Quando alla fine capisci di aver imparato

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Quando alla fine capisci di aver imparato

La vita a volte è buffa.

Ho iniziato a lavorare prima di finire l’università. I miei più cari amici erano alle prese con esami di Stato, concorsi, tirocinii mal pagati e io invece mi sentivo lanciata ed inserita nel mondo.

Con la bolla di internet sono stata tra i primi ad essere licenziata. Un incubo a cui non trovavo una spiegazione razionale. Ho ricominciato a lavorare come libera professionista.

Ho fatto “solo” la mamma quando sono nati i miei figli e dentro di me, almeno all’inizio, covava un grande senso di fallimento, di tradimento della promessa a cui mi avevano sempre predisposta la mia personalità e l’impegno nel fare le cose. Questo blog è nato in quel periodo in cui tutta la mia vita era occupata militarmente da poppate e pannolini e io, in una città come Milano, in cui se non lavori non esisti, mi sentivo una senza nome.

Oggi sono realizzata, risolta. Molte caselle sono andate al posto giusto, come io non prevedevo. Riesco a lavorare da casa e a fare la mamma senza subire troppi stress eso-generati (notate la finezza! Perché gli stress esistono ma me li procuro da sola :-D).

Che fatica arrivare fino a qui, digerire che la vita non va sempre come te l’eri programmata, rendersi conto che la fortuna e il suo contrario esistono, ma che è pur sempre vero che i cambiamenti vanno governati…

Faccio queste considerazioni non perché mi sento così filosofa, anzi, ma perché – quasi con invidia – assisto da molti mesi ad un dibattito molto aperto sulla conciliazione lavoro-famiglia, ad interessanti post scritti da mamme-manager che cambiano vita per stare accanto ai figli, a gruppi di donne che su Linkedin si ritrovano per confrontarsi sulle proprie aspirazioni e frustrazioni.

Ecco, come “pioniera del settore” a suo tempo mi sono ritrovata a vivere le mie vicende con un grande senso di solitudine e anche di vergogna/arrendevolezza agli eventi, stati d’animo che avevano minato un po’ la mia autostima. Sbagliando, ovviamente. Ma questo lo posso dire solo adesso.

La società è così cambiata, il posto fisso non esiste più, la fedeltà all’azienda a volte non ha senso, si telelavora, siamo tutti alla ricerca di un significato per quello che facciamo…veramente sorrido quando penso ai progetti che avevo in testa da giovane laureata, la laureata che pensava al mondo che non esiste più :-)

By the way, oggi è stato il primo giorno di scuola di mio figlio. Sì, alla fine mi sono commossa e sono scappata via. Ringrazio di avere la libertà di esserci quando serve e talvolta anche quando no.

  1. Vale
    Vale09-12-2012

    Cara Veronica, tu sei stata una pioniera, e incontrarti quella sera a Milano mi ha fatto pensare “allora qualcuno l’ha fatto!”. E mi hai fatto venire molta voglia di buttarmi. Hai proprio ragione, i tempi sono cambiati, e, anche se ancora ci sono quelli che mi dicono “ma sei fuori di testa???”, ora si parla molto di più di conciliazione, flessibilità, ecc. E tanti mi dicono “vorrei farlo anche io”.
    In bocca al lupo per i primi giorni di scuola!

    • M di MS
      M di MS09-13-2012

      Grazie, Valentina. Ti sento ottimista e determinata. Qualcosa mi dice che le occasioni non mancheranno.

  2. Mammadesign
    Mammadesign09-12-2012

    Ecco, io mi sento ancora come nel tuo primo periodo.
    Solo che il mondo e’ cambiato, anche se non me ne accorgo molto.
    E nonostante tutto, non ho ancora trovato una soluzione. Soprattutto a come mi sento dentro.

