Cos’è il parent coaching e come aiuta i genitori in situazioni difficili
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Cos’è il parent coaching e come aiuta i genitori in situazioni difficili

Ho recentemente scoperto che un’amica che avevo perso di vista da un po’ di tempo, Silvia Vernaschi, ha iniziato a fare  un lavoro molto interessante per noi genitori: il parent coach. Molto incuriosita, ho pensato subito di farle un’intervista per il blog e capire insieme a chi mi legge di cosa si tratta.

Silvia, cos’è esattamente il Parent Coaching? A chi si rivolge?

Il parent coaching si rivolge a tutti i genitori che vogliono essere in forma per il lavoro più intenso, difficile ed importante del mondo. A tutti i genitori che vogliono vivere la loro realtà familiare ed il rapporto con i figli con più gioia e serenità.

Si tratta di un processo che parte dalle difficoltà presenti nella realtà familiare o nella sfera emotiva della persona, e termina nel momento in cui il genitore si sente forte, consapevole, ha trovato le sue risposte ed iniziato a lavorare per costruire la realtà desiderata.

Grazie al coaching, i genitori si riconnettono con le proprie risorse personali, esterne ed interne, e con i propri punti di forza. In pratica si mettono sul tavolo tutti gli strumenti a disposizione nella vita del cliente, e si riflette insieme su come usarli consapevolmente nei momenti difficili. È un esercizio che regala chiarezza e presenza di spirito.
Come saprai, il coaching è una pratica molto diffusa nelle grandi aziende. È un processo energizzante che aiuta a vedere le difficoltà con occhi diversi.

Perchè un genitore dovrebbe rivolgersi ad un parent coach? In che situazione?

Ognuno di noi incontra difficoltà diverse in momenti diversi, e saper chiedere aiuto è importante, è saggio, è essenziale per non rimanere intrappolati in dinamiche che tolgono energie.
Sappiamo tutti che il mestiere del genitore è il più difficile ed il più importante che ci sia: non ci sono vacanze, pause, e come tutti i lavori lo si può fare con passione, con impegno, con gioia.
Ti dò qualche esempio concreto: famiglie expat che affrontano l’ennesimo trasloco che coinvolge anche i figli, e vogliono prepararsi ad affrontarlo al meglio, trasformando le sfide in opportunità. Madri stanche che vogliono trovare o ritrovare gioia nella maternità e condividere le pressioni esterne ed interne, per capire come arginarle.
Genitori che vogliono crescere i propri figli con gioia ed entusiasmo, e  passare del tempo di qualità in famiglia. O genitori che vogliono sperimentare approcci diversi ed efficaci nella relazione con i figli.
Genitori single che hanno bisogno di fare il punto, di capire che stanno facendo bene, o cosa cambiare, come fare a ritagliarsi tempo e spazio per una vita personale al di là dei figli.

Ho aiutato una madre la cui figlia adolescente aveva un rapporto morboso e pericoloso con i social media, dei genitori che avevano perso il controllo rispetto a come, quando e quanto consentire l’uso di computer e ipad. Quando lavoro con un genitore o una coppia, si instaura una relazione costruttiva, basata sul rispetto e sull’ascolto. Ho lavorato con un padre che voleva fermarsi e prendere tempo per valutare quanto bene sta gestendo il rapporto delle sue figlie con l’alimentazione, le tecnologie e la motivazione intrinseca.

Il coach pone domande che scatenano riflessione nei clienti, ascolta senza giudicare.

Cosa differenzia un parent coach da uno psicologo?

Un coach aiuta ad affrontare problemi  presenti, transitori o ricorrenti, che tutti noi ci troviamo a dover affrontare a momenti nella vita o nel lavoro o nella relazione con i figli. Il coach aiuta a prendere quello spazio e quel tempo che le nostre vite frenetiche spesso non ci regalano, per fare il punto e vedere la nostra realtà da prospettive diverse. Io cerco di scoprire i punti di forza di una persona che per diversi motivi può averli persi di vista.

A volte il coach non è sufficiente per affrontare situazioni  che hanno origini più lontane, con radici più profonde. Nella mia esperienza le persone che sono pronte a regalarsi un percorso di coaching hanno già un altissimo livello di consapevolezza e conoscenza di se stessi. Durante il mio training, ho studiato a lungo come e quando consigliare ai clienti un aiuto diverso, uno psicologo o quant’altro. Non sono due ruoli in competizione, servono scopi diversi.

Secondo te è meglio che un parent coach sia egli stesso genitore?

Penso di sì. Penso che sia più semplice capire l’altro e relazionarsi con empatia.

Come intervieni? Di persona e anche su web?

Ho lavorato tantissimo via FaceTime e Skype, con due madri che lavorano full time e viaggiano frequentemente. Ho lavorato di persona con parecchi clienti. Funziona sempre e comunque molto bene. Chiaramente per le persone impegnate Facetime e skype sono una risorsa preziosa.

Leggendo la tua bacheca su Facebook ho visto che ti sei certificata per insegnare mindfulness ai bambini dai 7 agli 11 anni. Di cosa si tratta?

Mindulness è la mia grande passione. È la capacità di prestare attenzione al presente, intenzionalmente, accettando quello che succede e decidendo come relazionarcisi.

Ho studiato il curriculum sviluppato negli Stati Uniti da MindfulSchools e quello sviluppato in UK da Mindfulness in Schools Project, per insegnare Mindfulness ai bambini dai 5 ai 12 anni. Sono programmi che hanno un potenziale pazzesco,  un pacchetto di tecniche per gestire relazioni personali e emozioni di cui dotare i bambini fin da giovane età. Si tratta di un insieme di esercizi per imparare a prestare attenzione con consapevolezza a quello che vogliamo, al di la delle distrazioni. Con la pratica, sono esercizi che favoriscono la capacità di concentrazione, in un mondo dove siamo tutti iper stimolati.
Insegnare Mindfulness nelle scuole ha un potenziale rivoluzionario: si e’ capito che la scuola deve insegnare quegli skills che contribuiscono al benessere emotivo e mentale delle persona. La ricerca mostra chiaramente che il benessere emotivo si può’ coltivare, imparare, come suonare la chitarra: si tratta di imparare delle tecniche, e metterle in pratica con costanza.

Perchè una scuola dovrebbe dotarsi di un esperto di mindfulness o insegnarla ai propri docenti di ruolo?

Perché gli insegnanti sono esseri umani con le loro stanchezze, sfide, pregressi, difficoltà, vite personali: subiscono molte pressioni ed il loro ruolo e’ poco riconosciuto.

Imparare tecniche per promuovere il proprio benessere e gestire la pressione e lo stress, e’ utile per tutti, specie per chi si relaziona con decine di bambini ogni giorno, contribuendo alla loro formazione emotiva, sociale e conoscitiva. Relazionarsi con gli allievi in modo consapevole cambia le dinamiche delle classi e rende il lavoro dell insegnante più piacevole e gestibile.

Maestri sereni, bambini sereni. Genitori sereni, bambini sereni.

Silvia Vernaschi ha una pagina Facebook tramite cui potete contattarla. Questa.

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