Mi si è accesa una lampadina
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Mi si è accesa una lampadina

Qualche giorno fa mi è successo di essere intervistata da una giornalista sul fenomeno di quello che gli americani in modo figo chiamano “new maternity” e qualche articolo italiano ha divulgato anche come “retro wife”.

La moglie vintage non è una vecchia, tranquille, ma una donna che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia, trovando maggior significato esistenziale nella vita domestica piuttosto che nell’obbligo di rispondere a standard lavorativi e personali troppo stressanti, visto che per avere tutto finiva con il dimenticare la vera se stessa.
Non sono discorsi nuovi nell’ambiente blogger per cui non mi soffermo sull’analisi delle cause di questo fenomeno.

Quello che invece mi ha fatto riflettere è come il semplice fatto di rispondere alle domande di un’intervista mi abbia obbligata a dare una struttura a tanti pensieri sparsi. Spiegare a qualcuno che non mi conosce la ragione delle mie scelte e come materialmente vivo la mia vita mi ha offerto l’opportunità di capirmi meglio e, come è successo alla fine della conversazione, avere un’illuminazione.

Che nei primi tempi stare a casa fare “solo” la mamma non mi abbia fatto sentire bene è un dato di cui ho già parlato. Mentre il mio bimbo neonato dormiva io restavo sveglia a fissare il soffitto sentendo che ero fuori dai giochi, tradivo il mio carattere brillante e le mie capacità, sprecavo il mio talento. Per 3 anni ho vissuto un’apnea di ambizioni, tanto le mie giornate, con la nascita di un’altra bambina, erano così piene e stancanti da non lasciare spazio ad altro.

Poi ho alzato un po’ la testa ed è stato a questo punto che ho fatto veramente la mia scelta.

Voglio dire: avrei potuto mandare in giro curricula a destra e a manca, cercare di rientrare in azienda, ma non l’ho fatto.

E il vero motivo è che ormai sono così abituata ad esserci quando serve, a dare il mio tempo alla famiglia quando voglio (aiutando anche il marito nella sua attività) che solo il pensiero di uscire di casa alle 8 e rientrare alle 19 mi dà la nausea. Anzi, in qualche modo mi intimorisce.

Intendiamoci: la mia vita ideale non contempla andare al supermercato tutte le mattine a fare la spesa o entrare in paranoia per una macchia sul pavimento. Al contrario, ho un sacco di interessi ed accetto volentieri collaborazioni professionali da casa oppure in gita (tipo andare a Sanremo, che non è per niente da mamma onnipresente anni ’60). Questo secondo me non è tanto da retro wife, quanto da persona fortunata che può scegliere cosa fare nella vita, anche se poi riuscirci non è affatto automatico!

Certo, guadagno meno di prima e il breadwinner è mio marito.

Non lo vivi come una limitazione e anche come una minaccia? – mi chiede preoccupata la giornalista.

Sì, non è che vivo sulla Luna. Ma ci sono fortunatamente molti modi di vivere una situazione del genere e uno di questi riguarda la concezione della famiglia come impresa famigliare, come progetto comune in cui il potere economico non diventa mancanza di rispetto e controllo dell’altra persona, in cui la fiducia è gestire insieme in modo trasparente ogni cosa. Quando ero ragazza e me lo raccontavano altre coppie non ci credevo, oggi per me è vero, ma so di essere probabilmente un’eccezione.

– Ma cosa pensa tua madre di questa scelta?

Eh, mia madre, donna che al lavoro ha dato tutto e di più con grandissimo piacere, non è tanto contenta. Io la capisco, ma c’è da dire che lei appartiene ad un’altra generazione e inoltre le nostre storie personali sono molto diverse.
Sono figlia unica di genitori egoriferiti, uscire di casa per me è stato faticoso e per uscire di casa intendo anche capire che la stima per una madre non deve arrivare a voler essere necessariamente uguale a lei, ma trovare un proprio modo di essere donna prima e mamma poi.

Sapersi scoprire e poi accettare: studiare per anni con l’obiettivo di essere una donna manager con le spalline imbottite anni ‘80 (che stereotipo del cavolo, tra l’altro) quando per sentirmi veramente felice alla fine mi basta essere circondata da una famiglia affettuosa e dare sfogo alla mia creatività.

– Che cosa ti auguri per tua figlia? – mi incalza la giornalista.

Certo che per mia figlia vorrei un futuro solido, economicamente indipendente, un lavoro che la gratificasse. Certo che farei la nonna che le tiene i bambini. Ma lei cosa vorrà? Come sarà il mercato del lavoro tra 20 anni? Dove abiterà? Quali saranno i suoi desideri? Troppe domande. A me basterà starle accanto come potrò.

