Mi riduco al Massimo

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Mi riduco al Massimo

C’è un post veramente molto interessante sul blog di Lorenza. E’ due giorni che penso a come commentarlo, ma le idee si accavallano e non riesco ad arrivare alla sintesi. Prendo lo spunto dal titolo di un blog che ci segnala Lorenza "Used to be somebody. Manic working mother who finally had enough of having it all. Now trying to have a life instead."

Quando l’ho letto ho fatto un balzo sulla sedia. Mi ha ricordato immediatamente quello che c’è scritto qui, in questa pagina, in alto a sinistra: Una volta facevo la manager. Oggi faccio la mamma di due bambini e gestisco quella che io definisco la mia impresa familiare. Non sto più dietro a una scrivania, ma mi sento più viva ed interessante di prima.

In questi due pay-off, prendendo in prestito la terminologia del marketing, c’è tutto.

Nel primo c’è la stanchezza di non riuscire a stare dietro a tutto (lavoro full-time e famiglia) in una gara con se stesse verso una perfezione che non esiste. C’è la perdita di status che ti dà l’abbandono del lavoro codificato dal biglietto da visita aziendale. C’è il desiderio, forte, di ricominciare una nuova vita.

Nel secondo, il mio, ci sono il passato e il presente, chiamato con il suo nome, quello che in una città come Milano è tabù: "faccio la mamma". La faccio al mio meglio, dedicando tutto il tempo che io ritengo necessario. E poi c’è la consapevolezza che vivere questa nuova esistenza mi ha posto in un’altra dimensione, mi ha aperto gli occhi sui miei desideri più profondi e, dopo un lungo processo di maturazione, mi ha reso una persona soddisfatta di se stessa.

Il "downshifting" (cioè il ridimensionamento) di cui si parla quando ci si riferisce alle madri che fanno la scelta della vita casalinga per seguire i figli, su di me ha avuto uno strano effetto. Quando ero impegnata nella rincorsa dei clienti e spesso la soddisfazione proveniva più dallo spiccare regolare fattura che dal modo in cui si arrivava a terminare il lavoro, ero come un cavallo da corsa con i paraocchi. Confrontata con la donna di oggi, ero sicuramente più monodimensionale, interessata prevalentemente a me stessa, a dove/cosa avrei fatto di lì a qualche mese, alle scadenze. Certo, progettavo anche delle belle vacanze esotiche con il mio fidanzato ed ogni volta la meta doveva essere più arrapante, spostando l’asticella dello stupore un po’ più in là. Ma non si vive di solo lavoro né di soli happy-hour e si decide di avere dei figli.

 

Oggi ci sono IO.

Non sono un nome su di un biglietto da visita. Non metto più i tailleur neri tutti uguali. Non ho l’ansia.

Ho tempo per guardare fuori dalla finestra ed interessarmi agli altri. Anzi, vi dirò di più, il mondo mi interessa enormemente di più!

Ho reimparato a conoscere la mia città, come se fossi una turista, giacchè non prendo un treno o un aereo quando è ancora buio per poi tornare a casa quando è già buio. Spesso mi trovo a spingere un passeggino e questo ha aumentato in me la sensibilità per i temi ambientali e di rispetto civico. Provo un sentimento di solidarietà nei confronti delle altre donne, specie le mamme. Quando lavoravo pensavo che le casalinghe non facessero nulla e che il loro QI fosse pari a zero (beh, questo in effetti non dipende dalla professione). Oggettivamente credo che la nostra società faccia abbastanza schifo, sia umanamente che economicamente, quindi provvedere nella forma più diretta possibile all’educazione dei miei figli non mi dispiace affatto.

Adesso che i bambini sono un po’ più autonomi ho ricominciato a coltivare i miei interessi; casualmente il blog mi ha offerto la possibilità di stringere nuove amicizie reali, di partecipare a tante iniziative utili per il cervello e divertenti per l’anima.

Non è che non voglio più lavorare. Come molte altre donne, non penso che attualmente il mondo del lavoro sappia premiare adeguatamente le intelligenze e i portafogli. Le professioni di contenuto sono sempre meno numerose, molte aziende non sanno gestire le risorse umane, nessuno è garantito (nemmeno in banca e nelle assicurazioni). Mentre i tuoi figli crescono tu sei a fare il passacarte o a combattere con un AD di cent’anni per spiegargli che deve rispondere alle mail dei clienti. Ma chi te lo fa fare?

