Ieri, oggi e domani

This is the default teaser text option. You can remove or edit this text under your "General Settings" tab. This can also be overwritten on a page by page basis.

Ieri, oggi e domani

Mamme e lavoro. Il nervo è scopertissimo. Lo dimostrano i numerosi post e messaggi del nostro network.

Dopo mammaincorriera e italianmom (illuminanti), mi trovo costretta anch’io a dire la mia nel mio blog perché altrimenti avrei lasciato loro un commento di due pagine!

  • Intanto sono d’accordo con Giuliana sull’assenza di politiche per la famiglia e non solo per la madre. Questo secondo me rivela che in realtà in Italia non vi è alcuna considerazione della famiglia tout court, anche se i nostri politici e la Chiesa non fanno che riempirsi la bocca con parole come "famiglia" e "valori". In realtà la famiglia è la stampella dello Stato e non viceversa, la famiglia è quella scatola dove vengono buttati tutti i problemi di mariti, mogli, figli e genitori perché qualcuno li risolva con le proprie risorse materiali e spirituali. E tuttavia, chi si occupa solo della famiglia è percepito come un peso, perchè dobbiamo essere tutti performanti ed esibire il nostro successo sociale, mentre se stiamo a casa nessuno ci vede, quindi non esistiamo. Mamma a casa = casalinga di Voghera (mi scusino le casalinghe di Voghera) = testa vuota = pubblicità/fiction tv che rispecchiano questa immagine = veloce degenerazione del pensiero di tutti, in primis le donne che lavorano. La mia amica olandese che vive qui è rimasta sconvolta da quanti complimenti ricevesse per il suo pancione, da come la maternità fosse un argomento molto gettonato di conversazione, salvo poi accorgersi di non aver alcun sostegno per il dopo.
  • Cosa vuol dire lavoro? L’esempio più bello ce lo fornisce quel direttore del personale che alle sette di sera si affaccia alla finestra, conta quante luci sono accese negli altri uffici e si compiace di sapere chi sta lavorando veramente. In Italia lavoro = presenza fisica in ufficio. Poi fa niente se perdi tempo alla macchina del caffè o su internet. Telelavoro? Sì, vabbè, però io capo ho bisogno di vederti mentre muovi le ditine sulla tastiera del pc, altrimenti non mi fido. Lavoro per progetti e per risultati? Sì, ma alla scrivania nell’open space. Tutte le riunioni si fanno alle 18, perché prima si lavora. La riunione non è lavoro? La riunione dovrebbe durare mezzora ed essere gestita nel rispetto dei tempi di tutti, invece si sbraca e dura due/tre ore, tanto in maggioranza ci sono uomini che tornano a casa quando gli pare.
  • I modelli femminili che ci tramandano le nostre madri. Questione spinosa. Dobbiamo rispondere a questa domanda: cos’è la leadership femminile? E’ qualcosa di nuovo, da inventare cucendolo sulla propria pelle. Io per esempio da mia madre ho ricevuto un modello di donna mascolinizzata, completamente focalizzata sulla carriera e sul mondo fuori della casa, sulla competizione donna-uomo e donna-donna. Sono le conseguenze di un mondo del lavoro maschile in cui per emergere ti devi costruire la corazza, rispettare ritmi non tuoi e regole non scritte che perdurano per abitudine e rassegnazione. Essendo una tipa di carattere, oggi che faccio la mamma sono lo scandalo di parenti ed amici, che non mi riconoscono più. Quanto mi sento realizzata, invece. Sono io che detto le regole. L’unica preoccupazione è che …
  • …Una madre può trovare anche molto bello smettere di lavorare e dedicarsi solo alla famiglia per un certo numero di anni. Il problema è che in Italia non rientri più nel mondo del lavoro. Non esiste annuncio o cv che ti possa aiutare, l’unica chance è la conoscenza o la raccomandazione. O mettersi in proprio. Avere dei figli dovrebbe invece essere considerato un plus sul curriculum, in quanto dimostra nei fatti la capacità di una donna di essere progettuale ed ambiziosa (sì, avete capito bene), multitasking, affidabile ed estremamente organizzata. Inoltre, credo che moltissime mamme se ne starebbero a casa se sapessero che ad attenderle ci fosse un mercato del lavoro flessibile ed aperto, non come l’attuale. Con la crisi che c’è adesso, poi…
  • I modelli in casa. E’ verissimo che la cultura prevalente spinge anche le donne più indipendenti a svolgere mansioni classiche in casa, anche per colpa dei mariti, ed i figli assimilano. Però c’è modo e modo, ad ognuna di trovare il suo. Per es. mio marito mi mostra in ogni occasione di rispettare il mio ruolo e di non darlo come scontato. Inoltre, mi sostituisce in quasi tutto non appena rientra a casa e non pretende da me performance da desperate housewife, il che aiuta non poco. Non mi ha chiesto di ritirarmi dal lavoro ed anzi mi ha spesso aiutato nell’aumentare il mio giro professionale, ma viceversa non mi stressa perché porti lo stipendio a casa ed anzi sa che il mio lavoro casalingo contribuisce al risparmio della famiglia. Naturalmente, credo che di fronte ai figli sia indispensabile una gestione consapevole dei ruoli familiari, affinchè siano educati al rispetto nei confronti di tutti/e evitando di costruirsi scale di valori tra ruoli e mansioni. Per es. il figlio di una casalinga può benissimo diventare un marito alla pari, anche nei compiti domestici (e io ne ho la prova).

