Basterebbero le prime tre parole per non far leggere questo post

This is the default teaser text option. You can remove or edit this text under your "General Settings" tab. This can also be overwritten on a page by page basis.

Basterebbero le prime tre parole per non far leggere questo post

La crisi, il crollo delle borse, i problemi occupazionali, le famiglie monoreddito, i quartieri abitati dai soli extracomunitari, il welfare, il costo della casa, dello studio, della vita…

Basterebbero le prime tre parole di questo post per non farsi leggere oltre.

Ma non sono solo parole, sono fatti.

Stamattina mia madre e altri consiglieri di condominio dovevano scegliere la nuova portinaia. Mi racconta che si sono presentate diverse signore, italiane e straniere. Tra queste una signora argentina, sposata ad un ferroviere italiano, una figlia di 17 e un bambino di 3 anni.

– Sua figlia studia?

– No, non ho i soldi per comprarle i libri. Voglio questo lavoro perchè ho bisogno di lavorare.

Ecco, mi sembra impossibile che nella nazione con il più alto numero di telefonini, in cui si fanno i debiti per il superfluo, possa esistere qualcuno che non ha i soldi per i libri. Ma vi rendete conto?

Penso al bambino di 3 anni della signora e ai miei due principini e mi chiedo: perchè tutte queste differenze?

Entrambi i miei genitori provengono da famiglie umili e con pochi mezzi, 3 fratelli e il bagno in comune sul ballatoio. Non saranno stati certo diversi dalla famiglia di questa aspirante portinaia. Eppure ce l’hanno fatta lavorando sodo, con i propri mezzi, senza raccomandazioni. Una volta tutti erano poveri e tutti erano un po’ più uguali.

Oggi siamo sempre più diversi. Si amplifica sempre di più la spaccatura tra chi ha e chi non ha e soprattutto tra chi ha una famiglia alle spalle e chi ha solo il proprio lavoro per farsi una posizione. Non dico che i miei genitori e quelli della loro generazione valessero di meno, però bisogna ammettere che un tempo bastava spargere una manciata di semi a caso per veder crescere una pianta. Oggi, anche se sei bravo e hai voglia, devi faticare il doppio nella professione e nella vita.

Per questo mi sembrano ingiusti i tagli alla scuola pubblica, a cui abbiamo diritto pagando le nostre brave tasse. La scuola pubblica deve offrire opportunità anche a chi non ne ha, tagliare i fondi significa sbattere la porta in faccia a chi è più debole, fregarsene istituzionalmente, accettare implicitamente che il nostro paese diventi sempre più luogo di differenze sociali, una piramide con alla base i peones e al vertice i privilegiati che decidono per tutti.

Stesso discorso per il costo di un appartamento. Per i miei genitori è stato normale comprarsi in pochi anni una bella casa grande in un quartiere decente di Milano, oggi se non erediti ciccia.

Stamattina la signora filippina che viene un paio di volte la settimana a fare le pulizie (assunta regolarmente con i contributi, ma nessuno mi ripagherà mai dalla tapparella che mi ha sfasciato 😉  ), si mette a piangere e mi dice della sua nipotina malata al paese, del figlio agricoltore a cui i monsoni hanno rovinato il raccolto. La signora per dividere le spese vive in un appartamentino con una famiglia di connazionali con una bambina di due anni, non vuole smettere di lavorare anche se non è più giovane perchè non vuole gravare sui suoi figli.

Mi guardo intorno e provo come un senso di disagio per la mia bella casa, per quelle facce del cavolo di mamme pretese vip che mi tocca frequentare alla piscina di Fagio, per questi professionisti pluriaccessoriati con la bella macchina, i bambini con la maglietta della scuola privata americana, le tate full-time che parlano inglese.

Alle otto del mattino guardo fuori dalla finestra e perdo il conto del personale di servizio che entra nei portoni del mio quartiere.