Certo, è un problema che riguarda anche gli uomini, mica solo le donne. Cosa possiamo fare per cambiare il lavoro oggi, per tutti? Perché se non ci fosse il problema del mantenimento di una famiglia, credo che a molti di loro il downshifting non dispiacerebbe affatto. Perché va cambiata la considerazione sociale dell’homo domesticus, perché bisogna piantarla di pensare alle leggi per la maternità quando è necessario considerare la famiglia (uomo + donna), perché è possibile riprogettare certe modalità di lavoro portandole alla flessibilità di tempo e luogo.

Ma c’è un problema: l’Italia è un paese di vecchi e ai vecchi non interessa cambiare nulla. Quindi torniamo al punto da cui eravamo partiti: dobbiamo fare più figli!

 

Insomma, questo "downshifting" alla fine ha rivelato a me stessa chi ero veramente, mi ha permesso di ammettere che avevo iniziato a recitare una parte per sostenere una serie di aspettative economiche, ma anche sociali. Era qualcosa che aveva a che fare anche con la mia famiglia di origine, con il desiderio di dimostrare di aver meritato i benefici ricevuti a due genitori di grande successo professionale, entrambi provenienti da famiglie umili. Insomma, un gap che, per la disparità dei punti di partenza, non avrebbe mai potuto essere colmato.

Insomma, sono, siamo cresciute con un modello femminile diverso dal nostro. La generazione di donne che ci ha preceduto ha combattuto per i diritti di cui oggi beneficiamo (ricordiamoci che negli anni’60 all’atto dell’assunzione facevano firmare una lettera in bianco, che in caso di maternità poteva diventare di dimissioni) e noi vogliamo buttare alle ortiche le nostre chances?

Non si scappa, oggi la rivoluzione nel mondo del lavoro si può realizzare sono con un’alleanza di uomini e donne. Sembra molto difficile, ma chi lo sa? Grazie a questa crisi economica mondiale, che secondo me non è ancora finita, forse toccheremo il fondo del fondo. La disillusione e la mancanza di punti di riferimento qualcosa insegnerà, spero che ne beneficeranno almeno i nostri figli.

 

Un articolo e sondaggio interessante su Blogmamma

 

  1. Mamma in 3D
    Mamma in 3D11-16-2009

    Sono una mamma casalinga per scelta, laureata bene in una materia difficile, che un lavoro aveva e probabilmente potrebbe avere. Ho molti interessi, sono soddisfatta e penso di potermi dire felice. Non scrivo questo per lasciarti il mio CV, ma per dirti GRAZIE. Hai scritto molto bene. E hai scritto anche per me.”Nessuno è garantito. Mentre i tuoi figli crescono tu sei a fare il passacarte… Ma chi te lo fa fare?”… è esattamente quello che ho pensato io quando ho deciso di restare a casa. In quest’ultimo anno, ho visto troppe donne che, dopo aver fatto i salti mortali per conciliare maternità e lavoro durante i primi anni di vita dei loro figli, rinunciando a moltissimo per conservare posizioni di responsabilità costruite su modelli maschili, sono state lasciate forzatamente a casa proprio ora che i figli hanno 7-8 anni e sono più autonomi… Credo che questo faccia davvero male e sia profondamente ingiusto. Speriamo che, come dici, questo possa essere il fondo da cui cominciare a risalire costruendo qualcosa di nuovo e di migliore.

  2. Lanterna
    Lanterna11-16-2009

    Un po’ di pensieri sparsi:
    1) la lettera in bianco te la fanno firmare ancora. A me non è capitato, ma a una mia cara amica sì. L’ironia è che lei vorrebbe avere figli ma non riesce :-(ù
    2) il sindacato di Luca ha annunciato in pompa magna che dal prossimo rinnovo del contratto i lavoratori avranno diritto a ben 10 giorni di congedo parentale retribuito al 30%. Ma non esiste una legge nazionale che garantisce a TUTTI i dipendenti, uomo o donna, 5 mesi di congedo parentale al 30%? Questa vorrei che qualcuno me la spiegasse bene, perché non mi basta il cervello per capirla.
    3) dirò una banalità, ma ai tempi dei nostri genitori era più facile emergere, se avevi le capacità. Mio padre era figlio di un fruttivendolo e ha messo in piedi una sua azienda di software, per dire. Poi fallita, nel 2003, per una serie di motivi che sono gli stessi per cui i laureati lavorano nei call center.
    4) una donna col cervello, se decide di fare la casalinga, non è che si lobotomizza. Penso che l’equazione casalinga=decerebrata derivasse da una situazione precedente, in cui una che proprio non ce la faceva ad aspirare a un lavoro decente stava a casa a far nulla. Ribadisco: a far nulla, perché moltissime casalinghe di quella categoria lì sono quelle che, quando i figli vanno poi a scuola, diventano matte a stare in casa, perché non hanno nessun interesse. Per una donna piena di interessi come te, 10 anni di casalinghitudine basterebbero appena per metterti in pari con tutte le cose che vorresti fare e non hai tempo. O sbaglio? 😉

