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  • sonno dei bambini

    Sonno dei bambini e materasso

    Quanto è importante la scelta del materasso per il sonno dei bambini?

     

    Negli anni i miei figli hanno dormito su:

    una carrozzina

    un lettino con le sbarre

    un lettino con la sponda

    un letto a castello

    un divano letto matrimoniale

    una poltrona letto (durissima)

    un  matrimoniale (il mio!)

     

    In linea di massima ho sempre pensato che la cosa più importante nello scegliere il letto per i bambini fosse che non cadessero per terra. Ah, e che non si scoprissero! Infatti da piccoli entrambi indossavano quegli adorabili sacchi nanna, che oggi hanno tutti ma ai tempi erano qualcosa di avveniristico-nordeuropeo.

    Una volta diventati grandi, diciamo dai 7/8 anni in poi la domanda è:

    compro il letto definitivo o no?

     

    Perchè continuare a cambiare arredamento e cameretta, passato l’entusiastico periodo colorato e low-cost che però richiede sabati e domeniche in coda sulla Tangenziale con tutti gli scatoloni da smontare a casa, vorremmo anche mettere un punto fermo e ragionare “da grandi”.

     

    Ho scoperto la soluzione che ai tempi mi avrebbe fatto comodo.

    Si tratta di un materasso 4-in-1, progettato per durare veramente a lungo, dai 3 ai 13 anni del bambino, dai 90 cm ai 170 cm di altezza.
    Si chiama Flip ed è prodotto da Dorelan, un’azienda storica italiana che mi ha invitata a visitare il punto vendita di Milano, in Piazza Caneva.

    In sostanza si tratta di un materasso che si adatta alle quattro differenti fasi di crescita del bambino, proponendo tipologie di portanza diverse, in funzione del peso e dell’altezza e quindi offrendo il supporto adeguato alla colonna vertebrale del bambino in ogni fascia d’età.

     

     

    Materialmente, si tratta di utilizzare le quattro differenti zone girando sia di 180 gradi sia dall’altra parte il materasso. Non è difficile, basta seguire le indicazioni numeriche.

     

     

    Presenta poi altri vantaggi molto amati da noi mamme: Flip è sfoderabile e lavabile (quindi non importa se il pargolo ha la gastroenterite e si sente male nel sonno), la fodera esterna subisce uno speciale trattamento anti-acaro ed infine l’anima interna è traspirante, in modo da non favorire la sudorazione notturna.

    Molto interessante poi questo video della pediatra Raffaella Schirò, che ha collaborato alla progettazione di Flip.

    Quali sono le varie fasi di sonno dei bambini? Come la qualità del sonno incide sulla crescita e l’apprendimento?

    Grazie al blog ho potuto conoscere Dorelan e offrire così a chi mi legge la possibilità di un incontro personalizzato presso il negozio di Milano.

    Cliccando qui avrete la possibilità di prenotarvi ed essere richiamati e inoltre potrete scaricare una guida gratuita per il buon sonno.

     

  • regali di Natale per preadolescenti

    Help Regali di Natale last minute per preadolescenti

    Genitori di preadolescenti che non sapete cosa regalare ai vostri figli!

     

    Sì, lo sappiamo bene che la preadolescenza è un’età ingrata (mi dicono anche la successiva…), che i nostri ex bambini non sono né piccoli né grandi.

    (Mio figlio fino all’anno scorso si autodefiniva “bambino di media età”, quest’anno non so e ho paura a chiederglielo.)

     

    Comunque sia, i regali di Natale dobbiamo farglieli, ma non solo quelli che ci chiedono loro. Semplicemente perché ci chiedono anche cose su cui non siamo d’accordo, perché non le riteniamo adatte alla loro età o perché costano troppo.

    Dobbiamo farci venire delle idee intelligenti in grado di divertirli e stupirli.

     

    Io quest’anno mi regolo così come vi spiego nella mia rubrica “Mamma Manager” in onda in tutta Italia nel “Fizzshow”.

    Volete sentirla? Cliccate sull’immagine sotto.

     

     

    Se invece non avete tempo di ascoltare la mia rubrica, questi sono i principali regali last minute che vi consiglio, cioè quelli che vi toglieranno dal panico in un clic:

     

    Lo Sphero nelle varie versioni. Robottino superdivertente, comandabile da smartphone.

    C’è la versione R2D2

     

    La versione BB-8

    E lo Sphero Mini

    Questo lo ha chiesto mia figlia e si comanda anche con le espressioni facciali.

     

     

     

    Nella mia rubrica poi, vi consiglio un qualsiasi giocattolo STEM

     

    Ed infine LIBRI LIBRI LIBRI per preadolescenti e ragazzi in genere! Sempre il miglior regalo in assoluto. Ecco una selezione best of di Amazon.

     

    Io quest’anno sono a posto. Spero di avervi dato qualche utile consiglio! A prestissimo.

     

     

    Leggi anche:

    Smartwatch Nylox Bodyguard: prova e recensione

  • smartwatch per bambini

    Smartwatch per bambini: abbiamo provato Nilox Bodyguard

    Gli smartwatch per bambini sono veramente utili? In cosa si differenziano da un cellulare?

    Di smartwatch per bambini si fa un gran parlare in questo periodo.