Eppure anche questo è giusto. Tutta gente che se messa in regola ha opportunità di lavoro. Chi ha di più fa scendere a pioggia verso chi ha di meno.

Ma i conti non mi tornano e non riesco a togliermi dalla testa quella frase: non ho i soldi per comprare i libri, ho bisogno di questo lavoro…

  1. Mamma in 3D
    Mamma in 3D06-28-2010

    Ce la si puó prendere coi politici, con la cultura consumistica, le ingiustizie. Tutto vero.
    Peró basterebbe anche solo una parolina: tasse. A pagarle tutti, le distanze si ridurrebbero, sicuramente.
    Scusa la franchezza, ma oggi devo aver già esaurito la diplomazia.

    • M di Ms
      M di Ms06-28-2010

      Non ti devi scusare per niente! Forse che a parlare di tasse in Italia (ah, ecco) ci si debba giustificare.

  2. mammafelice
    mammafelice06-28-2010

    Sai, mi ricorda molto la storia di Nestore. Lui a 18 anni è stato costretto ad andare a vivere da solo, e a lavorare, e a rinunciare all’Università, perchè i suoi non potevano permettersi di farlo studiare.
    Avevano trovato una piccola portineria in centro a Torino, dove i ragazzi non erano ammessi. Hanno fatto i custodi per una vita, ed ora hanno una pensione bassissima e sono anche in affitto.
    Invece, come dici tu, all’epoca dei miei genitori (una generazione dopo), bastava spargere qua e là qualche seme, per trovare fortuna. Alle nostre spalle, sul nostro futuro. Così adesso loro hanno tutto, e noi di nuovo niente.

    • M di Ms
      M di Ms06-28-2010

      Eh, questo è un tasto molto dolente.
      Pensa che certi discorsi non posso farli nemmeno ai miei perchè mi dicono che hanno pagato fior di tasse nella loro vita e oggi si meritano le loro pensioni. Purtroppo la loro generazione è stata e continua ad essere miope. E sono le pensioni più o meno sostanziose dei “vecchi” piuttosto che le micro rendite costruite in tanti anni di lavoro ad aiutare i co.co.pro a tempo indeterminato di oggi.

  3. paola
    paola06-28-2010

    certo…sara’ difficile togliersi quelle parole dalla testa…
    Non e’ giusto. Eppure non e’ solo colpa dei tagli alla scuola.
    Ed e’ anche vero quello che dici tu: una volta era diverso. Ora tu riusciresti ad immaginare una bambina con sole 3 barbie? A me veniva regalata una barbie al compleanno o a Natale, se non sceglievo un’ altra cosa…e comunque il regalo era uno ( da parte dei miei genitori, poi c’ erano gli zii, gli amici, ok).
    Ora certe cose sono viste come impossibili.
    Pero’ il diritto all’ istruzione no. E’ sacrosanto e non si dovrebbe violare mai.

    • M di Ms
      M di Ms06-28-2010

      Quanto alle Barbie, proprio l’altro giorno la cartolaia mi raccontava che non si vendono più i vestitini separati dalle bambole, ma le singole bambole con il singolo abbigliamento. Così si collezionano Barbie all’infinito, un horror vacui che si autoalimenta.

  4. alleg67
    alleg6706-28-2010

    il divario si sta facendo sempre piu’ grande, io vivo una realtà completamente diversa per cui non voglio dire piu’ di tanto, ma il controllo sul pagamento delle tasse dovrebbero farlo veramente e ci sarebbero grandi sorprese…

    • M di Ms
      M di Ms06-29-2010

      Sì, poi bisognerebbe vedere come vengono spese 😉

  5. lorenza
    lorenza06-28-2010

    Bel post, davvero. Mille cose avrei da dire, ma due in particolare mi sono venute in mente leggendoti:
    1. che il nostro sistema di cura perpetua lo sfruttamento di risorse dai paesi poveri, e da qui non ne usciamo, perpetuando e ampliando lo svantaggio di chi è povero. Essere donna e immigrata, poi, è quasi certezza di povertà, e noi facciamo finta di non vedere.
    2. che ormai la TV è considerata, in Italia, l’unico mezzo di promozione ed ascesa sociale. Il che la dice lunga su come stiamo messi, soprattutto quando si considera che il Primo Ministro guadagna 11 mila volte e più lo stipendio di un operaio. 11 mila volte e più.
    Sulle tasse non dico nulla, è meglio!

