Cosa siamo senza il Muro?

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Cosa siamo senza il Muro?

 

 

9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino. Io ho 17 anni e tutto d’un tratto mi sento dentro gli eventi, travolta dalla Storia, partecipe di qualcosa di più grande di me, di cui si sarebbe parlato per sempre.

Sono un’adolescente brava a scuola, circondata da belle cose, figlia unica, con la testa rivolta ai viaggi, alla discoteca e al ragazzo (che non ho). Ma dentro di me invidio moltissimo i miei genitori: loro hanno fatto il ’68, hanno vissuto sulla loro pelle i fatti importanti del nostro paese, insomma, ho l’impressione di vivere in un’epoca in cui non succede niente, in cui la politica è una cosa distante dai giovani e gli ideali qualcosa da studiare solo sui libri di scuola.

Solo anni dopo ho scoperto che i miei il ’68 non l’avevano fatto per niente, perché non andavano all’università e chi lavorava pensava appunto al lavoro, a farsi una posizione. Gli studenti apparivano ai loro occhi come dei rompiscatole figli di papà. Ma tant’è. All’epoca io li invidiavo moltissimo.

Alla sera guardo la tv; in diretta trasmettono queste immagini incredibili, di gente felice che a piedi o in macchina attraversa il Muro. Sconosciuti che si baciano, si abbracciano, la felicità di una libertà ritrovata travalica i confini dello schermo e dà l’impressione che tutto sia possibile: un nuovo mondo illuminato, l’ottimismo della ragione, la pace per tutti. Quella sera vado a letto felice. Dopo poco tempo Gorbaciov arriva a Milano. La folla in Duomo e in Galleria per andarlo a vedere. Quasi che sia necessario toccare quest’uomo per rendersi conto, senza alcun dubbio, che sì, esiste veramente. E’ lui l’uomo del Destino che ha reso possibile il disgelo, il comunista "buono", avvicinabile, perfino simpatico. Diretta tv, quel pomeriggio non faccio i compiti, l’appuntamento è con la Storia.

Un passo indietro.

Sono cresciuta in una famiglia come tante. Il padre troppo preso da se stesso per perdere tempo a parlare; di cose intelligenti ne avrebbe da dire, ma sai che fatica approfondire. Vota partito liberale, come i ricchi. La madre, concreta e perfezionista, vota PCI. Non si esprimono idee politiche se non per commentare il telegiornale accanendosi contro la politica, le ruberie ed i nepotismi. Non si parla mai di religione.

Lo zio. Ah, lo zio.

Siccome cresco affidata alla nonna, che vive con lo zio signorino, subisco l’influenza di quest’ultimo. L’URSS in realtà non mi fa troppa paura, perché lui ne coltiva il mito. E’ abbonato ad una rivista, "L’Unione Sovietica", redatta in italiano e in russo. Nei lunghi pomeriggi dopo la scuola, la sfoglio con curiosità. Ci sono sempre molte foto, in prevalenza di contadine russe in abiti tradizionali che ballano tutte in cerchio. Oppure di macchinari industriali, ma questi mi piacciono di meno. I testi sono scritti fitti fitti, non ci capisco niente. Le pagine emanano un forte odore di inchiostro, quasi fastidioso.

Quando muore Breznev la copertina è tutta dedicata a lui. Foto gigantesca e panegirico, una cosa che aveva colpito molto la mia fantasia di bambina.

Una sera sono sul lettone con il papà.

– Papà, io sono comunista.

– In c-che senso? Non è una bella cosa! (sguardo incredulo-disgustato)

– Lo zio mi ha spiegato che non è giusto che pochi abbiano tanto e comandino sui tanti che hanno poco. Il comunismo serve a fare in modo che tutti abbiano tutto.

– Non è proprio così. (deglutendo)

 

Ecco perché, essendo cresciuta in questo ambiente, il comunismo mi sembrava una bella cosa, mentre avevo capito che i Paesi dell’Est erano una prigione (grazie anche alla prof. di Tecnica che di ritorno da un viaggio in Polonia ci aveva raccontato di aver regalato pure i suoi jeans agli amici polacchi, che non avevano niente. Ma cosa voleva dire "niente"?).

Torniamo a bomba. Cade il Muro e io faccio il liceo. Ho una prof. dì Filosofia completamente fuori dagli schemi, che il primo giorno di lezione ci ha detto di essere comunista, così potevamo capire il suo "metadiscorso interpretativo" quando ci spiegava le varie teorie. All’epoca mi sembra una pazza, ha metodi tutti suoi, mentre oggi mi rendo conto di avere avuto una fortuna eccezionale nell’averla come insegnante. Un giorno entra in classe e ordina: "Foglio bianco. Scrivete le vostre opinioni sul cambio da PCI a pidiesse." Il vuoto mi affolla la mente. Eppure vedo che tutti stanno scrivendo. Faccio il mio dovere, con scarsa convinzione.

