Una volta ero una manager. Poi ho fatto solo la mamma. Adesso per lavorare mi basta un pc.
Non sto piu' dietro ad una scrivania ma mi sento piu' viva ed interessante di prima.

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#Londra con i bambini: 10 cose da fare per visitarla senza stress

Che Londra sia una città fantastica e piena di stimoli non è una novità e non basta certo una settimana da turisti per apprezzarla completamente. Quando si viaggia con due bambini di 6 e 8 anni secondo me la cosa più importante è non farsi prendere dall’ansia di vedere tutto e riuscire a mantenere alto lo spirito della truppa. Solo così non arriveranno crisi di stanchezza ingestibili in grado di compromettere la visita al museo più bello.

In questo post, assolutamente personale e non esaustivo, vi racconto cosa abbiamo fatto noi per conoscere Londra senza stress.

1.      Affittare un appartamento per vivere il glamour e il romanticismo delle case vittoriane

20140722_201630Trascorrere alcuni giorni in una vecchia casa inglese ti fa credere di vivere in un film! Le facciate in stile, i soffitti alti, le finestre affacciate sulle strade civettuole sono un vero sfizio. Per i bambini poi una casa del genere è di gran lunga più affascinante di un hotel. Inoltre, la vita casalinga ci ha costretto a vivere il quartiere, andare a fare la spesa al supermercato, girare per i negozi della zona, attività sempre “istruttive” quando si vive all’estero.

A Londra si possono affittare diversi tipi di appartamenti, in base alle zone e al budget. Noi ci siamo affidati a Friendlyrentals e ci siamo trovati bene.

 

2. Iniziare la visita di Londra dai parchi cittadini.

Essendo un’estate con un clima piacevole e non piovoso, iniziare l’esplorazione della città da Kensigton Gardens, Hyde Park e St. James Park ha ben disposto i bambini. Camminare tanto con lo scopo di visitare parchi enormi e meravigliosi non è mai stato faticoso. Sono bellissimi, ben tenuti, attrezzati (wc puliti facilmente reperibili) ed offrono lo spunto per raccontare la storia di Londra in modo simpatico.

20140723_114058-001Da non perdere ovviamente la favolosa area giochi dedicata alla Principessa Diana e relativa fontana. Per gli amanti del genere, piante di more come se piovesse a cui attingere a piene mani.

3.      Vivere il Tamigi sul London Eye e il battello

20140724_103230-001Una ruota panoramica confortevole ed ultramoderna e un battello da cui scendere e salire per visitare anche la zona del Tower Bridge sono state tra le attività preferite dai bambini. Un must. Per vivere qualche emozione in più esiste anche la possibilità del giro in gommone!

 

4.      Non fissarsi con la visita ai musei a tutti i costi.

O almeno noi la pensiamo così. Innanzitutto, quando visitiamo una città all’inizio privilegiamo sempre le passeggiate a piedi in modo che si possa tutti respirare un po’ l’aria che tira, capire la personalità della città. Quindi passiamo alla cultura. A Londra ci sono così tanti musei che è impossibile visitarli tutti in poco tempo, bisogna scegliere. Con  i nostri figli la strategia è stata questa: tutto Science Museum, molto interessante, moderno, con un’area didattica veramente divertente; giro veloce al Natural History Museum, piuttosto vetusto, per apprezzare i fossili più scenografici; aree selezionate del British Museum, vedere tutto con due bambini piccoli è un suicidio, bisogna scegliere. L’ingresso ai musei è gratuito, quindi non è un problema se volete vedere solo alcune cose e tornare nei giorni seguenti. Se poi andate a Westminster Abbey un gentile volontario vi distribuirà un questionario in italiano con alcuni facili quiz per coinvolgere più facilmente i più piccoli.

 5. Via dalla pazza folla

20140725_112755-001Ci siamo presi un giorno per scappare dalla città e rifugiarci a pochi chilometri dal centro per visitare i Kew Gardens. Enormi e curati, sono un passatempo divertente ed istruttivo. Ai bambini sono piaciute in particolare la camminata sopraelevata tra gli alberi più alti e le serre. Consigliati come pausa rigenerante.

6.      La storia inglese: re, regine e morti ammazzati

Esercita sui bambini un fascino irresistibile. Partite preparati. Noi abbiamo trovato un paio di guide molto utili e divertenti, scritte apposta per loro. La visita alla Torre di Londra ovviamente è un must. I bambini vogliono vedere dove appendevano le teste mozzate dei prigionieri.

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7.      Il cibo

Cibo a Londra vuol dire provare un po’ di tutto. Dalla chicken pie vista in “Galline in Fuga” al tradizionale fish&chips in un vero pub, alla cucina libanese e internazionale in genere. Visitare i supermarket  come se fossero musei, quando si fa la spesa, resta un’attività istruttiva, non parliamo poi di Whole Foods Market, il modello a cui si è ispirato Eataly.

8. Guardare la tv, sfogliare i giornali in edicola ed appassionarsi ai gossip reali.

Cosa c’è di meglio che guardare i programmi della tv inglese e commentarli insieme? I cartoni, ma anche i programmi di news hanno un potere attrattivo sui più piccoli, anche se non capiscono una parola. Se poi trovate in onda Mr. Bean è il massimo!

In edicola troverete moti giornali di gossip sui Reali di casa Windsor. State certi che un prodotto del genere, che parla di veri principi e principesse, non lascerà le bambine indifferenti.

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9. Visitare la Tate Modern

Le opere esposte alla Tate Modern in molti casi sono incomprensibili per molti adulti, figurarsi per due bambini. Ottimo! Quale miglior occasione per accostarsi all’arte moderna in modo…spiritoso e, diciamo, creativo? Ancora oggi i miei figli parlano dello “strano museo” e ricordano l’installazione finale, fatta apposta per loro.

