A volte ritornano 21/05/2012
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Oggi sono molto triste.
Triste per il fine settimana appena trascorso, carico di dolore e assurdità, di pensieri cupi, preceduto a sua volta da un periodo in cui c’è poco da stare allegri, a tutti i livelli e non solo in Italia.
Sabato notte ero sveglia, nella casa al mare. Ma non ero nervosa, come sempre quando mi succede di non riuscire ad addormentarmi, pensando che il giorno dopo sarò stanchissima. Ero semplicemente attonita, incredula, sola nel mio stordimento.
E’ stato così che ho sentito i piatti nella lavastoviglie sbattere l’uno contro l’altro, la casa ballare: era il terremoto. Ci manca solo questo, sta a vedere che i Maia avevano ragione!
Potrei scrivere molte cose sul pensiero che corre ai poveri genitori della ragazza morta e degli altri ragazzi feriti a Brindisi, ma evito. Penso alla palude in cui si trova il nostro paese, come se delle mani uscissero dalla fango per afferrarla alle spalle non appena cerca di muoversi verso una nuova direzione. Penso al vuoto di potere, di politica, di ideali in cui ci troviamo a galleggiare, come un Titanic che si possa ancora salvare, seppure circondato da una piovra mostruosa che cerca di tirarlo giù.
A volte la tentazione di buttare all’aria tutto e fuggire altrove è grande, ma non sarebbe giusto. Eppure un senso di cinismo, di “si salvi chi può” mi assale, senza soddisfarmi. Perchè infatti qui non si salva nessuno se non INSIEME agli altri. Non si può salire su una scialuppa e pensare di remare lontano da chi affoga. Qui si affoga o ci si salva tutti insieme.
E mentre dico questo tanti fotogrammi della nostra storia si avvicendano nella mia mente, scanditi da una sequenza cronologica ma anche strettamente logica.
Tra cui questo
e questo
La casa dei sogni 17/05/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: quello che le donne vogliono veramente
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Tutto è cominciato con una discussione sulle scarpe, ci ha detto la nostra amica Vale. Suo marito sostiene che lei ne ha troppe: 50 paia.
Sono troppe? Troppo poche? Qual è il numero giusto?
Per non saper né leggere né scrivere la Vale ci coinvolge in un sondaggio. Provate a farlo, così avete una scusa per contare le scarpe. Magari pensate di averne poche e invece in fondo alla scarpiera scoprite di tenere ancora quelle della prima comunione.
Perché noi donne abbiamo sempre tante scarpe? O tante borsette? O tanti orecchini/braccialetti/anelli e anellini?
Le spiegazioni potrebbero essere molte.
Forse perché abbiamo la sensazione che sia l’accessorio a fare la donna elegante e quindi l’accessorio deve essere à la page.
Forse perché almeno un paio di scarpe nuove a stagione sono un must. A prescindere dal loro costo.
Forse perché a furia di acquisti voluttuari non sappiamo negarci la coccola di un paio di scarpe nuove, come una seduta dal parrucchiere.
Forse perché abbiamo tante borsette. E la donna di classe abbina sempre scarpe e borsetta. Io per es. con la tracolla Pip Studio un paio di Superga rosse non me le nego mai. Giusto per darvi un’idea della mia eleganza…
Insomma, non chiedete a noi donne di rinunciare a qualche acquisto di scarpe fatto con leggerezza. Il sandalo con o senza plateau, l’infradito multicolor, lo stivale, nero da dominatrix o piatto da amazzone urbana, ci cambiano l’umore. Sì, certo, costringendoci a cambiare anche il relativo guardaroba!
Per gli uomini la scarpa è una scarpa: una cosa che serve per camminare, di colore variabile, a bassa manutenzione, resistente, da abbinare a quei tre completi che offre loro la moda maschile. Ok, lo so che esistono uomini cosiddetti “metrosexual” , tipo Beckham, che si sentirebbero fighi andando in giro così:
Però per fortuna l’uomo medio non ci contende lo spazio in casa per poi metterle in ordine queste benedette scarpe.
E qui veniamo al nocciolo della questione.
Perché le suddette occupano spazio e quindi più spendi più le espandi. Secondo me non è un problema di numero, ma di spazio.
Qual è la casa dei sogni di una donna? Quella con il terrazzo? Quella con il giardino biologico? Quella con 6 bagni? Quella che si pulisce da sola?
Nooooo.
La casa dei sogni è quella che ha la STANZA DELLE SCARPE.