    Allora, diciamo subito che secondo me uno smartwatch risolve un bisogno fondamentale dei genitori di bambini tra gli 8 e gli 11 anni circa: quello di NON regalare un cellulare ai propri figli.

    Il perchè è presto detto: spesso si desidera vietare l’accesso a internet e ai suoi contenuti, social network compresi, in un’età in cui  i ragazzini sono immaturi e più esposti ai pericoli della Rete. Per non parlare dei videogiochi: infatti anche mio figlio, a cui ho ritirato il cellulare tra l’altro, perchè non sapeva contenersi nell’utilizzo, usava il telefonino come consolle portatile.

    Dunque, come uno smartwatch può venire incontro alle esigenze di noi genitori anti-smartphone?

    Abbiamo provato Nilox Bodyguard

    Queste le caratteristiche principali:

    può effettuare telefonate e riceverne (bisogna quindi avere una microSIM)

    ⇒ può anche recuperare le chiamate perse

    ⇒ può inviare un SOS, tramite un apposito tasto, al numero di telefono collegato (mamma, papà)

    ⇒ Inviato l’SOS, si attiva la funzione Live Tracking, che consente agli utenti adulti collegati di visualizzare la posizione dello smartwatch e del figlio che lo indossa. Infatti è dotato di GPS.

    ⇒ quando la batteria è al 10% lo smartwatch invia un messaggio di alert ai numeri collegati

    ⇒ per ragioni di sicurezza Bodyguard può essere spento solo tramite app, installata dai genitori sul proprio smartphone

    ⇒ nel caso di problemi con il GPS o il wifi, lo smartwatch si aggancia alla cella telefonica disponibile e invia comunque il segnale al master.

     

    Come si attiva Nilox Bodyguard

    I genitori devono scaricare l’app da App Store o Google Play e attivarla creando il proprio profilo. Devono poi inserire la microSim funzionante nello smartwatch, nella cui rubrica appare il nome scelto, tipo mamma, papà, nonna etc..

    Ogni Bodyguard può essere collegato fino ad un massimo di 6 smartphone, anche se secondo me un paio sono più che sufficienti. Allo stesso modo al proprio smartphone ogni genitore può collegare al massimo 6 Bodyguard (magari, se si hanno famiglie numerose da coordinare può servire!).

     

     

    La nostra esperienza con Nilox Bodyguard

    Noi l’abbiamo testato sul ragazzino di 11 anni, che quest’anno per la prima volta torna a casa da solo da scuola e, come spiegavo, non ha il cellulare.

    Diciamo che è molto comodo sapere sia dove si trova durante il tragitto sia che può mettersi in contatto con noi in qualsiasi momento. Poi magari non abbiamo controllato particolarmente dove fosse, ci siamo sempre fidati, ma la possibilità di conoscerlo è stata tranquillizzante.

    Naturalmente non l’abbiamo usato, né lui né noi, per metterci in contatto durante l’orario di scuola!

     

     

    Possibili utilizzi

    Penso che questo smartwatch serva particolarmente in situazioni specifiche. Per esempio, durante le ore passate in oratorio, al campo estivo, in colonia, in vacanza.

    Pensate all’ansia di quando si va a sciare e si teme che qualcuno sbagli discesa all’incrocio. Dove lo ribecchi il figlio? Con il GPS è un attimo.

    Ci sono anche altre situazioni che io ho sempre trovato piuttosto angoscianti, tipo quando siamo andati a Disneyland, in mezzo a tutta quella gente, e avevo paura di perdermi per strada qualche figlio. Oppure al centro commerciale.

     

    Dopodiché, sono onesta, secondo me è un ottimo regalo da fare agli anziani!

    Lo so che non è bellissimo pensare a certe cose, ma può succedere di avere parenti sugli 80 anni che vanno in giro un po’ smemorati e così come perdono gli occhiali perdono anche il cellulare.

    Ve lo ricordate il mitico Beghelli?

    Mio nonno buonanima ce l’aveva, ma funzionava solo in casa, non fuori.

    Tra l’altro ad alcuni mica si può dire che hanno bisogno di andare in giro con il GPS, un po’ si offendono, però se ci pensate è una funzione utile, forse ancora più utile che con i ragazzini!

    Quindi, se al nonno smemorato facciamo indossare uno smartwatch lui non lo perde e noi…non perdiamo lui!

    Qui tutte le offerte Amazon di NYLOX BODYGUARD

     

    Leggi anche:

    La mia esperienza con parental control e filtro bambini di Routerhino

  • storie della buonanotte per bambine ribelli

    Libri per bambine oltre a Storie della buonanotte per bambine ribelli

    Ho scoperto che “Storie della buonanotte per bambine ribelli” non è l’unico libro dedicato alle ragazze che esprima un’idea di donna attuale e non convenzionale.

    Si è trattato di un caso editoriale che ha avuto il successo che meritava, ma anche prima della sua comparsa erano stati pubblicati libri molto interessanti e che alcune amiche mi hanno segnalato.

     

    Eccoveli allora!

    Io sicuramente inizierò comprare ai miei figli quello che mi hanno più raccomandato:

     

    Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative

    Audaci e creative sono due aggettivi che mi piacciono molto.