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10. Fare cose sceme, ogni tanto, e prenderla con leggerezza.

Andare sul bus a due piani, bagnarsi tutti a a Somerset House, perdersi da Hamleys.

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Tutte cose che la sera vi faranno addormentare stanchi ma felici nei vostri caldi lettucci.

 

 

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Settembre. Non è tempo di partire.

Onestamente.

Perchè dovrebbe venirmi voglia di tornare alla vita di tutti i giorni?

Ho trascorso un mese eseguendo operazioni basilari.

Svegliarmi senza la sveglia. Quando accade è bellissimo. Dopo le nove e mezza addirittura fantascientifico.

Vivere di focacce, frutta e gelati.

Girare scalza.

Guardare i pesci negli occhi  e fargli ciao con la manina.

Non ho propositi per il nuovo anno. Non ho nessuna voglia di tornare a scarrozzare i figli tra scuola e corsi, di fare la spesa all’Esselunga, di guidare la macchina nel traffico, di stare attenta a come mi vesto.

Ho passato un mese fantastico con i miei figli guardandoli mentre imparavano a cucire…

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…mentre giocavano a vecchissimi giochi in scatola trovati in soffitta (chi di voi aveva “Happy Days”?)…

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…mentre in giornate di pioggia costruivano amache  improbabili per i loro peluches…

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…mentre facevano amicizia con le rane…

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Perchè, perchè dovrei tornare a casa, alle responsabilità, alle menate e tutto il resto?

Vorrei che la vita fosse sempre così. Seduta tra le barche, il mento tra le ginocchia, a guardare i bambini che giocano sotto le lenzuola stese.

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Uk Map Flag Ill Union Jack

Meno male che esiste #Londra

L’ultima volta che sono stata a Londra avevo 24 anni. Ci sono ritornata la settimana scorsa, a 42.

Nel lontano 1996 ero stata ospite di un mio amico italiano che viveva in un basement, il piano interrato delle tipiche case vittoriane che a Londra sono ovunque, insieme a un ragazzo di Bristol e una napoletana che voleva imparare l’inglese. Della città mi avevano colpito il fermento, le facce di tanti colori, i musei, così diversi dai nostri, ma anche i locali in cui uscire la sera, i bus a due piani affollati alle due di notte, lo shopping vintage che in Italia non andava ancora di moda.

La sera uscivamo con dei ragazzi inglesi. A me piaceva quello che parlava come un lord e aveva la chevalière, quell’anello con lo stemma araldico che i nobili portano al mignolo. Un giorno ci portò a spasso sulla sua Dyane 4 tutta scassata e ci fece fare dieci giri della piazza di fronte a Buckingham Palace. A me sembrava di stare in un film.
Quando camminavo per strada annusavo un’aria fresca carica di promesse, mai assaporata prima, sentendomi in un posto magico, tutto da scoprire. Un posto dove succedevano delle cose.
Questo accadeva diciotto anni fa.

Ora ci sono ritornata con la mia famiglia e ho visto tutto un altro film. Nella borsa avevo le salviettine umidificate, la guida con mappa plastificata comprata in Italia e il cellulare per scattare tante foto.
La sera incontravamo frotte di giovani tirati a lucido che uscivano per andare in qualche locale, mentre noi strisciavamo verso casa con le ossa a pezzi dopo giornate di interessanti ma estenuanti visite. Li guardavo con invidia: la ragazza del 96 è ancora viva e lotta insieme a noi. Lasciamo perdere. Se è inutile nascondere che il tempo passa è anche vero che la Londra vista con gli occhi di oggi mi ha detto molte più cose di allora.

Che la città sia sempre stata piena di italiani non è una novità, ma quello che mi ha impressionato non sono state le frotte di ragazzini con lo zainetto della EF, quanto i trentenni che ho incontrato ovunque: al supermercato, al ristorante, in metropolitana. Non sono turisti, lavorano lì. Come la ragazza dell’agenzia a cui ci siamo rivolti per affittare una casa o la figlia di nostri cari amici, che vende gioielli da Selfridges, per non parlare dei camerieri dei ristoranti.

- C’è una venditrice italiana per ogni stand – mi spiegava la mia amica F., indicandomi le postazioni dei gioiellieri accanto alla sua.

Che poi sembra facile inseguire il sogno della città cosmopolita, ma facile non è. F. mi ha spiegato che paga più di 350 sterline per una stanza in condivisione con un’amica all’interno di un appartamento di periferia in cui vivono anche altre ragazze, con un solo bagno. La solitudine è sempre in agguato. Tutti che vengono per fare un po’ di soldi e poi andarsene, pochi interessati a stringere vere amicizie. Il panino della pausa pranzo acquistato dove costa meno e il magone della nostalgia che fa venire un groppo in gola. Eppure nonostante questo, F. è convinta della sua scelta e mi dice che avrebbe dovuto farlo prima dei trent’anni.

Anche la ragazza dell’agenzia, dopo più di dieci anni di lavoro in hotel in Italia, ha cambiato vita in cerca di un miglioramento professionale e mi dice che oggi è felice.

Per una settimana io e la famiglia abbiamo giocato a fare gli inglesi in un appartamentino ameno di un bel quartiere della città, ma avere il coraggio di trasferirsi è tutta un’altra cosa. Le nostre vite sono qui, ma per me e Marito è stato inevitabile chiederci dove sarà il futuro dei nostri figli. Avete presente quella sensazione di panico che vi viene quando la nave sta affondando? Ecco, qualcosa di molto simile.
- Ragazzi, studiate bene l’inglese e magari il cinese, che non si sa mai.