Anche solo per buttarle lì, in disordine, e chiudere la porta per non vederle. Oppure per archiviarle meticolosamente, nelle loro scatole, con l’etichetta che descrive marca e modello. Oppure sistemarle per gradazione di colore, autunno-inverno, primavera-estate, vecchie-nuove.
Ammettetelo. La stanza delle scarpe è il vero status.
Sennò non si spiegherebbe perché le star si fanno fotografare nei loro preziosi guardaroba da sogno.
Anche io, con il mio stile minimal-trash, posso fare outing. Nella mia vecchia casa avevo la stanza delle scarpe e nell’attuale non solo ho il guardaroba, ma – udite udite – ho pure una cantina in cui stockare i miei acquisti. Quando dicono che le donne non buttano mai via niente…hanno ragione!
E voi? Com’è fatta la vostra stanza delle scarpe?
Volete qualche suggerimento? Cliccate qui!
Per ogni cassaforte esiste una combinazione 09/05/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: piantine da annaffiare corso avanzato, segue da "La Bocca della verità"
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- Mamma, perché io sono io? – mi chiede il seienne mangiando per strada una focaccina
- …Cioè? – oddio non ce la posso fare, così, nel casino, ad affrontare temi di cosmogonia.
- Non mi vengono le parole, non so come dire…
- Prova così come ti viene che io cerco di capirti.
- Perché sono nato? (aria pensosa)
- Perché io e il papà ci volevamo bene e desideravamo un bambino per essere ancora più felici.
Dai, affrontiamola con un profilo basso che forse arriviamo a karate in tempo.
- E mia sorella? Perché lei è lei?
- Volevamo darti un fratello, sai che io sono figlia unica, e allora è nata lei.
Pausa.
- Mamma, guarda come tiro questo pugno!!!
Ok, ce l’ho fatta!
Buddina, 4 anni, torna a casa dopo l’ennesima litigata ai giardinetti. Uff.
La serata trascorre gaia nel monopolio pressochè totale del fratello esuberante, pervasivo come un gas tossico. Come faccio a darle un po’ di importanza?
Ci sono!
- Sai che la più grande nuotatrice del mondo è italiana? Sai che lei andava in piscina con suo fratello più grande e poi è diventata più brava di lui?
Il suo sguardo si accende e sorride!
- Sì, adesso è lei la campionessa e secondo me anche tu puoi diventare una bravissima nuotatrice, più brava di tuo fratello.
Corre garrula per casa, simula un balletto.
Ci stiamo lavorando.
La bocca della verità 04/05/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: piantine da annaffiare
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Mamme di plurimi figli.
(anche due bastano)
Ditemi la verità.
Ditemi che con uno dei due andate più d’accordo e con l’altro meno.
Ditemi che uno vi assomiglia maggiormente e con lui vi intendete più facilmente. O anche solo che con uno riuscite a comunicare, talvolta pure litigando, ma che poi alla fine ce la fate ad entrare in contatto, a lavorarci su.
E ditemi che con l’altro invece tutto è sempre più difficile, imprevisto, faticoso nelle cose semplici. Che vi capita di chiedervi: “Perché, cosa ho fatto per meritarmi questo?”.
In una scala dove poca fatica significa “leggero e normale sbattimento” e tanta “continua opera di convincimento con sorriso forzato e lo stomaco che ogni tanto si chiude per l’ansia”, voi, dove state?
Dai, ditemi un po’.
Perché poi una ha la sensazione che il rapporto con questo figlio più complicato non cresca abbastanza e non dia i frutti che il suo amore merita. Perchè una vorrebbe solo essere in armonia con suo figlio, aiutarlo a crescere, nutrirsi dei suoi progressi, stare bene insieme a lui. Perchè una certe volte lo guarda e non lo vede e si chiede dove sia, chi sia.
Mica che poi tra 20 anni lui le possa dire “Mamma, è stata tutta colpa tua”.
Ditemi come fate.
Io vado a stapparmi una birra.
Instant post su quella cosa che si fa fatica persino a pronunciare 02/05/2012
Posted by M di MS in Società.7 comments
Oggi, pochi minuti fa, ho letto per caso il post di Silvia (andateci, trovate molti link utili).
Una storia odiosa, anche se non si ha mai la certezza al 100% che quel signore così gentile in gelateria fosse un pedofilo. Però è proprio su questo che i pedofili contano: sul dubbio, sul fatto che siamo tutte persone civili, che dobbiamo mantenerci educate, che poi magari la brutta figura la facciamo noi che pensiamo male.
