Alberto Sordi e la tigre

Alberto Sordi e la tigre

Mi hanno regalato “Il ruggito della mamma tigre”. La tigre è Amy Chua, un’americana di origini cinesi e docente di legge a Yale, che descrive il percorso di educazione delle sue due figlie contrapponendolo al lassista sistema occidentale.

 Alla base dell’educazione impartita dalla mamma tigre c‘è l’idea di  famiglia cinese in cui i figli sono una diretta pertinenza dei  genitori, che hanno dato loro la vita e a cui devono eterno  rispetto. I genitori possono avere idee sbagliate oppure giustissime, non importa: i figli devono obbedire a mamma e papà.

E inoltre: un figlio NON SA cosa sia bene per lui, lo sa la mamma. Non sa nemmeno COME realizzare questo bene ignoto, ma per fortuna anche per questo c’è la mamma.

Detta così potrebbe ricordare certe scenette di famiglie italiane di bamboccioni, tuttavia la ricetta cinese non prevede genitori accomodanti ed indulgenti con i figli e aggressivi con l’esterno (scuola, lavoro, responsabilità etc.), anzi qui la tigre si scatena CONTRO i figli!

Perché alle Olimpiadi troviamo sempre giovanissimi cinesi che eccellono in discipline particolarmente impegnative, perché gli Stati Uniti sono colonizzati da brillanti menti asiatiche, perché la civiltà occidentale sente il confronto con un gigante così determinato e anche asimettricamente dotato?

Parte delle risposte derivano sicuramente dal modello educativo cinese: fin dalla più tenera età occorre pretendere il massimo dai bambini. Il motivo è semplice. Se pretendo il minimo avrò il minimo, è necessario educare a scoprire il proprio limite e a superarlo per costruire adulti eccellenti.

Naturalmente la mamma tigre desidera un figlio di successo altrimenti non osa mostrarsi in società. Che cosa sia poi questo successo per noi occidentali è una domanda molto aperta. Non così per il prototipo Amy Chua: il successo è in primis nella professione. Un figlio impiegato ma magari felice di sé non la soddisferebbe molto. Ma qui il punto è che il figlio deve rendere orgoglioso il genitore, che lo ha cresciuto e ha investito su di lui.

Morale della favola: il cucciolo tigre, una volta cresciuto e divenuto professore ad Harvard o manager di un’importante multinazionale, ringrazierà la mamma di avergli rovinato la giovinezza.

Giusto per darvi un esempio, ecco i divieti previsti dalla routine delle figlie di Amy Chua, ottime studentesse e musiciste.

Vietato:

–        Andare a giocare e a dormire dalle amiche

–        Partecipare a una recita scolastica

–        Guardare la tv e fare i videogiochi

–        Scegliere le attività extrascolastiche

–        Prendere 10-

–        Non suonare pianoforte e violino

Questo significa lavorare ore e ore al giorno – 7 giorni su 7 – togliendo a spazio a tutto il resto, semplicemente perché il resto non serve, anzi è un ostacolo al concentrarsi sulle cose veramente importanti.

Perché questa fissazione con pianoforte e violino? Perché sono strumenti difficili che esigono esercizio costante e quotidiano. La valenza educativa risiederebbe perciò nell’acquisizione di un metodo, un metodo di costanza, umiltà ed impegno, che poi tornerebbe utile nella vita per raggiungere successo negli altri campi, su tutti quello professionale.

Leggendo questo libro mi sono chiesta seriamente se Amy Chua non debba andare da un buon psicanalista. Penso infatti che gran parte delle sue convinzioni derivino dal fatto di voler compiacere i propri genitori e mostrarsi ai loro occhi come la perfetta mamma cinese di perfette nipotine cinesi. Nella sua routine non c’è abbandono, ma il quotidiano tormento della vita delle figlie, che non sono mai lasciate sole nelle loro lunghe ore di esercizio sia fisicamente o, quando ciò non sia possibile, con post-it pieni di dettagliati ordini.

Credo che questa attenzione per l’educazione sia molto auto-referenziale, molto da mamma pretesa perfetta e se il figlio non lo è allora è LEI ad essere sbagliata. Qualcosa contro cui le “decadenti” mamme occidentali oggi si stanno ribellando con forza.

