Pubblici segreti e private virtù
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Pubblici segreti e private virtù

670016f463ace1d913a74e7e3a51fa36Ho tenuto un diario per 15 anni.

Guardate che 15 anni sono tantissimi! Ci vuole una gran costanza, figlia della necessità di raccontarsi e capirsi.
Attualmente i numerosi quaderni sono sepolti in uno scatolone ben chiuso riposto nell’anfratto più remoto della mia cantina. L’apertura a caso di una di quelle pagine scatena in me una notevole vergogna: scrivevo tante di quelle cavolate tra delusioni amorose, litigate in famiglia, viaggi (ecco, questi non erano cavolate) che oggi rileggendole posso solo arrossire.

Sì, certo, anche mia madre leggeva il diario di nascosto e io farò altrettanto con i miei figli alla prima occasione.

Ma loro, i suddetti bambini che un giorno diventeranno adolescenti e quindi adulti, avranno il diritto di leggerli? Da un lato potrebbe rivelarsi un’attività terapeutica (“Ah, ma allora la mamma capisce il mio scombussolamento sentimental-ormonale”), dall’altro potrebbe esserci imbarazzo se non repulsione (“Bleagh! Io queste cose dei miei genitori non le voglio sapere!”).
Di recente ho letto un libro di Pennac, “Storia di un corpo”. Mi è piaciuto. Per esorcizzare le proprie paure un ragazzino di 13 anni inizia a tenere un diario annotando solo ed esclusivamente notizie riguardanti il suo fisico. Pur limitandosi a parlare di crescita, forza, sessualità, invecchiamento, l’autore, che nel frattempo invecchia e infine muore, parla delle cose fondamentali della vita e ne fa dono alla figlia superstite.

I blog sono diari, spesso personali. Il mio blog è nato dalla forte necessità di uscire dall’isolamento della maternità, poi è diventato qualcosa (sia hobby che lavoro) a cui non potrei mai rinunciare.

Però prima di scriverci qualcosa mi chiedo sempre:

“Direi queste stesse cose ad una riunione di scuola?”

Se la risposta è sì allora procedo, altrimenti mi censuro.
Spesso leggo riflessioni su quanto della vita privata dei nostri figli sia giusto condividere sui social. Anche oggi sul Corriere. Non mi piace pubblicare foto dei miei figli, a meno che non siano scattate durante eventi pubblici, né tantomeno entrare troppo nei dettagli della loro vita. Sì, lo so che sono argomenti che “tirano” e al tempo stesso gratificano il genitore, ma non è nelle mie corde. Tra l’altro i bambini hanno anche un padre e non mi va di prendermi certe libertà senza consultarlo.
Molti blogger sostengono che attraverso il blog i figli diventati adulti potranno ricostruire un diario di mamma o papà. Penso sia vero, però il blog serve a dialogare con gli altri dei fatti tuoi, il diario invece è una cosa tua, intima. Se vogliamo scrivere il diario allora, teniamolo segreto, solo per noi e usiamo il blog per confrontarci sui temi che ci interessano.

E’ per questo che dopo molti anni ho ripreso a tenere un diario, ma non la cronistoria pallosa dei miei amorazzi o dei problemi di giovane donna.

Ogni tanto, quando i miei figli mi dicono una cosa particolarmente divertente, che mi fa riflettere, oppure quando sento l’urgenza di fissare un momento della nostra vita insieme, oppure ancora quando desidero che da grandi possano ricordare la mamma con un messaggio tutto per loro, ecco allora in questi casi scrivo.
Anche mezza pagina, poche righe, una frase.
Questo è il valore del diario oggi, secondo me.
Per i miei occhi e i loro.

  1. Alessia
    Alessia06-25-2013

    Eccomi qui che ti commento 🙂
    Il mio blog è un diario in parte, è un lavoro e fare e pubblicare foto (più che racconti in senso stretto) fa parte sia del diario (e del piacere) sia del lavoro.

    Personalmente non ho pudore a mettere foto mie nè foto dei bambini (esclusivamente i miei, s’intende, censuro ogni foto in cui siano riconoscibili figli di altre persone), non la considero un’attività pericolosa, sono molto attenta proprio perchè al corrente di eventuali rischi.

    Non ho particolare pudore però ogni foto nostra che pubblico è vagliata in modo ferreo, esce solo se passa il mio giudizio e i bambini sono sempre al corrente della cosa (e per fortuna ne sono entusiasti). Visto il controllo dubito che le nostre foto potranno metterli in imbarazzo durante l’adolescenza, credo che riusciranno a mettersi in imbarazzo benissimo da soli 😀 ma quello che tocchi credo sia un tema importantissimo, soprattutto per chi non lavora nella rete e che forse può essere più “ingenuo”.