E invece facciamo bene a tenere gli occhi aperti, noi genitori in primis.
E dobbiamo aiutare i nostri figli ad aiutarsi, quando noi non siamo lì con loro.
Naturalmente non mi auguro che i miei figli facciano brutti incontri, ma alzi la mano chi da ragazzina non ha incontrato qualche maniaco alla fermata dell’autobus oppure in gelateria. Ricordo con disgusto il senso di impunità e prevaricazione di quelli che seguivano noi bambine sentendosi più forti, più furbi, come lupi vicino agli agnelli. E quando non si sentono più forti delle donne, perché le donne sono pure troppo per loro, rivolgono le loro attenzioni ai bambini, che sentono di sovrastare.
Pare brutto mettere in guardia i nostri figli da certi pericoli, ci sembra di violare la loro innocenza, eppure è necessario.
Ma come si fa?
Non ho ricette speciali, però qualche cosa, en passant, cerco di trasmettergliela:
- Quando fanno il bagno si lavano da soli in certi punti. Mi illudo che se si abituano a fare da soli, anche in presenza della mamma, potrebbe sembrare strano il tocco di un estraneo.
- Dico loro che ci sono persone cattive che eventualmente possono rubare i bambini. “Mamma, per chiedere dei soldi?” “Sì, certo.” Non sto a spiegare altro, per il momento. Per cui per strada, se vi allontanate, dovete potervi girare e vedere sempre i genitori.
- Li avverto che ci sono dei disonesti che si vestono bene per sembrare buoni. Come quella volta che mi hanno rubato la borsetta al ristorante e la mia amica ha visto il ladro, ma non ha saputo riconoscerlo.
- Nessuno può obbligarli a fare una cosa che dia loro fastidio o li faccia sentire male e a disagio. Fosse anche un gioco. Se qualcuno si comporta così puoi sempre rifiutarti, scappa via, urla.
- Se qualcuno che non conosci ti chiede di andare a casa sua per vedere un bel giocattolo che a te piace tanto, non seguirlo mai.
- Una ricetta infallibile per riconoscere un cattivo:
- un cattivo è una persona che ti vuole far tenere dei segreti da NON raccontare ai tuoi genitori
- un cattivo è una persona che ti vuole obbligare a fare qualcosa altrimenti farà del male ai tuoi genitori. Non è vero! I tuoi genitori sono i più forti del mondo, sono più forti di qualsiasi cattivo e tutti i cattivi dicono bugie.
Certo, dopo aver letto il post di Mamma Imperfetta, aggiungiamo pure: un cattivo è qualcuno che va in giro con un cucciolo per attirare la tua attenzione e metterti le mani addosso.
Aggiungo che proprio l’altro giorno mi hanno raccontato che i posti in cui è più probabile che i nostri figli subiscano attenzioni indesiderate sono: la scuola, l’oratorio, il campo sportivo dove si allenano.
Noi genitori non possiamo essere ovunque, purtroppo. Quindi è necessario che prepariamo gradualmente i nostri figli a cavarsela da soli.
Anche se sono argomenti che mi danno il voltastomaco, a cominciare da alcune chiavi di ricerca con cui vedo alcune persone arrivare sul blog. E quindi aggiungiamo: uso consapevole di Facebook.
Io che c’ero vi dico che… 23/04/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: real life versus spot life
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Eravamo tutte all’Acqua Acetosa, nella sala convegni del CONI di Roma, quando sullo schermo è apparso lo spot di cui si parla molto in rete: “Best Job”.
In realtà un mini film, perfetto, emozionante, che punta dritto al cuore e difficilmente lascia indifferente anche chi cerca di fare il cinico.
Ma chiamiamolo spot. Eccolo.
Ottimo mix di musica e montaggio, che ti trascina in un climax ascendente. La lacrima alla fine ti libera, anche se lo guardi cinque, sei volte. Io personalmente quando vedo la scena delle colazioni nei quattro continenti mi sciolgo tutta e vedo me stessa. Così come vedo me stessa in quella madre taxi driver che cerca la figlia nello specchietto retrovisore e la vede addormentata, per mesi e poi per anni, fino a ritrovarla adolescente.
Pensatela come vi pare, può anche non piacervi per niente.
