Il mestiere più vecchio del mondo

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Il mestiere più vecchio del mondo

Anche io l’altro giorno camminando per strada ho notato questo manifesto, segnalato da Impromptu.

Lì per lì ho sorriso, ma poi ci ho pensato un po’ su.

Intanto sono andata sul sito e ho scoperto che la Chiesa Cattolica non c’entra niente. Trattasi di Campus per Cristo, un movimento interdenominazionale (?) e missionario che contribuisce a fare conoscere al mondo il Vangelo. Da sempre questi piccolo gruppi sono molto attivi nel farsi notare, quindi non sono così meravigliata.

Il buon Impromptu dice di esserci rimasto un po’ male, gli sembra che il marketing applicato alla Fede la sminuisca. Istintivamente sarei portata a solidarizzare, invece se ci rifletto non è nulla di nuovo sotto il sole.

Per farsi conoscere Gesù ha sempre battuto le migliori piazze prediligendo il contatto con la gente, diciamo che viaggiando molto è sempre stato in tour. Le sue performance live attiravano migliaia di persone che poi facevano girare il passaparola per le date successive. I discepoli hanno continuato questa opera di evangelizzazione, termine che non a caso si riferisce alla “buona novella” da far conoscere a più persone possibili. Laddove non riuscissero ad andare live gli evangelisti hanno poi lasciato la testimonianza scritta, il Vangelo, il best seller di tutti i tempi.

Pensate se Gesù avesse 30 anni nel 2011:

sicuramente avrebbe un blog e una pagina FB!

Girerebbe delle video-parabole da diffondere su youtube, avrebbe centinaia di migliaia di follower su twitter (ce lo vedo il tweet in periodo di dichiarazioni fiscali: “Date a Cesare quel che è di Cesare”) da cui lancerebbe dei mega-raduni in stile Woodstock, magari al Forum di Assago. I partecipanti filmerebbero i suoi discorsi con l’i-phone e li metterebbero in Rete, esisterebbe una testimonianza video dei miracoli per la gioia di programmi tipo Mistero o Voyager, che potrebbero dedicare intere puntate al moviolone della moltiplicazione dei pani e dei pesci. La gente si spaccherebbe tra credenti e scettici, convinti che Gesù sia un abile illusionista.

Io sto scherzando, ma che Giovanni Paolo fosse un grande comunicatore e conoscitore dei media è un fatto storico. Proprio oggi leggo che pure quel disinvoltone di Ratzinger per la Pasqua andrà in tv a rispondere a tre domande dei visitatori di un sito.

La Chiesa nel comunicare ha un suo stile (ragazzi, il sito è assolutamente 2.0) anche se da quando Navarro-Valls, il vecchio portavoce di Wojtyla, è andato in pensione, a San Pietro è una gaffe dopo l’altra. Certo, ci sono la crisi della vocazione e la crisi della Fede e, mentre i competitor erodono le quote di mercato, occorre investire sui segmenti cash-cow come l’America Latina, grazie a prodotti time-to-market tipo Giovanni Paolo Santo Subito.

C’è chi ha proposto operazioni di marketing spregiudicato tra cui gli Oscar della Chiesa (vi prego guardatevi questo filmato!).

Nella realtà esistono iniziative piccole ma molto carine, come questa, che potrebbero piacere anche a dei giovani credenti.

Devo dire che anche gli atei hanno investito in comunicazione. Se volete un’operazione ancor più proditoria, considerando che alle spalle non hanno un’organizzazione secolare e ben provvista di fondi.



Voi cosa ne pensate? Vi scandalizza il marketing della Fede o vi sembra un male necessario?


In attesa di leggervi, siccome è la festa della donna vi lascio con due immagini bi-partisan. Quale preferite?


  1. Stefania
    Stefania03-08-2011

    Fantastico! Il tuo post, non il marketing della fede.
    Che a dirla tutta in alcuni Paesi mi sembra un male necessario… Ma non mi convince fino in fondo…

    • M di MS
      M di MS03-09-2011

      Io sono per l’utilizzo degli strumenti di comunicazione e non per la creazione di “prodotti” ad hoc.

