Memorie di una patata 10/01/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: couch potato non abita più qui
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Di ritorno da una ritemprante vacanza in montagna i ricordi più vividi riguardano le lunghe ed avventurose discese in bob attraverso i boschi, le arrampicate, le camminate nel bianco latte di una tormenta di neve, le sfide a palle di neve e monosci.
I bambini ridevano e si lanciavano, senza timore.
Quanto conta la complicità con i genitori nell’affrontare con entusiasmo le prime piccole avventure?
Saper giocare e buttarsi, spronare i figli a superare le paure con un esempio positivo, senza umiliarli, fare le cose INSIEME a loro. E’ fondamentale e per me è una rivincita.
Da piccola ero una patatona e la cosa mi veniva ricordata ad ogni piè sospinto. Era un’ingiustizia di cui allora non ero consapevole, visto che i miei genitori non praticavano alcuno sport ed in ogni caso non riuscivano a trasmettermi il senso del divertimento, bensì del dovere. Lo sport come una cosa che DOVEVO fare perché ero robusta e pigra, un obbligo.
La vera botta all’autostima sono stati gli anni di ginnastica artistica. Immaginate una bambina 10 centimetri più alta e 10 chili più pesante delle coetanee indossare un body aderente di lycra e cercare di fare una ruota aggraziata. Una tragedia, mi prendevano pure in giro. Pensate come mi sentissi insicura. Ancora oggi credo che la mia poca voglia di competere derivi da questa esperienza. Mia madre non capiva, io piangevo, ma a lei faceva comodo che la sua bambina facesse un’attività sportiva nell’orario di scuola, senza troppi sbattimenti logistici. E poi dovevo dimagrire. Mi sentivo in colpa.
Nella vita adulta ho continuato con lo sport, ma in modo anafettivo, come fanno di solito le donne che si guardano la cellulite allo specchio.
Poi un giorno, a 30 anni, ho scoperto che mi piaceva nuotare. Ho mollato la palestra e ho iniziato ad impegnarmi volentieri. Lo so che per molti le vasche sono il massimo della noia, invece a me danno soddisfazione e vi garantisco che i risultati si vedono. Trovare uno sport adatto al proprio fisico è essenziale per riuscire e non sentirsi degli incapaci.
Perciò ora che sono mamma prendo molto sul serio la scelta dello sport per i miei figli. Non voglio fare danni. Siamo mente e corpo, prendere coscienza delle proprie forze fisiche aiuta anche lo spirito e l’atteggiamento nei confronti degli altri.
Avere un figlio atletico mi riempie di orgoglio. Magari tutti i maschi sono così, mica lo so io. Però che bello vivere le sue piccole imprese sportive, vederlo così disinvolto. Invece con la femmina sono in crisi. La vedo bella, ma robusta. Le amiche fanno tutte danza, so che a lei piacerebbe, ma temo possa subire le umiliazioni che ho vissuto io, non sarà mai una silfide…Cosa faccio?!
Più in generale non credo tanto nello sport praticato una settimana all’anno, ma nello stile di vita, che è più istruttivo. Usare poco la macchina, andare a piedi, cercare occasioni per muoversi.
Voglio pensare di essere una mamma che offre il buon esempio – ora che non sono più la vecchia patatona.






