Meno male che esiste #Londra
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Meno male che esiste #Londra

L’ultima volta che sono stata a Londra avevo 24 anni. Ci sono ritornata la settimana scorsa, a 42.

Nel lontano 1996 ero stata ospite di un mio amico italiano che viveva in un basement, il piano interrato delle tipiche case vittoriane che a Londra sono ovunque, insieme a un ragazzo di Bristol e una napoletana che voleva imparare l’inglese. Della città mi avevano colpito il fermento, le facce di tanti colori, i musei, così diversi dai nostri, ma anche i locali in cui uscire la sera, i bus a due piani affollati alle due di notte, lo shopping vintage che in Italia non andava ancora di moda.

La sera uscivamo con dei ragazzi inglesi. A me piaceva quello che parlava come un lord e aveva la chevalière, quell’anello con lo stemma araldico che i nobili portano al mignolo. Un giorno ci portò a spasso sulla sua Dyane 4 tutta scassata e ci fece fare dieci giri della piazza di fronte a Buckingham Palace. A me sembrava di stare in un film.
Quando camminavo per strada annusavo un’aria fresca carica di promesse, mai assaporata prima, sentendomi in un posto magico, tutto da scoprire. Un posto dove succedevano delle cose.
Questo accadeva diciotto anni fa.

Ora ci sono ritornata con la mia famiglia e ho visto tutto un altro film. Nella borsa avevo le salviettine umidificate, la guida con mappa plastificata comprata in Italia e il cellulare per scattare tante foto.
La sera incontravamo frotte di giovani tirati a lucido che uscivano per andare in qualche locale, mentre noi strisciavamo verso casa con le ossa a pezzi dopo giornate di interessanti ma estenuanti visite. Li guardavo con invidia: la ragazza del 96 è ancora viva e lotta insieme a noi. Lasciamo perdere. Se è inutile nascondere che il tempo passa è anche vero che la Londra vista con gli occhi di oggi mi ha detto molte più cose di allora.

Che la città sia sempre stata piena di italiani non è una novità, ma quello che mi ha impressionato non sono state le frotte di ragazzini con lo zainetto della EF, quanto i trentenni che ho incontrato ovunque: al supermercato, al ristorante, in metropolitana. Non sono turisti, lavorano lì. Come la ragazza dell’agenzia a cui ci siamo rivolti per affittare una casa o la figlia di nostri cari amici, che vende gioielli da Selfridges, per non parlare dei camerieri dei ristoranti.

– C’è una venditrice italiana per ogni stand – mi spiegava la mia amica F., indicandomi le postazioni dei gioiellieri accanto alla sua.

Che poi sembra facile inseguire il sogno della città cosmopolita, ma facile non è. F. mi ha spiegato che paga più di 350 sterline per una stanza in condivisione con un’amica all’interno di un appartamento di periferia in cui vivono anche altre ragazze, con un solo bagno. La solitudine è sempre in agguato. Tutti che vengono per fare un po’ di soldi e poi andarsene, pochi interessati a stringere vere amicizie. Il panino della pausa pranzo acquistato dove costa meno e il magone della nostalgia che fa venire un groppo in gola. Eppure nonostante questo, F. è convinta della sua scelta e mi dice che avrebbe dovuto farlo prima dei trent’anni.

Anche la ragazza dell’agenzia, dopo più di dieci anni di lavoro in hotel in Italia, ha cambiato vita in cerca di un miglioramento professionale e mi dice che oggi è felice.

Per una settimana io e la famiglia abbiamo giocato a fare gli inglesi in un appartamentino ameno di un bel quartiere della città, ma avere il coraggio di trasferirsi è tutta un’altra cosa. Le nostre vite sono qui, ma per me e Marito è stato inevitabile chiederci dove sarà il futuro dei nostri figli. Avete presente quella sensazione di panico che vi viene quando la nave sta affondando? Ecco, qualcosa di molto simile.
– Ragazzi, studiate bene l’inglese e magari il cinese, che non si sa mai.

Che i bambini non siano scemi lo sappiamo già tutti. Ma sapete cosa mi hanno risposto quando ho chiesto loro cosa li aveva colpiti di più di Londra?
La risposta unanime è stata: “Non ci sono scritte sui muri e cacche di cani per terra”.