  2. bismama
    bismama03-09-2011

    Il marketing della fede, come dici, viene da enti esterni alla chiesa. Pertanto non so collocarlo bene…
    Io penso che la fede sia una cosa, e conoscere il Vangelo e la Bibbia sia necessario affinchè la fede esista. E se ci sono persone che sono fedeli al cattolicesimo ma sono lontani dalla religione a causa degli errori fatti dalla Chiesa quanto istituzione, beh trovo questa “campagna” promozionale una cosa sensata e molto bella. Bella perchè libera e legata solo al concetto di fede religiosa e non a quello delle istituzioni clericali.
    Concordo con te. Gesù avrebbe usato i SN…ne sono certa.
    La campagna degli atei, invece, davvero non la capisco. Ci devo pensare…

    • M di MS
      M di MS03-09-2011

      Beh, la campagna degli atei desidera mostrarli pubblicamente come gruppo di pressione. Cercano di far uscire allo scoperto chi si sente ateo e non pensa che lo Stato sia laico, credo.

  3. Do minore
    Do minore03-09-2011

    Cara M di MS, innanzitutto grazie del link. Permettimi di precisare un paio di cose. Sulle performance live di Gesù, sono assolutamente d’accordo con te. La sua capacità di coinvolgere le persone ha dato un impulso fondamentale alla diffusione della fede. E dove non è arrivato lui, ha mandato gli Apostoli. Però non possiamo confondere il piano dei contenuti della predicazione di Gesù, che probabilmente richiedeva una determinata forma e un coinvolgimento personale diretto (e che, particolare non secondario, richiedeva una disponibilità a separarsi dai beni materiali a beneficio della comunità e dei più svantaggiati) con i messaggi che arrivano da altri, oggi e da parecchio tempo. Sinceramente, ho seri dubbi che il marketing della fede, di qualunque confessione e declinazione (anche quello dell’ateismo), giovi alla fede. Per altri scopi, può andare benissimo. Magari è per questo che prospera da così tanto tempo.
    Quando parlavo dell’8 per mille, non intendevo dire che la Chiesa cattolica c’entrasse qualcosa con il manifesto. Ma molte delle mie perplessità permangono. Non è detto che una buona capacità di coinvolgere le persone basti a condurle verso una fede autentica. E non credo che la distanza percepita tra parole e stile di vita, che nel caso di Gesù non c’era, sia diminuita. Ciao.
    PS non considerarmi maschilista, se dico che preferisco la seconda vignetta 😉

  4. M di MS
    M di MS03-09-2011

    Sgombriamo il campo da tutti i dubbi: anche io preferisco la seconda vignetta :-)

    Concordo sul fatto che la fede autentica non te la faccia venire alcuno strumento di comunicazione.
    Penso che queste azioni, tipo le affissioni che abbiamo visto, mirino a risvegliare delle anime dormienti, forse distratte e prese da altro.

    Quantunque la Chiesa o chi per essa utilizzi massicciamente strumenti di direct mktg (non mi sono soffermata sullo squillare dei citofoni la domenica mattina da parte dei testimoni di Geova o le telefonatine che l’Opus Dei fece a Marito quando era un brillante diplomato proveniente da istituto religioso), credo che operazioni di comunicazione così esplicitamente legate a concetti come “fede” e “Dio” ci creino una forte dissonanza.

    Io sono convinta che i “veri peccati” del mktg la Chiesa li commetta quando beatifica a carrettate scegliendo santi geograficamente ben distribuiti o quando faccia santo quel brav’uomo di Wojtyla in tutta fretta prima che l’eco mediatica si spenga. Non ci sono affissioni aggressive per strada, ma mi sembra molto più freddo e scientifico.