 

Che modelli possiamo augurarci per il futuro? Se il mondo cominciasse domani come vorremmo fosse impostata la nostra vita professionale?

Io vorrei:

  • che mamme e papà godessero degli stessi permessi di astensione dal lavoro e nessuno ci trovasse nulla di strano
  • che si potesse uscire e rientrare dal mondo del lavoro senza troppi problemi
  • che si lavorasse più per progetti e risultati che per ore alla scrivania
  • che tutti imparassimo a lavorare in modo efficiente considerando il tempo la risorsa preziosa che è, nel rispetto delle esigenze professionali e private degli altri
  • che esistesse una politica della famiglia con una visione di lungo periodo, comprensiva di detrazioni fiscali per le spese relative alla crescita dei figli (nido, baby-sitter ma anche vestiti etc.) e coefficiente fiscale legato al numero di membri del nucleo familiare
  • che la pubblicità non rinforzasse gli stereotipi di genere
  • che non esistessero gli stereotipi di genere, ma che ognuno fosse libero di essere come gli va

  1. giuliana
    giuliana12-15-2008

    tutto giusto, quando parlavo di politiche sulla famiglia mi riferivo esattamente a questo. quanto ai ruoli non so, anche io sono molto fortunata, perché mio marito è assolutamente disponibile e presente nell’educazione di mio figlio. e però mi rendo anche conto che ci sono cose che si danno per scontate, e che sono figlie di una cultura di genere che mi fa veramente ribrezzo e che è sempre più incoraggiata (dalla politica, dalla chiesa, dalla famiglia stessa).un’ultima cosa. ok sulla flessibilità del lavoro che non c’è ma dovrebbe esserci. credo però che la maternità non dovrebbe essere, per tutte, un’esperienza esclusiva, quanto piuttosto un completamento della persona, che non dovrebbe essere costretta a lasciare completamente il lavoro per dedicarsi ai figli. credo anche che incoraggiare questo significhi comunque dare il via a un nuovo modello, anch’esso distorto, della mamma che fa la mamma e basta, salvo un giorno rimettersi a lavorare e non riconoscerla più.