Ma voi questo spot provate a guardarvelo con cinquanta mamme di atleti olimpici che rappresenteranno l’Italia a Londra 2012. Provate ad osservarle mentre fissano lo schermo con gli occhi lucidi, la mano che si abbassa verso la borsetta per cercare il fazzoletto, il dito che cancella una lacrima furtiva. Provate a stare lì, mentre allo spot seguono le gigantografie dei loro figli: nome e specialità. E poi statevene lì, quando tutto finisce e loro sono felici, orgogliose e battono forte le mani.
Il cuore che martella di queste mamme te la dice tutta.
Anche se nello spot di padri non se ne vedono, pure se esistono. Non ci sono perché se ci fate caso le immagini vogliono semplicemente trasmettere la visione soggettiva di una madre che vive a fianco di un figlio atleta. E perché ovviamente P&G si rivolge alle mamme.
Ma è anche un modo per ringraziare le mamme e bisogna essere onesti: il padre dà i valori, affianca nell’agonismo, ma il duro lavoro di tutti giorni, quello per cui non si dice mai grazie ed è dato per scontato (su e giù per la città in macchina, lavare i calzini sporchi, svegliati che devi andare a scuola, hai fatto i compiti, perché sei triste oggi) è ancora tutto delle mamme. I padri che fanno questo vengono visti come particolarmente bravi e meritevoli, quindi per il momento sono eccezioni, certamente giustificate dal lavoro, e comunque da loro non ci si aspetta un impegno quotidiano.
Per dire, io oggi ho accompagnato mio figlio a nuoto, l’ho phonato, gli ho dato la merenda e poi con la sorella a casa a ricopiare i supereroi. Mio marito è uno sportivo, se c’è da fare una competizione genitori-figli ci va lui, ma tutti i giorni, nella ripetitività, ci sono io. Abbiamo ore e ore di video di famiglia in cui il nostro bambino nuota, girate tutte da me perché a mio marito fare video interessa poco, in cui non mi si vede mai. Eppure mio figlio ha imparato a nuotare così bene grazie a me e forse tra 20 anni neppure se lo ricorderà.
Il padre di un atleta, una persona molto signorile, mi ha detto: ”Io sono la mente, la madre è il braccio”. Io gli ho sorriso, ma per me è chiaro chi dei due negli anni ha fatto che cosa.
In questi giorni di presentazione del progetto P&G “Noi mamme per lo sport” ho avuto il piacere di conoscere molte mamme di atleti italiani che parteciperanno alle prossime Olimpiadi. Tante donne diverse, alcune single, altre no, ma potete immaginare il loro orgoglio. Forse vi stupirò dicendovi che molte di loro non vedono l’ora che i figli finiscano la carriera agonistica, per rilassarsi un po’ e vedere la fine di una vita così impegnativa. Magari i figli non saranno molto d’accordo!
Per queste mamme lo spot P&G è una cosa vera, non un film. Pensate solo alla mamma di Antonietta Di Martino, la nostra migliore saltatrice in alto, che ha raccontato alle altre mamme di aver sempre supportato la figlia, costretta ad allenarsi in posti più somiglianti a campi di patate che piste di atletica (stiamo parlando del Sud). O alla mamma di Elisa Santoni, campionessa mondiale di ginnastica ritmica, che a 8 anni ha subito una seria operazione al cuore e poi è riuscita comunque a sfondare.
Alle Olimpiadi, quando vedrò in tv i loro figli, me le immaginerò trepidanti nello stadio e ognuna di loro avrà un volto.
Forza, mamme!
P.S.: se avete voglia di saperne di più eccovi la gallery fotografica dell’evento.
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Ma puzza de che? 14/04/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: lasciate che i bambini facciano quel che vogliono
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Sì, va bene che
- pink stinks
- Barbie stinks
- Winx stinks
ma mi chiedo anche perchè
- blu per maschi non stinks
- calcio per maschi non stinks
- Lego per maschi non stinks
Alla fine non penso più niente e valuto ciò che vedo di fronte alle opere di una bambina di 4 anni e di un maschio quasi seienne.
Lui gioca a Lego Friends (quello per femmine) e ne trae un’ispirazione simil Cattelan:
Lei gioca con il sito Mitico del Corriere e si inventa una guerriera.
Solo che poi la riempe di glitter!
Non è bellissima?
Post cattivo sulla sopravvivenza della specie 04/04/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: live and let die
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Oggi è il mio turno.
Vado a trovare la nonna all’ospedale, dove si trova per i postumi di una caduta in casa.
Se ci fate caso, tutti i nostri vecchietti ad un certo punto “cadono”, si rompono, si allettano, deperiscono e muoiono.