  3. Laura.ddd
    Laura.ddd11-16-2009

    Condivido tutto. Credo anch’io che se ne venga fuori solo con un’alleanza di donne e uomini e che la crisi economica in corso farà affiorare in superficie tutto il disagio che finora è rimasto soffocato sotto l’apparenza di benessere. Certo, per cogliere con creatività l’occasione di cambiare occorrerebbe una classe dirigente, come dire, un po’ meno preistorica!

  4. M di MS
    M di MS11-16-2009

    mammain3d: fa sempre piacere vedere che altri la pensano come te. Sarebbe bello partire da queste premesse per costruire qualcosa, non solo criticare il sistema. Il resto l’ho scritto da te;)

    lorenza: grazie a te, mi hai fatto pensare un sacco in questi giorni.

    lanterna: è proprio così, l’ho pensato pure io senza scriverlo. Ai nostri genitori bastva gettare un semino nel deserto per veder crescere una pianta, per comprare una casa bastavano pochi anni di risparmi, le opportunità si presentavano più facilmente, anche a chi non aveva la laurea. Marito ha varie attività in proprio e ti assicuro che deve fare una fatica…

    laura.ddd: sì, la classe dirigente proprio non va. Domanda: Ma come cavolo facciamo a diventare NOI la classe dirigente? E’ questo che dobbiamo fare!

  5. extramamma
    extramamma11-16-2009

    Ma che bel post: forse il migliore che tu abbia mai scritto! E’ personale ma al tempo stesso anche sociologico.La risposta sta solo nell’ottimismo, nella speranza della consapevolezza collettiva. E forse le mamme blogger, spero, possano essere un importante mezzo per dare una scrollata a questo paese per vecchi (babbioni).

  6. marilde
    marilde11-16-2009

    Non ho nulla da aggiungere a ciò che c’è scritto nel post e nei commenti. Ma questo post è bellissimo e volevo dirtelo.

  7. M di MS
    M di MS11-17-2009

    extramma: grazie ai blog di molte altre mamme come me ho la possibilità di sentirmi coinvolta e partecipe di un bel dibattito. Anche stando a casa mi sento dentro le cose e questo è un aspetto bellissimo di internet, di cui spesso si parla solo male. Spero di riuscire a dare qualceh picconata al “sistema” prima di diventare anch’io una vecchia babbiona!

    marilde: grazie!;)))

  8. MP
    MP11-17-2009

    aahhh, che sospiro di sollievo, che gioia leggere di qualcuno che condivide la mia esperienza. Anche io dopo la nascita della seconda ho lasciato il lavoro, o meglio ho cambiato lavoro. Fare la mamma a tempo pieno (e la casaliga) è un lavoro (solo non retribuito), intenso, coinvolgente, stancante e bellissimo. Quando ero piccola era normale che la mamma facesse la mamma, adesso se non lavori sembri un mostro, una scansafatiche senza voglia di lavorare o una poveretta semianalfabeta che non potrebbe lavorare neanche se volesse. Ma proprio in questi tempi, con tutto quello che succede, come si può lasciare l’educazione dei nostri figli in mano ad altri? Come possiamo pensare che bastino la scuola e le baby sitters a dargli dei valori, dei punti di riferimento? Sembra quasi che fare figli sia solo partorire e allattrali e poi trovare una brava tata e riprendere al più presto la vita di prima. Per me invece è un dovere e un piacere immenso stargli vicino e aiutarli a crescere, nel bene e nel male, anche facendo errori, ma almeno essendoci.