    Ma la lista è lunga.

    Le donne son guerriere. 26 ribelli che hanno cambiato il mondo

     

    Le ragazze con il pallino per la matematica

     

    Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri

    Quante tante donne. Le pari opportunità spiegate ai bambini

     

    Io dico no! Storie di eroica disobbedienza

     

     

    Esistono poi delle biografie di donne che si sono distinte in campi particolari, per esempio quello scientifico.

     

    Nello spazio con Samantha

     

    Superdonne nella scienza

     

    Marie Curie e i segreti atomici svelati

     

    Se poi siete alla ricerca di libri su donne nella scienza a questo link ne potrete trovare molti.

     

    Tra l’altro sono fermamente convinta che questi libri non debbano essere letti solo alle bambine, ma anche ai maschi. Per esempio noi a casa abbiamo letto insieme (fratello e sorella) le “Storie della buonanotte per bambine ribelli” nell’interesse di tutti.

    Spero proprio di avervi offerto degli spunti validi!

     

    Leggi anche: Storie della buonanotte per bambine ribelli (e madri con il senso di colpa)

  • New York con i bambini

    New York con i bambini: la verità su tutto quello che dovete fare e non fare

    Un viaggio a New York con in bambini (ma anche senza) è sempre un sogno.

    Tutti vogliamo provare almeno una volta nella vita l’ebbrezza di passeggiare in Fifth Avenue e Times Square, sentendoci come i protagonisti di un film di Woody Allen.

    Che sia la tua prima visita o la centesima, New York appare sempre diversa. Perchè è una città in grado di rinnovarsi continuamente, essendo la culla di nuove mode e tendenze ed un naturale laboratorio di convivenza tra diverse lingue ed etnie.

    Io l’ho visitata per la prima volta nell’estate dei miei 18 anni (qui le mie riflessioni sulla New York degli anni 80 rispetto a quella di oggi) e poi poche settimane fa, a 45, con marito e figli di 9 e 11 anni.

    In questo post vi lascio alcuni suggerimenti di visita per famiglie, spiegandovi come ci siamo organizzati noi e cosa abbiamo imparato sul campo.

    Ma vi dirò anche quello che l’agiografia ufficiale di NYC non vi dice!

     

    Quando visitare New York

    Ovviamente è sempre il momento di andare a New York, ma se ci andate con i vostri figli sarà durante le loro vacanze scolastiche.

    Noi siamo andati l’ultima settimana di luglio, mettendo in conto che avrebbe fatto molto caldo e invece abbiamo trovato un tempo umido e piovoso, con temperature miti. Quindi l’imprevisto è sempre in agguato. Comunque non credete a chi vi dice che New York in estate è deserta: sì, ci sono sempre molti turisti ma anche newyorkesi che lavorano. La città non si ferma.

    Un altro bel periodo è il ponte dell’Immacolata per apprezzare l’atmosfera natalizia e i negozi riccamente addobbati, oppure Natale e Capodanno. Ma fa molto freddo e hotel, case e volo aereo costano di più, valutate cosa sia meglio. Forse Pasqua?

     

    Dove soggiornare a New York

    Tutti vogliono un hotel a Manhattan per trovarsi vicino alle attrazioni che visiteranno. L’offerta è immensa e bastano pochi click sui vari portali turistici per trovarne una.

    Noi però siamo andati a Brooklyn e lo consiglio vivamente.

    Brooklyn in questo momento è in fase di grande rinnovamento, ci sono nuove costruzioni, stupende passeggiate pedonali vista grattacieli e nuovi condomini di design. Ma soprattutto è un posto vero, dove trovare meno turisti e più newyorkesi della classe media, in un’atmosfera normale, vissuta ed istruttiva. La Brooklyn che abbiamo conosciuto noi non è pericolosa ed è ottimamente servita dai mezzi. Inoltre gli hotel costano meno 😉 Questo era il nostro.

     

    Cosa non perdere a New York

    Dipende da quanto vi fermate in città e dai vostri gusti, of course.

     

    1. Passeggiare con e senza meta

    Noi per esempio, non appena arrivati in una grande città ci dedichiamo ad una prima esplorazione a piedi, lasciando i musei per ultimi o per le giornate di pioggia. A New York si deve camminare, è il modo migliore di assaporare la vita dei vari quartieri, apprezzandone le differenze. E poi è solo così che si può andare incontro all’imprevisto che ti svolta la giornata: il negozio che mai ti saresti aspettato, l’artista di strada, la casa bizzarra, il tramonto sul parco, un locale affollato.

     

    2. Ammirare lo skyline più bello del mondo

    La nostra vista preferita è quella dai Brooklyn Heights, il molo di Brooklyn recentemente ristrutturato, giusto accanto al Ponte più famoso del mondo.

    Quante volte abbiamo visto questa immagine al cinema! Mentre guardi i grattacieli brillare nella notte pensi: “Sono solo palazzi di vetro e acciaio”. Eppure hanno un potere suggestivo, la capacità di ammaliare lo sguardo, sia nei pieni che nei vuoti (lo spazio delle Twin Towers non è stato occupato).