Mia nonna ha 90 anni, non ci sta più tanto con la testa, mi fa sempre le stesse domande scordando le risposte. Non sorrideva a 60 anni, non è che si mette a sorridere oggi.
La assisto come se fosse la mia bambina, la coccolo, cerco di essere paziente, la obbligo a mangiare qualcosa di orrendo, chiamo l’infermiera, mangio il panino ammuffito del bar, leggo le locandine del circolo ricreativo per anziani. Ma con lei non si riesce a fare due parole. Il tempo non passa mai. La guardo e mi fa pena, mi chiedo se un giorno mi troverò io dall’altra parte del letto. Ho compassione per tutti i vecchi del mondo, eppure vorrei fuggire.
La sua vicina di letto ha 100 anni. Ha la badante sudamericana tutto il giorno. Come passatempo la riempie di insulti. E lei a testa bassa, ad accudirla, senza una parola di troppo, paziente, meticolosa. Più di me.
Ha 3 figli al suo paese. E’ per loro che incassa insulti da una vecchia arteriosclerotica, la lava, la veste, le spinge la carrozzina. Mi domando come mi sentirei a vedere i miei figli una volta ogni 2 o 3 anni e a guadagnare soldi per loro facendo lavori ingrati.
In tutto l’ospedale vecchi. Vecchi decrepiti, vecchi a letto, vecchi in carrozzina, vecchi parcheggiati davanti ad una televisione che non guardano neppure, vecchi nutriti forzosamente di cibo omogeneizzato.
E’ tale l’energia che mi assorbe un posto del genere, che quando esco mi addormento sul tram.
L’altro giorno con i bambini siamo andati in un giardino attrezzato con giochi meravigliosi. Si trova in una zona periferica della città, piena di case popolari. C’erano molti bambini extracomunitari e anche zingari. Perché anche i loro figli hanno diritto di giocare gratis, mica solo i nostri.
Mentre ce ne andiamo tutti contenti ci avviciniamo a curiosare uno strano commercio che si svolge sulle panchine e per terra. Scarpe usate, visibilmente usate, abiti di terza mano, pezzi di grana padano, bottiglie di vino probabilmente rubate in qualche supermercato. E gente dall’aspetto dimesso ma normale che si ferma, valuta il cibo – il cibo ! – e lo compra.
Ora.
Mentre a mia nonna, che pure amo, devo raccontare tante balle per motivarla ad alzarsi da un letto, offrendole una motivazione, una prospettiva di vita (sì, ma quale?), c’è gente che compra cibo rubato nei supermercati.
Famiglie che si indebitano per tenere in vita dei vecchi senza più voglia di vivere, lo Stato che spende in spese assistenziali, e poi non ci sono i soldi per le pensioni dei giovani di oggi.
Scusate lo sfogo, ma penso che vivere fino a 100 anni forse non é poi questo granché.
Mamme con gli stivali 02/04/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: cose da fare una volta nella vita, fioretto o scherzetto?
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Forse non vi ho mai raccontato che tanti anni fa avevo un fidanzato ex campione di scherma. In casa c’era la sua gigantografia durante un affondo, tutto bello, con la maschera e la tuta bianca. Che chic!
Dire che fai scherma onestamente fa figo, perché ti toglie dalla massa dei pecoroni calcio dipendenti e ti dona un’allure di aristocratico blasé. In effetti il giro del mio ex, nonostante lui fosse una persona molto concreta e per niente snob, era quello: amici del Rotaract (versione young del Rotary) e balli in smoking.
(Nel curriculum aveva anche il ruolo di cavaliere al Ballo delle Debuttanti, quello con le giovani di buona famiglia in abito da meringa, di cui andava molto fiero. Sì, magari ora fa un po’ ridere, ma vi assicuro che avere un ragazzo che sa ballare molto bene il valzer e vi porta al Principe di Savoia alle feste degli Amici Italia-Austria, dove un’orchestra dal vivo suona la Marcia di Radetzy e voi siete lì a volteggiare…E’ uno dei ricordi più divertenti della mia gioventù!)
Non credo che oggi tirare di scherma si associ necessariamente ad uno stile di vita così sofisticato, prevale l’aspetto sportivo anche perché gli schermidori italiani vincono parecchio a livello olimpico e mondiale, li vediamo spesso in televisione e sono noti a tutti. Vedi la Vezzali o Aldo Montano. E poi è di oggi la bellissima notizia che Bebe Vio sarà tedofora alle prossime Olimpiadi di Londra.