Che i bambini non siano scemi lo sappiamo già tutti. Ma sapete cosa mi hanno risposto quando ho chiesto loro cosa li aveva colpiti di più di Londra?
La risposta unanime è stata: “Non ci sono scritte sui muri e cacche di cani per terra”.

Mi sono sentita umiliata. A parte che è vero e anche noi adulti lo abbiamo notato, cavoli, è mai possibile che due bambini di prima e seconda elementare trovino eccezionale che non ci siano scritte sui muri e cacche per terra?!

Ah, naturalmente nessun ciclista sui marciapiedi (sì, ci sono le ciclabili), nessuno zingaro appostato alle macchinette automatiche dei biglietti della metropolitana, nessun barbecue puzzolente con musica o bonghi a Hyde Park o simili.

Sarà forse perché esiste tolleranza zero?

Se tu imbratti i giochi dei bambini ti do la multa. Se tu non raccogli la cacca del tuo cane ti do la multa. Se ti becco a fare affissioni abusive ti do la multa. Ma te la do davvero, perché i poliziotti li incontri per strada. Stamattina mi hanno raccontato che qui a Milano la settimana scorsa sono usciti fior di articoli nella cronaca locale per lo scandalo suscitato da una multa ad un ciclista colto con il cellulare all’orecchio. La regola c’è, ma pare brutto applicarla.

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“Fatti i cazzi tuoi” è il nostro motto nazionale. Quello che mi è sembrato chiaro è che a Londra i cazzi sono di tutti.

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Belle le case vittoriane, vero? Beh, ce ne sono un sacco, di bianco pittate. Di un bianco abbagliante e mai, dico mai, nessun tag imbecille, nessuna scritta fatta per noia o spregio.

Certo che abbiamo visto gli homeless, che abbiamo letto i giornali con relative magagne nazionali (a proposito, su tutti i giornali qui si parla dell’incidente dell’aereo caduto in Ucraina, ce l’hanno a morte con Putin, in Italia mi sembra che tutto sia già caduto tutto nel dimenticatoio), che non è tutto rose e fiori.

Ma la sensazione qui è che esista una prospettiva, una direzione, uno scopo comune.

E’ qualcosa che senti camminando per le strade. Sì, lo so che il paragone con l’Italia è improponibile, che la storia della Gran Bretagna è diversa dalla nostra e costellata di gloriose vittorie militari e famiglie reali, ma ad ogni piè sospinto lì c’è qualcosa che lo ricorda alla gente. Che ti ricorda che sei inglese e ne devi essere orgoglioso, anche se poi prendi il sussidio di disoccupazione o non lo prendi più.

Se invece tu adesso esci per strada e fermi un ragazzo di vent’anni e gli chiedi cos’è stata la Marcia su Roma, chi era Aldo Moro e perché è stato ucciso, oppure cosa è successo il 2 agosto del 1980 è molto probabile che non sappia risponderti. E questo perché dopo tanti anni ancora stiamo a scannarci su cosa sia la “vera verità” di questi fatti storici, perché è vero tutto e il contrario di tutto, perché si sa che la prof. di storia è una comunista e quindi te la racconta come vuole lei o “Boia chi molla” è solo un modo per tifare allo stadio.
Non sappiamo chi siamo e in ogni caso quel poco ci basta per non esserne orgogliosi. Cantare l’inno nazionale e provare qualche brivido è un atto imbarazzante relegato ai Mondiali di calcio, dove per altro da due edizioni diamo sfoggio delle nostre migliori qualità nazionali: l’autocommiserazione, l’individualismo e la ricerca della bella figura, immagine retorica che esiste solo da noi ed è intraducibile.

Poi sì, sono solo una turista italiana a Londra, una che per fare un po’ di conversazione a qualche cena racconterà che a Londra tutto costa carissimo, solo che nel ‘96 mica mi pagavo io le vacanze, quindi non ci stavo tanto attenta.
Che nel quartiere dove stavamo noi (Kensigton, non un quartiere operaio) esiste la più alta concentrazione di Ferrari, Maserati e Lamborghini che abbia mai visto in vita mia. Tra l’altro, parcheggiate fuori da una pizzeria qualsiasi, tranquillamente aperte.
Che i londinesi sono molto gentili e cercano spesso di darti una mano se ti vedono in difficoltà, specie gli anziani.
Che la Londra di oggi è diversa da quella di dieci anni fa e di quella che sarà tra dieci anni, mentre da noi è tutto fermo nel pantano, basti vedere la fatica di un restauro del Colosseo pagato da privati o il solito magna magna della vergogna di Milano, l’Expo.

(A proposito, mi chiedo quanto viaggino i nostri politici, quanto sappiano del mondo. Il London Eye, per dire, è gestito in partnership con EDF Energy ed è una delle attrazioni principali della città. Ma potrei anche citarvi le tante idee semplici, a basso costo ed impatto ambientale, che ho visto in giro, come certi giochi per i bambini a Kew Gardens. I limiti imposti dal patto di stabilità sono reali, ma sono spesso diventati un alibi. Le idee, la creatività e la volontà di agire per il bene di tutti non sempre costano.)

Passeggiare per le strade più eleganti della città poi ed assistere al trionfo della moda e della cultura gastronomica italiana mi faceva salire la scimmia. Siamo apprezzati in tutto il mondo per questi aspetti eppure tutta questa grande bellezza che ci portiamo dentro dov’è a casa nostra? Nella sciatteria delle nostre città, nella terra di nessuno che sono diventate, nel dissesto idrogeologico, nella bruttezza vera e propria di certe case e palazzi?

