Non chiedeteci di essere migliori

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Non chiedeteci di essere migliori

Sono trascorsi alcuni giorni dalla manifestazione delle donne del 13 febbraio e, nonostante la forte carica di coinvolgimento che mi ha lasciato, non riesco a tirare concretamente le somme di questo evento. Forse perchè per l’appunto si è trattato di un momento di protesta sacrosanto sì, ma non di proposta.

Alcune riflessioni sulla manifestazione.

L’ultima manifestazione a cui ho partecipato si è svolta nel 1986, era contro il Ministro dell’Istruzione Falcucci e avevo 14 anni. Ovviamente non mi ricordo nulla se non che mi ero ingozzata di focaccia alle olive con una mia compagna di scuola oggi PM.

Per la prima volta in 25 anni ho sentito l’urgenza di esserci, di scendere in una piazza a farmi vedere. Poi sono stata bloccata dall’influenza, ma dal mio letto ho installato una postazione multimediale tra internet e Rai News per seguire in diretta l’evento, manco fosse una finale dei Mondiali.

Per molti questa manifestazione non s’aveva da fare perchè:

  • era principalmente contro Berlusconi e non pro donne. (non è la stessa cosa?)
  • era moralista, nel senso di organizzata dai buoni contro i cattivi. Divertente sentirsi dare del moralista da chi è in favore della Legge 40 sulla procreazione assistita.
  • era strumentalizzata dalla sinistra (come tutte le manifestazioni)
  • c’è sempre qualcosa di più importante per cui scendere in piazza (ah, mi sembrava…)

Vi dico perchè io ho partecipato virtualmente a questa manifestazione: perchè è da quando è nato questo blog che scrivo post e mi pongo domande sul mio essere donna. E’ due anni che nel nostro giro di blogger non si fa che parlare di immagine femminile nella comunicazione e nel marketing, di ruoli sociali e lavoro, di famiglia e padri. Mi sento parte di un fermento di idee, assisto con immenso piacere al successo de Il Corpo delle Donne della Zanardo, eppure mi accorgo che tutte le mie amiche “normali”, quelle che su internet ci staranno sì o no 5 minuti al giorno, non sanno niente di tutto questo. E non riesco a coinvolgerle, né a loro resta tempo per interessarsene.

E sono la maggioranza delle donne italiane.


Inoltre, per quanto si collezionino recensioni di pubblicità pietose, si diffondano tra gli amici di Facebook notizie allarmanti relativamente allo stato delle donne nel nostro paese, si abbiano delle conversazioni in cui tutte ci lamentiamo dello stato di cose, per i mass media non esistiamo. Non esistono i nostri problemi, le nostre aspettative, le nostre idee se non quando servono a colorare pezzi di costume in 50esima pagina del Corriere o l’inchiesta del femminile patinato. Non va per niente bene.

Bisogna arrivare alla televisione. E l’unico modo per esistere a livello di grandi masse – in tv – è farsi vedere per strada. Lo so che la manifestazione è una cosa “vecchia”, sfiancata dal suo abuso, che può essere solo un inizio. Ma è ottima per rompere i coglioni.

A chi – donne e uomini – si è proclamato contrario alla manifestazione vorrei chiedere:

come mai sono sempre le donne a dover fare un passo indietro?

Perchè tutti questi distinguo morali(stici) guarda caso sorgono sempre quando c’è in ballo la questione femminile?

Perchè ci si aspetta dalle donne che siano sempre le più sagge, le più politically correct? Perchè tanta severità di giudizio e tanta sfiducia?

No perchè a me non sembra che tutte queste voci si levino per altre manifestazioni certamente più frequenti e più disturbanti a livello di convivenza sociale, tipo insegnanti, forzisti anti magistratura, allevatori delle quote latte etc.. Loro manifestano punto e basta. Anche quando non sono d’accordo non è che gli opinionisti si impegnino così tanto a spaccare il capello in quattro.

E’ pazzesco che in questo paese le donne normali, nonostante si incontrino per strada, sul lavoro e al supermercato, non abbiano una degna rappresentazione televisiva. E’ pazzesco che per mostrare la propria esistenza in vita si debba fare una manifestazione.

I detrattori dicono: iniziate a cambiare i rapporti con i vostri mariti a casa e poi ne riparliamo. Ben detto, però continuo a pensare che a livello aggregato i media sono tutto.

Inoltre, mentre ognuna di noi al problema della parità effettiva dà risposte personali declinate secondo la propria realtà, vediamo di sfatare una volta per tutte questo tabù delle quote rosa.

Non è tempo di camminare in punta di piedi, di voler dimostrare quanto si vale. Tutti bei discorsi condivisibili nel mondo delle idee, ma l’abbiamo capito tutte che qui urge entrare a gamba tesa.

Smettiamola di dover sempre sembrare più corrette degli uomini, moralmente inattaccabili.

Da sempre gli uomini sono in quota azzurra, non se ne vergognano affatto ed anzi lo trovano normale!

Cambiamo punto di vista sulla cose e piantiamola di chiedere: pretendiamo.