    • M di Ms
      M di Ms06-29-2010

      Sì, essere donna ed immigrata ti rende manovalanza e paradossalmente ti offre una possibilità di lavoro rispetto ad altri che non ce l’hanno.
      Tralascio qui i commenti che ho sentito di mamme che vogliono la tata già madre (sì, ma con i bambini al paese) così ha più esperienza.

  6. polly
    polly06-29-2010

    azz, ho letto questo post che c’ho un sacco da fare, ma non posso non dire nulla. perchè parla anche di me. il donatore mi direbbe “smettila di fare la piccola fiammiferaia”.
    mio nonno, nato stra-povero, fu il primo, a faenza, a fare i traslochi, finita la guerra. ma aveva la mentalità del povero, si comprava camicie di sartoria, andava al ristorante, al night club, ma non si è mai comprato la casa, non ha mai pagato le tasse, non ha fatto studiare i suoi tre figli, che sono ora adulti medio-poveri. è stato un vecchio umiliato, tornato povero, con la pensione minima e nessun soldo da parte.
    io sono andata all’università con la borsa di studio, lavorando. sto facendo sacrifici per comprarmi una casa giusto dignitosa, ma non ce l’ho con nessuno, perchè non sono abituata ai regali, non ne ho mai avuti e neanche me li aspetto. le mie piccole conquiste hanno sempre un buon sapore, anche se quasi tutti hanno di più. persino gli operai cassaintegrati che conosco hanno la casa ereditata.
    credo che l’italia sia destinata a peggiorare, spero solo non siano sempre quelli che non hanno nulla a dover rinunciare al pane, e spero di poter mandare all’università tutte le mie figlie, se lo vorranno.
    mi piacerebbe andare in vacanza, ma sono consapevole di essere più ricca della maggior parte delle persone che ci sono al mondo, e questo mi fa anche sentire in colpa.
    un bacio.

    • M di Ms
      M di Ms06-29-2010

      L’aspetto odioso del sentirsi in colpa – e che ci riguarda tutti – è proprio che giustamente ci sentiamo in colpa per ciò che abbiamo in un mondo in cui non c’è equità sociale.
      E poi c’è un altro aspetto che ti manda in crisi: sapere di stare bene o abbastanza bene perchè nasci in un Paese piuttosto che un altro. Una roulette.
      Dobbiamo agire, fare delle cose anche minime, quotidiane, per portare un po’ di equità. Vorrei poter dire che basterebbe votare i politici giusti, ma ce ne sono pochi. Basterebbe pagare le tasse tutti ed interessarsi alla cosa pubblica, avere un po’ di coscienza civica a cominciare dai giardinetti. Troppo difficile in Italia?