Per anni abbiamo vissuto di conserva, proprio perchè nati in una terra naturalmente e storicamente dotata, che ci ha offerto l’alibi per non fare niente, restare immobili. Chi ci ha amministrato non è mai stato capace di pensare oltre i sei mesi. Quando vai in città come Londra è lampante che chi governa pensa a cinque o dieci anni.  La programmazione, una filosofia di pensiero sono il cardine su cui poi si muovono l’urbanistica e le scelte culturali degli amministratori.

Insomma, dopo una settimana me ne sono tornata a Milano con le orecchie un po’ basse. L’ho vista bruttissima, eppure la mia zona non è male.

Marito saggiamente mi sprona: “Meno male che fuori dall’Italia esistono posti così. Questo non deve abbatterci, ma darci una speranza.”

Va bene, mi do una calmata. Nel prossimo post vi darò i  miei consigli di viaggio.

Per il momento mi limito a confermarvi che Londra continua ad essere un posto dove – per fortuna – succedono delle cose.

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Ti racconto una storia

- Nonnona, ti racconto una storia.

- Alza la voce che non sento bene.

- C’era una volta una bambina che si chiamava Cappuccetto Rosso e doveva attraversare il bosco per portare la merenda alla sua nonna che era malata. Un po’ come te che sei qui a letto in ospedale.

La Bisnonna sorride, anche se è un po’ sorda e fa fatica a capire tutte le parole.

La bisnipotina va avanti a raccontare. Poi:

-        Nonnona, fai tu la parte della nonna di Cappuccetto!

La faccia rugosa di ultranovantenne si illumina in un sorriso.

- Chi bussa alla mia porta?

- Sono Cappuccetto – dice Buddy facendo il vocione del lupo.

- Avanti, Cappuccetto!

Buddy si avvicina alla bisnonna e la abbraccia: ”Non è vero! Sono il lupo e ti mangio!”

La nonnona ride. Tutti ridiamo.

Poi Buddy recita la scena dell’arrivo di Cappuccetto e si lascia mangiare dalla nonna-lupo. Le mani di alabastro trasparente della bisnonna afferrano la nipotina, ma è come una carezza.

Alla fine arrivo io, che sono il Cacciatore. Apro la pancia della nonna-lupo, traggo in salvo le innocenti e tutti vissero felici e contenti, tranne uno.

Per un attimo ci siamo dimenticate di essere in una casa di riposo per persone non autosufficienti. Non abbiamo più visto le pareti asettiche dell’ospedale e la vicina di letto con il Parkinson. Non abbiamo più sentito l’odore della malattia e della vecchiaia.

Eravamo là nel bosco, tra i fiori profumati, e potevamo udire il fruscio delle foglie sugli alberi.

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Al centro sociale con i bambini. Abbiamo fatto anche questa!

Una delle cose che mi diverte di più è andare a zonzo per la città con i miei figli. Lasciarci guidare dall’ispirazione del momento, aprirci all’imprevisto.
Tra le mie passeggiate preferite c’ il giardino segreto noto a pochissimi che si trova all’interno dell’Anfiteatro Romano: non sembra nemmeno di stare nel centro di Milano.

Uscendo bighelloniamo per Corso di Porta Ticinese con i suoi negozi da hipster metropolitani che a me piacciono sempre moltissimo e mi fanno venire voglia di mollare tutto per fare il giro del mondo in smartphone e sacco a pelo.

Poi passiamo per Piazza Sant’Eustorgio, diamo un’occhiata ai suoi locali con i tavolini all’aperto e percorriamo la stradina pedonale che costeggia il Parco delle Basiliche. Con la bella stagione è tutto molto bohémien e poco milanese.

E’ a questo punto che inciampiamo in uno splendido murale, questo.

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- Mamma, ti prego, fai una foto!

Ok, faccio la foto. Poi procediamo lungo la viuzza e vediamo che al di là del cancello esiste un bellissimo giardino e di nuovo uno splendido murale.

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Non ho ancora fatto in tempo a capire dove ci troviamo che mi si avvicina un ragazzo gentile e mi chiede se vogliamo fare un giro all’interno.

A questo punto capisco che siamo in un centro sociale, lo Zam.

Siccome sono curiosa come una scimmia e il ragazzo mi dice che all’interno c’è un posto che di solito piace tanto ai bambini, ci incamminiamo dietro di lui.

Il centro è una scuola occupata, anzi scusate, okkupata. E’ in stile anni ’40 o giù di lì.  Una volta doveva essere molto bella. Saliamo al terzo piano. In alto, sospesa nel mezzo della tromba delle scale c’è questa.

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Tranquilli, è di cartapesta.

E poi arriviamo a scoprire la “sorpresa”.

Una grande sala interamente adibita a palestra di arrampicata, con pareti attrezzate  e calzature. Mio figlio è andato fuori di testa.

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Ci restiamo un’ora, non riesco a farlo smettere!

Ne approfitto per conoscere meglio la nostra guida, immagino uno studente universitario, e farmi raccontare cosa c’è dietro un centro sociale.

Mi racconta che la scuola era abbandonata da molti anni e occupandola l’hanno bonificata dalle siringhe. I frequentatori vanno dai 13 ai 46 anni. Tra questi molti ragazzini per cui l’alternativa sarebbe stare su di una panchina ad annoiarsi. Dice che gli è accaduto di spiegare ad alcuni di questi che non ci si droga. E io  penso: alla faccia dell’equazione centro sociale = droga, facce strane etc etc.

Mi dice che l’amministrazione cittadina non ha una linea univoca nei loro confronti, ma si sente che presto li manderanno via.