– Ma insomma, alla fine questi blog, questi etsy, questo on line è un’opportunità o una rinuncia da parte delle mamme?

Cara giornalista, anche tu sei mamma di due figli e lo sai, è un’opportunità E una rinuncia.

Se hai qualcosa da dire ti aiuterà, altrimenti rimarrà un piacevole hobby e non c’è nulla di male in questo. Le donne che ce la fanno on line sono le cape di se stesse, il che va bene, ma indica che sotto il capoufficio non sono riuscite a starci o hanno smesso di fare il capoufficio o di provare a cambiare le regole sul lavoro.

Per cui tutto bello, ma su larga scala meglio il telelavoro part-time per maschi e femmine accanto ai blogger e gli esperti social free-lance.

Che poi il vero punto è che sia i padri che le madri vogliono stare con i loro bambini piccoli, solo che in Italia se esci dal mondo del lavoro non ci rientri più. Se i genitori potessero contare su un sistema in cui cambiare occupazione non fosse un dramma, certo che si prenderebbero delle pause. Le mie amiche americane mi raccontano che negli USA le mamme stanno a casa e gli asili sono rari, tanto poi un lavoro si ritrova. Qui no.

Insomma, tante le riflessioni, molti i dubbi sollevati dalla giornalista, le incoerenze che emergono raccontandosi eppure…eppure alla fine c’è qualcosa di forte e vero che le tiene tutte insieme rendendole la vita che faccio, i sogni che mi animano, le piccole frustrazioni che accetto, le soddisfazioni che colgo.

Ed è che sono felice. Felice così.

Perché dovrei mettere in discussione un equilibrio raggiunto, una vocazione che mi è venuta a cercare senza sapere di averla?
Sono felice io, è felice la mia famiglia. Non è una spiegazione razionale, ma E’.
E tanto mi basta.

  1. Jo March
    Jo March05-16-2013

    Brava Vero, magnifica riflessione, grande lezione di stile e maturità.

  2. bs di Genitori Channel
    bs di Genitori Channel05-16-2013

    :-) Mi è molto piaciuto leggerlo. Cara Veronica, i tuoi genitori hanno saputo darti una struttura… sei una persona che riesce ad essere se stessa con naturalezza, anche quando racconti cose che altri sentirebbero il bisogno di giustificare e quando le dici sono dirette, vere, incontrovertibili.
    Brava! Anzi sai che ti dico: bravi anche i tuoi!

  3. la Lu
    la Lu05-16-2013

    Mi piace, è una presa di coscienza vera e non un ripiego. Mi piace anche che sottolinei il fatto di essere fotunata e di aver potuto scegliere, di scegliere ogni giorno.
    Quando ti vedo ne riparliamo a fondo, quante cose ci sono da dire :)

  4. Mammamsterdamsterdam
    Mammamsterdamsterdam05-16-2013

    Io quando ho deciso che avrei voluto figli mi sono messa in proprio per una serie di motivi simili ai tuoi. poi itnanto che i figli arrivavano sono diventata una workoholic e ho fatto una fatica enorme a staccarmi da questo ritmo. In realtà mi sono sempre ribellata all’ idea di non poter fare tutto. Adesso invece vuoi la crisi, vuoi progetti in cui non guadagno una lira ma che belli, vuoi la sopravvenuta maturità, mi sono fatta le stesse domande e data le stesse risposte che dici tu. Anzi, da qualche mese so che devo assolutamente cominciare a trovarmi un lavoro part-time, ma ho tante di quelle pretese, esclusivamente in termini di orario, che chissà cosa trovo.

  5. Letizia
    Letizia05-16-2013

    Veronica, che bella riflessione, condivido tutto! Ora sono nel pieno delle giornate piene e stancanti, i miei sono piccoli e ho scelto di stare accanto a loro, non accetto altre soluzioni. Poi c’è il mio progetto online da seguire e la consapevolezza che potrei fare di più se solo avessi tempo. Ho una mamma ultra moderna che mi considera un’aliena, come se stessi sprecando la mia vita, perché per lei una donna è realizzata solo con un lavoro che la rende indipendente. E ho imparato a ingoiare quando mi parla dei sacrifici fatti per ottenere una laurea o del rammarico per il fatto che non ho combattuto per riottenere il posto di lavoro. Ma era davvero inconciliabile, e anche se mi rendo conto che servirebbe alla mia famiglia, non ce la faccio proprio a rimettermi in gioco. Ho preferito reinventarmi nel web, sono innamorata di questo mondo e soprattutto serena per questa scelta. So che per questo vengo considerata una “retro wife”, ma non mi importa. Anch’io sono felice così!

