Meno male che sono una madre: mai più feste di Capodanno da incubo

Meno male che sono una madre: mai più feste di Capodanno da incubo

nerd_party_2-300x199Arriva l’ultimo dell’anno e francamente è una festa che da tempo non mi dice nulla. Sarò banale, ma vedere tutti i giorni i progressi dei miei bambini, vivere le giornate intensamente senza che ci sia niente da festeggiare, trovare soddisfazione anche in cose piccole e apparentemente scontate mi rende una persona felice. Ma senza retorica, eh?

Sarà per questo che stasera, mentre viaggiavo sull’autostrada buia, mi sono venute in mente le follie che ho fatto in gioventù per festeggiare sto stracavolo di Capodanno, convinta com’ero che se una ragazza non festeggiava adeguatamente allora era una sfigata.

E io modestamente di Capodanni da finta strafiga ne ho fatti veramente una collezione!

Il primo che ho fatto fuori casa avevo 17 anni. Settimana sciistica alle Deux Alpes con gruppo di amici emiliani. Chiaro che il mio principale obiettivo non era sciare. Ho questo ricordo allucinante di un ragazzo modenese con cui ho scambiato qualche effusione perché a Capodanno ci si bacia sotto il vischio sennò cosa puoi raccontare a scuola il 7 gennaio? Il giorno dopo avrei voluto seppellirmi e camminavo rasente i muri.

Un altro, sempre sciistico, finito in un cenone allucinante. Oggi riguardo le foto e più della metà di quelli con cui sono ritratta manco so chi siano. Meno male che non esisteva Facebook.

1991. Con un gruppuscolo di amici fidati, si va a sciare in Austria. Ma nell’Austria profonda: quando entravamo nei ristoranti la gente si voltava a guardare lo straniero. Arriva la sera dell’ultimo. Cena a casa e poi noi, classici italiani da esportazione, ci mettiamo un po’ in tiro per andare in qualche locale a fare il brindisi. Nella stübe da noi prescelta c’erano solo crucchi ubriachi fino al midollo, tutti in tuta da sci e scarponi. Imbarazzata per la mia tenuta fuori luogo (ma cosa volete? Venivo dalla Milano da bere) mi sono poi consolata vedendo che tanto erano tutti ciucchi. Colmo dei colmi: ad un certo punto un tizio mi biascica due parole di inglese e la mia amica mi chiede chi sia. Io: ”Niente, un ubriacone”. E lui: ”Parli italiano? Sono danese, ma mia madre è di Paderno Dugnano.” No comment.

Uno dei più tristi (nel senso che ero un po’ zitella) è stato quando la mia più cara amica si è fidanzata e il 31 se ne andata ad una festa con il moroso, senza di me che ero single, ovviamente. Quella sera a Milano nevicò moltissimo e ricordo che la mattina rientrando a casa camminavo con delle bellissime scarpine da sera nella neve alta un metro: eleganza solitaria, il top dell’inutilità.

Ma uno dei più ridicoli in assoluto è stato quello del 1992. Chamonix, 4 amiche senza macchina, un residence isolato in tre metri di neve e una compagnia di appoggio con cui teoricamente festeggiare. Certo, se all’epoca fossero esistiti i cellulari molti qui pro quo non si sarebbero mai verificati, resta il fatto che un paio di amiche gelose ci emarginarono proprio la sera dell’ultimo. Sembra una cavolata, ma a vent’anni non avere niente da fare proprio in quella sera metteva una gran tristezza. La mia amica un po’ testona e romantica propone: “Io ho portato un bel vestito, cavoli. Adesso me lo metto lo stesso, anche per stare in casa e festeggiare tra di noi”.

Insomma, una fatica tremenda resistere sveglie fino al brindisi di mezzanotte. Ricordo che ad un certo punto ho aperto gli occhi (giacevo nel mio letto, tutta in abito da sera, come la Bella Addormentata) e ho visto la mia amica, anch’ella nella sua splendida mise da ragazza bene, russare rumorosamente, la testa appoggiata tra le braccia a due centimetri dal panettone.

