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Tra il pippone filosofico e il buon senso della madre dei suoi figli 20/10/2010

Posted by M di MS in Società.
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La generosità si può insegnare?

Di questo si parlava con Nicoletta Carboni e Jolanda la scorsa settimana ad “Essere e Benessere” su Radio 24.

E’ una domanda che mi porto dentro da alcuni giorni e su cui mi succede di ritornare tra me e me, sia perchè sono direttamente coinvolta in episodi di vita quotidiana dei miei figli sia perchè di generosità “sociale” in giro mi sembra di vederne molto poca.

Intanto mi chiedo: ma da quando la generosità è un valore?

Mi viene da rispondere: da quando Gesù ha iniziato a predicare. Per carità, non pensate a un post filocattolico, infatti sono convinta che Gesù sia l’unico comunista superstite sulla faccia (del cielo) e della Terra!

Molti i messaggi nei Vangeli: porgi l’altra guancia ovvero elogio della non violenza, date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio giusto per restare nel campo della divisione dei poteri, i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi per ricordarci che nella vita abbassare la cresta può essere utile.

Non ho una visione cattolico praticante né della mia vita né di quella dei miei figli, ma sono convinta che anche il più laico degli italiani non possa non dirsi cattolico per la matrice culturale che ci accomuna tutti.

Fatto sta che possiamo negare la Chiesa e la religione, ma non il messaggio rivoluzionario dei Vangeli.

Dunque, diciamo che la generosità è un valore, ma un valore che può essere percepito in modo diverso, in funzione delle società e dell’epoca in cui si vive.

Mi guardo intorno e mi sembra di vedere una città popolata di stronzi.

Piccole violenze quotidiane, gesti di menefreghismo giustificati dalla apparente scarsa rilevanza degli stessi, relativismo morale, individualismo accompagnato dal vuoto di pensiero, coazione consumistica a ripetere. Non so se questo sia l’effetto che fa Milano su chi ci vive. Una volta – prima dei figli – forse ero lobotomizzata pure io.

Insomma, mi sembra che la generosità intesa come senso civico e saper stare al mondo oggi come oggi vada poco di moda.

Guardo mio figlio e mi intenerisco. E’ un bambino veramente generoso, ogni tanto rimango a bocca aperta per la meraviglia di vederlo dirimere piccoli contrasti tra bambini, cercare soluzioni per venire incontro ai capricci della sorella, offrire la sua merenda (!) agli altri.

Mi chiedo se ho fatto bene a tirarlo su così, forse troppo sensibile, così come si dimostra quando piange perchè un accordo non si trova e un bambino ha voluto prevaricarlo, perchè a volte soluzione non c’è ed esiste invece il rifiuto e va bene così perchè fa parte della vita.

Nonna Beat dice che un giorno conoscerà una Stronza che lo metterà sotto i piedi. Tralascio ogni commento sulle madri e le nonne dei figli maschi!

Che poi il concetto di generosità chiama con sé quello di spontaneità e responsabilità.

Non credo che faccia bene ai nostri figli l’altruismo inculcato come un dovere, è un moto che deve venire da sé, altrimenti li fa stare male per aderire ad una sensibilità che non è la loro. Ricordo che una volta Fagio pianse tutto il giorno all’asilo perchè inconsapevolmente non gli avevo permesso di esternare tutta la sua rabbia verso la sorellina che gli aveva rotto un gioco. Io ci rimasi di stucco, ma mi servì ad aprire gli occhi.

Quanto alla responsabilità, è chiaro che se ti do in prestito qualcosa di mio io e te dobbiamo ricordarci che esistono delle regole che giustificano il nostro scambio. Io bambino devo restare responsabile del mio oggetto, liberarmene ed appropriarmene in un rapporto che mi insegna a staccarmi dalle cose e a relazionarmi con gli altri.

Ma c’è una cosa che ho capito e me l’ha insegnata mio figlio: alla base di tutto c’è l’empatia.

Riuscire ad immedesimarsi nei panni degli altri è il presupposto della generosità.

Quindi, per rispondere alla domanda: no, la generosità non si insegna, ma si insegna l’empatia.

Il resto viene tutto da sé, fuori e dentro le mura di casa.