    Naturalmente un grande classico è l’Empire State Building e ci vorrete andare anche se per una famiglia di 4 persone è un salasso senza senso. Idem per il One World Observatory, l’osservatorio in cima al grattacielo costruito al posto delle Torri Gemelle.

    Comunque, se mi chiedete qual è il mio grattacielo preferito io vi rispondo: il Chrysler Building.

     

     

    3. Andare in bici a Central Park

    Ovvio che a Central Park è bello fare qualsiasi cosa!

    Andare in bici però, ci ha permesso di apprezzare veramente l’estensione di Central Park, scoprendo posti che a piedi non avremmo nemmeno visto (per es. la Lasker Pool, una piscina olimpionica aperta a tutti). Ci sono diverse aree per i bambini, ma tutto il giardino è un enorme parco giochi. Preventivate un paio di ore di giro in bici + un’altro paio d’ore come minimo per girare tra lago grande, laghetto con le barchette, fontana, photo opportunities nelle radure, lastra commemorativa di John Lennon, di fronte al Dakota Building, dove lui abitava ed è stato assassinato. Comunque don’t worry: una bella mappa e passa la paura, ce la potete fare. In inverno invece no bici che fa freddo, c’è il patinoire.

     

    4. Il 9/11 Memorial e l’area di Ground Zero

    Visitare il Memorial è un obbligo morale non solo per noi adulti, ma anche per i ragazzi, che ad una certa età, se accompagnati da noi genitori, possono iniziare a capire cosa abbia rappresentato per gli USA e l’Occidente l’11 settembre 2001. La sensazione è quella di entrare in una chiesa laica, in cui mostrare rispetto e silenzio.

    Il museo si compone di una parte più metaforica, se così si può dire, in cui la cosa che colpisce di più è la visione di alcuni pilastri originali in acciaio, piegati dal calore dell’incendio causato dall’attentato. Vi confesso che con tristezza mi sono passate davanti agli occhi le immagini delle Twin Towers così come le ho visitate a 18 anni, piena di curiosità ed ammirazione.

     

     

    Successivamente viene data la possibilità di accedere ad un’area espositiva chiusa, entrando nella quale un cartello avvisa i visitatori del contenuto emotivamente pesante. E qui, con perizia certosina, viene ricostruito tutto quello che è successo prima, dopo e durante l’11 settembre. Non si è voluto nascondere niente, anzi, nemmeno certi dettagli a mio parere un po’ voyeristici, tipo i messaggi dei parenti delle vittime in segreteria telefonica. Questo resta comunque l’unico “museo” al mondo in cui discretamente vengono offerti dei kleenex. Dovete visitarlo.

     

    5. La Statua della Libertà ed Ellis Island

    Non c’è molto da dire su Miss Liberty, che è un simbolo per grandi e piccini. Ma Ellis Island è veramente interessante!

    Il museo comprende l’isola in cui gli emigrati europei sostavano in quarantena prima di essere accettati negli Stati Uniti (e chi non passava l’esame veniva rimandato indietro!). Impressionante il salone di accettazione, proprio quello che si vede nei film, ma l’area espositiva è proprio istruttiva. Si conoscono tante storie di riscatto di emigrati dall’Italia, ma anche vicende a noi poco note, come l’opposizione all’immigrazione cinese in California o cattolica dall’Irlanda.

     

    Per i bambini: sbarcati a Battery Park, possono fare un giro sullo SeaGlass Carrousel, una giostra molto raffinata e particolare.

     

    6. Times Square e Fifth Avenue

    Dovete andarci perchè siete a New York, però devo essere sincera: ormai entrambe non mi fanno troppa impressione. Il mondo si è globalizzato e non ci troverete nulla che non possiate vedere o comprare in Italia. Persino il negozio Lego al Rockfeller Center mi è sembrato un po’ sporco e mal tenuto.

    Insomma, a New York non si va più a fare il vero shopping. Si salvano le magliette, le tazze e i gadgets con la scritta NY (tutti made in China).

    I negozi che piaceranno ai vostri figli sonoLego e American Girl, dove troverete della bambole veramente belle e adatte alle bambine di oggi.

     

    7. Il ponte di Brooklyn e il quartiere al di là del ponte

    Attraversare il ponte di Brooklyn a piedi è veramente emozionante. Potete apprezzare una vista unica al mondo, sia di notte che di giorno, ed è il luogo ideale da cui scattare foto indimenticabili. Interessante anche la storia della sua costruzione.

    La Brooklyn Heights Promenade è magnifica, soprattutto con il buio. Un paio di localini sotto il ponte per la cena, la vista dello skyline, una passeggiata nei nuovi giardini e nelle viuzze adiacenti e la vostra serata da film è fatta!

     

     

    Brooklyn è un quartiere vivace e piacevole, molto esteso. Quindi bisogna darsi degli obiettivi di visita. Consiglio di girarlo il sabato mattina, quando c’è il mercato alimentare vicino a Fort Green Park (così scoprirete anche qualcosa sulla storia di questo parco e della New York degli albori). Proseguite la passeggiata fino al Prospect Park, un’area verde grande come Central Park, e rilassatevi.

    Dovete assolutamente portare i bambini in tre posti:

    un negozio fantastico che si chiama Superhero Supply Co., dove troverete tutto ma veramente tutto quello che serve ai vostri figli per trasformarsi in supereroi. Quel genere di posto che ci si aspetta di trovare a NY, restando a bocca aperta.