  9. Igra
    Igra11-18-2009

    Condivido in pieno tutto. Però dove mettiamo il fattore soldi? C’è davvero tra chi commenta qui qualche mamma che ha lasciato il lavoro “buttandosi” cioè sapendo che doveva fare parecchi sacrifici, o anche solo rinunciare a molto? Non al cibo, ma a cose importanti? Oppure chi l’ha fatto aveva comunque le spalle coperte, in qualche modo? Non voglio essere polemica, sia chiaro. Semplicemente mi chiedo se dovrei avere più coraggio.

  10. M di MS
    M di MS11-18-2009

    Igra: ciao! Ma per caso ieri sera c’eri anche tu al Momcoach e non ti sei presentata come Igra? Avrei voluto conoscerti…
    I soldi. Sì, sono un bel problema. Fondamentalmente una bella fetta di stipendio se ne va in baby-sitting vario, quindi la considerazione può ridursi a: smetto e vado in pari, oppure non smetto, non vado in pari ma resto nel mondo del lavoro (non è detto che poi io riesca a rientrarci). Dipende molto dal lavoro che si fa.

    MP: ti faccio ridere. Stamattina entrando all’asilo figlio grande mi fa:”Perchè le mamme lavorano?”. “Ci sono mamme che lavorano fuori casa. Anch’io prima che tu nascessi lavoravo fuori casa. E mamme che lavorano a casa e io adesso faccio questo”.

  11. Penny
    Penny11-18-2009

    Secondo me bisogna dirla tutta: alzi la mano chi ha il mutuo da pagare, un marito operaio o impiegato e sta a casa a “fare la mamma”. Dài. Chi sta a casa a fare la mamma può contare su un marito con un bello stipendio.
    Seconda cosa: ma gli uomini dove sono? Perché non sento nessun uomo che vuole fare il papà?
    Terzo: il fatto di fare la mamma non implica magari maggiori sacrifici per il papà? Lo trovate giusto?
    Quarto: condivido quello che hai detto sul mondo del lavoro, ma penso che finché in Italia ci sarà questa mentalità provinciale e maschilista sarà molto difficile che si premi il merito.
    Quinto: anche a me è stato chiesto di non fare figli (anno 2002).
    Il panorama è desolante.
    Io, potendo, non farei la mamma e basta. Potendo farei una vita più “nordica” dove si lavora fino alle 5 e poi si ha tempo per la famiglia e la propria vita privata.

  12. Igra
    Igra11-18-2009

    No non c’ero,mi sarebbe piaciuto ma non ce l’ho fatta.Sono incastrata in una serie di recupero ore (ahimè) e siccome c’erano i nonni a tenere mia figlia non me la sono sentita di chiedere loro di stare di più.

  13. Paola
    Paola11-19-2009

    Cara “Manager di te stessa”,
    non entrerò in punta di piedi e bussando timidamente al tuo blog.quello che dici sul lavoro e sul mestiere di mamma mi fa veramente inalberare, per non dire un’altra parola, più volgare ma sicuramente più efficace. TU TE LO PUOI PERMETTERE DI NON LAVORARE. tutto il resto sono menate. ci sono donne con figli che non vivono nel tuo universo dorato, ma che devono lavorare – spesso professioni frustranti e mal pagate -per tirare avanti la carretta fino a fine mese.prima che tu possa darmi della frustrata per le mie parole non incensanti, ti dico subito che ho 2 figlie piccole, un marito e non lavoro non per mia scelta ma perchè al sud dove io vivo, lavoro “vero” non ce n’è. e piuttosto che essere sfruttata per 8 ore al dì, senza alcuna garanzia previdenziale e togliendo tempo alla mia famiglia, per adesso non lavoro – e non lo cerco, ma mi sono rimessa a studiare perchè penso che migliorare se stessi sia sempre una buona cosa -, ma non sono come te una privilegiata, che ha fatto dell’essere mamma il lavoro più importante dell’universo. noi, a differenza di te e della tua famiglia, abbiamo grosse difficoltà economiche per far fronte a tutti i bisogni di una famiglia di 4 persone…pertanto, detto ciò, se parliamo di downshifting, la prima a ridimensionare te stessa dovresti essere tu. scendi dal piedistallo dove ti sei messa da sola.
    saluti,
    Paola
    p.s.(leggo che i commenti sono moderati da te. ne hai tutto il diritto, fa parte del piedistallo. sarà quindi piuttosto scontato non veder pubblicato il mio commento…, non è allineato alle tue idee).