    • M di MS
      M di MS09-13-2012

      Quello di darti una definizione del posto che occupi nel mondo è qualcosa che nessuno può aiutarti a fare, nemmeno un marito affettuoso e che apprezza ciò che fai per la famiglia. La famiglia è sempre vista come un fatto privato, per cui una professionista temporaneamente prestata alla famiglia si percepisce in qualche modo monca e “non presentabile” – almeno non facilmente – al mondo. Lo dico in modo superficiale, ovviamente.
      Ma la tua vita cambierà, presto o tardi. A volte abbiamo una visione molto limitata del nostro tempo. Quando mi dicevano che la fatica dei figli piccoli è molto circoscritta nel tempo lo capivo con la testa ma non con la pelle. Beh, invece è così.

      E cmq capita sempre qualcosa di interessante alle persone interessanti 😉

      P.S.: se ti va, questo è stato il mio primo post, ere glaciali fa http://managerdimestessa.com/2008/09/22/fare_la_mamma__ma_che_lavoro_____1928900-shtml/

      • Mammadesign
        Mammadesign09-13-2012

        Ecco, appunto!
        E’ verissimo quello che dici li’. E forse anche qui (mi auguro!).
        Perche’ io di solo lavoro ci ho vissuto, e ho deciso che non era cio’ che volevo…. ora tanto meno. Pero’ anche il fare solo la mamma non mi si addice granche’….
        Ma poi.. ere glaciali fa, era SOLO il 2008!!!!!!
        Ti leggo sempre con piacere, e ti ringrazio per la fiducia! Dovrei esserne un po’ piu’ convinta anch’io! :)
        P.S. Per me non c’e’ solo la fatica dei figli piccoli, ma anche quella di una vita all’estero, che si sa, non aiuta molto….
        Spero di incontrarti, prima o poi. :)

        • Mammadesign
          Mammadesign09-13-2012

          P.S. A settembre 2008 mia figlia aveva 3 mesi, ed io non sapevo nemmeno dell’esistenza dei social network… tanto meno dei blog! 😀

          • M di MS
            M di MS09-14-2012

            Vedrai vedrai. Adesso che invece nei social ci sei 4 anni ti sembreranno ere glaciali!

  3. lucyinvacanzadaunavita
    lucyinvacanzadaunavita09-13-2012

    Ci ripenso anche io ai miei sogni di giovane laureata. Mi sono bastati 3 mesi di lavoro non retribuito quasi h24 in un’agenzia di pr il cui proprietario, se mi vedeva uscire alle 18.30, mi chiedeva se facevo part time per capire che non ci sarei riuscita a conciliare quei sogni con il desiderio di famiglia che avevo.
    Tra i sogni e la realtà attuale sono passati anche altri lavori, uno particolarmente interessante e piacevole. Ma la libertà di esserci quando serve e talvolta anche quando no ha prevalso da subito.
    E non me ne pento. Anche se i primi tempi è stata dura… soprattutto per una come me che più sta in mezzo alla gente e più è contenta…
    Ciao e buon inizio ai tuoi bimbi!

    PS mai farsi determinare da ciò che si fa o si ha, uno vale in quanto c’è… l’ho imparato a fatica anche io!

    • M di MS
      M di MS09-13-2012

      Condivido le tue osservazioni e quelle di altre sulla possibilità di essere a disposizione dei figli. Però l’aspetto che mi preme condividere con voi è più legato allo sdoganamento di certi temi. A Milano dire che sei mamma full-time o che molli il lavoro fisso perchè non ce la fai più è stato ai miei tempi un argomento “difficile”. Le nostre madri tenevano molto al lavoro, alla carriera: certe (presunte) rinunce fatte dalle donne della nostra generazione possono pesare con un vago senso di colpa verso i sacrifici sostenuti da chi ci ha preceduto…o da chi ci ha pagato l’università.