Le quote rosa ci servono non per una questione di potere, ma per cambiare la mentalità.

Da un lato le quote rose stile Norvegia, un posto non così diverso dall’Italia, dove le donne prima della legge erano discriminate come da noi: la dimostrazione che cambiare si può.

Dall’altro lato la genitorialità condivisa, con la possibilità per gli uomini di occuparsi attivamente della famiglia.

Vorrei tanto che dopo il giusto sfogo della manifestazione del 13 si partisse con proposte operative come queste. Io personalmente voterò il partito che le porterà avanti.

Linkografia:

Se non ora quando, il giorno dopo

Cinque minuti, qualche domanda

Se non ora quando?

The day after

Le donne buone e quelle cattive

  1. polly
    polly02-17-2011

    brava brava brava!
    sabato 12 ho scritto un po’ di email random ad amiche e amici (compreso il sindaco del mio paese) e blogger emiliano-romagnole, ricordando di andare a manifestare. le blogger mi hanno risposto subito: IO CI SONO. le amiche le ho dovute richiamare al telefono: “guarda, io ho bisogno di riposarmi”; “no, devo studiare”; “FORSE ho un impegno”; “io la mia dignità non la sento per niente scalfita”; “ma è una cosa di femministe, io che c’entro?”. alla fine ho convinto due amiche quasi a calci nel sedere, e mi sono trascinata mio fratello, l’unico che condivideva la causa.
    a ravenna eravamo tanti, uomini e donne, ma io mi sono chiesta perchè non ci fossimo TUTTI.
    la media di età era ampiamente sopra i 45. questo un po’ mi sconvolge perchè quasi tutte le 20-30 enni che conosco o vivono a spese dei genitori, o sono precarie, o sono plurilaureate che fanno le commesse. avrebbero un motivo in più per essere schifate dal recruiting delle varie “professioniste della politica”. e invece non sono volute venire.
    sarebbe bello pensare che noi blogger siamo un po’ un’avanguardia, e invece ho paura che siamo dei nerd che vivono nel loro mondo.

  2. my
    my02-17-2011

    applausi

  3. Jolanda
    Jolanda02-17-2011

    Che dire? Hai perfettamente ragione! 😀

  4. lorenza
    lorenza02-18-2011

    No, no, le quote rosa ci servono per una questione di potere e forse è ora che smettiamo di vergognarci di dirlo…

    Su tutto il resto, hai perfettamente ragione e soprattutto sul fatto che la maggior parte delle donne non sa neanche di cosa stiamo parlando.

  5. M di Ms
    M di Ms02-18-2011

    Una riflessione sulla presenza degli uomini alla manifestazione.
    Ne sono ovviamente contenta, ma non credete che se si fosse trattato di una qualsiasi manifestazione pro donna non ci sarebbe stata questa corsa a fornire una “testimonianza maschile” (come scrivono i giornali per bene)?
    Se si parla di donne e Mr. B. allora c’è interesse.

    E poi oggi ho sentito che un sondaggio di Repubblica darebbe come graditissima l’ipotesi della Bindi candidata premier per il centro sinistra. Premesso che purtroppo non credo in una vittoria alle politiche, vi immaginate che botta che sarebbe? Dopo Berlusconi la Bindi a rappresentare l’Italia: la prima a dire “non sono a disposizione”. No, meglio non crogiolarci in queste fantasie, la realtà fa troppo male.

  6. deborah
    deborah02-21-2011

    Brava! Condivido tutto , soprattutto il ragionamento sulle quote rosa.
    E se non mi propongono un presidente del consiglio donna, quest’anno voto Movimento 5 Stelle! Sì, perchè ogni volta che ci muoviamo ci fanno tanti complimenti, ma quando si tratta di concretizzare ‘sta benedetta parità, gli uomini, sia di destra che di sinistra, fanno orecchie da mercante.E noi, chi lo sa perchè, ci mettiamo da parte.La Bindi dovrebbe pretendere a gran voce una sua candidatura, sua o di qualche donna del suo partito. Anche a risarcimento di ciò che in questi anni è successo alle donne di questo paese. Si trattasse solo di danno di immagine. Anzi, la prossima mossa di tutte coloro che sono andate alla manifestazione (o di quelle che ci volevano andare ;)) dovrebbe essere quella di chiedere a gran voce un candidato femminile.
    Che dite, ci si prova?

    • M di Ms
      M di Ms02-21-2011

      Cara Debora, proprio l’altro giorno leggevo che la Bindi non si vuole candidare in favore del segretario del suo partito. Si ripete il solito cliché della donna che fa il passo indietro in virtù di logiche di partito (ce l’hanno con Vendola). 7+, sarà il solito bagno di sangue.

      Berlusconi è bravissimo ad interpretare il sentimento comune: vuoi vedere che la donna premier la candiderà lui?

  7. deborah
    deborah02-22-2011

    Sai che anche io ci ho pensato! Sarà Berlusconi a candidare una donna. Ma io, Santanchè et similia, non le posso proprio votare. Qualcosa dentro di me urla e si ribella!;)

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