  2. Alchimista in libertà
    Alchimista in libertà12-15-2008

    Io ho già lasciato un bel commento da Itmom, ma mi è piaciuto molto il tuo passaggio sul fatto che essere mamma è un punto a favore sul cv. In effetti è così e in realtà non dovrei stupirmi. Ricordo mia nonna che mi raccontava di come gestendo lei i soldi di casa si mangiasse tutti e avanzava ancora qualcosa da mettere da parte. Hai ragione tu essere mamma o manager è lo stesso.Un abbraccio

  3. piattinicinesi
    piattinicinesi12-15-2008

    condivido pienamente tutta la linea(la parola che devo digitare stavolta per lasciare il commento è “libere”, che sia un segno?)

  4. itmom
    itmom12-15-2008

    eccomi anche qui a rompere… ;))

    un ragionamento che esula dal fatto lavoro al femminile o al maschile: ciò che è vecchio e stravecchio nel nostro sistema è il capo che deve avere i suoi sottoposti nell’ufficio, i quali fanno parte della coreografia, più ce ne sono più significa che ha fatto carriera. E alla stessa stregua vanno considerati i centri direzionali, i grattacieli (sappiamo cosa è successo al New York Times che ha appena ipotecato il megagrattacielo progettato da Renzo Piano).
    Vogliamo capire che il lavoro può essere delocalizzato, che non c’è bisogno più della presenza fisica costante tutti sotto lo stesso tetto? Internet serve a qualcosa oppure no? Vogliamo capire che i costi diminuiscono se non bisogna andare sempre e tutti i giorni in ufficio, o fare le riunioni perché così ci si sente parte di un gruppo, ognuno ha il proprio ruolo e si sente importante?
    Superiamo questo vecchiume, superiamo la mentalità del sentirsi qualcuno solo se ci si mette in giacca e cravatta e si timbra il cartellino aziendale. E solo dopo possiamo parlare di elasticità, flessibilità e tutto il resto.

  5. smile1510
    smile151012-15-2008

    ciao, condivido su tutta la linea. complimenti per il blog. ciao smile

  6. Smile1510
    Smile151012-15-2008

    ciao, scusa prima ti ho lasciato un messaggio breve perchè l’ultima volta avevo scritto un papiro e poi non mi è stato accettato.:)
    in italia siamo ancora indietro sotto tanti punti di vista, come hai detto tutti i governi si sono riempiti la bocca con la parola “famiglia” ma di concreto hanno fatto gran poco. ci sono paesi dove la famiglia è il punto forte in quanto a sostegno e detrazioni.
    per quanto riguarda la donna e il ruolo femminile, si concordo che una neomamma dovrebbe sentirsi libera di ritirarsi dal mercato del lavoro tempraneamente per poi riprendere magari al compimento dei 3 anni o quando meglio se la sente. purtroppo ci sono mamme casalinghe costrette a esserlo loro malgrado perchè con i nuovi contratti i datori si sentono liberi di lasciarle a casa, ci sono mamme che lavorano perchè costrette dal dover arrivare a fine mese. sarebbe bello poter scegliere di fare ciò che più si desidera in base alle proprie inclinazioni e l’ideale per una mamma sarebbe il part-time, ma in italia non è un diritto è solo una “grazia” che ti fa il datore di lavoro.
    ancora complimenti per il blog. ciao smile

  7. emily
    emily12-15-2008

    io nn so dare un’opinione sull’argomento, forse xkè mi coinvolge troppo, forse xkè so di essere di parte.
    parto dall’idea che ad ognuno dovrebbe esser permesso fare quello che meglio esprime le sue capacità, xkè il lavoro è una parte importante e impegna gran parte dell nosta vita ed essere imprigionati in un lavoro che nn ci piace è un’inferno.
    detto questo credo che stare a casa dovrebbe essere una scelta, che molte donne nn hanno e che molte donne usano x nascondere la loro incapacità di affrontare il mondo e di confrontarsi con gli altri.
    conosco casalinghe che sono a casa tutto il giorno e nn x questo sono maadri migliori di donne che lavorano tt il giorno, e donne che stanno a casa che danno un contributo più grande all’umanità di altre che siedono in uffici e prendono un stipendio
    sono confusa sull’argomento, si vede? forse x questo che nn mi schiero.
    anche perchè io sono tutto: madre moglie casalinga lavoratrice e studentessa. e avrei da ridire su tutti i ruoli.
    porta pazienza lavery stasera sono sfinta e nn so cosa dico

