Lo spirito di una città

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Lo spirito di una città

A 7 anni mia mamma mi ha portato ad un concerto di Giorgio Gaber, il primo di una lunga serie.

Ero l’unica bambina a teatro, ma non avendo fratelli ero abituata a stare sempre con gli adulti e gli amici di mia madre mi piacevano. A dire il vero io non capivo tutto quello che si svolgeva sul palco, ma vedevo che i grandi erano molto attenti e coinvolti e il signore alto alto con il naso lungo che si sbracciava laggiù un po’ cantava e un po’ recitava e aveva un modo tutto suo di esprimersi. Di quella prima sera a teatro mi resta una bella foto in bianco e nero: una bambina con il cerchietto e l’aria un po’ seria.

Il sabato e la domenica, quando magari faceva i mestieri, mia madre metteva su un disco di Gaber, tipo “Dialogo tra un impiegato e un non so” , “La libertà” o “I borghesi”, e io giochicchiavo ascoltando quei testi così particolari, scanditi da quelle voce così unica. Tanti anni dopo mi è successo di parlare al telefono con la figlia di Gaber e sono rimasta un po’ scioccata dalla somiglianza di quel timbro, quel porgere la parola, con un’inflessione un po’ rigida e un po’ flessuosa.

Mia madre non è mai stata particolarmente colta o schierata politicamente, ma io ho capito che ascoltare Giorgio Gaber negli anni ‘70 e ‘80 significava fare politica. E quei dischi che ascoltavo guardando un muro del salotto hanno seminato dentro di me un’attenzione per certi temi, contemporaneamente facendo di Gaber una persona di famiglia, una parte di me. Soprattutto c’era una canzone che mi rendeva molto triste ma che mi toccava ascoltare tutti i sabati, “Il Mestiere del Padre”, che per me era una mazzata visto che in quel periodo i miei erano separati.

Quando Gaber è morto io e mia madre eravamo in lutto e ci siamo buttate alla ricerca dei vecchi amici con cui andavamo ai concerti – li avevamo persi di vista per i casi della vita – per andare insieme al funerale. Non li abbiamo trovati.

Poi, un paio di giorni dopo, leggo su Italians di Severgnini la lettera di un ragazzo, che si lamenta dell’assenza di giovani al funerale di Gaber: era il figlio di quella coppia di amici scomparsi!

L’ho contattato via mail e ci siamo rivisti. Io ero molto commossa, sia per Gaber sia perché sono affiorati i ricordi della bambina che ero.

Torniamo ai giorni nostri.

Mi ha molto colpito che in molti interventi alla festa di Pisapia sia stato citato Gaber, anzi si può dire che sia stato addirittura un leit motif. Gaber, sposato ad Ombretta Colli, che per un certo periodo è stata anche un’interprete del berlusconismo, a dimostrazione che è vera la domanda “cos’è la destra, cos’è la sinistra”.

Vogliamo dirlo? Gaber E’ Milano.

E mi fa un po’ tristezza quando mi capita di parcheggiare la macchina in via Giorgio Gaber: un vicolo senza uscita, al bordo di casermoni di periferia e di una piscina comunale, senza negozi, una fila di auto a motore spento, lontano dalle luci del centro. Meriterebbe una Piazza Giorgio Gaber, in centro città, un Auditorium…se magari finalmente restaurassero il Teatro Lirico e glielo intitolassero!

Ieri sera Dalia, la figlia di Gaber, ha chiesto a Pisapia di leggere il testo di una canzone di suo padre, un testo che ci riguarda tutti e ci spiega perché a Milano è saltato un tappo di scontentezza ed infelicità. Ve lo lascio qui di seguito.

L’APPARTENENZA

L’appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un’apparente aggregazione
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell’amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po’ della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.

L’appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l’appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E’ quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.

Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l’abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.

L’appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un’apparente aggregazione
l’appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L’appartenenza
è un’esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.

Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.

  1. piattinicinesi
    piattinicinesi05-31-2011

    che bello, anche noi grandi ascoltatori di gaber, a quattro anni fede sapeva le canzoni a memoria. mi hai fatto venire in mente, proprio adesso che mi chiedevo di come parlar di cose difficili ai miei figli, che certe parole, certe canzoni, spiegano più di tanti discorsi, e rimangono dentro, si legano all’affetto. non te le scordi più.
    (anche al concerto del 1 maggio se ricordi, hanno cantanto gaber. abbiamo bisogno di fari nella notte)

  2. giuliana
    giuliana05-31-2011

    sono commossa. oggi per la prima volta da quando vivo qui mi sono svegliata milanese. ma in testa avevo un’altra canzone di gaber, la libertà.
    grazie

  3. Mammamsterdam
    Mammamsterdam05-31-2011

    Io adoro Gaber ma certe volte, visto come è andata con la moglie, mi chiedo se non strizzasse troppo l’ occhiolino.

    Comunque siete voi, no, quelli di Milanesi, fratelli, popol mio? E allora, adesso spero che l’ impegno prosegua anche dopo il voto.

    • M di Ms
      M di Ms05-31-2011

      Penso che Gaber in quel periodo fosse in imbarazzo e cercasse di collegare il cervello alla persona e non al partito. Certo che per noi fan è stata una batosta.

  4. bismama
    bismama05-31-2011

    Non sono Milanese ma ho “sentito” questo post tutto tutto!!!
    Bello, davvero!

  5. Mamma in 3D
    Mamma in 3D05-31-2011

    Anche noi fedeli ascoltatori di Gaber, e i bambini lo cantano a memoria!
    Per quanto riguarda sua moglie, l’ho sentita dopo il primo turno all’Infedele: oserei dire che incarna ancora pienamente il berlusconismo… Per questo mi ha fatto ancora più piacere che ieri Dalia abbia messo quel testo nelle mani di Pisapia.

  6. Do minore
    Do minore05-31-2011

    “Ma come: con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare?” vediamo se i Milanesi, che questa libertà se la sono presa, la difenderanno e la eserciteranno responsabilmente e in modo efficace. Anche ai nostri piccoletti piace moltissimo Gaber. Certe cose fa bene cominciare a sentirle da piccoli.

Cosa ne pensi?