Questo libro tuttavia ci pone dei temi molto importanti da non derubricare perché Amy Chua è una fanatica:

– I genitori sono degni di rispetto, fin da quando i bambini sono piccoli. Non dobbiamo essere i migliori amici dei nostri figli, ma mantenere una certa distanza, pur in un rapporto di affetto.

– Ai figli bisogna chiedere, sia per capire le loro potenzialità sia per renderli più forti e resistenti allo stress.

– In un percorso di crescita ed educazione bisogna stabilire continuamente nuovi obiettivi, difficili ma raggiungibili con il dovuto impegno. Infatti, nonostante la fatica e l’eventuale odio per il genitore-aguzzino, a scopo raggiunto il figlio si sente estremamente soddisfatto ed aumenta la propria autostima.

– Ai figli bisogna dare il nostro tempo, perché hanno bisogno di un coach. Questo è un aspetto particolarmente difficile da concretizzare a causa dei tempi di lavoro nelle famiglie.

– Ai figli occorre essere di esempio. Non posso pretendere il massimo se non ti mostro come mi impegno io come genitore e lavoratore.

E dulcis in fundo:

Cosa sono felicità, successo, impegno?

Possono coincidere? Sempre?


Nella mia vita ho avuto la possibilità di conoscere molto bene alcune persone frutto di un’educazione da mamma tigre. Sono tutti degli ottimi professionisti nel loro campo, alcuni guadagnano anche molto bene, e oggi sono genitori tigre. Tuttavia alcuni hanno grossi problemi di autostima, come se lo spostare l’asticella non li facesse mai sentire abbastanza all’altezza, altri hanno avuto disturbi alimentari (tipici di chi necessità di controllare tutto, a cominciare dal proprio corpo), altri ancora calcolano sempre tutto anche nei rapporti affettivi.

Penso che metterò questo libro sullo scaffale e ogni tanto lo rileggerò, per non dimenticare quei quattro o cinque punti di cui sopra. Vi lascio con un’interpretazione più soft e italiana che ricordo di aver sentito dire ad Alberto Sordi: ”Mia mamma mi ha insegnato che ogni giorno dovevo obbligarmi a fare una cosa che non mi piaceva”.

E’ già un inizio.

  1. Lanterna
    Lanterna04-25-2011

    Mi è molto piaciuta l’interpretazione di una blogger asiatico americana, che sostanzialmente sostiene che Amy Chua ha scritto questo libro sfruttando uno stereotipo consolidato negli USA. Il suo scopo in realtà non sarebbe “evangelizzare” le molli madri occidentali, bensì vendere un fracco di copie e fare soldi a pacchi suscitando il vespaio. Perché il vero obiettivo della madre cinese è il successo non tanto professionale, quanto economico.
    Se vuoi leggere tutto il post:
    http://www.sweetfineday.com/2011/02/who-needs-tiger-mom-when-you-have-stereotypes-to-fulfill/

    • M di Ms
      M di Ms04-25-2011

      Un’interpretazione originale!
      Beh, io non credo che lei voglia tanto evangelizzare quanto forse continuare ad essere la prima della classe :-)

  2. deborah
    deborah04-26-2011

    Forse noi siamo sul viale della decadenza, ma se questo è essere sulla cresta dell’onda, preferisco la prima..

    • M di Ms
      M di Ms04-26-2011

      Forse bisognerebbe prendere il buono dai due metodi :-)

  3. emily
    emily04-28-2011

    bellissimo questo post, grazie di aver segnalato questo libro che tanto nn leggerò xkè ho deciso che nn ho più tempo x leggere quello che nn mi piace eheheheh
    io ho avuto una madre tigre e ci siamo rovinate gli anni più belli
    è vero i gneitori nn sono gli amiconi dei figli è vero ci vuole rispetto ma più che altor i genitori, la famiglia sono il nido caldo dove tornare quando le cose si mettono male e nn x ricevere una ulteriore dose di sberle.
    è vero bisogna dare il massismo ma si deve anche accettare i fallimenti. il karakiri l’hanno inventato loro o i giapponesi?