  5. Margot
    Margot03-09-2011

    Ah ah! E’ vero, Gesù taggherebbe le foto della domenica delle palme su FB… Io non so bene cosa pensare del marketing della fede, però mi è sembrata una cosa positiva che il Papa abbia deciso di andare in tv, del resto credo sia necessario adattarsi ai cambiamenti e finchè non si inneggia a valori negativi e alla violenza non si fa male a nessuno…

    • M di Ms
      M di Ms03-09-2011

      Cmq prima o poi, in un futuro non troppo lontano, vedrai che ci sarà la messa streaming o i video-messaggi del Papa su youtube. E noi li condivideremo su FB!

  6. polly
    polly03-10-2011

    posso commentare da miscredente? le chiese sono attori economici che investono in marketing.
    con tutto il rispetto per gesù, che stimo molto, posto che sia esistito.

    • M di Ms
      M di Ms03-10-2011

      Un commento così efficace da scriverlo nel marmo!

  7. Lanterna
    Lanterna03-10-2011

    Mi piace tantissimo il manifesto con l’immagine di Galileo.
    In passato, non ho apprezzato alcune campagne dell’UAAR perché le trovavo un po’ troppo aggressive e sarcastiche, tipo (mutatis mutandis) Leche League. Quella comunicazione magari pure intelligente e ironica, ma antipatica.
    Invece queste mi sembrano più equilibrate e gradevoli, non danno di noi atei l’immagine di snob inaciditi.

    • M di Ms
      M di Ms03-10-2011

      “Snob inaciditi”, bella descrizione di come a volte si può dare un’immagine sbagliata pur avendo buone intenzioni. E non mi riferisco solo all’ateismo, ma anche ad altro (vedi 13/2 etc.). :-)

  8. LaStancaSylvie
    LaStancaSylvie03-13-2011

    Ma che bel post stimolante! Allora, vediamo che ne penso:

    non mi sconvolge che la Chiesa faccia marketing (vabbè, io sono atea, quindi di parte, ma è illuminante leggere “Gesù lava più bianco- Come la Chiesa inventò il marketing” di Bruno Ballardini, edizioni Minimum Fax), quello che mi sconvolge, e non solo della Chiesa, è che dietro NON CI SIA UN PRODOTTO VALIDO. La Chiesa predica bene e razzola malissimo da sempre, è anacronistica e non ascolta veramente i giovani, se non quelli totalmente allineati (ma non è ascoltare, è compiacersi del proprio proiezionismo), nasconde nefandezze e fa soldi a palate (vogliamo parlare della Banca Vaticana??). Poi c’è invece tutta una schiera di gente che ci crede davvero e che ha votato la propria vita ad aiutare il prossimo, ma è tutto un altro discorso.

    Per me la Chiesa non è credibile a prescindere dalla cominicazione che fa.
    LaStancaSylvie

    • M di Ms
      M di Ms03-13-2011

      Anche io ero stata attirata da quel libro, poi non lo avevo preso per non fare troppo l’anticlericale e poi a leggere certe cose mi innervosisco.
      Comunque.
      Se parliamo di marketing applicato alla religione – e ne parliamo tra noi due gatti markettari perchè certe cose non si possono dire nel senso che poi gli altri in buona fede ci restano un po’ male – allora concordo sul fatto del prodotto e del messaggio.
      C’è il solito scollamento tra i peones che fanno nella vita reale e il sistema Chiesa.
      Se devo analizzare il messaggio, suona tutto molto falso per i motivi che dici tu. Poi una cosa che non sopporto e nuoce molto è il doppiopesismo per scopi utilitaristi e politici (i soliti politici cattolici divorziati ricevuti per il tè delle 5 etc.), il fatto che tutto va interpretato a seconda di chi lo fa, il leccaculismo intracasta e via discorrendo.
      La butto lì: mi piacerebbe molto un bel Bilancio Sociale della Chiesa, un responsabile Corporate Social Responsibility e – perchè no – un’analisi fatta bene della brand equity :-)

  9. deborah
    deborah03-14-2011

    Imagine there’s no country…and no religion too…
    ci mancherebbe anche il marketing religioso..
    Aiuto!

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