Mi aspettavo di andare a teatro

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Mi aspettavo di andare a teatro

Ho appena scoperto di aver vinto i biglietti per andare a vedere a teatro "Pippi Calzelunghe", partecipando al concorso di Genitori Crescono. Ci andrò con mio figlio di 3 anni e mezzo, un bambino monello e adorabile, che nonostante le marachelle mostra una certa dose di sensibilità. Sono così contenta di andare con lui, sarà la prima volta. Portare il bambino a teatro: sì, era questo che prima che lui nascesse immaginavo avremmo fatto insieme.

Però, per quanto mi sforzi, ritornando ai miei primi 9 mesi di pancione, non riesco a trovare un sogno di maternità che sia uno. Intanto non riuscivo nemmeno lontanamente ad immaginarmi il mio bambino. Non il viso, non i capelli né tantomeno il corpo. Per logica stringente me lo aspettavo con gli occhi azzurri come i suoi genitori ma nulla più. Non mi figuravo nemmeno che carattere avrebbe avuto, cosa avremmo fatto insieme, cosa significasse fare la mamma di un essere urlante. A dire il vero tutto questo oggi mi sembra pazzesco ed incredibile, eppure è la verità.

Tutto quello che sentivo dentro di me era la gratificante e paurosa sensazione di stare definitivamente ed inequivocabilmente entrando nel mondo adulto. Per sempre. Mi atterriva che dal giorno del concepimento in poi sarei stata responsabile di un altro essere umano, persino quando avrei avuto 80 anni mi sarei sempre sentita "la mamma". Quando la sera cenavamo nella nostra casetta di coppia e sedevamo intorno al tavolo ricordo che dicevo a Marito: "Ma ti rendi conto che presto ci sarà un’altra persona seduta qui accanto a noi?". Eravamo famiglia in due e lo saremmo stati in tre. Il nostro bambino ci univa per sempre e per tutta la vita.

Il miracolo della Vita, l’eccezionale quanto normale possibilità di procreare e crescere dentro di me un bambino era tutto quanto sentivo e permeava ogni mio pensiero, ogni sentimento quotidiano.

Tuttavia, questa mancanza di aspettative non è stata un vantaggio. Ho avuto i problemi di tutte le neo mamme.

Ma ciò che veramente non mi aspettavo e mi ha più delusa è stata l’apparente indifferenza del bambino nei miei confronti. Non si è mai attaccato al seno. Era nervoso, aveva pure le coliche. Non voleva coccole. Desiderava solo essere portato in giro dandomi le spalle, guardare il mondo. Avrei voluto stringerlo guardandolo negli occhi, desideravo che tra noi si creasse una sintonia fatta di sguardi amorosi e silenzi, ma niente di tutto questo.

Mi sentivo inadeguata e soprattutto temevo di essere lasciata sola con lui. La presenza avvolgente di Marito, attivo nel fare tutto quello che servisse con calma e sangue freddo, sostenendomi, ha quasi avuto l’effetto di togliermi fiducia, di farmi adagiare in un limbo.

Qualche volta, dopo la poppata notturna (rigorosamente biberon di latte artificiale) lo stringevo tra le mie braccia addormentato e fingevo che fosse così dolce e coccolone anche di giorno. Lo stringevo a me e cercavo quella gratificazione, quella corresponsione che non riuscivo ad ottenere in altro modo. A due mesi, in un momento in cui ero al lavoro, è caduto dal tavolo. Fortunatamente nessuna conseguenza, ma abbiamo trascorso la notte in osservazione all’ospedale. E’ stato sconvolgente, non solo perché temevo per la sua salute, come è ovvio, ma perché per la prima volta nella mia vita capivo che il senso della mia esistenza – in modo totale, profondo ed irrimediabile – dipendeva da lui e solo da lui.

Poi è ripresa la vita di tutti i giorni, ho dovuto affrontare la realtà: da soli io e lui. Non mi vergogno a dirlo, ma il feeling con mio figlio è scattato – per forza – quando lui aveva 4 mesi suonati. Ma è stato peggio del militare. Il primo pisolino pomeridiano a sette mesi, al termine di un lungo braccio di ferro per educarlo. Mai una pagina di rivista letta in santa pace ai giardinetti. Seduto sul suo seggiolino, a casa o fuori, doveva essere continuamente intrattenuto con mille parole ed espressioni. Agitato, scalciante, ma molto simpatico, mi ha distrutto per mesi. Una volta di notte ha preso uno spavento perché un cane abbaiava. Mi ha rifiutato e  ha voluto solo il padre per le coccole. Ci sono rimasta malissimo.

Poi un giorno è scattato qualcosa. Ha iniziato ad avere bisogno di me, a cercarmi, a guardarmi negli occhi. Quel giorno gli ho scritto una lettera in cui gli spiegavo come era nato, cosa era successo dopo e come ero felice di essere la sua mamma. Da allora ogni tanto gli scrivo sperando che un giorno, da adulto, questi messaggi gli parlino di me e lo aiutino ad essere un bravo papà.