  14. M di MS
    M di MS11-19-2009

    Penny: Cerco di rispondere alle tue domande.
    – Sì, anch’io penso che la cosa migliore siano i lavori part-time o con telelavoro e tempi flessibili. Io adesso sto a casa, ma ho sempre lavorato anche fuori e tra un po’ di tempo (quando? non so) mi piacerebbe ritornare a fare anche altro. Ma le mie priorità adesso sono queste.
    – certo che ci sono famiglie in cui le donne devono lavorare, perchè altrimenti non c’è trippa per gatti. E sono la maggioranza. Ma il problema è che la società le obbliga alla scelta e non esiste flessibilità per il rientro al lavoro dopo un’assenza per aver fatto “solo” la mamma.
    – I papà fanno più sacrifici se devono fare gli straordinari per guadagnare di più. Chiaro che se in una famiglia si decide che la donna stia a casa vorrà dire che la coppia avrà ben calcolato anche il ritorno economico dell’operazione. Se la mamma sta a casa e ciò significa che allora si spende meno di asilo e baby-sitter allora anche la donna contribuisce economicamente al ménage.

    Paola: vedo che oggi tocca a me fare il capro espiatorio delle tue sfighe.
    Però ti stupirò. Sì, io sto a casa, faccio la mamma e mio marito non ha lo stipendio fisso. Mio marito lavora da solo, rischiando in proprio tutti i giorni, tra due mesi non sa ancora come sarà la sua agenda, se e quanto guadagnerà. Sono orgogliosa di me, della mia famiglia e della vita che faccio. Non voglio essere di esempio per nessuno, ma condivido i miei pensieri con chi mi legge.
    Vedo dal tuo commento che sei il classico esempio di downshifting: la donna che piuttosto che sottostare ad un mondo del lavoro penalizzante, scorretto e maschilista, preferisce fare la mamma. Sei come tante altre mamme e fai il lavoro più importante dell’universo, crescere i tuoi figli. Forse solo tu lo sottovaluti.

    Vorrei che i tuoi insulti si fermassero qui, per non svilire la discussione nel blog che finora si è tenuta nei limiti della buona educazione.

  15. chiara
    chiara11-19-2009

    Ciao io sono una libera professionista e questo mi mette nella sgradevole posizione di non essere abbastanza a casa, nè abbastanza a lavoro, una precaria moderna insomma.Però capisco e apprezzo molto le donne che decidono di sospendere il lavoro per occuparsi della famiglia e non trovo riduttivo i compiti che hanno e mai l’ho pensato.Ho trovato su un blog inglese questa simpatica definizione dell’autrice che si presentava come:professional home executive, mother,wife, temporarily retired …

  16. giuliana
    giuliana11-19-2009

    a parte il discorso di dedicarsi ai figli (io diventerei matta), su tutto il resto mi sembrava di leggere il mio, di blog, in uno di quei momenti di sacro fuoco.ripensiamo la famiglia, anzi, pensiamola, perché mi sa che fino a oggi non è stato fatto. e smettiamola di scagliare croci addosso alle mamme.

  17. orma
    orma11-20-2009

    Quei diritti li abbiamo persi tutti. Anche oggi ti fanno firmare un foglio in bianco e, soprattutto, oggi nessuno assume più nessuno nè uomo nè donna.