     

     

    un diner storico a New York: Junior’s.

    E’ un posto dove si respira un’aria tipicamente americana e non si incontrano turisti. La specialità è la cheese cake, grossa così.

     

    Qui abbiamo fatto una delle colazioni più pantagrueliche della nostra vita e ci siamo tornati tre volte! Non fanno solo colazioni, potete anche cenare. Però se penso a quei dolci e ai pancakes mi metto a piangere dalla nostalgia. Non potete non andarci.

     

    Terzo posto: Cookie’s, un negozio ENORME con articoli per bambini di ogni tipo: abbigliamento, giocattoli, accessori. Tutto a prezzi molto più bassi che in Italia. Una libidine per mamme e figli. Non perdetelo!

     

    8. High Line nel West Side Manhattan

    A noi piace molto visitare quartieri storici rivitalizzati da un’architettura attenta alle esigenze degli abitanti, perciò la passeggiata della High Line per noi è un must. Si tratta di un’antica ferrovia sopraelevata caduta in disuso negli anni ’80. E’ stata ripensata come passeggiata sopraelevata attraverso i quartieri di Meatpacking District e Chelsea per arrivare alle spalle di Pennsylvania Station. Stimolante la vista ravvicinata dei grattacieli, di molti cantieri e di zone famose, tipo il Chelsea Market. Potete percorrerla nei due sensi ed uscire quando volete. Noi l’abbiamo fatta tutta e i figli ci sono stati dietro, anche se con qualche lamentela 🙂

     

    9. Coney Island e il luna park sull’Oceano

    Coney Island ospita un luna park dal gusto retro al capolinea della metropolitana, quindi facilmente raggiungibile, anche se la strada è un po’ lunga.

    Vale la pena di visitarlo? Sì se dopo aver visto tutto avete voglia di tuffarvi tra i veri newyorkesi.

    C’è una parte di spiaggia piatta, molto lunga, che ricorda certe spiaggione del litorale veneto, è libera anche se ci sono i bagnini. C’è il famoso pontile su cui fare incontri con personaggi bizzarri intenti a cantare o pescare squaletti di laguna e poi ci sono svariati rollercoaster, che a noi fanno abbastanza impressione, ma per i bambini americani sono bazzecole. Coney Island, tra spiaggia, giostre e cibo dall’aria malsana ma felice, ti permette di vedere da vicino il melting pot newyorkese (afroamericani, ispanici, cinesi, donne velate, bianchi).

     

     

    10. I musei, Harlem, i musical, Village, Little Italy e China Town

    Li ho lasciati per ultimi perchè nella nostra ottica vengono al decimo posto. Vanno visitati, per carità, ma:

    • la messa ad Harlem è bellissima, ma dura troppo per dei ragazzini. Impossibile seguirla. Idem i musical di Broadway, che costano un botto e loro non riescono a capire tutto.
    • il Village è carino per una passeggiata, ma c’è di meglio
    • Little Italy non esiste più, quel che resta è solo triste
    • China Town: più bella, pulita e forse più vera Via Paolo Sarpi a Milano.
    • i musei: sono meravigliosi, ma con i figli non si può abusare. Bisogna fare una scelta e capire quali possono intercettare i loro gusti, perchè anche il museo più interessante del mondo diventa un incubo con un figlio che si annoia.

     

    A New York ci vuole la guida

    Non potete pensare di farne a meno, la città è troppo grande. Comprate questa, ha le mappe, vi spiega i vari quartieri, i ristoranti e vi segnala cose veramente originali.

     

    Il cibo

    Grasse risate!

    A NYC si trova di tutto, ma a che prezzo? Mangiare decentemente (verdura, insalate, frutta) costa. Dopo giorni di proteine animali salvatevi da Pret à manger e Just Salad (li trovate in giro per la città). Cercate di non cedere alla pizza, che poi vi intristite.

     

    Naturalmente ho cercato di essere concisa, ma ci sono milioni di altre cose da fare a NY, questa è stata la nostra scelta.

     

    Se avete domande e commenti io sono qui!

    Leggi anche: Viaggiare con i bambini a

    Amsterdam

    Londra

    Parigi

    Disneyland Paris

    Panarea

    Torino

  • storie della buonanotte per bambine ribelli

    Storie della buonanotte per bambine ribelli (e madri con il senso di colpa)

    Il successo di “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è l’esempio lampante di come noi mamme moderne abbiamo interpretato il nostro ruolo di educatrici di figlie femmine.

    Di “Storie della buonanotte per bambine ribelli” ho iniziato a sentir parlare mesi fa, quando anche in Italia si è diffusa la notizia di queste due giornaliste expat, Elena Favilli e Francesca Cavallo, desiderose di realizzare il libro attraverso il crowdfunding di Kickstarter. Passato un po’ di tempo vengo a sapere che la loro idea è riuscita a raccogliere qualcosa come 2 milioni di dollari per procedere alla stampa di 60.000 copie del libro, edito da noi in Italia da Mondadori.