Un altro aspetto che mi ha spiazzato è stata la partecipazione morale dei miei genitori. Di solito le puerpere si lamentano dell’invadenza dei nonni, nel mio caso è stato l’opposto. Non capivano che avevo bisogno di loro, soprattutto dei loro consigli e della loro comprensione. Dal loro atteggiamento mi rendevo conto che non afferravano minimamente quella che era la realtà delle mie giornate. Mi dicevano di riposare ma non mi aiutavano, passavano a fare un saluto, ma la relazione con un bambino così piccolo non li gratificava, quindi tornavano ai loro hobbies di pensionati senza troppi problemi e questo mi faceva sentire terribilmente sola ed arrabbiata. Insomma, erano stati genitori atipici ed ora erano nonni atipici.

Naturalmente ci sono stati aspetti inattesi estremamente positivi. Se c’è una cosa che ho imparato è che quando nasce un figlio si scopre che cos’è il vero amore, passatemi l’espressione, in una coppia di genitori. E’ lavorare in squadra, perseguire un obiettivo comune, saper rinunciare a delle cose per il bene dell’altro, essere coinvolti allo stesso livello, fisico ed emotivo, nella gestione delicata di una famiglia in divenire. E a volte l’assenza dei nonni aiuta a crescere, a farcela da soli, a perfezionare il percorso che ci porta ad essere adulti a tutti gli effetti. Io e Marito siamo sempre stati una coppia unita ma con i figli lo siamo diventati ancora di più. La nostra fortuna è che fino ad oggi abbiamo sempre voluto le stesse cose, costruire insieme lo stesso progetto di vita e quando si costruisce una famiglia questo è IL requisito indispensabile. Altrimenti non si riesce a fronteggiare tutta la fatica e lo stress di crescere un figlio rimanendo anche una coppia che ancora si piace e si ama.

Sì, c’è un’enorme differenza tra la maternità sognata e quella reale. Se è vero che tuo figlio e il tuo rapporto con lui non saranno mai come te li aspetti, è ancora più vero che essere genitori è così gratificante (ed impegnativo) che immaginarlo non è altrettanto possibile. Come dicono tutti, nessuno può fartelo capire se non hai figli, lo capisci solo dopo. Come descriverlo? Quando penso ai miei bambini io mi sento sempre innamorata.

Questo post partecipa al blogstorming

 

  1. Lanterna
    Lanterna02-08-2010

    Accidenti, che bel post. Il tuo più bello, forse.
    Mi rispecchio in molte cose che dici, soprattutto nella scoperta del vero amore. Che è una cosa molto più profonda di quanto si possa sognare nei sogni adolescenziali più sfrenati, anche se spesso è molto meno glamour del sogno del principe azzurro. Secondo me è proprio quest’ultimo aspetto che frega: fare squadra umilmente e a testa bassa non fa figo. Peccato, perché è proprio una cosa bella.

  2. LGO
    LGO02-08-2010

    Un sacco di cose, in questo post. Da pensarci su a lungo…Comunque, divertitevi a teatro :-)

  3. Mamma in 3D
    Mamma in 3D02-09-2010

    Ma che bello questo post! E poi così ricco… da non potere né volere aggiungere nulla.Solo questo: quanto è vero che ci si sente sempre innamorate, di quell’amore maturo e responsabile che è delle madri… e che mai si desidererebbe tornare indietro, ai tempi della maggiore spensieratezza, ma in cui di un sentimento così non si poteva nemmeno avere un’idea!Un abbraccio

  4. valewanda
    valewanda02-09-2010

    Leggere un post come questo, e sapere che l’ha scritto una persona che conosco anche di persona, mi fa ringraziare di far parte di questo mondo di scambi quotidiani e di condivisioni profonde. Non ho altre parole, se non un ringraziamento sincero. Alla prossima!

  5. M di MS
    M di MS02-10-2010

    x tutte: siete fin troppo gentili! La verità – lo sapete bene – è che i post spesso li scriviamo per noi stesse. Scrivendo questo, a cui ho pensato dentro di me per qualche giorno, mi sono spiegata un po’ di cose che mi sono successe.

  6. alleg67
    alleg6702-10-2010

    un post bellissimo veramente!!sei molto forte, molto di piu’ di quello che credi!! brava!!divertiti a testro!!un abbraccio!!

  7. silvia
    silvia02-10-2010

    piacere mio mms. condivido il tuo pensiero di madre. per quanto mi riguarda devo a mio figlio quasi ogni cosa che ho fatto. dall’imparare a nuotare, a sciare e a giocare. l’ho fatto insieme a lui. compreso il litigare …ma quello mi riesce bene anche con la mia metà…così non ci annoiamo mai!

  8. extramamma
    extramamma02-11-2010

    Che bel post! E’ vero è difficilissimo immaginare il bimbo che si porta in grembo, anch’io visualizzavo mia figlia diversissima.nel mio blog c’è il banner da copiare per lo sciopero televisivo, se ti va vieni a prenderlo, baci p

  9. Mamma Cattiva
    Mamma Cattiva02-12-2010

    Per sempre. Vero, vero davvero. Bellissimo.

  10. LaStancaSylvie
    LaStancaSylvie02-14-2010

    … che voglia ho di avere un figlio!!!! … ed ho paura che si stia facendo tardi … non per la mia età, ma per la differenza che ci sarebbe …LaStancaSylvie

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