  18. pontitibetani
    pontitibetani11-20-2009

    è un bel post che meriterebbe una risposta ben fatta … migliore di questa, ma il tempo è stretto in questi gg.un bel post che mi pare che sottolinei un cambiamento culturale, anzi forse due, quella della scelta e quella della capacità di trovare un senso di se tra crisi e cambiamenti.da strade e con uno stile diverso sono approdata ad una prevelenza di ruolo materno, o meglio di una che fa tutto per time… mamma, consulente, blogger, casalinga etc etccerto è stata una scelta ma non una scelta dettata da una pre-esistenza di un benessere economico, e non è/non è stata/non sarà necessariamente una scelta economicamente facile o sostenibile per tutti. ma noi abitiamo in campagna e in affitto (senza mutuo e con un affitto assai decente), per ora scaldo solo a stufa e la legna me la porta mio suocero, dopo essersela andata a tagliare … abbiamo ridotti i consumi e via discorrendo. in più risparmio vita e soldi non facendo più 4 ore di viaggio da pendolare in auto. L’anno scorso è stato più faticoso perche era appena nata la piccola e il mio contributo fisico/umano/energetico era sostenzialmente dedicato a lei, quindi niente lavori occasionali …mi pare di vivere in un equilibrismo interessante in cui posso scoprire i miei ritmi, dopo anni in cui i ritmi erano dell’agenda, in cui sto cercando di capire se riesco anche a farmi piacere la casalinghitudine e la vita al paesello, in cui finalmente vedo la figlia grande per molte ore al giorno e non più solo alla sveglia e alla messa a nanna… e mi godo la piccola. metto a complemento un pò di consulenze qui e là, un pò di studio e ricerca, micro attimi di telelavoro …. e una vita più umana.la avrò almeno finchè sarà possibile reggere anche economicamente queste scelte.però leggendo qui e la, anche in rete sono parecchie la persone che hanno scelto (anche uomini) di smettere un certo modo di intendere la vita sempre under pressure.mi sembra importante inoltre che parta questa ricerca di stili di vita umani e sostenibili, e che si possano allargare, che possano diventare legittime pretese di leggi migliori sia per le donne/ madri che vogliono lavorare, che per quelle che vogliono fare la madri a part time o a full time. (la riflessione vale anche per gli uomini/padri)se dobbiamo diventare tutti precari e flessibili, allora i vantaggi devono essere equamente suddivisi tra lavoratori ed aziende, e non favorire solo le aziende.(non che io pensi si tratti di una cosa facile, sono tante e troppe le resistenze)

  19. M di MS
    M di MS11-21-2009

    chiara: secondo me la tua situazione è la migliore, anche se a volte potrai avere la sensazione di non riuscire mai a lavorare in pace. Bella la definizione.

    giuliana: Appunto. Il messaggio alla fine mi sembra debba essere: fate come volete, uomini e donne, ma cercate di re-impossessarvi della vostra vita! Esistono molti problemi, in primis economici, ma bisogna cercare di essere soddisfatti di se stessi.

    orma: ahimè, è come dici tu.

    pontitibetani: sono d’accordo. All’inizio la flessibilità e la precarietà ci sono state imposte. Ora è il momento di diventarne i soggetti, di fronte ad un mondo del lavoro “tradizionale” che non esiste più per nessuno.

  20. acasacilara
    acasacilara11-29-2009

    ciao come hom già scritto sul blog di Lorenza io sono una di quelle che idealmente condivide il downshifting ma concretamente non si può permettere di faroo. Mi tengo stretto il mio posto di lavoro e resisto impavida a tute le difficoltà I miei figli vanno al nido e alle elementari. Al pomeriggio intervengono le nonne e mio marito che fa il prof di lettere alle medie. Certo che non sono soddisfatta al 100%, con qtutto quello che lavoro vorrei guadagnare di più, oppure aver fatto un po’ di carriera, oppure avere un part time o un orario flessibile. Ma se non lavorassi anche io avremmo molte difficoltà economiche. E non vorrei proprio che i miei figli avessero la mamma a casa ma vivessero in una famiglia con problemi economici. Questo è il vero nocciolo della questione. Che vita fate voi che avete fatto downshifting? Andate in vacanza d’estate? In albergo? Affittate una casa ? Prendete l’aereo? Andate a sciare? dove? Come? In che modo è cambiata la vostra vita dal punto di vista economico? Come fate per sopravvivere? Avete una casa di proprietà? Cosa fanno di lavoro i vostri mariti?Con tutto il rispetto per la vostra scelta che comunque ammiriamo, anche noi che facciamo i salti mortali per lavorare amiamo i nostri figli oltre ogni cosa, e proprio per questo dobbiamo lavorare.