  8. worldwidemom
    worldwidemom12-16-2008

    Ringrazio anche te per questo post. E concordo in tutta la linea.Sto cercando di studiare il modello americano, nel qale momentaneamente vivo. Nel senso che è vero, il lavoratore magari non ha determinate sicurezze, ma ha una flessibilità incredibile.Prendo il nostro esempio: le madri.Durante il colloquio è VIETATO DALLA LEGGE chiedere l’età, la religione e se si hanno figli.A TUTTI viene data l’opportunità di lavorare. Telelavoro? Hai voglia! Ben venga! Meno spese per uffici. Certo se poi non ti dai da fare, il giorno dopo puoi anche startene a casa…Comunque sia non mi voglio dilungare. VOrrei documentarmi per benino e magari portarvi esempi più concreti da mettere a confronto!ciao!

  9. M di MS
    M di MS12-16-2008

    emily: io non penso che una si debba schierare, anzi, su questi argomenti tutte le donne si dovrebbero unire. Quello che stiamo dicendo è proprio che rifiutiamo i modelli per essere ognuna la donna (e la mamma) che vogliamo essere. Sei stanca? Forse per oggi hai riunito in te troppi ruoli?:))))))))

    smile: benvenuta! Passo subito da te per conoscerti.

    worldwide: facci sapere che cosa scopri!

    itmom:ti sento molto calda sull’argomento, anch’io la penso spesso come te.

    piattinicinesi: grazie del supporto. A proposito, la prossima puntata della fiscion?

    alchimista: benvenuta! L’altro giorno leggevo che per metter su casa una volta si risparmiava per 6 anni, oggi per 22! Chissà cosa direbbe tua nonna.

    mammaincorriera: sono d’accordo. Sarebbe tutto più facile se ragionassimo in termini di “donne” e basta. Agli uomini non si pensa come uomini o come padri, giusto?

  10. Panz - Mammablogger
    Panz - Mammablogger12-16-2008

    Il tema del lavoro ci ha toccate tutte, dopo l’incontro, anche io ci ho pensato a lungo e stavo giusto meditando un indagine tra le mamme blogger per Mommyblogging. Io credo che il punto centrale sia come noi ci vediamo e che si debba a tutti i costi coinvolgere i padri: se per prime diamo per scontato che certi incarichi sono nostri e che noi dobbiamo/possiamo adeguarci, finirà che è quello che passiamo anche ai nostri figli e al mondo circostante, fottendoci la carriera.
    poi ci sono i sensi di colpa
    poi – da non sottovalutare – i preconcetti di colleghi e capi.

    mi è piaciuta molto la tua analisi!
    ciao panz

  11. Panz
    Panz12-16-2008

    come faccio a contattarti? vorrei scriverti una mail privata ma non trovo tuo contatto. ti lascio il mio, quando hai un minuto mi potresti scriver? grazie panz
    panzallaria73@gmail.com

  12. Flavia
    Flavia12-16-2008

    ah, se alle pari opportunità ci fosse un team come questo, porcaccia miseria. Panz, quanto mi piaci. M, la tua risposta (non bisogna schierarsi, ma unirsi) è da perfetta VeraMamma… Tutte voi, è un piacere leggervi.