  6. Mammadesign
    Mammadesign05-16-2013

    In Inghilterra le donne, dopo la maternita’ e per gli anni a seguire, si prendono diversi anni di pausa. Senza per questo sentirsi “meno” e sicure di ritrovare qualcosa nel momento in cui vogliono rientrare nel mondo del lavoro. Certo, un passo indietro rispetto a prima. Ma trovo che siano molto felice. Non a casa ne fanno 3 o 4, di figli.
    La situazione cambia da paese a paese, ovvio, e in Italia non sono poche le donne che vivono le tue stesse, belle riflessioni. Sentirsi felici delle proprie scelte e’ la cosa piu’ importante. Mi dispiace soltanto che in Italia (ma non crediamo che sia cosi’ diversa la mentalita’ nel resto mondo, basta ascoltare le parole di Marissa Mayer!) il mercato del lavoro sia cosi’ poco flessibile da non consentire pause prolungate o lavoro da casa. pensa che sono molte le aziende, qui a Londra, che consentono ai dipendenti (anche i padri, ho alcuni amici che lo fanno!) di lavorare da casa, purche’ siano produttivi. Un passo avanti grosso grosso. E non si parla mai abbastanza di questo, purtroppo.

  7. M di MS
    M di MS05-16-2013

    Dopo avervi letto qui e su Facebook aggiungo un po’ di riflessioni random.

    – Quando ero incinta del mio primo figlio i lavori che seguivo sono svaniti indipendentemente dalla mia volontà e quindi quando lui è nato la mia condizione era già effettivamente quella di mamma. Chissà se la mie esigenze e le mie scelte sarebbero state diverse se fossi stata una semplice dipendente a casa in maternità. A volte è solo una questione di sliding doors.

    – Avere un compagno che a sua volta si è inventato una professionalità e varie attività autonome ha influito moltissimo nella mia percezione di cosa fosse il lavoro.In un certo senso siamo stati precursori di certi fenomeni che si sono capiti anni dopo. Che poi siano reali in Italia non direi, ma all’estero credo proprio di sì.

    – La felicità risiede nell’equilibrio. E l’equilibrio è uno stato…instabile!
    Non escludo che tra 5/6 anni le mie esigenze possano cambiare e portarmi a cercare un’attività diversa e più impegnativa, in ogni senso.

    – Più filosoficamente, ogni tanto mi chiedo: se io oggi avessi una bacchetta magica e sapessi con certezza che tra 10 anni seguirò dei progetti che mi interessano e mi fanno sentire viva, come valuterei questi anni passati ad occuparmi così tanto della famiglia?
    Li valuterei bene, benone. Quindi il problema non è cosa faccio oggi, ma come investo su me stessa oggi per costruire il futuro. Per molte persone potrebbe significare stare a casa e sapere di poter tornare a cercare lavoro, trovandolo. Per me altre cose e non mi riferisco sempre alle solite attività social.
    Ed infine vi porto anche l’esempio di una famosa food blogger che giorni fa mi diceva quanto sia contenta adesso di essere così piena di lavoro e libera di muoversi, ora che i figli sono grandi. Per me è un esempio.

    • Mammadesign
      Mammadesign05-21-2013

      “L’equilibrio e’ uno stato…instabile!” (Questa frase mi ricorda qualche vaga nozione di macroeconomia…;D)
      “Il problema non e’ cosa faccio oggi, ma come investo su me stessa oggi per costruire il futuro”….
      Te l’ho gia’ detto che ti lovvo vero?

      L’equilibrio e’ uno stato che va cercato continuamente, e mantenuto con aggiustamenti vari, poco importa quali siano le scelte. Ognuna trova il proprio.
      Anche io ci sto provando, assieme alle tempeste che mi porta la vita.

  8. Alessia
    Alessia05-16-2013

    BRAVA, ti quoto in tutto.

  9. Mamma Avvocato
    Mamma Avvocato05-20-2013

    Mi piace la tua riflessione. Non so se farei le stesse scelte, se la tua situazione renderebbe felice anche me, però dovrebbe essere chiaro che ciascuna di noi è diversa, ha obiettivi diverse, diverse possibilità e interessi. L’ideale sarebbe essere libere di scegliere, ma forse è utopia.
    E non c’è talento sprecato o anni di studio sprecati…tutto concorre a renderci come siamo e se siamo felici…dov’è lo spreco?
    Continua così. aiuti anche me a riflettere!

    • M di MS
      M di MS05-21-2013

      Grazie. I vostri commenti aiutano anche me a pensare al di fuori delle mie possibilità e a capirmi meglio.

      • Letizia
        Letizia05-21-2013

        Ecco, ti ho già detto che ti lovvo anch’io?Ogni volta mi accendi una lampadina. E ora basta, mi ricompongo e ciao!

Cosa ne pensi?