  4. Libraia Virtuale
    Libraia Virtuale09-13-2012

    Per avere la possibilità di esserci quando serve ho scelto di sostituire mia madre nell’azienda di famiglia, diventando socia di mio marito e di un nostro amico. Ho sempre pensato a questa scelta come a un “adattamento all’ambiente”: considerato che mio marito tende ad essere disponibile a parole ma poi quando si trova a mettere in pratica questa disponibilità va in crisi (“Stasera torno tardi. Ah, davvero dovevo andare io a prendere ilPiccoloG?” è la situazione più comune), mi è sembrato naturale cercare la soluzione che mi permettesse di poter ottenere il massimo della flessibilità possibile e che mi permettesse di non pesare eccessivamente sui miei genitori e suoi miei suoceri.
    Come viene vista questa scelta dall’esterno? La ragazza che lavora con me, che ha un figlio proprio come me, mi considera quella che se ne esce quando le pare per andare a prendere il bambino all’asilo. a volte ho l’impressione che pretenda questo trattamento anche per sé e che non veda che, per avere questo tipo di libertà, ho consapevolmente rinunciato alle ferie, alla malattia e alla maternità da nove mesi. Non è stata una scelta indolore, però in qualche modo anche a me pare di aver trovato un equilibrio.

    Poi -e concludo, ché questo più che un commento sembra un contro-post- perché noi signore tendiamo a dire di noi stesse che siamo donne “risolte”? Siamo davvero così complicate che ci vuole un teorema per farci arrivare a una soluzione?

    • M di MS
      M di MS09-13-2012

      Lo dico con simpatia: secondo me, sì, siamo complicate. La nostra vita è complicata, se hai un’attività in proprio lo sai.
      Siamo lì a chiederci quali sono le nostre priorità, come riuscire a soddisfare le ambizioni (in senso ampio) e gli impegni famigliari…essere risolte, nel senso di soddisfatte di sè, della qualità della propria vita soprattutto, mi sembra un bel risultato.

  5. Vale
    Vale09-13-2012

    Ho riletto il post del 22/09/2008. Impressionante. Pensa, io non ero nemmeno fidanzata. Dopo esattamente 4 giorni avrei baciato per la prima volta Lui, e dopo 2 mesi avremmo deciso (pazzi incoscienti) di fare una bambina. Ma la cosa che mi fa più impressione è che se avessi letto quel post in quel periodo (e perché mai avrei dovuto farlo? la mammitudine era cosa che non mi riguardava per nulla e dalla quale anzi fuggivo…) ti avrei detto “sì, beh, in effetti di cosa potremmo parlare noi due? sei pazza a fare SOLO la mamma?”.
    Pazzesco. Come si cambia. Soprattutto quando si vivono le situazioni. Incredibile. Grazie di averlo linkato, mi hai fatto fare un salto nel tempo. Ciao!

    • M di MS
      M di MS09-14-2012

      Grazie a te. A presto!

  6. Carlotta G.
    Carlotta G.09-14-2012

    La lettura di un post come il tuo e’ davvero incoraggiante e consolante per chi, come me, sta ancora navigando nel mare in tempesta. Non fosse che anche io vivo la profonda convinzione che, prima o poi, ciò che si e’ fatto acquista il suo vero significato, i famosi puntini rossi che, alla fine, si uniscono nel disegno, probabilmente sarei anche più confusa di quanto lo sia ora. E’ bello sapere che c’è qualcuno che ce l’ha fatta davvero, e a modo suo!

    • M di MS
      M di MS09-14-2012

      Grazie Carlotta e benvenuta.

      Vedo dal tuo blog che ti sei presa un anno sabbatico, certamente saprai farne un buon uso per chiarirti le idee.
      Secondo me hai due opzioni: o ti abitui ai tuoi nuovi ritmi e decidi che il vecchio lavoro non fa per te – e in questo caso cambi lavoro o te ne inventi uno, oppure ti viene così a noia la vita di casalinga tuttofare che ti ritorna la voglia dell’ufficio.
      Certo, l’ideale sta nel mezzo. Sarebbe bello che in azienda queste idee trovassero applicazione.

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