    Oggi il libro è un successone, visto che è in testa alle classifiche delle vendite (ennesima conferma che la letteratura per ragazzi funziona, almeno lei!) e io stessa, dopo aver ordinato il libro su Amazon, ho dovuto aspettare qualche giorno perchè nei magazzini in pronta consegna non c’era più nulla.

    Quando mi è arrivato ho detto: WOW!

    “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è un oggetto di per sè bellissimo. Una copertina da urlo, con una finitura superficiale vellutata e preziosa, utilizzando un materiale moderno e “tecnologico”. L’illustrazione di copertina perfetta per essere fotografata, condivisa sui social, non solo esposta in vetrina, ed estremamente accattivante per mamme e bambine. Per non parlare delle illustrazioni (solo illustratrici donne) a corredo delle storie raccontate.

     

    storie della buonanotte per bambine ribelli

     

    Per ogni sera della settimana una pagina che parla di una donna o ragazza che si è distinta nel proprio campo. Non biografie, direi, ma flash sui momenti topici nella vita di queste persone, quelle fasi delle vita in cui hanno dovuto fare scelte, prendere posizione, affermare se stesse e i propri desideri, anche a dispetto di un ambiente ostile.

    A qualcuno però questo libro non è piaciuto (tra le varie critiche: non è inclusivo per i maschi, le donne scelte non andrebbero bene, le bio troppo corte), però a questi detrattori io dico: il suo successo eclatante dovrebbe farvi riflettere più dei difetti che ci trovate.

     

    “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è andato a colmare in modo semplice e commercialmente comprensibile un vuoto gigantesco.

     

    Il topos è la storia della buonanotte. E la stragrande maggioranza delle storie della buonanotte prevedono principesse indifese e bellissime che alla fine vengono salvate e si sposano. Qui si va a sostituire il cliché con la realtà della vite di queste donne, ciascuna straordinaria a modo suo.

    E noi mamme moderne abbiamo smesso di sentirci in colpa.

    Abbiamo smesso di leggere storie del tubo per bambine sottomesse.

     

    P.S.: la sera leggo una paginetta a mia figlia, che è grande e potrebbe leggere da sola, ma così abbiamo ripristinato un rituale affettuoso, che le consente di fare molte domande. Infatti, proprio perchè sono bio molto stringate, se un personaggio incuriosisce si può approfondire successivamente insieme e questo è un effetto molto positivo che va al di là del libro. E poi, dal suo letto nella stanza a fianco, anche il fratello ascolta volentieri e fa domande. Più inclusivo di così!

     

     

  • la competizione tra le madri

    La competizione tra le madri

    Stamattina sono stata intervistata da Radio Capodistria. La giornalista, Barbara Costamagna, con poche domande è riuscita a tirare fuori da me molte risposte implicite, le classiche cose che hai dentro ma ogni tanto è sano condividere.

    Qui potete ascoltare quello che ci siamo dette.

     

    Su tutte, oggi che i miei figli si avviano a concludere le elementari, ne vorrei ripetere qui una.

    La competizione tra le madri è come la gramigna:

    intossica l’ambiente.

     

    Prima la gara è sull’età della prima parola o dei primi passi.

    Poi si sposta sul saper leggere a 5 anni, mentre tuo figlio è ancora alla materna.

    Quindi si proietta sui voti di scuola, con bambini costretti ad imparare a memoria il registro di classe per poterlo riferire a casa.

    Ma va avanti anche dopo: sulle prestazioni nelle attività extra-scolastiche, nella bellezza fisica, nel rendimento al liceo, nei fidanzatini…

     

    La giornalista oggi mi ha chiesto: cosa ti aspettavi dal web quando hai aperto il tuo primo blog?

    Ho risposto:

    Nulla, però a quei tempi (nel 2008-2009) ho trovato ascolto, empatia, solidarietà, amicizia.

    Sarebbe bello che nel mondo reale – perché di quello virtuale si fa presto a parlar male e trovare tutti gli alibi del caso – tra madri ci fosse ascolto, empatia, solidarietà e amicizia.

    Che tuo figlio abbia 3 mesi oppure 15 anni.

  • Senza Biglietto da Visita

    Senza Biglietto da Visita, il mio romanzo

    Volevo dirvi che ho scritto un libro. Un romanzo per l’esattezza.

    Si intitola “Senza Biglietto da Visita” e lo potete acquistare su Amazon come ebook e in forma cartacea.

     

    Senza Biglietto da Visita

     

    Lo vedete quel pay-off là in alto?

    Essere se stessi senza un biglietto da visita.

    Il mondo rovesciato, la donna a testa in giù, il portatile abbandonato sul pavimento.

    Ecco, è cominciato tutto da lì.

    Quando ho deciso, d’istinto, senza pensarci, che questo blog si sarebbe chiamato Manager di Me Stessa, Essere se stessi senza un biglietto da visita, non mi rendevo conto che questa definizione avrebbe fatto la differenza. Sempre, anche oggi. Due righe sufficienti a raccontare una storia. Ad immaginare un romanzo.

    E’ stata questa mia sincerità ad interessare gli editor.

    Ma.

    Ma non è finita qui.

    La storia di “Senza Biglietto da Visita” è un concentrato di fortuna e sfiga pazzesche (leggi qui tutta la vicenda incredibile che mi è successa) che mi ha lasciato addosso una gran voglia di farcela con le mie forze a farlo conoscere a più persone possibili.

