Cosa fanno i genitori?

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Cosa fanno i genitori?

Essere genitore mi costringe continuamente a pensare alla mia infanzia ed adolescenza. A riviverne tanti momenti che pensavo di aver dimenticato, molti belli e molti brutti. A pensare a che tipo di madre e padre ho avuto, a come mi sarei comportata io al loro posto, a cosa mi hanno dato e cosa mi hanno fatto mancare, all’allegria ma anche alla solitudine.

Mi hanno fatto crescere sicura di me stessa, con tanta personalità, allegra, attiva. Ma anche insicura dei sentimenti degli altri, timorosa di innamorarmi, incapace di lasciarmi vivere, iperesponsabilizzata. Ancora oggi mio marito dice che sono "assertiva", che per quanto ne sapevo io era una bella cosa, ma secondo lui significa che sono troppo manageriale nel modo di esprimermi e finisco con lo spaventare gli altri. Poiché la cosa non è voluta e so che è vero, mi scoccia assai.

Andando a ritroso negli anni, mi rendo conto che la cosa che mi è mancata di più è stata un mentore, una figura di riferimento capace di aiutarmi a tirare fuori da me stessa interessi e predisposizioni. Che mi insegnasse a rischiare, a sporcarmi le mani con le mie idee, che mi regalasse una visione del mondo, che mi facesse da stratega esistenziale. Mi convinco sempre più che è questo il ruolo del genitore. Non serve coprire il figlio di corsi di inglese, musica, sport se poi non lo aiuti a scoprire qual è l’adulto che dimora in lui, la persona che desidera essere. Non puoi delegare ad altri questo compito, slegato certamente dalla vicinanza fisica e dal tempo che dedichi a tuo figlio, ma che si nutre anche di esempi quotidiani, parole e soprattutto pensieri. Ecco, io avrei voluto che qualcuno pensasse un po’ alla persona che ero io, non all’efficienza del mio processo educativo. Evidentemente ero il tipo che non riusciva ad uscire da sola dal suo guscio.

Ed oggi, nella mia lista personale dei desideri, in cima metto questo: essere il mentore dei miei figli, l’allenatrice prima della partita, lo stimolo prima della risposta. Ci riuscirò?

 

I vostri figli non sono vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donar loro l’amore ma non i vostri pensieri.
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
essi abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi.
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti.
L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza
affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia,
così ama la fermezza dell’arco.
Kahlil Gibran – Il Profeta

  1. desian
    desian02-23-2009

    Grazie per Gibran, la conoscevo ma non me la ricordavo: la fermezza dell’arco è per me una “immagine” di riferimento, nella vita quotidiana. Per il resto del post, lo sottoscrivo riga per riga quando parli dell’infanzia e della difficoltà di uscire dal guscio. I miei ricordi sono fatti di quello, un ragazzino che avrebbe avuto bisogno di una mano come guida nello scoprire se stesso. Poi da adulto, asserzioni a parte, uno cerca di recuperare i propri spazi e quel pezzetto mancante…

  2. fgem
    fgem02-23-2009

    ottimo post. sul serio.

  3. Alchimista in libertà
    Alchimista in libertà02-23-2009

    Beh MdiMS, che altro aggiungere? Le tue parole non mi sono sembrate per niente manageriali, ma anzi ricche di sensibilità. Anch’io avrei voluto un mentore nella mia vita non esempi da cui rifuggere.E li ho cercati nei libri, nelle parole chi ha saputo trasmettere l’essenza del maestro che andavo cercando.Gibran è fra questi da parecchi anni ormai.Un abbraccio

  4. lisa2007
    lisa200702-23-2009

    Bellissima introspezione.
    A volte non è facile riuscire a porsi l’obiettivo che ci si era posti, come genitori.
    Ma è bellissimo questo tuo pensiero, e ti auguro di riuscire a colmare questa lacuna.

  5. itmom
    itmom02-24-2009

    vedo che anche tu ti stai analizzando, questo secondo me è uno dei grandi doni dell’essere genitori: ripercorrere la propria infanzia e analizzarla. è utile perché ci fa capire molte cose.
    hai detto bellissime parole, i genitori non devono solo far fare tante cose ai figli, ma esserci con la mente e come esempio.

  6. wwmom
    wwmom02-24-2009

    essere madre ti porta ogni giorno a confrontarti con i tuoi genitori e ripensare la tua infanzia, è vero. Spesso mi chiedo se mai riuscirò ad essere forte come mia madre e se mai riuscirò a non commettere gli stessi errori.Non lo so. Ma sicuramente anche io ce la metterò tutta.

  7. Renata
    Renata02-24-2009

    Ma è un problema dei genitori della nostra generazione? Con sfumature diverse mi rivedo nel tuo racconto e nel ruolo che cerchi di ricoprire con i tuoi figli. Io mi ripeto che l’etimologia del termine “educare” andrebbe rispettata: condurre un figlio, guidarlo e aiutarlo a realizzare se stesso permettendogli di seguire le sue inclinazioni naturali, senza soffocarlo. Chissà se ci riuscirò o se tra qualche anno saranno i miei figli a rinfacciarmi di non esserne stata capace.
    Bella la citazione.

  8. M di MS
    M di MS02-24-2009

    desian: sì, infatti poi si sboccia nella vita adulta. Anche se – chissà – forse i miei figli avranno le idee più chiare di me e del coaching di mammà non sapranno che farsene…

    fgem: grazie.