Mi sono sentita umiliata. A parte che è vero e anche noi adulti lo abbiamo notato, cavoli, è mai possibile che due bambini di prima e seconda elementare trovino eccezionale che non ci siano scritte sui muri e cacche per terra?!

Ah, naturalmente nessun ciclista sui marciapiedi (sì, ci sono le ciclabili), nessuno zingaro appostato alle macchinette automatiche dei biglietti della metropolitana, nessun barbecue puzzolente con musica o bonghi a Hyde Park o simili.

Sarà forse perché esiste tolleranza zero?

Se tu imbratti i giochi dei bambini ti do la multa. Se tu non raccogli la cacca del tuo cane ti do la multa. Se ti becco a fare affissioni abusive ti do la multa. Ma te la do davvero, perché i poliziotti li incontri per strada. Stamattina mi hanno raccontato che qui a Milano la settimana scorsa sono usciti fior di articoli nella cronaca locale per lo scandalo suscitato da una multa ad un ciclista colto con il cellulare all’orecchio. La regola c’è, ma pare brutto applicarla.

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“Fatti i cazzi tuoi” è il nostro motto nazionale. Quello che mi è sembrato chiaro è che a Londra i cazzi sono di tutti.

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Belle le case vittoriane, vero? Beh, ce ne sono un sacco, di bianco pittate. Di un bianco abbagliante e mai, dico mai, nessun tag imbecille, nessuna scritta fatta per noia o spregio.

Certo che abbiamo visto gli homeless, che abbiamo letto i giornali con relative magagne nazionali (a proposito, su tutti i giornali qui si parla dell’incidente dell’aereo caduto in Ucraina, ce l’hanno a morte con Putin, in Italia mi sembra che tutto sia già caduto tutto nel dimenticatoio), che non è tutto rose e fiori.

Ma la sensazione qui è che esista una prospettiva, una direzione, uno scopo comune.

E’ qualcosa che senti camminando per le strade. Sì, lo so che il paragone con l’Italia è improponibile, che la storia della Gran Bretagna è diversa dalla nostra e costellata di gloriose vittorie militari e famiglie reali, ma ad ogni piè sospinto lì c’è qualcosa che lo ricorda alla gente. Che ti ricorda che sei inglese e ne devi essere orgoglioso, anche se poi prendi il sussidio di disoccupazione o non lo prendi più.

Se invece tu adesso esci per strada e fermi un ragazzo di vent’anni e gli chiedi cos’è stata la Marcia su Roma, chi era Aldo Moro e perché è stato ucciso, oppure cosa è successo il 2 agosto del 1980 è molto probabile che non sappia risponderti. E questo perché dopo tanti anni ancora stiamo a scannarci su cosa sia la “vera verità” di questi fatti storici, perché è vero tutto e il contrario di tutto, perché si sa che la prof. di storia è una comunista e quindi te la racconta come vuole lei o “Boia chi molla” è solo un modo per tifare allo stadio.
Non sappiamo chi siamo e in ogni caso quel poco ci basta per non esserne orgogliosi. Cantare l’inno nazionale e provare qualche brivido è un atto imbarazzante relegato ai Mondiali di calcio, dove per altro da due edizioni diamo sfoggio delle nostre migliori qualità nazionali: l’autocommiserazione, l’individualismo e la ricerca della bella figura, immagine retorica che esiste solo da noi ed è intraducibile.

Poi sì, sono solo una turista italiana a Londra, una che per fare un po’ di conversazione a qualche cena racconterà che a Londra tutto costa carissimo, solo che nel ‘96 mica mi pagavo io le vacanze, quindi non ci stavo tanto attenta.
Che nel quartiere dove stavamo noi (Kensigton, non un quartiere operaio) esiste la più alta concentrazione di Ferrari, Maserati e Lamborghini che abbia mai visto in vita mia. Tra l’altro, parcheggiate fuori da una pizzeria qualsiasi, tranquillamente aperte.
Che i londinesi sono molto gentili e cercano spesso di darti una mano se ti vedono in difficoltà, specie gli anziani.
Che la Londra di oggi è diversa da quella di dieci anni fa e di quella che sarà tra dieci anni, mentre da noi è tutto fermo nel pantano, basti vedere la fatica di un restauro del Colosseo pagato da privati o il solito magna magna della vergogna di Milano, l’Expo.

