Sogno di una notte di metà novembre
20131119 213511

Sogno di una notte di metà novembre

Esco dal locale.

Grappoli di gente che fuma. Sagome di spalle e nuvole bianche che si alzano verso il nero della notte.

Mi metto le mani in tasca e inizio a camminare.

Giro a destra, la strada è vuota.

Ai lati le macchine parcheggiate. Le saracinesche dei negozi tutte abbassate, in lontananza qualche risata.

La luce dei lampioni che illumina il centro della carreggiata ed eccola: è lei, è arrivata.

La nebbia.

Mi tuffo in una nuvola fredda che sa di bagnato e annuso la città. Le narici dilatate, l’aria che mi ossigena il cervello.

Mentre ascolto i miei passi come se fossi l’unica al mondo, penso a quattro ragazze stipate in un’utilitaria, i finestrini appannati, la strada invisibile nascosta dalla foschia.

Il freddo che fa battere i denti, i corpi che si avvicinano in cerca di calore, le risate che finiscono in sbadigli dopo la lunga serata.

Una minigonna con gli stivaletti neri, la riga da una parte e la matita nera. E ancora. La puzza di sigaretta nei capelli, le lenti a contatto piantate come aghi dentro agli occhi. La sensazione di essere troppa e non abbastanza.

Assaporare l’immagine di un letto caldo ripensando a chi mi è piaciuto, a chi son piaciuta e poi chiudere gli occhi e dimenticare tutto.

Un ultimo saluto, scendendo dall’auto. La portiera che sbatte e correre verso il portone.

Esco dalla nuvola bianca.

Giro la maniglia della porta.

Il caldo di una casa borghese, le bollette sul mobile, la tata dei miei figli che mi viene incontro.

– Bambini, siete ancora svegli a quest’ora? A letto!

Mi giro verso lo specchio. Ho quarant’anni. Sono sempre io.

  1. Mamma Avvocato
    Mamma Avvocato11-20-2013

    oddio, che impressione!

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