    Alchimista: anch’io cerco di prendere quanto di buono mi offrono gli altri e di mettere in pratica.

    lisa 2007: è quello che ci auguriamo tutti noi genitori!

    itmom: sì, non solo con l’esempio, ma, cosa ancora più difficile, con uno sguardo attento alla personalità dei figli. Personalità in fieri, quindi compito ancora più difficile.

    wwm: bisogna essere la mamma che si riesce ad essere, cercando di prendere il buono dai nostri genitori e il brutto…dimenticarselo!

    Renata: la penso proprio come te. Mentre scrivevo anch’io pensavo all’etimologia di “educare”, quel condurre fuori dal buio verso la luce di se stessi.

  9. valewanda
    valewanda02-25-2009

    mi unisco alle lodi, che come vedi, sono unanimi, anche da chi solitamente di lodi non ne fa. Bellissimo quello che hai scritto, e concordo con itmom che essere genitori serve anche a questo, ad analizzarsi come persone ripercorrendo tutta la nostra vita. Ogni giorno il compito si affina, si complica: è il bello e il brutto del nostro fondamentale ruolo. In bocca al lupo, lo faccio anche a me stessa!
    p.s. non ti crucciare per quello che dice tuo marito, che parli come una manager. Te l’ho detto anch’io, scherzando, ma è anche bello che tu ci ironizzi sù, alle persone non spaventa proprio per la tua grande ironia, ti assicuro, se no non saremmo tutte qui!

  10. M di MS
    M di MS02-25-2009

    valewanda: grazie. Ma sai, quello dell’essere assertiva è il mio tallone d’Achille. Non sai che casino con i ragazzi al liceo…ero già così, forse peggio!

  11. giuliana
    giuliana02-25-2009

    eh, sì che ci riuscirai. cioè, almeno ce la metterai tutta per riuscirci, il che già non è poco. la consapevolezza è un dono.ora che ci penso, anche l’assertività lo è (soprattutto per chi non ne ha): non è che mi faresti da mentore?

  12. piattinicinesi
    piattinicinesi02-26-2009

    bello il post e belli anche i commenti.anche io sono d’accordo sulla figura del mentore. dobbiamo esserlo per i nostri figli ma anche per noi stessi, per far venire fuori quelle parti di noi ancora oscure.riguardo al confronto con i propri genitori, di una cosa sono convinta, che anche i loro difetti ci servono, perché ci dserve anche avere qualcuno a cui opporci

  13. M di MS
    M di MS02-26-2009

    piattini: e infatti l’auto-coaching non è forse la filosofia di veremamme?

  14. VereMamme
    VereMamme02-26-2009

    essere assertivi non è per niente male! ehm, ti sembrerà un commento di parte, da manager appunto, ma l’importante è esserlo in modo da ascoltare e rispettare tutti, e poi decidere con la propria testa e scegliere la propria strada – questo appunto vorrei insegnare ai mei figli. Un’altra cosa: quel brano di Gibran mi piace tanto che l’ho voluto al nostro matrimonio, insieme a quell’altro che diceva, a proposito dell’amore: “ci sia tra voi un mare in movimento” e “siate come le colonne del tempio”. Una specie di patto sul tipo di coppia e di genitori che un giorno, ricevendo la benedizione dei figli, avrei voluto che fossimo: non un amore che fonde e soffoca, ma un amore che rende indipendenti.

  15. M di MS
    M di MS02-26-2009

    giuliana: veramente tu mi sembri molto assertiva in quello scrivi! Scrivi con padronanza di linguaggio (ovvio) e contenuti.

    veremamme: mia faza mia raza!

  16. Mammamsterdam
    Mammamsterdam02-28-2009

    Te la segnalo in musica, questa poesia di Gibran, perché è una versione bellissima di Astrid Seriese, On Children. secondo me basta cercarla su yutube.

  17. M di MS
    M di MS03-01-2009

    MammamsterdaM: grazie, vado a cercarla.

  18. Annina
    Annina03-02-2009

    Ma che bello questo post… Hai reso perfettamente una serie di pensieri in cui anche io mi ritrovo. Nel mio caso, l’attenzione verso “l’efficienza del mio processo educativo” è stata tale da portarmi a scegliere una facoltà universitaria che proprio non faceva per me (scegliere, sì: l’ho scelta io, nessuno mi ha costretta, per lo meno non esplicitamente e, di certo, nemmeno volontariamente). Ed ora, laureata a pieni voti, mi resta questo senso di insoddisfazione e di inadeguatezza, questo dubbio di riuscire magari sì, a cavarmela in questo tipo di lavoro, ma anche l’amaro in bocca per non potermi mettere alla prova, per non poter provare ad eccellere in quello che veramente avrei voluto e dovuto fare (e chissà poi quale sarebbe dovuta essere, la mia strada)…

  19. Mamma in 3D
    Mamma in 3D05-18-2009

    E’ molto bello questo post. Sarebbe la più grande vittoria come genitore quella di poter essere considerata un mentore dai miei figli! Chissà se ne sarò capace? Per ora, condivido la tua idea dell’importanza dello “scoprire”: credo che per aiutarli in questo sia fondamentale, come dici, non “coprirli” e soprattutto imparare noi per primi a guardarli e conoscerli in profondità, e amarli per quello che sono veramente, senza ipocrisie. In modo da liberare il loro sguardo su se stessi dal timore di non essere accettati.

  20. orma
    orma05-24-2009

    Mi ritrovo perfettamente nelle tue parole, sia in quello che mi è mancato, sia in quello che non voglio far mancare alle mie G&G (che ho scoperto al MaM hanno pressapoco l’età dei tuoi).
    Questo post lo metto tra i miei preferiti, bisogna ricordarsene sempre.

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