(A proposito, mi chiedo quanto viaggino i nostri politici, quanto sappiano del mondo. Il London Eye, per dire, è gestito in partnership con EDF Energy ed è una delle attrazioni principali della città. Ma potrei anche citarvi le tante idee semplici, a basso costo ed impatto ambientale, che ho visto in giro, come certi giochi per i bambini a Kew Gardens. I limiti imposti dal patto di stabilità sono reali, ma sono spesso diventati un alibi. Le idee, la creatività e la volontà di agire per il bene di tutti non sempre costano.)

Passeggiare per le strade più eleganti della città poi ed assistere al trionfo della moda e della cultura gastronomica italiana mi faceva salire la scimmia. Siamo apprezzati in tutto il mondo per questi aspetti eppure tutta questa grande bellezza che ci portiamo dentro dov’è a casa nostra? Nella sciatteria delle nostre città, nella terra di nessuno che sono diventate, nel dissesto idrogeologico, nella bruttezza vera e propria di certe case e palazzi?

Per anni abbiamo vissuto di conserva, proprio perchè nati in una terra naturalmente e storicamente dotata, che ci ha offerto l’alibi per non fare niente, restare immobili. Chi ci ha amministrato non è mai stato capace di pensare oltre i sei mesi. Quando vai in città come Londra è lampante che chi governa pensa a cinque o dieci anni.  La programmazione, una filosofia di pensiero sono il cardine su cui poi si muovono l’urbanistica e le scelte culturali degli amministratori.

Insomma, dopo una settimana me ne sono tornata a Milano con le orecchie un po’ basse. L’ho vista bruttissima, eppure la mia zona non è male.

Marito saggiamente mi sprona: “Meno male che fuori dall’Italia esistono posti così. Questo non deve abbatterci, ma darci una speranza.”

Va bene, mi do una calmata. Nel prossimo post vi darò i  miei consigli di viaggio.

Per il momento mi limito a confermarvi che Londra continua ad essere un posto dove – per fortuna – succedono delle cose.

  1. rossella
    rossella07-31-2014

    Hai espresso perfettamente il mio pensiero. Perfettamente.
    Aggiungerei anche le note di scherno che facevano seguito riflessioni di questo tipo quando, ventenne anche io, tornavo da Londra.
    E sai che c’è? queste cose le pensavo anche tornando da Pamplona – Navarra, regione indipendentista.
    Senso di appartenenze, identità sociale, programmazione, lungimiranza, attenzione alla cosa comune. Impensabile in Italia, è proprio nel nostro DNA. Non abbiamo speranza

    • M di MS
      M di MS07-31-2014

      Note di scherno, già. E’ un post su Londra, per questo non ho scritto che oltre a fatti i cazzi tuoi l’altro sfottò classico è “secchione”. Sicuramente all’estero i secchioni guadagnano e fanno carriera.

  2. acasadiclara
    acasadiclara07-31-2014

    che è troppo bello girare il mondo. noi quest’estate andremo a copenaghen e berlino. anche berlino secondo me è un posto dove succedono cose. a berlino ci sono andata mille volte, è la mia capitale del cuore. l’ho vista prima del muro, poi subito dopo, etc etc. poi ti racconto ciao e buona estate!!!!

    • M di MS
      M di MS07-31-2014

      Bella Berlino, ci torneremo. E leggerò i tuoi post per i suggerimenti!

  3. LaMiaVitaSemplice (@miavitasemplice)
    LaMiaVitaSemplice (@miavitasemplice)07-31-2014

    condivido ogni singola parola

  4. Silvia
    Silvia07-31-2014

    Brava Veronica, bellissimo e verissimo articolo. Mai comunque perdere la speranza. Sono convinta che anche noi Italiani ce la possiamo fare. Penso che qualcosa stia cambiando e forse abbiamo dovuto toccare il fondo perché’ qualcosa cambiasse….. Posso solo aggiungere che a Londra si vive veramente bene, ma non puoi perdere un colpo, c’e’ una competizione grandissima e a volte devo dire e’ un po’ pesante, ci vorrebbe un giusta mezza misura che non so se esiste…..