  13. valewanda
    valewanda12-17-2008

    arrivo tardi, credo che sia stato scritto tutto, a questo punto. Giusto due giorni fa, per dire un aneddoto, parlavo con una ragazza che lavora fino alle nove e mezza di sera, perché così le chiedono. Poi si è messa a parlare di facebook, blog, ecc. e io le ho chisto: “Scusa, ma tu se lavori fino a tardi sarai distrutta, quando hai il tempo di andare a navigare?”. E Lei: “Bè, in ufficio. Stiamo fino a tardi, ma navighiamo anche da paura!”. Ecco, questo si collega a quello che hai detto tu. Possibile che fare tardi faccia figo, anche se poi vuol dire perdere 3 ore su internet? Perché non levare le tende tre ore prima e badare alla sostanza? Ma non c’è niente da fare, c’è ancora molta strada da fare, credo.

  14. la.stefi
    la.stefi01-22-2009

    Sono d’accordissimo con te, ma mi preme di sottolineare una cosa: una mamma che sta a casa, come te, e ha il tempo di scrivere un blog e di gestire le risorse umane è, inevitabilmente, una privilegiata.
    Una privilegiata perché ha figli, casa, marito e non guadagna nessuno stipendio, ma anzi può godere nel fare qualcosa che la soddisfa e trova anche il tempo libero per scrivere il suo blog o per uscire sola col marito.
    Certo, sono d’accordo con te che sia la vita ideale: a chi piace doversi alzare tutte le mattine per andare in ufficio, affrontare la coda in tangenziale o i mezzi stracolmi, i colleghi e i superiori che hai descritto benissimo tu?
    Certo, è bello poter scegliere di stare a casa. Io non sottovaluto affatto il “lavoro di mamma”, ma il fatto di poter scegliere di farlo implica che ci sia qualcun altro (il marito) che invece NON può scegliere e si cucca tutto ciò che noi non ci cucchiamo più: riunioni, trasferte, inca**ature sul lavoro, code, rientri tardi la sera, eccetera.
    A me sembra ingiusto anche questo.
    La cosa più giusta, utopistica se vuoi, sarebbe lavorare meno (tutti) oppure vedere più donne in carriera e più uomini che fanno i papà, che scelgono di stare a casa per fare quello che fai tu, senza sentirsi sminuiti.
    Perché prevale il modello “uomo che lavora”+”donna casalinga”? Non è solo questione di soldi, è questione di mentalità. Mi piacerebbe sapere quanti uomini si sentirebbero realizzati a fare quello che fai tu! Pochi, secondo me. Ed è per questo che una donna che fa la mamma o la moglie è sempre percepita come una donna che rinuncia a qualcosa, di serie B.
    Spero che si sia capito il mio punto di vista!
    Ciao!

  15. M di MS
    M di MS01-23-2009

    @ lastefi: sì, ho capito il tuo punto di vista, anche se non mi entusiasma il modo che hai di esprimerlo. Le famiglie sane sono squadre in cui ci si divide compiti, si spera nel modo più rispettoso possibile. Io non credo assolutamente a tutti questi stereotipi: da come li descrivi tu questi poveri mariti sono lì a tirare la lima mentre le mogli stanno a casa a giocare su internet. Mio marito invece, si sente in colpa perché va a lavorare e lascia a me i compiti più ripetitivi e socialmente isolanti, pensa un po’!
    Ci sono mamme casalinghe che non sono per niente privilegiate, ma obbligate a non lavorare per tanti motivi, anche non dipendenti dalla loro volontà.
    Il blog lo scrivono anche mamme lavoratrici, uomini e single. Il tempo perciò si trova.
    Uscirei sola con mio marito anche se lavorassi fuori casa. Attualmente accade forse una volta al mese. Forse non ho tutto questo tempo.
    La vita che faccio è ideale per me, perché mi interessa di più stare con i miei figli che fare un lavoro che non mi diverte più come una volta, oltre a penalizzare la mia famiglia, purtroppo. Ma ti assicuro che le mie giornate da privilegiata con due figli piccolissimi potrebbero non piacere a moltissime donne, forse anche a te.
    Non è che non condivido il tuo punto di vista finale, ma tutti i passaggi intermedi sì.

Cosa ne pensi?