Non chiedeteci di essere migliori 17/02/2011
Posted by M di MS in Società.Tags: basta compromessi, il mondo che vorrei, realpolitik
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Sono trascorsi alcuni giorni dalla manifestazione delle donne del 13 febbraio e, nonostante la forte carica di coinvolgimento che mi ha lasciato, non riesco a tirare concretamente le somme di questo evento. Forse perchè per l’appunto si è trattato di un momento di protesta sacrosanto sì, ma non di proposta.
Alcune riflessioni sulla manifestazione.
L’ultima manifestazione a cui ho partecipato si è svolta nel 1986, era contro il Ministro dell’Istruzione Falcucci e avevo 14 anni. Ovviamente non mi ricordo nulla se non che mi ero ingozzata di focaccia alle olive con una mia compagna di scuola oggi PM.
Per la prima volta in 25 anni ho sentito l’urgenza di esserci, di scendere in una piazza a farmi vedere. Poi sono stata bloccata dall’influenza, ma dal mio letto ho installato una postazione multimediale tra internet e Rai News per seguire in diretta l’evento, manco fosse una finale dei Mondiali.
Per molti questa manifestazione non s’aveva da fare perchè:
- era principalmente contro Berlusconi e non pro donne. (non è la stessa cosa?)
- era moralista, nel senso di organizzata dai buoni contro i cattivi. Divertente sentirsi dare del moralista da chi è in favore della Legge 40 sulla procreazione assistita.
- era strumentalizzata dalla sinistra (come tutte le manifestazioni)
- c’è sempre qualcosa di più importante per cui scendere in piazza (ah, mi sembrava…)
Vi dico perchè io ho partecipato virtualmente a questa manifestazione: perchè è da quando è nato questo blog che scrivo post e mi pongo domande sul mio essere donna. E’ due anni che nel nostro giro di blogger non si fa che parlare di immagine femminile nella comunicazione e nel marketing, di ruoli sociali e lavoro, di famiglia e padri. Mi sento parte di un fermento di idee, assisto con immenso piacere al successo de Il Corpo delle Donne della Zanardo, eppure mi accorgo che tutte le mie amiche “normali”, quelle che su internet ci staranno sì o no 5 minuti al giorno, non sanno niente di tutto questo. E non riesco a coinvolgerle, né a loro resta tempo per interessarsene.
E sono la maggioranza delle donne italiane.
Inoltre, per quanto si collezionino recensioni di pubblicità pietose, si diffondano tra gli amici di Facebook notizie allarmanti relativamente allo stato delle donne nel nostro paese, si abbiano delle conversazioni in cui tutte ci lamentiamo dello stato di cose, per i mass media non esistiamo. Non esistono i nostri problemi, le nostre aspettative, le nostre idee se non quando servono a colorare pezzi di costume in 50esima pagina del Corriere o l’inchiesta del femminile patinato. Non va per niente bene.
Bisogna arrivare alla televisione. E l’unico modo per esistere a livello di grandi masse – in tv – è farsi vedere per strada. Lo so che la manifestazione è una cosa “vecchia”, sfiancata dal suo abuso, che può essere solo un inizio. Ma è ottima per rompere i coglioni.
A chi – donne e uomini – si è proclamato contrario alla manifestazione vorrei chiedere:
come mai sono sempre le donne a dover fare un passo indietro?
Perchè tutti questi distinguo morali(stici) guarda caso sorgono sempre quando c’è in ballo la questione femminile?
Perchè ci si aspetta dalle donne che siano sempre le più sagge, le più politically correct? Perchè tanta severità di giudizio e tanta sfiducia?
No perchè a me non sembra che tutte queste voci si levino per altre manifestazioni certamente più frequenti e più disturbanti a livello di convivenza sociale, tipo insegnanti, forzisti anti magistratura, allevatori delle quote latte etc.. Loro manifestano punto e basta. Anche quando non sono d’accordo non è che gli opinionisti si impegnino così tanto a spaccare il capello in quattro.
E’ pazzesco che in questo paese le donne normali, nonostante si incontrino per strada, sul lavoro e al supermercato, non abbiano una degna rappresentazione televisiva. E’ pazzesco che per mostrare la propria esistenza in vita si debba fare una manifestazione.
I detrattori dicono: iniziate a cambiare i rapporti con i vostri mariti a casa e poi ne riparliamo. Ben detto, però continuo a pensare che a livello aggregato i media sono tutto.
Inoltre, mentre ognuna di noi al problema della parità effettiva dà risposte personali declinate secondo la propria realtà, vediamo di sfatare una volta per tutte questo tabù delle quote rosa.
Non è tempo di camminare in punta di piedi, di voler dimostrare quanto si vale. Tutti bei discorsi condivisibili nel mondo delle idee, ma l’abbiamo capito tutte che qui urge entrare a gamba tesa.
Smettiamola di dover sempre sembrare più corrette degli uomini, moralmente inattaccabili.
Da sempre gli uomini sono in quota azzurra, non se ne vergognano affatto ed anzi lo trovano normale!
Cambiamo punto di vista sulla cose e piantiamola di chiedere: pretendiamo.
Le quote rosa ci servono non per una questione di potere, ma per cambiare la mentalità.
Da un lato le quote rose stile Norvegia, un posto non così diverso dall’Italia, dove le donne prima della legge erano discriminate come da noi: la dimostrazione che cambiare si può.
Dall’altro lato la genitorialità condivisa, con la possibilità per gli uomini di occuparsi attivamente della famiglia.
Vorrei tanto che dopo il giusto sfogo della manifestazione del 13 si partisse con proposte operative come queste. Io personalmente voterò il partito che le porterà avanti.
Linkografia:
Se non ora quando, il giorno dopo