  7. Lanterna
    Lanterna06-29-2010

    Permettimi: una che è sposata a un ferroviere non può uscirsene con la pietosa storia della figlia che non studia perché non si può pagare i libri. Ci sono borse di studio per i figli degli statali, se meritevoli, e i ferrovieri non fanno eccezione.
    Io son d’accordo che una che ha due figli non si possa accontentare del solo stipendio del marito: è quello che faccio anch’io. E probabilmente, se non avessi vinto il concorso per cui sono in università, considererei anch’io (tra gli altri) lavori di portineria, se non fosse che spesso le portinerie chiudono perché costano troppo. Ho fior di amiche (italiane) che sono finite in call center o a fare le pulizie, nonostante una laurea brillante o un buon CV. Ho una cognata ivoriana che si è dovuta inventare un lavoro facendo inizialmente debiti, perché altrimenti in Italia trovava solo da pulire sederi nonostante fosse stata dirigente di Telecom Cote d’Ivoire.
    Questo per dire che la signora argentina non la sento distante da me, non mi sento fortunata né al sicuro. Anche gli agricoltori italiani sono in balia del tempo: la grandinata di un mese e mezzo fa ha messo in ginocchio tutti i produttori ortofrutticoli del pavese, compresi noi.
    Mi sentirei a disagio e in colpa se fossi piena di lussi, se le mie spese fossero superflue e/o dettate da mie fisime. Certo, per noi è più dura che per la generazione precedente. Ma forse il fatto è anche che vogliamo di più: una volta la donna già cara grazia che lavorava, non aspirava anche a un lavoro soddisfacente. Non vogliamo solo sopravvivere, vogliamo vivere decentemente.
    Oddio, mi sa che ci faccio un post…

    • M di Ms
      M di Ms06-29-2010

      Sì, è un discorso molto complesso e non si liquida nè con uno nè con due post. Da qualunque parte affronti l’argomento si rischiano pietismo e contraddizioni.
      C’è tanta carne al fuoco: il lavoro italiano e il lavoro straniero in Italia; cosa significa buon tenore di vita oggi; quali opportunità c’erano una volta e quali ora; come cambiano le aspettative e il senso comune di fronte ai problemi; la possibilità di essere ben informati su cosa succede negli altri paesi, ciò che ci permette di giudicare la nostra condizione rispetto a chi ha meno di noi.
      Di mio posso dire che da quel che vedo in giro e sui media (grande differenza tra le due cose!) l’Italia sta diventando come un paese tipo Messico, con i ricchi da una parte e i poveri dall’altra. In mezzo un ceto medio che cerca di farcela – e forse ce la fa – con più fatica che un tempo. In tutto ciò lo Stato che tira i remi in barca per far tornare i conti (crisi mondiale, sanità e pensioni da pagare, debito pubblico), bilancio che prevede molto poco per i giovani.

  8. valewanda
    valewanda06-30-2010

    mi è piaciuto molto questo post, come tanti che sti leggendo in giro oggi. Ma sono troppe le cose da dire, e mi perderei. Aggiungo che spesso mi sento in colpa anch’io, quando mi guardo in giro, ed è anche per questo che ho deciso, tra le scelte che avevo di asili e nidi per i bambini, di mandarli al di là della circonvallazione e non al di qua, perché siano a contatto con una realtà un po’ piu’ variegata della Milano bene, che spesso mi stomaca, perché si piange addosso senza pensare a chi sta ad un metro piu’ in là.

    • M di Ms
      M di Ms06-30-2010

      Le frequentazioni a scuola sono un altro punto.
      Io alle elementari andavo in una scuola privata, scelta da mia madre perchè era l’unica con il tempo pieno. I miei compagni erano tutti figli di gente normale e c’erano anche alcuni “casi umani” a cui evidentemente le suore facevano credito. Quindi alla fine c’era un buon mix.
      Marito mi dice che ha avuto la stessa esperienza.
      Invece oggi mi accorgo che le scuole private non sembrano essere ambite per la superiorità della qualità educativa, ma per la possibilità di frequentare persone dello stesso censo, a prescindere dal metodo. Poi certo, nella scuola pubblica manca la carta igienica, anche questo è purtroppo un criterio di scelta.

      • Lanterna
        Lanterna06-30-2010

        Beh, MdiMS, consoliamoci: se la ministra continua così, tra poco chi lavora tornerà a mandare i figli alla scuola privata perché è l’unica che garantisce il tempo pieno, e chi la sceglie per frequentare solo gente del proprio ceto resterà fregato.

  9. Micol
    Micol07-29-2010

    Mi è piaciuto molto questo post, che condivido pienamente. E lo studio è alla base di tutto e dovrebbe essere accessibile a tutti… hai perfettamente ragione!

Cosa ne pensi?