    • M di Ms
      M di Ms04-28-2011

      Non volevo svelare la fine del libro, comunque a questo punto devo dirtelo: una delle due figlie alle fine si incacchia e si ribella al metodo. Tiè.

      • emily
        emily04-28-2011

        yeahhhhh mi sembra la fine più giusta!

  4. lorenza
    lorenza04-28-2011

    Io credo che sia questione di buon senso – e soprattutto di capire che figlio hai davanti. Come mi disse una volta una mamma di 4: “La cosa più difficile è capire di cosa ciascuno ha bisogno, e dargli ciò di cui ha bisogno”. Per il resto alcuni divieti li condivido, alcune pretese le condivido, altre no. In genere, credo che nella dichiarazione di intenti di chi pensa che far crescere il figlio “seguendo i suoi desideri e le sue inclinazioni” ci sia anche tanta voglia di non prendersi responsabilità e di non doversi confrontare con i propri figli.

    • M di Ms
      M di Ms04-28-2011

      Lo sappiamo tutti che alla fatica di un figlio dovrebbe corrispondere almeno in parte la fatica di un genitore. E spesso di energie ce ne sono poche.

  5. giuliana
    giuliana05-09-2011

    una volta ero in ospedale perché mio figlio aveva avuto un problema. nella camera di fianco alla nostra c’era una mamma cinese con neonato. il bambino portava i guantini per non graffiarsi, e nella stanza regnava il silenzio. al terzo giorno sento un gran trambusto, e la pediatra che urlava che avrebbe chiamato i servizi sociali. in pratica salta fuori che questo neonato non viene mai preso in braccio dalla mamma, che non gli viene mai rivolta la parola, che spesso viene lasciato solo nella stanza perché la mamma si sposta per l’ospedale. l’unica risposta della mamma è stata “se lo coccolo mio marito mi ammazza”.
    a me ha fatto pensare molto.
    forse noi siamo decadenti, forse stiamo allevando dei polli in batteria che non sapranno mai andare nel mondo da soli. ma non prendere in braccio un neonato no, non ci posso pensare.

    • M di Ms
      M di Ms05-09-2011

      Allucinante!

  6. deborah
    deborah05-16-2011

    E’ uscito un libro di Bryan Caplan “Ragioni egoistiche per fare più figli…”che s’attesta su posizioni opposte. Io, che mi sento molto, molto decadente, presumo ne sposerò felicemente le teorie! 😉

  7. Mammaincina
    Mammaincina05-22-2011

    ….sono daccordo con il primo commento l’importante è la questione economica, arrivare al successo economico è il punto di forza dell’educazione cinese….si passa su tutto e tutti, e anche vero che i ragazzini asiatici non hanno un momento di svago mai, nel mio palazzo continuamente si sente suonare uno strumento fino a sera tardi ore ed ore le stesse note fino alla perfezione….ma non butterei via proprio tutto del modello cinese….il giusto come al solito sta nel mezzo!

    • M di Ms
      M di Ms05-23-2011

      Mi interessa molto la tua testimonianza diretta. Devo ammettere che però pensavo che questa educazione tigresca fosse appannaggio dei ceti più elevati, non della massa.

      Ah, a proposito, notizia di oggi: http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notiziew/cronaca/2011/21-maggio-2011/bimbo-sette-ore-piedi-punizione-vicini-chiamano-carabinieri-190699306531.shtml

      • Mammaincina
        Mammaincina05-23-2011

        L’ho letta….ma non mi ha stupito più di tanto in Cina non succede, anzi sembra che ai ragazzini sia concesso tutto, perchè c’è la scuola che si occupa dell’educazione (entrano a scuola alle 7.00 e ci restano fino alle 10 anche il sabato)la massa, i ceti elevati fanno quello che ti ho detto nell’altro commento, frequentano le scuole private e poi passano il pomeriggio tra varie attività….in contesti esterni alla Cina i genitori si sostituiscono alla scuola che insegna una disciplina quasi militare….per esempio i bambini non possono rivolgersi direttamente all’insegnante ma devono parlare con il capofila, che riferirà al capoclasse che a sua volta riferirà all’insegnante….ci sarebbe da scrivere tantissimo!

        • M di Ms
          M di Ms05-23-2011

          Scrivi tu qualcosa, sarebbe interessante!

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