    Per il diario cartaceo hai avuto davvero una costanza incredibile, 15 anni sono tantissimimissimi!

    • veronica veramenteveronica.blogspot.it
      veronica veramenteveronica.blogspot.it06-25-2013

      io il diario lo tengo anche ora……lo tengo da sempre….. quelli da ragazzina sono rimasti da mia madre … mentre gli altri son qui a frmi compagnia.
      nel diario apputno sensazioni momenti che sono solomiei e devono rimanere tali…mentre nel blgo sono momenti di vita come tante altre famiglie problematiche ceh possono accumunare e che possono dare appoggio ad altre che magari pensano di essere sole. il mo blog è una mia creatura e senza dubbio racconta la mia persona e quello che sono e come hai detto tu …..prima di pubblicare mi chiedo se le stesse cose potrei dirle mentre prendo un caffè con amiche….!!!!!!!!
      per chi il blgo è un lavoro forse anche i lcontenuto cambia no so …… però anche io distinguo le due cose…
      ciao veronica

      • M di MS
        M di MS06-26-2013

        Bello il tuo reportage sulla Puglia, ci sono stata anch’io! Ecco, questo è qualcosa che vale la pena condividere.

    • M di MS
      M di MS06-26-2013

      Come dico sempre: 15 anni di diario perchè non dovevo lavorare 🙂

  2. fagu@virgilio.it
    fagu@virgilio.it06-25-2013

    Ciao è la prima volta che scrivo in qs blog. Personalmente è da poco che mi sono avvicinata al “mondo dei blog” e non ne sono ancora del tutto convinta…ma mi affascinano. Il problema è: quanto tempo dedicare a qs momenti.
    Sono disoccupata da poco, non per scelta. E anche molto molto arrabbiata perché come al solito c’è chi ha lasciato il lavoro x scelta personale e chi no. Come me. E dentro di me provo una profonda sofferenza. Sofferenza che sta diventando quasi fisica. Sento come un blocco.
    Ma penso di avere ancora voglia di fare, di parlare, di scrivere, chissà, forse la strada del blog non è poi cosi male…

    • M di MS
      M di MS06-26-2013

      Cara fagu, è dura quando ti lasciano a casa. A me è successo molti anni fa e mi sono ammalata per questo. Ma tu non ammalarti, parla, non tenerti tutto dentro, fa male.

  3. acasadiclara
    acasadiclara06-25-2013

    anche io avevo un diario cartaceo in mille volumi dalla fine delle elementari all’università. non potrei mai farlo di nuovo, faccio fatica anche ad aggiornare il blog. mi accontento delle foto che scatto in modo compulsivo e in ogni occasione. è vero che la parola scritta è un’altra cosa, ma al momento questa mi sembra la mia via. ciao!!!

    • M di MS
      M di MS06-26-2013

      Infatti anche io ho cominciato a 10 e finito a 25. Avevo un’ottima ragione: dovevo lavorare!!!

  4. scarlett
    scarlett06-26-2013

    daccordissimo con te. Anch’io ho un blog dove scrivo ciò che mi piace condividere. Ho anche un diario. Segretissimo. Intimo.Non so perchè ma sento il bisogno di scriverci solo sensazioni negative, devo buttarle e chiuderle lì dentro. è una sorta di transfert come dicono gli psicanalisti. Una volta scritte lì mi sento meglio. Spero che un giorno a nessuno venga in mente di aprirlo e leggerlo. Vi è contenuto solo il peggio di me.

    • M di MS
      M di MS06-26-2013

      Sembra la trama di un film! Stai attenta a chi lascerai un giorno i tuoi diari…

      • fagu@virgilio.it
        fagu@virgilio.it06-27-2013

        ciao m ma adesso di cosa ti occupi? ti sei ripresa?

        • M di MS
          M di MS06-27-2013

          Sono passati molti anni…sì, mi sono ripresa. Ci riprendiamo tutti, anche se al momento ci sentiamo come su una zattera in mezzo al mare.

  5. Mammamsterdam
    Mammamsterdam06-27-2013

    Per me `e stato il contrario alla prima gravidanza mi ero comprata un bel quadernone rosso per fare un diario dei 9 mesi. Ovviamente andato subito in malora. Poi è diventato il diario della neomamma, le notti insonni, i dubbi, le liste di nomi papabili, ma anche racconti per i miei figli. io scrivevo proprio a E. Con O. ho comprato un altro diario turchese, ma a casa mia questa roba si eprde in giro, sparisce per mesi, poi riesce. Allora ho aperto il blog almeno sta lì. E il blog anche lì, iniziato come lettera ai miei figli, è diventato luogo di confronto, consolazione terapia. non so cosa sia, ma magari il problema non si pone più.

    • M di MS
      M di MS06-28-2013

      Non so cosa sia mi pare un’ottima definizione!

Cosa ne pensi?