Gli chiedo per chi vota e mi risponde che non vota da dieci anni.

Chi ha messo i soldi per acquistare le attrezzature? Dice che sono soldi personali degli occupanti, da ripagare con le attività del centro. Il costo per l’uso della palestra è di 3 euro, ma per noi è gratis. Senza che se ne accorga infilo qualche monetina nel barattolo di vetro delle birre, sopra il frigo.

Vista l’occasione per sbirciare qua e là concordo con i bambini un’ispezione in tutte le stanze aperte per vedere cosa c’è. Quando mai ci ricapita.

Troviamo un’aula studio con belle lavagne su cui qualcuno ha tracciato formule chimiche…

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…mobili di risulta a creare un salottino…

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… e libri regalati.

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E’ in preparazione una sala da adibire a falegnameria e fai-da-te, come va di moda adesso.

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Fuori il giardino con vista su Sant’Eustorgio è stupendo. C’è pure l’orto.

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Sedersi a chiacchierare all’aperto è piacevole. Avessi meno da fare…

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E qualcuno si diverte su altalene improvvisate.

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Usciamo dal centro. Io sono pensierosa, i bambini entusiasti. Mio figlio vuole tornare ad arrampicarsi lì almeno due pomeriggi la settimana.

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Non sono mai stata una tipa da centro sociale, ma non avevo mai ben capito a cosa servisse.

Io sono per la legalità e il rispetto delle regole, per cui okkupare è sbagliato.

Però come madre e cittadina penso sia un vero peccato che una scuola così bella cada a pezzi e l’unica alternativa al degrado sia un’occupazione abusiva.  Perchè non riaprirla?

E poi si tratta di una struttura in centro, proprio accanto ai modelli di divertimento alla milanese: i locali, un certo tipo di esibizionismo, il cantiere dell’Expo. Potrebbe sicuramente essere sfruttata meglio.

Credo anche che sia giusto offrire un’alternativa low cost a chi non si può permettere di pagare costosi corsi pomeridiani. L’oratorio non può essere l’unica opzione. Per esempio mio padre da anni fa volontariato in una scuola aiutando i ragazzini delle medie a fare i compiti.

Ritorno a casa piena di pensieri, ma in un certo modo piacevolmente sorpresa da questo fuori programma alla milanese.

Amo la mia città!

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#mammacheblog 2014. Cosa dicono una veterana e una matricola – videopost

Anche questa edizione del Mamma Che Blog Social Family Day è finita.

Ormai sono una vecchia blogger e negli anni il mio atteggiamento nei confronti di questa fantastica manifestazione è sempre stato diverso.

Non sono più una giovane mamma alle prime armi con figli e blog, ho imparato tantissime cose, preso qualche fregatura, imparato anche da quella, capito che ci si può appassionare al web ma anche stancarsene e poi riappassionarcisi.

Lo spirito con cui ci sono andata quest’anno è quello con cui si va a una bellissima festa, in cui si incontrano gli amici vicini e lontani e si annusa l’aria che tira per essere aggiornati e fare esperienza. Ho anche lavorato facendo interviste e il corpo a corpo mi diverte sempre moltissimo.

Se dovessi sintetizzare in due osservazioni l’edizione 2014 direi:

- Ancora più mamme blogger dell’anno scorso, sia nella giornata della formazione sia nel giorno di festa aperto alle famiglie (fonti attendibili mi dicono 400 persone). Quindi la febbre del blogging è ancora alta.

- Senso della realtà. Ormai le mamme blogger hanno capito che non si vive di blog, inteso come introiti pubblicitari da sito, e questo è un bene. Certo, resta possibile, ma è un obiettivo difficile e faticoso. Mi sembra molto sano che la gente abbia compreso che il blog è una vetrina, una presenza h24 che può portare lavoro altrove, conoscenze professionali e amicizie.

- I blog servono a portare nella realtà tematiche e hobby raccolti in Rete e che interessano a molte persone, a scrivere libri capaci di dare corpo alle emozioni di tanta gente, ad inventarsi un lavoro che non c’era.

- Dopo 6 anni che frequento l’ambiente non si è verificato quello che all’inizio molti temevano: l’avvitamento su se stesse delle mamme ansiose e ansiogenizzanti. I blog mammeschi non sono diventati posti in cui sfogare ansia in 3D per culetti arrossati, ma luoghi di scambio e condivisione. Per gli SOS probabilmente funzionano molto meglio i forum tematici di certi portali, che Dio sia lodato.

Penso che non ci sia chiusura migliore di questo post delle parole di Rossella Boriosi, giornalista e trismamma, che per la prima volta è venuta al MCBSFD e mi ha confessato di aver avuto molti pregiudizi, ma poi…

 

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Ombre da maschi e ombre da femmine. Esercizi per mamme che non lavano i piatti.

Ultimamente è successa una cosa nuova in famiglia. I bambini hanno iniziato ad avere una visione di sé nel futuro, riescono ad immaginarsi da adulti, poco importa che sia una proiezione fantasiosa.

Questo è sicuramente un passaggio fondamentale del diventare grandi: vedersi da grandi.

Lory vuole fare il progettista alla Lego. Benissimo, vedremo di indirizzarlo verso Ingegneria :-)

Buddy invece vuole fare la cantante. Premesso che se ne vale la pena la metto pure in un coro di voci bianche, noto che “cantante” resta comunque una professione largamente onirica, nel senso di difficilmente realizzabile e quindi più fantasiosa.

Proprio a questo pensavo sabato scorso, ad un incontro veramente interessante organizzato da Mamme Acrobate ed Unicef, Cose da femmine, cose da maschi: educare alla diversità contro gli stereotipi di genere. 