Passano due giorni, lei ritorna con i compiti corretti. In realtà questi non erano veri compiti, ma stimoli non convenzionali a riflettere. Io però ero troppo immatura per capire. Ci dice: " Avete fatto pena, siete disinformati, ignoranti. La peggio di tutti è Managerdimestessa.". Legge ad alta voce il mio elaborato. Io fisso la fòrmica del banco, incredula, pensando alla media voti che si sarebbe rovinata.

Oggi il Muro non c’è più, è solo un’attrazione turistica. Lo ammetto, io e Marito da fidanzatini siamo andati a vedere il Check Point Charlie e ci è pure piaciuto. Mi chiedo se i ragazzi di oggi ne sanno qualcosa, se sono interessati alla storia contemporanea. Dal canto mio, cercherò di fare il mestiere di mamma e spiegare ai miei figli, sperando che nel frattempo i programmi scolastici prevedano di andare oltre lo studio della Seconda Guerra Mondiale (ai miei tempi oltrepassare quel muro era tabù).

Zio oggi non va più a votare e si proclama anarchico. Un po’ lo sfotto, un po’ penso di essere diventata come lui.

 

Per continuare a pensarci su

  1. piattinicinesi
    piattinicinesi11-12-2009

    sai che è bello leggere il tuo racconto di formaazione? credo che ognuno di noi ne abbia uno, che è fatto di quello che ci comunica la famigli, la scola e di quello che impariamo in opposizione agli insegnamenti ricevuti.a volte penso con una certa curiosità e un poco di apprensione a comevedranno il mondo i miei figli…e io rompo tanto sai, sui valori e la politica. aiut!!!

  2. peppe
    peppe11-12-2009

    come tutti i totalitarismi, anche il comunismo ha provocato danni notevoli per popoli, per persone che per 28 anni non hanno potuto stringersi assieme sotto la bandiera della Germania unita, nascondendo il male dell’ideologia dell’Urss si commettono solo errori, come il fascismo in Italia, il comunismo, o il franchismo in Spagna, insomma la storia e gli errori del passato vengono studiati, e anche ovviamente interpretati, secondo la logica di costruire un futuro migliore in cui non si guarda solamente all’appartenenza politica, ma alla solidarietà nazionale, chiamata con troppo anticipo da Berlinguer, e ora forse siamo in ritardo per recuperare… Il frammento storico del tuo post mi ha molto meravigliato di cosa possa fare la storia e il ricordo di un evento unico come la Caduta del Muro, il Mondo intero ringrazia!
    Saluti

  3. Do Minore
    Do Minore11-12-2009

    Avevo 16 anni quando il muro è crollato. Politicamente, è stato l’evento più importante cui abbia assistito, seguito solo dall’elezione di Obama. Spero di vedere altre gabbie ideologiche, pregiudizi e le sovrastrutture politiche cadere, perché nascondono quello che conta davvero: le idee e la buona volontà delle persone.

  4. emily
    emily11-12-2009

    io mi sono sposata il mese dopo ed ero in viaggio di nozze a budapest quando hanno catturato il dittatore rumeno. fuori dall’albergo sentiamo cagnara, sono i giornalisti che vogliono intervistare gli europei sull’argomento…da casa chiamano preoccupati di tornare pensano che ci sia il caos.
    tu hai un ricordo così vivo e partecipe, io pensavo solo ai fatti miei e nn ho nessun sentimento su questa cosa storica.
    sigh

  5. albix
    albix11-13-2009

    Beh, la tua prof di allora mi sembra sia stata un po’ troppo irruenta! Vista, così, dal di fuori. Sicuramente tu giudichi a ragion veduta. Cmq tra capitalismo e comunismo ci deve essere un’altra via; una terza strada da seguire; un sentiero ideologico che metta l’uomo al centro del sistema economico e non il profitto a tutti i costi o l’ideologia utopistica dei tutti uguali (che poi i comunisti al potere li abbiamo ben visti nei paesi dell’est! E Dio ne scampi il mondo!). Che ne dici della dottrina sociale cattolica? O del commercio equo e solidale? O dell’economia di comunione? Beh, insomma, io continuo a guardarmii intorno! Con rispetto e simpatia! Albix

  6. Barra a sinistra
    Barra a sinistra11-14-2009

    Mi viene da pensare che la domanda giusta sarebbe “Che cosa SONO senza il muro?”.
    Anche in quel caso ci siamo vantati di aver “esportato la democrazia”, quella con la D minuscola, come sempre quando si pretende di esportarla.
    Ed invece abbiamo esportato ingiustizia sociale, mafie, plutocrati e corruzione.
    Ed anche se ne abbiamo esportato in quantità industriali da noi ne sono rimasti in abbondanza di questi “danni collaterali” della “democrazia” liberale, liberista e libertaria tipica del capitalismo.