1993. Stessa compagnia di giro, ma sempre più trash.

All’epoca andavano di moda questi treni che partivano dalla Stazione Centrale con annessa discoteca. Vi avevo già detto che la disco è stata centrale nella mia formazione accademica? No? Adesso lo sapete. Bene, treno-discoteca e questo basterebbe ad insospettire chiunque. Parigi ci accoglie sotto zero, ma è pur sempre Parigi. L’ultimo dell’anno sugli Champs Elysées. Hanno iniziato a molestarci in metropolitana per poi proseguire fino a Place de l’Etoile. Un taxi ci ha salvate. Da allora Capodanno a casa.

Insomma, mi sembra chiaro che il mio problema di giovane donna fosse principalmente: cosa mi metto a Capodanno e con chi lo sfoggio. Sembra incredibile conoscendomi ora, comunque non è che questa filosofia mi portasse molto lontana!
Abbassando le aspettative negli anni successivi ho vissuto ultimi dell’anno pieni di allegria e risate. Uno dei più divertenti in piazza a Bergamo ad ascoltare Elio e Le Storie Tese, o Dalla e De Gregori a Gubbio, oppure ancora il Capodanno del 2000, a Madrid, un panino al posto del cenone e balli per strada fino all’alba.

Certamente, il più bel Capodanno della mia vita è stato il primo che ho vissuto con Marito, che mi ha rapita e portata via…ma questa è un’altra storia e la voglio tenere per me!

E voi? Qual è stato il vostra ultimo dell’anno da incubo? Oppure da sogno?

  1. lucyinvacanzadaunavita
    lucyinvacanzadaunavita12-31-2012

    che ridere!! i miei capodanni sono sempre stati montanari, con gli amici (e il moroso) di sempre, divertenti e un po’ scuot style… Poi il moroso è cambiato e sono arrivati gli anni universitari. Ricordo un capodanno in una bellissima villa milanese (quella dell’unione ciechi) e metri di neve. I peggiori? Uno da fidanzata. Unica donna insieme a tutti uomini: dopo la cena il futuro marito si è sistemato con gli amici al tavolo da poker e io sono finita a guardare Animal House con chi non aveva voglia di giocare… e siamo ancora sposati dopo 15 anni!! Quello da sogno? Tutti i più recenti: insieme a figli e amici cuciniamo a tema, non ci accorgiamo della mezzanotte, chiacchieriamo fino a tardi e gustiamo buon cibo. quest’anno il tema è …. vai in giornata al mio blog e lo scoprirai! Buon 2013!!

    • M di MS
      M di MS12-31-2012

      Sì ho visto che stai preparando il nuovo post! Quanto alla villa dei ciechi: celo! Ma non a Capodanno bensì per una festa Rotaract. Gioventù dorata… E tanti auguri anche a voi!

  2. Mammanico72
    Mammanico7201-07-2013

    Non ci posso credere….quanti anni sono passati da Parigi e Deux Alpes…avrei tutta una serie di foto da farti vedere e ridere insieme….vedo che comunque anche a te i figli riempiono la vita! È’ stato un piacere ritrovarti….buon 2013!

    • M di MS
      M di MS01-07-2013

      NON CI CREDO!!! Ma come hai fatto a trovarmi?!
      Hai visto che sei nel mio cuore 🙂
      Contattami immediatamente in privato lavery@tiscali.it

  3. acasadiclara
    acasadiclara01-02-2015

    Guarda a me e’ cambiata la vita da quando sei anni fa ho deciso di investire denaro ed energie in una settimana in montagna a capodanno. Sei anni di capodanni lontani da tutto con i fuochi d’artificio della scuola sci alle 18 del 31 dicembre o del 1o gennaio e poi tutti a casa. Gli amici sono altrove e non ci seguono mai nei nostri viaggi (non sanno cosa si perdono), i miei figli hanno imparato a sciare su piste poco conosciute e poco frequentate e noi ci godiamo l’alto adige migliore. Magari fisse stato così da giovani quando anche io venivo trascinata a feste orrende. Poi siamo cresciuti grazie a Dio e le feste sono diventate cene seguite da notti a chiacchierare e giocare a trivial pursuit fino alle quattro di mattina. Il migliore, a parte gli ultimi sei, fu quello in cui appena prima della mezzanotte, andai a sorpresa a trovare il mio fidanzato ora marito al centro x rifugiati dove a quel tempo faceva il turno di notte. Portandomi dietro un paio di amici per festeggiare insieme. Buon anno veronica!!!!!!

    • M di MS
      M di MS01-02-2015

      Buon anno anche a te, Clara! !!
      Perché non mi passi qualche indirizzo? 🙂

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