa pubblicità ha un fondo di verità.