  7. lorenza
    lorenza11-14-2009

    Il 9 Novembre 1989 ero una ragazzina del liceo, come te. Studiavo dalle suore e mi ricordo la prima pagina del Corriere. Pensai che era un evento storico, e che il mondo cambiava e io avevo tutta la vita davanti a me. Andai a Praga 2 anni dopo, quando tutto era rovina e cantiere, e tremo all’idea di tornarci ora e non trovare più quella città. Il 9 Novembre del 2009 ho passato tutto il giorno a pensare che erano passati 20 anni. E che il mondo è cambiato davvero, è più piccolo, senza quel muro.
    l.
    P.S. Però diciamocelo: che palle crescere con ‘sta manfrina dei genitori che hanno fatto il ’68 e che ogni dieci anni vengono a ricordarcelo, una cosa che non ho MAI sopportato!

  8. Amalia
    Amalia11-15-2009

    Caspita, mi sono riconosciuta in diversi punti del tuo racconto! Da bambina/adolescente anch’io ho sempre avuto la sensazione di trovarmi a vivere in un periodo storicamente morto. Proprio per questo la caduta del muro mi sembrò subito un evento straordinario. Per la prima volta in vita mia ebbi infatti la certezza di essere testimone della Storia.
    mammasidiventa

  9. M di MS
    M di MS11-15-2009

    piattins: i raaconti di formazione hanno sempre un loro fascino. Io ne varei centinai da scrivere, perchè sono una molto introspettiva, ma mi devo proprio limitare per motivi di privacy!

    peppe: la tua meraviglia mi fa venire in mente il titolo di un libro, “La Storia” di Elsa Morante. Titolo che stava a significare che la Storia siamo noi, sono i piccoli fatti della nostra vita che si compongono in un mosaico più grande.

    do minore: ecco, mi sembra che in quest’epoca di idee ce ne siamo un po’ pochine;)

    emily: vabbè, eri in viaggio di nozze con Re Mida. Chissà che parneti scassamaroni!

    albix: eh sì, queste sono le nuove strade e bisogna lavorare non solo per realizzarle, ma anche per farle conoscere a tanta gente che non pensa, ma si lascia vivere nel flusso della vita. Certo che con la crisi mondiale, adesso che le tasche sono sempre più vuote, la gente avrà finalmente lo stimolo per riflettere su come si vive e cosa cambiare.

    barra a sinistra: più che altro penso all’importazione di certi modelli in popolazioni non educate ad un determinato stile di vita. Paesi allo sbando, in cui l’iniziale vuoto di potere ha gettato la gente nella povertà, incapace di lavorare secondo standard occidentali ma anche allettata dal nostro stile di vita. Penso anche all’Unione sovietica, alla corruzione di oggi che altro non è che il perpetuarsi di ciò che prima covava sotto la cenere, ma non se ne parlava perchè c’era il regime. E oggi si continua a non parlarne, perchè chi ci prova (es. giornalisti) viene fatto fuori. Quindi regime anche oggi.

    lorenza: guarda, ormai penso che questo continuo amarcord del ’68 sia solo un argomento da giornalisti tv (notamente il vuoto pneumatico). Alla fine se andiamo a guardare chi ha fatto il ’68 sono solo mio zio ricco e i suoi amici upper class, tutti sui 70 anni. Quanto alla paura di tornare a Praga oggi: pensa che io ci rimanevo male quando guardavo i documentari su Mosca, in particolare sulla metropolitana della città. Vedevo tutte quelle pareti pulite, senza pubblicità, e mi sembravano l’Eden. Un paradiso senza chiacchiere a pagamento che di lì a poco sarebbe stato lordato. Un po’ esagerata? Sarà, ma dimmelo dove lo trovi ancora un posto non invaso da Mc Donald’s e Coke is it!

    Amalia: esattamente i miei sentimenti. C’erano l’edonismo reganiano e i paninari.

  10. acasadiclara
    acasadiclara11-27-2009

    beh anche 20 anni fa molti non sapevano nulla del muro e nulla di quello che succedeva oltre il muro. però è stato un bello scossone alle coscienze dell’europa.io dopo la cadua del muro ho conosciuto tanti ragazzi e ragazze dell’europa dell’est e abbiamo scoperto di essere simili e io mi sentivo quella privilegiata…perchè abitavo in un paese libero dai cui confini si poteva uscire senza limiti e potevo decidere di me stessa quello che volevo.è stato un gran giorno. non me lo dimenticherò mai!ciao!

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