(Che poi mentre ero lì un’amica siciliana su Whatsup mi chiede cosa sto facendo di bello il sabato mattina e io rispondo: “Sono con i figli ad un incontro sull’identità di genere”. Una risposta da intellettuale milanese capace di stoppare qualsiasi conversazione sul bel tempo e le spiagge.)

Comunque.

Vedo questa slide in cui si dice chiaramente che fin dalla più tenera età, a cominciare dai libri di scuola, ai maschi vengono offerti esempi professionali tipici (ingegnere, pilota di aereo, manager etc.) e alle femmine i corrispettivi mamma, insegnante, pediatra oppure principessa, attrice, cantante. E questo ahimè già lo sapevo. La cosa su cui non avevo mai riflettuto però è che i lavori al femminile si dividono in mestieri “da donna” e mestieri “da sogno”, comunque un po’ staccati dalla realtà.

Sì, noi ci siamo in pieno.

Penso anche che l’altro giorno, quando mia figlia sul quaderno doveva completare una frase che recitava “mentre io sono a scuola…”, lei ha scritto “…il papà lavora e mia madre lava i piatti”.

Quando l’ho letta son saltata sulla sedia! Se c’è una cosa che non faccio è lavare i piatti, metto tutto in lavastoviglie. Buddy si è messa a piangere: “Scusa mamma, io volevo scrivere che lavori al computer ma era troppo difficile!”. Amor mio, potevi comunque scrivere un’altra cosa, chessò, “legge un libro”…

Poi metto su un po’ di musica e Lory inizia a ballare. Balla benissimo, è veramente portato.

-        Lory, vuoi fare hip-hop l’anno prossimo?

-        No, perché non è da maschi, poi mi prendono in giro.

SOB! Qui ci vuole subito una visione accelerata di “Billy Elliot”.

Niente da fare, è dura resistere agli stereotipi. Guardate questa slide di Maria Vittoria Colucci di Matrioska Group, che sabato ci ha raccontato una sacco di cose interessanti.

stereotipi

Un altro aspetto che mi ha fatto molto riflettere sono le “ombre” che ci portiamo dentro.

Vi faccio un esempio. So che potrà risultarvi incredibile, perché con tutto quello che faccio online vi sembrerò narcisa, eppure se c’è una cosa che non sopporto è l’eccessiva vanità e l’assenza di modestia. A mia figlia dico spesso che se si guarda troppo allo specchio ci vedrà il diavolo (vecchio trucco che usava mia nonna con me).

Maria Vittoria mi ha fatto notare che questa reazione di pancia ha sicuramente radici nella mia infanzia. E pensandoci bene ha proprio ragione. Mi sono tornati insieme tanti divieti ed imbarazzi indotti legati al mio corpo e alla mia personalità. E oggi sono una mamma sensibile proprio a questo tema.

Fate anche voi quest’esercizio: pensate agli atteggiamenti che vi disturbano particolarmente negli altri e anche nei vostri figli. Riuscite a ricondurli a un tema forte dell’educazione che avete ricevuto, a qualcosa che fa parte ancora oggi della vostra personalità ma è restato nella vostra ombra?

A volte sono proprio queste ombre, spesso inconsapevoli, a tradursi in stereotipi e condizionare le scelte dei nostri figli.

A proposito, dovete assolutamente guardare questa gallery fotografica, L’ombra della madre, una raccolta di foto storiche in cui è la sagoma di un’ombra femminile ad oscurare il ritratto dei figli o delle figlie.

Comunque, sto combattendo la mia battaglia culturale in famiglia.

L’altro giorno ho chiesto ai miei figli cosa sarebbe di loro se io andassi a vivere per sei mesi in Australia e abbiamo concluso che il papà sarebbe costretto ad assumere una baby-sitter che vivesse in casa con loro 24 ore su 24, pagandola profumatamente.

- Quindi, bambini e soprattutto tu, caro figlio maschio, non sottovalutare il lavoro casalingo.

- Mamma, se viene una baby-sitter noi possiamo far venire l’Angela? (loro affezionata tata di quando erano piccoli)

Ma insomma, io dicevo per dire. Questi accettano così tranquillamente che la madre possa sparire dalla circolazione???

P.S. Su questo tema ha scritto un bel post anche Giuliana: Gli stereotipi di genere e la responsabilità della comunicazione d’impresa

I prossimi incontri di Bambini & Diritti:

IV incontro – 17 maggio 2014
Imparare a Imparare: la scuola amica dei bambini
Chiara Zanetti – specialista educazione ai diritti UNICEF Italia
Errica Maggio – ideatrice di Compidù e professional counselor
Chiara Menozzi – professional counselor Skills
Elena Salomoni – fondatrice MammeInRadio.it

V incontro – 24 maggio 2014
Partecipo anche io! Prevenire e contrastare il bullismo
Nicola Iannacone – psicologo, Asl Città di Milano
Barbara Laura Alaimo – pedagogista, Straordinariamentenormale.it
Jolanda Restano – Fondatrice Filastrocche.it e Blogmamma.it

Facciata

#Veneto romantico e #Venezia con i bambini

L’enorme vantaggio di trascorrere le vacanze di Pasqua in 31 (sì, avete capito bene) è che ogni anno possiamo sbizzarrirci nello scegliere case amene e superattrezzate, con ampi spazi verdi tutti per noi.

E’ sempre più difficile trovare una villa in affitto con un numero sufficiente di camere da letto, ma la nostra potente macchina organizzativa ce l’ha fatta anche questa volta.