    • M di MS
      M di MS07-31-2014

      Sì,credo che tu abbia ragione. Il mio è lo sfogo della cittadina italiana che non vede mai cambiare niente intorno a sè, anche quando sembra la volta buona.
      Il punto è che da sempre diciamo che come si vive bene in Italia in nessun posto mai, solo che ora in Italia si inizia a vivere un po’ maluccio e la mia sensazione è che il fondo non sia stato ancora toccato.
      Continuiamo a percepirci come un grande paese, mentre non lo siamo più perchè non abbiamo gente adeguata ai posti di comando.
      Io non voglio perdere la speranza, assolutamente, ma vorrei vedere dei fatti!

  5. natalia
    natalia07-31-2014

    bel post, immaginati il tuo rientro a Roma!

    • M di MS
      M di MS07-31-2014

      Natalia, Roma è la Grande Bellezza, è favolosa, lo dico da milanese invidiosa. Ma proprio per questo non riesco ad accettare la sua sciatteria, la sua sporcizia,il casino, la metropolitana che è un posto assurdo. Milano è più brutta, più algida ma più organizzata e noi milanesi però siamo più esigenti e meno arresi. all’evidenza. Anche se poi però alla fine sporcizia e maleducazione regnano anche da noi.
      Quando sono stata a Roma qualche settimana fa sono passata su Milano,su Lecco per approdare alla fine in un paesino di una valletta un po’ sfigata. Lo shock è statp grande: il paesino di Lontano Lontano mi sembrava quasi un paradiso.

  6. Michela
    Michela07-31-2014

    Complimenti per quello che hai scritto! Io ho vissuto e lavorato a Londra per più di 3 anni, sono rientrata in Italia a fine 2010… Le tue parole sono davvero vere, mi stupisce che tu sia riuscita a cogliere così tanti aspetti che a volte i turisti nemmeno notano… Grazie mille per le tue parole e sì, l’Italia è ferma, ce lo ripetiamo ogni giorno io e mio marito che era a Londra con me. Con tristezza per le molte possibilità che qui in Italia ogni giorno si sprecano, nel piccolo e nel grande… E la cosa che più ci fa rabbia è che la maggior parte degli italiani nemmeno se ne accorge!

    • M di MS
      M di MS07-31-2014

      Ecco, questo mi fa veramente incazzare. L’ignoranza di quello che succede fuori dall’Italia non è più scusabile, soprattutto da parte di chi ci amministra, ma non perchè all’estero siano sempre migliori di noi. Perchè lo scambio di idee e best practices doverebbe essere alla base della cultura minima di un politico di livello, ma anche di noi cittadini.
      Ti racconto un episodio di qualche anno fa. Con mia madre passeggiavamo per strada e commentavamo le solite brutture. Iniziamo a parlare con due ragazze più giovani e mia madre dice:”Una volta non era così. Dovete saperlo, perchè questa è l’unica Italia che conoscete. Non era così.”

      Un’ultima considerazione.
      Gli intonaci che cadono dai soffitti delle scuole pubbliche o la cartigienica che manca mi indignano non solo perchè non sono degni di un paese civile, ma anche perchè i ragazzi si abituano fin da piccoli a considerare normale la sciatteria, l’accontentarsi, la mancanza di mezzi. A queste cose non ci si dovrebbe abituare mai e per questo viaggiare altrove serve.

  7. Mìgola
    Mìgola07-31-2014

    Vero e bello questo post…comunque sono in pieno accordo con Marito, tutto questo deve spronarci non abbatterci e vedere le differenze aiuta a promuovere i cambiamenti! Grazie.