  21. Mamma Cattiva
    Mamma Cattiva12-05-2009

    Ciao MdSS,io sto vivendo contro tendenza nel senso che mi è capitata l’occasione che da sempre cercavo con i figli piccoli e per di più in un’altra città. Seduta a tavolino con il mio compagno abbiamo sviscerato la decisione e non me la sono sentita di dire di no. Ciò nonostante vivo spesso il richiamo del downshifting e lo urlo nel mio blog. I primi mesi sono stati duri perché era tutto più faticoso e prevalevano i sensi di colpa. I bambini in quel periodo erano isterici. Poi mi sono fatta coraggio. Mi sono guardata dentro e ho detto ma perché non devo provare, perché non devo riuscirci, perché non devo avere io l’occasione? E’ stato anche il mio compagno a incoraggiarmi, a dirmi che ai bambini ci avrebbe pensato un po’ più lui, cosa che fa da sempre ma in questa circostanza prende lui i permessi se i bambini sono malati o se hanno la riunione di scuola, giusto per capirsi. Poi l’anno prossimo downshiferò un po’, nel senso che andremo a vivere nella città dove lavoro e lavorerò sempre tanto ma almeno impiegherò dieci minuti per arrivare a casa invece che un’ora e mezza. Il mio lavoro non è eseguibile in part-time. Certo se tutti in modo sincronizzato vivessero un sistema diverso di job sharing forse potrei pensare di farlo part-time ma onestamente siamo molto distanti da quel risultato. Se io chiedo il part-time c’è la fila al mio posto e il mio lavoro mi piace, mi piace sentirlo mio e rappresentarlo. Sto vivendo giorno per giorno. Non do per scontato che le certezze di oggi saranno le stesse dell’anno prossimo ma voglio arrivarci, voglio capire io se aver scelto il lavoro fa del male alla mia famiglia. Credo che si possa fare downshifting anche senza buttare dalla torre il lavoro o la famiglia, soprattutto se sulla torre si è in due, se si dividono in due opportunità e sconfitte. La cosa importante è l’equilibrio tra le scelte. L’equilibrio che tu stai vivendo e che ti ha fatto scegliere serenamente di seguire i bambini senza il lavoro “titolato”, arricchita dai tuoi interessi, lasciando a tuoi marito il compito di pensare alla parte economica, oltre che lavorativa. Quando manca quell’equilibrio allora non ci siamo perché ci si sente frustrati, perché la bilancia penderebbe solo da una parte e i figli subirebbero il relativo clima.Grazie per il post scatena-riflessioni :)

  22. M di MS
    M di MS12-07-2009

    acasadiclara: certo che i soldi sono importanti! E nel tuo caso essere una brava mamma significa andare a lavorare e portare a casa un secondo stipendio. Nessuno ti giudica negativamente, anzi! E’ chiaro che ognuna di noi ha una risposta personale alle tue domande, perchè ognuna delle nostre famiglie ha un portafoglio piccolo o grande. Ma anche delle esigenze reali e fittizie, a cui si può rinunciare.

    mammacattiva: eh lo so, questo è un post un po’ lungo da digerire, anche per me che l’ho scritto.
    Mi sembra che tu sia un caso molto interessante di responsabilità familiari condivise, gestione paritaria della coppia di genitori e anticonformismo. Credo che questo tuo anno di vita e lavoro sia molto duro, io al tuo posto non ce l’avrei fatta, ma se l’anno prossimo vi sistemate andrà tutto molto bene e alla fine penserai che ne è valsa la pena. Io sono molto contenta della mia situazione, però anche io ho i miei grattacapi. Per es. penso che con i bambini un po’ più grandi mi farà piacere lavorare e che ciò sarà possibile solo con un colpo di genio o una botta di culo.

  23. piattinicinesi
    piattinicinesi12-19-2009

    carissima, come sai come mote sanno, anch’io ho fatto una scelta non scelta, nel senso che a un certo punto ho deciso che non doveva esere la ia viat a guidarmi ma io a guidare la mia vita. l’ho fatto in un momento in cui era sì rischioso economicamente ma forse non troppo, insomma la vita è sempre un po’ rischiosa. per farlo ho dovuto aspettare. ci sono stati momenti in cui ho accettato compromessi molo pesanti al lavoro, non lo rimpiango, in quel momento non avevo scelta e ho giocato le mie carte. c’è una variabile di cui bisogna tenere conto e questa variabile è il tempo. se abbiamo degli obiettivi non è detto che dobbiamo raggiungerli subito, ma aspettare non vuol dire rinunciare. io sto seguendo le mie passioni, e questo non ha prezzo. certo compromessi ne faccio ancora, e la fatica non manca. ma ho imparato a stare in modo diverso con i miei figli, ho rivisto la mia scala di valori ed ora so che è la mia. na scala dove udite udite la scrittura e i figli sono entrambi prioritari e io mi barcameno tra i due. e questo vi assicuro basta a destare scandalo

Cosa ne pensi?