Il 2014 ci ha visto scorrazzare nella verde campagna dei Colli Euganei, una vera scoperta. Se non lo sapete, esiste un Parco (qui le info ) all’interno del quale esiste un paese, Torreglia, nei cui confini esiste un’amena casa nel bosco, la nostra, Villa Petrarca.

casa_amena

 

 

albero

 Questa zona del Veneto è una vera oasi di relax. Guardate che colpo d’occhio le coltivazioni di vite con lo sfondo dell’Abbazia di Praglia.

praglia

Proprio vicino a casa nostra si trova una delle più stupefacenti ville che possa accadere di visitare in Veneto: Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani, nota per l’enorme ed affascinante giardino.

 

facciata

Sapete com’è, nel XVII secolo ai nobili piaceva perdersi nei labirinti…

labiritno

E anche noi ci siamo persi! Per fortuna un gentile addetto ci ha tratto in salvo, tenendoci d’occhio da una torretta di avvistamento.

labirinto_bis

A noi sembrava di essere in un film di Harry Potter. Eccovi un giovane apprendista mago mentre con la sua bacchetta di sambuco cerca di fare un incantesimo ai coniglietti di quest’isola segreta nascosta nel parco.

lorenzo_potter

In passato ho visitato molte ville venete, tra cui quelle del Palladio, le più famose, ma le mie preferite restano sempre quelle con i giardini più ampi. Se anche voi siete amanti del genere vi consiglio questo sito, Il Parco Più Bello, per pianificare le vostre gite. Visit Palladio invece è un’ottima risorsa per sapere tutto sulle ville palladiane.

Non potevamo poi farci mancare la classica visita a Venezia, visto che i bambini non c’erano mai stati.

Ma prima di iniziare due informazioni fondamentali.

Le guide a mio parere imperdibili su Venezia sono due:

cortoCorto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta una guida che vi permetterà di visitare la Venezia più nascosta e misteriosa senza incontrare masse di turisti. Provare per credere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

veneziaI Bambini alla Scoperta di Venezia, ricco di spunti per incuriosire i bambini e riuscire a farli camminare divertendosi su e giù per le calli veneziane.

 

 

 

 

 

 

 

Potrete mostrare ai vostri figli tutti i musei di Venezia e raccontare la storia della Serenissima, ma alla fine ciò che li interessa veramente è la vita di tutti i giorni. Per esempio, come fanno i muratori a ristrutturare una casa? Facile, usano sempre una barca!

lavori

 

Dove si costruiscono e aggiustano le gondole? Allo Squero di San Trovaso, dall’insolita architettura montana.

squero

 

Oppure il mercato del pesce!

mercato

E adesso carrellata di case da urlo. Quando siete a Venezia anche voi fate come me? Io passo il tempo ad osservare le case e a scegliere “la mia”.

Carina…

sogno_1

 

Carina…

sogno_2

 

Carina..

sogno_3

Carina…

sogno_4

Carina…

sogno_5

 E voi quale preferite?

Prima o poi mi piacerebbe proprio affittare un appartamentino a Venezia per viverla un po’ più da cittadina e meno da turista!

 

Bella come Venezia non ce n’è, però l’anno scorso l’allegra carovana è stata a Barcellona. Vi ricordate il ricco photopost?

 

 

 

 

 

http://scribblesanddoodles.com/2013/11/mirror-mirror-on-the-wall-who-is-the-fairest-of-us-all/

Vi ricordate quello slogan, “Perchè io valgo”?

Studio  medico, interno giorno.

Sono dal ginecologo per un controllo di routine.

Ormai lui è in pensione, ma ha fatto nascere mezza Milano ed è un medico di cui mi fido.

Inizia la visita.

Ora, come tutte ben sappiamo, quella dal ginecologo non è mai la nostra visita preferita, ma invecchiando, si sa, ci si abitua a tutto.

Questa è la tipica situazione in cui si parla di amenità varie per rompere l’imbarazzo: il tempo, le vacanze di Pasqua. Il mio ginecologo voleva scagliarsi contro piccoli ed innocui interventi di chirurgia estetica (spero di non averlo ispirato).

E così mi dice:

- Non sono d’accordo. Una donna basta che piaccia a suo marito. Se a lui piace così perchè dovrebbe cambiare?

Io non ho risposto, anche perché, come immaginerete, non mi sentivo “nella posizione” di dire alcunché.

Eppure questa domanda mi ritorna in mente, mentre preparo la valigia del ponte di Pasqua.

Già, perché?

Perché caro professore, anche se di donne ne hai viste migliaia nella tua carriera e questo ti fa pensare di conoscerle meglio di loro stesse, ti continua a sfuggire la loro essenza.

Una donna non vuole piacere solo al suo uomo o a tutti gli uomini.

Prima di tutto una donna oggi vuole piacere a se stessa e poi alle altre donne, perché sa benissimo che per piacere a un uomo ci vuole ben poco. Se gli piaci gli piaci e basta e forse nemmeno lui sa bene perchè.

Anche la donna meno vanitosa e con più rughe del mondo la mattina si lava la faccia, si guarda nello specchio e alza una paletta per darsi un voto. Poi può anche fregarsene, si intende. Mia madre, per dire, anche se ha più di 70 anni si dice sempre “Che carina che sono!”, giusto per sostenere l’autostima.

Però, sì, l’affermazione del mio medico mi ha colpita, perchè mi ha fatto pensare che è proprio un uomo di altri tempi, un “maschiocentrico”, se mi passate l’espressione.

Morale: per conoscere bene le donne non serve fare il ginecologo. Basta fare il parrucchiere.