  8. Kira
    Kira08-01-2014

    Concordo, anche se io, che Londra la amo per mille ragioni, ho scelto di non trasferirmi lì. Ho scelto di dare una possibilità ad altre zone in UK, altre città, altri villaggi e altre realtà. Realtà in cui con 350£ riesci ad avere un appartamento tutto tuo, dove lo stesso respiri speranza e futuro, dove le cose si muovono forse con un ritmo meno frenetico, ma si muovono lo stesso. Ho scelto di vivere qui come se dovessi restare tutta la vita, ho fatto amicizia con tutti, anche con gli animali, ho esplorato, ho partecipato, ho cercato di capire, ho lottato per certi diritti e ho detto la mia su quello che con va. Consiglio a chi pensa di trasferirsi di guardare non solo Londra, magari spingersi a nord fino a Manchester o fino in Scozia. Non troverete migliaia di Italiani o Spagnoli, ce ne sono molti meno fuori da Londra, ma se tenete occhi e cuore aperto, tutto sarà più semplice. Supererete la paura degli accenti, vi abituerete come quando andate in vacanza in Puglia e siete di Milano:) Cheers.

    • M di MS
      M di MS08-02-2014

      Grazie del tuo commento, Sono contena che questo post mi abbia messa in contatto con molti nuovi blogger!

  9. 5vm
    5vm08-02-2014

    Complimenti credo tu abbia colto molto bene i punti dolenti di noi italiani. A londra sono stata una volta a 12 anni x il matrimonio di una zia lontana e mai più tornata. Ma è così che l’ho sempre pensata.
    Tracciare dei confini non dovrebbe essere un ostacolo e un arroccarsi dentro evitando di cambiare… Spero che i miei figli abbiano la curiosità di mettere il naso fuori da questi confini x scoprire tutto ciò che di fantastico offre il mondo.
    5vm

  10. anna bruno
    anna bruno08-02-2014

    Ne parlavo con un amico londinese proprio ieri, qui a Roma, di come gli italiani purtroppo sono cresciuti a non esercitare il coraggio, e da adulti poi non trovano la forza del cambiamento. Mentre gli inglesi, direi, i nordeuropei tutti, sono educati sin da bambini all’indipendenza, i genitori lasciano i bambini affrontare la vita da soli, sin da subito, non intervengono troppo neanche se litigano tra loro. Che se la sbroglino da soli!…questo, sembra strano, ma educa a vedere dove sta il bene e il male per la collettività, esercita al coraggio della scelta!…Noi italiani siamo mammoni alla ricerca di consensi personali continui, non sappiamo cosa sia lavorare insieme, costruire insieme dal nulla….loro si!…Loro imparano già in famiglia e poi a scuola a capire il lavoro di squadra, cosa è bene fare o non fare per la collettività, imparano l’indipendenza e ad allacciarsi le scarpe o a dormire da soli già a due anni. A mangiare da soli e a giocare da soli da prestissimo, già a pochi mesi. Noi per cultura stiamo addosso!…e il risultato è che le regole ci sono, ma poi tutto è concesso. E non è una questione di multa. Un nostro politico, sia di destra che di sinistra, è frutto di un’educazione errata sin dall’inizio!…e dunque la multa o non multa può solo essere un’opinione per chi la riceve e chi la fa. E chi la fa molte volte la leva all’amico se l’ha ricevuta. Noi al momento siamo forse, insieme a uno due altri paesi d’Europa, il paese che gode del guinness dei primati per corruzione!…Mi spiace…anch’io amo Londra, ma soprattutto per l’indipendenza e l’autostima con cui la gente cresce…noi siamo dei topolini che rosicchiano nella propria tana, il formaggio di qualcun altro, che spiamo dalla nostra tana invidiandolo da una parte per esser riuscito ad ottenere il formaggio e dall’altro cercando di derubarglielo….sembra che sia più facile!..Mi è piaciuto il tuo articolo. Tanto!…Ma forse le motivazioni andrebbero anche ricercate nell’incapacità dei più, una volta vista la realtà degli altri, di rimboccarsi le maniche e faticare per il cambiamento…!…Grazie e buon lavoro Anna

  11. M di MS
    M di MS08-02-2014

    @AnnaBruno e @5vm: condivido molto.
    Il pensiero va ai nostri figli, al mondo che li aspetta. E’ così frustrante per u n genitore non offrire un mondo all’altezza delle aspettative! Però sta a noi migliorarlo.
    Meditiamo e FACCIAMO.

    Un abbraccio.

  12. Foxy Lady
    Foxy Lady08-04-2014

    Ciao! Sei nel mio Top Of the Post di questa settimana :)
    https://esseremammaoggi.wordpress.com/2014/08/04/top-of-the-post-9-4-agosto/

Cosa ne pensi?