    Non è la mia autobiografia, ma la storia romanzata di tante donne reali che conosco e a cui “ho rubato” una frase, un pezzetto di vita, un dettaglio professionale. E poi sì, ci sono anche io, e alcuni uomini che ho incontrato, che potrebbero somigliare molto ai vostri mariti e compagni.

    La trama in breve: Silvia Colombo, un bel nome lombardo che è tutto un programma, è una trentenne ambiziosa che si è messa in testa di diventare la dirigente più giovane dell’azienda maschilista in cui lavora. Ha una mamma di successo, delle amiche molto sveglie e un ex fidanzato di cui non sente la mancanza. Ma, improvvisamente, le accade qualcosa che sconvolge il suo orizzonte e ribalta le sue priorità…Non vi dico cosa altrimenti vi rovino il colpo di scena finale, anzi la sequela di colpi di scena.

    Secondo me, è un libro in cui tutte potenzialmente possiamo riconoscerci, le situazioni sono quelle che accomunano la maggioranza di noi ragazze nate negli anni ‘70 di fronte alle scelte importanti della vita.

    E’ un libro che offre più domande che risposte e contiene tanta realtà. Compresi dei bei dialoghi al vetriolo tra donne.

    Se leggerete questo romanzo scommetto che non potrete fare a meno di esclamare:”Questa potrei essere io!”.

     

    Per cui tocca a voi che mi leggete da anni.

    Se vi appassiona ciò di cui vi parlo da sempre qui sul blog, come la conciliazione famiglia-lavoro, la maternità al di là degli stereotipi, i tempi della vita di donne e uomini, questo è il libro che fa per voi.

    Questo è il sito del libro, qui la pagina Facebook.

    Leggetelo e poi fatemi sapere cosa ne pensate, con una recensione, un commento, un post sul vostro blog …

    E poi, se vi è piaciuto, fatelo conoscere alle vostre amiche, la vita dei libri si ciba del passaparola dei lettori.

     

    E io?

    Ora sono felice: la mia storia non è più solo mia, ma anche vostra.

  • Le brillanti libere professioniste post maternità o della conciliazione

    Le brillanti libere professioniste post maternità: ripiego o libera scelta?

    Oggi i miei figli hanno 10 e 8 anni e crescerli finora per me stato è stato come fare il militare. Faticoso, ma formativo. Ci sono situazioni che ho imparato a gestire e altre che devo imparare a gestire: così come quando erano neonati chiedevo consiglio alle mamme dei bimbi più grandi, oggi chiedo consiglio alle mamme dei pre-adolescenti. Vassalle, valvassine e valvassore 🙂

    Sono passati 10 anni, eppure vedo che i problemi delle mamme giovani sono sempre gli stessi: la rinuncia – anche temporanea – al proprio spazio personale e di coppia e i casini sul lavoro (più duri a morire).

    Io il lavoro l’avevo lasciato per fare la mamma full-time con un grande ed epocale senso di fallimento professionale nonché tradimento delle promesse di gioventù. Poi invece, la vita mi ha dato una seconda chance, molto più creativa. Ed eccomi qui, a gestire blog, fare consulenze con il mio home office di cui sono felicissima.

    Tra le varie avventure che mi è successo di vivere non frequentando più un ufficio c’è stata quella di stendere un business plan per aprire un centro privato di assistenza alle mamme. Nel 2008 era un’idea molto nuova.

    Ricordo la sconfortante visita al Tempo per le Famiglie del Comune Milano, lo spazio dove le mamme con i bambini potevano incontrare altre mamme come loro: un’ora alla settimana e c’era pure la lista d’attesa. Io affogavo nella mia solitudine e quindi avevo pensato di passare all’attacco con l’unica mamma a casa che avevo conosciuto dalla pediatra. Per motivi burocratici poi non ne feci nulla, ma aprii questo blog e quindi bene così.

    Però il bisogno c’era e infatti sono nati tanti centri per le mamme, tutti privati, e, guarda caso, spesso gestiti da mamme che avevano mollato il lavoro precedente per fare della soluzione ai problemi di conciliazione il loro nuovo lavoro.

    Tra questi Mami, che ho frequentato poco perché sono fuori zona, ma di cui ho sempre seguito con interesse le molteplici attività e so che è stato molto importante nella vita della mia amica Stefania. Il 25 ottobre, presso l’Auditorium Stefano Cerri di Milano, si terrà un incontro sulla conciliazione famiglia-lavoro organizzato proprio da Mami e vorrei che in qualche modo (di persona o on line) riusciste a seguirlo.

    Vorrei dire una cosa: per me la conciliazione famiglia-lavoro è coincisa con lo stare a casa prima e il re-inventarmi con il lavoro da casa dopo. Ne sono molto felice, perché è stata la scelta giusta per come sono fatta io e come è strutturata la mia famiglia.

    Ma penso che non sia la scelta giusta per tutte le mamme.

    Credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel costringere una mamma lavoratrice a mollare il lavoro, anche se poi si re-inventa, oppure a ridimensionare le proprie ambizioni di lungo periodo.