(Perchè io valgo

foto credits http://scribblesanddoodles.com/2013/11/mirror-mirror-on-the-wall-who-is-the-fairest-of-us-all/)

Torino Notte Cut

#Torino con i bambini grazie a #esperienzaitalo

Quali sono i miei ricordi di scuola più belli? – mi chiedevo martedì mattina mentre mi preparavo ad uscire di casa.

Certamente, i compagni. Ho conosciuto la mia più cara amica il primo giorno di scuola in prima elementare! Imparare a leggere, a scrivere, i bei voti. Ma anche le gite scolastiche, quelle dello zainetto preparato dalla mamma con il panino imbottito e il succo di frutta, il K-way per la pioggia e i fazzolettini di carta-che-non-si-sa-mai.

E così, anche se ormai sono fuori tempo massimo, ho preparato il mio zainetto per andare in gita scolastica con la quinta primaria di un paese in provincia di Lodi, Livraga, che ha vinto il concorso “Esperienza Italo” e con esso un viaggio di istruzione a Torino a bordo del treno ad alta velocità Italo, di cui vi parlerò oggi.

gruppo

Disorientata dal fatto di viaggiare con una ventina di minorenni non avendone alcuna responsabilità (tipo non dover rispondere a domande noiose ed insistenti, accompagnare qualcuno alla toilette, negare l’utilizzo del mio smartphone), d’istinto ho deciso di far saltare la scuola a mio figlio di sette anni e portare anche lui in gita. Sono certa che questa concessione, elargita in un giorno di interrogazione di lettura, in futuro mi darà un potere di ricatto speciale, un jolly da giocare al momento giusto.

Comunque, avevo la scusa didattica pronta per la maestra: durante il viaggio infatti, i ragazzi hanno partecipato ad un laboratorio che trattava temi di ecologia dei trasporti e fisica di base applicata ai treni. La maestra di mio figlio è rimasta contenta, spero solo che non lo interroghi!

Davide è il simpaticissimo divulgatore scientifico che ha edotto ed intrattenuto la classe come un domatore di leoni. Vi allego una foto segnaletica: esiste un’altissima probabilità che lo incontriate in giro per le stazioni di tutta Italia. Fate domande, vi risponderà!

No, ragazzi! Non ditemi che l'effetto serra è positivo! Adesso vi spiego...

No, ragazzi! Non ditemi che l’effetto serra è positivo! Adesso vi spiego…

Questa foto mi fa ridere anche perchè Marito, tanti tanti anni fa, ha progettato il modello di locomotiva alla sinistra nella foto. Cioè quella che va piano, non essendo per niente aerodinamica, mentre quella di destra, di Italo, è l’esatto opposto. Quindi a mio figlio non ho potuto dire: “Italo è un treno velocissimo perchè ha un musetto aerodinamico che diminuisce drasticamente l’attrito con l’aria. Invece, se prendi un regionale la locomotiva di papà ti farà arrivare sempre in ritardo”.

Ma quanto si va veloce su Italo? Più di una Formula 1. Per esempio, si arriva a Torino in 45 minuti, che per una famiglia con bambini significa la possibilità di tenerli buoni facilmente con qualche foglio bianco e tanti pennarelli.

velocita

Il laboratorio è stato veramente interessante, non solo per i bambini. Anche noi adulti avevamo qualcosa da imparare. Guardate queste due simpatiche hostess, come ascoltavano incuriosite (e oserei dire, anche un po’ rapite) le spiegazioni di Davide. Sono state le uniche adulte a non scappare da una carrozza popolata di bambini festanti!

hostess

Scesi dal treno, io e Lory ci siamo staccati dalla scolaresca, che ha proseguito con il suo programma, e ci siamo diretti al Museo del Cinema, che ha sede nella Mole Antonelliana. Mi piace un sacco, per me era la terza volta e volevo che anche mio figlio lo visitasse, non solo perchè è molto ben fatto, ma perchè resta un edificio speciale, con l’ascensore panoramico trasparente e la possibilità di vedere scene come queste, che fanno sempre effetto su un bambino.

mole

 

Questo è il piano più scenografico tra quelli visitabili all’interno. Mostri di cartapesta, chaise longue per godersi le immagini proiettate sul maxi schermo, cimeli…Una libidine per i cinefili.

totale

Ultimamente siamo stati spesso in gita a Torino ed è una meta che consiglio a tutti.

Potete visitare il famoso Museo Egizio, in fase di ristrutturazione ma comunque aperto. Vi raccomando di prenotare la visita guidata e il laboratorio del Piccolo Egittologo, ne vale la pena. Qui tutte le info.

Ed anche la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnellidove lo “scrigno” progettato da Renzo Piano ospita grandi capolavori della pittura disponibili a tutti. Anche qui laboratori per bambini (vedi). (Nota per i padri: una visita qui vi offre anche la soddisfazione di camminare sul tetto del Lingotto e percorrere la famosa curva parabolica dove una volta si provavano le nuove macchine.)

Comunque, tornando alla nostra gita. Pensavo che classe e figlio sarebbero svenuti dalla stanchezza non appena saliti in treno. Invece erano tutti arzilli ed orgogliosi di raccontare alle anziane viaggiatrici presenti nella carrozza che avevano vinto un concorso e non era nemmeno la prima volta! Mi è stato chiesto se io fossi la maestra e io ho detto di no. Va bene essere sportive, ma venti bambini restano venti bambini!

Il mio settenne invece ha pensato bene di disegnare questo.

disegna

Insomma, mi sembra che per lui e i ragazzi della quinta di Livraga sia stata proprio una bella esperienza.

Lo dico solo qui: sono contenta di averlo fatto bigiare!

(post sponsorizzato)

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