Insomma, vi parlo di scherma perché sabato scorso sono stata invitata per una lezione prova mamma-bambino al Circolo Mangiarotti, uno dei circoli più prestigiosi in Italia, da cui sono usciti numerosi campioni. Questo evento è stato organizzato dalla Universal Home Video per l’uscita del dvd de “Il Gatto con gli Stivali”, noto spadaccino dai lunghi baffi.
Non oso immaginare cosa mai si inventeranno le prossime volte, visto che ormai è un’escalation. Invito che ho accettato con entusiasmo: quando mai mi sarebbe capitato di entrare in un Circolo così famoso?
La lezione di prova mi è piaciuta molto perché ho capito che la scherma è uno sport che unisce la coordinazione occhio-corpo e la capacità di pensare una strategia. Un’attività quindi che stimola il fisico e la concentrazione dei bambini. Ho visto in azione bambini sui 10/11 anni, che hanno iniziato la scherma semplicemente per aver visto molti duelli in tv e poi ci hanno preso gusto. L’ambiente mi è sembrato molto sano e se i miei figli me lo chiedessero ce li manderei volentieri.
Date un’occhiata al Decalogo dello Schermidore: non vi sembra che questi principi forse oggi un po’ démodé abbiano invece molto senso?
Menzione d’onore al Maestro Sandro Resegotti, ex campione mondiale di spada a squadre, di fronte al quale noi mamme ci siamo esibite nella lezione di prova. Chissà che risate si sarà fatto tra sé e sé vedendoci mentre cercavamo di darci un contegno con un fioretto in mano!
Poi ho realizzato un grande sogno di quando ero bambina: disegnare la Z di Zorro sul sedere di qualcuno! Non posso dirvi chi è, comunque pubblico un’immagine che credo vi darà un’idea…
Vi lascio con questo filmato del Gatto, i miei ormai l’hanno guardato così tante volte che ormai hanno preso l’accento spagnolo di Banderas!
Non dire Gatto se non ce l’hai nel sacco!
Mi sento fuori posto vol.2 – Greatest hits 27/03/2012
Posted by M di MS in Società.Tags: dottore c'è la cura?
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Ultimamente mi accade troppo spesso di sentirmi disallineata rispetto alla realtà. Sapete come quando state accordando la chitarra con il diapason e non siete convinte…
- Quando la sera leggo la fiaba della buona notte, mia figlia di 4 anni preferisce Vanity Fair. Anzi, continua ad interrompermi per mostrarmi le pubblicità delle scarpe con il tacco.
- Raffredata come sono in questo periodo, proprio mentre mi soffio rumorosamente il naso mi accorgo che nella mia cerchia di mamme sono una delle poche che non ha preso la scusa del setto deviato per rifarselo.
- Ultimamente ho recensito un albergo su Tripadvisor e la proprietaria mi ha telefonato per cazziarmi perché le avevo dato 3 stelle anziché 4.
- Mentre cerco di non perdere di vista qualche figlio ai giardinetti, assisto incredula ad episodi di cucco selvaggio da parte di un papà nei confronti della tata oversize di una mia amica.
- Nella piscina che frequento certi anziani si presentano addirittura in mutande bianche trasparenti. Nessuno dice niente, forse perché si volge subito lo sguardo altrove.
- Varie amiche insospettabili usano la Moon Cup. Beh, questo non me l’aspettavo, soprattutto perché a suo tempo erano contrarie ai pannolini lavabili.
- Anziane signore di mia conoscenza collezionano bottiglie d’acqua immagazzinandole in una casa di vacanza perché nel 2012 ci sarà sicuramente una catastrofe da cui fuggire. Hanno invitato anche la mia tata, pure se scettica, poiché è l’unica con la patente che le può portare in salvo.
- Come rimedio naturale contro il raffreddore un mio amico naturopata mi ha consigliato di inserirmi posteriormente uno spicchio d’aglio. Dice che è un toccasana…
- I miei mi hanno rotto le scatole perché in casa sentivano un beep stranissimo e pensavano fosse l’allarme guasto. Mando il tecnico e invece poi si scopre che era il cellulare scarico di mio padre.
- Marito ha subito un pesante episodio di sexual harassment da parte di un cliente cinese e tuttavia continua a dirmi che deve tornare in Cina molto presto e molto spesso.
- Ho scoperto per caso che in una nostra tomba di famiglia un parente ha tumulato di nascosto una sua amica perchè lui la sentiva come una consaguinea.