    Il mondo del lavoro non deve essere sempre modificato uscendone, ma restandoci dentro. I tempi, i modi, la cultura del lavoro devono essere rinnovati da dentro, è l’unico modo per ottenere cambiamenti. Altrimenti continueremo a fare “le brillanti libere professioniste post maternità”, che – lo ripeto – è per molte ma non per tutte. Giustamente.

    In un altro post mi ero già espressa sull’argomento (Lo smartworking è il sogno di una mamma in carriera? Oppure…).

    Cito:

    Io credo che dobbiamo smetterla di considerare la questione del lavoro flessibile, lavoro agile o smartworking che dir si voglia, come una questione che riguarda solo le mamme e le donne in generale. Riguarda tutti i lavoratori, anche gli uomini, molti dei quali sono padri.

    Secondo me parlare di riduzione dell’orario di lavoro quando nasce un figlio o smartworking è certo una cosa giusta, ma non sembrerebbe una concessione strappata con i denti se la flessibilità di tempi e luoghi facesse parte della normale concezione del lavoro anche prima che nasca un figlio.

    Per esempio, sappiamo da tempo che all’estero è comune prendersi un anno sabbatico, che lo fanno anche gli uomini, che se gestito bene non pregiudica necessariamente lo sviluppo successivo della carriera. Voi conoscete qualcuno che si assenta per il sabbatico in Italia e poi riesce a rientrare in azienda? (esclusi ovviamente i dipendenti pubblici). Ho citato l’anno sabbatico come esempio estremo di flessibilità, ovviamente.

    Secondo me parte del problema deriva dal nanismo delle imprese italiane, per cui le assenze dei lavoratori pesano, al contrario di quelle più grandi e con più dipendenti. Forse è anche per questo che modalità di lavoro alternative alla presenza fisica in ufficio 8 ore al giorno risultano così difficili.

     

    Sarebbe bello che all’incontro di Mami partecipasse anche qualche padre e che qualche padre ogni tanto commentasse questi post e dicesse la sua. So che ci sono papà blogger molto attivi, ma tutti gli altri? Ho come la sensazione che la stragrande maggioranza delle mamme se la canti e se la suoni da sola. Anche sul Corriere (Via dal lavoro ma non solo per i figli. I rischi per le casalinghe temporanee).

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  • bad moms

    Morte alle Bad Moms viva le Bad Moms

    Riflessioni a ruota libera scatenate dalla vista in anteprima del film “Bad Moms”

    1.  Questa storia delle brave mamme e delle mamme incapaci mi ha veramente stufata.

    Non è stato un percorso facile o lineare. Semplicemente dopo un certo numero di anni e di illuminazioni (leggi: successi, fallimenti, prove, controprove, litigate, riappacificazioni, tentativi, esperimenti) ti rendi conto di aver imparato molte più cose su di te come mamma, sui tuoi figli, sul padre dei tuoi figli, sul vostro rapporto e sul modo di relazionarvi con gli altri che nessuno può veramente giudicarvi e darvi un voto. Stop.

    2. Basta interiorizzare gli sguardi degli altri – veri o presunti che siano.

    Siamo noi che lasciamo entrare le critiche nella nostra testa. Siamo noi che ci fissiamo con un modello di perfezione che non esiste o non è umanamente accettabile. Per noi. Lo dico sbadigliando, ma mi rendo conto che per moltissime persone non è così ovvio.

    3. Non mi beo dei miei difetti.

    Negli ultimi anni tra le categorie di mamme blogger si è passate dalle “mamme perfette” alle “mamme imperfette” ed infine alle “mamme di merda”. In realtà queste definizioni non ci rappresenteranno mai veramente, smettiamo di usarle.

    4. E’ che ad un certo punto le superi tutte e diventi una mamma “adulta”, vecchia, esperienziata, chiamala un po’ come ti pare. E io personalmente più invecchio come mamma meno mi sento incasellata in una categoria e meno giudico gli altri.

    Con gli anni ho imparato ad essere più tollerante, a farmi gli affari miei, a non giudicare chi vive la famiglia in modo diverso dal mio, perché ho una quantità di problemi nella vita che…grazie, mi bastano i miei!

    5. Del film “Bad Moms” (che fa ridere, ma a volte estremizza ed è un po’ volgarotto) faccio mia questa frase:

    Tutti possono iscrivere i figli ad un corso di violoncello, ma se tu stai crescendo persone buone allora sì che sei una brava mamma.

     

    Ok, “persone buone” è una definizione un po’ generica, si sa che gli americani sono un po’ sempliciotti, ma il succo è: basta ansia da prestazione, fermiamoci un attimo e guardiamo che piccole persone abbiamo davanti. Come stanno? Sono felici? Hanno degli amici? Sanno giocare e stare bene con loro? Sono sportivi da medaglia ma sono degli stronzetti?…(continuare a piacere)

    Insomma, dopo anni di dibattito online sulla maternità vorrei dire a tutte:

    andiamo al succo e poi…fate un po’ quel che vi pare!

    P.S.. dimenticavo, il film. Prendete le vostre amiche mamme preferite e magari aggiungetevi una mamma che secondo voi ha bisogno di una “scossa” e poi andate a vederlo. Naturalmente SENZA FIGLI. Si ride pareccchio ed è meglio dello Xanax. 😀

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